L’ascesa dell’AfD in Sassonia-Anhalt e il nuovo rischio politico


Il voto del 6 settembre in Sassonia-Anhalt segna uno spartiacque politico e finanziario per l’Europa. L’AfD ha ottenuto un risultato storico, raggiungendo il 44,5%, mentre la CDU è crollata sotto il 18%. In un contesto già segnato da inflazione energetica, tassi elevati e crescita fragile, questo esito introduce un nuovo fattore di rischio: l’incertezza sulla capacità della Germania di guidare la politica fiscale e la coesione europea. Indipendentemente dall’opinione politica di ciascuno, è innegabile che le conseguenze si riflettano su Bund, BTP, azioni bancarie e industriali, e sul delicato equilibrio tra azioni e obbligazioni.

La settimana si chiude con il FTSE MIB in crescita dello 0,79% (+16,84% dall’inizio dell’anno) e che raggiunge 52.512 punti, grazie soprattutto al deciso rimbalzo di venerdì (+1,36%), che ha interrotto una serie di sedute deboli. A spingere il MIB sono stati in particolare i bancari (Intesa Sanpaolo e MPS in evidenza sulle notizie relative all’OPS e alle operazioni di consolidamento). Il contesto di mercato è stato caratterizzato da volatilità legata ai prezzi del petrolio, ai rendimenti obbligazionari e ai dati sull’inflazione americana, con gli investitori in attesa di indicazioni sulla politica monetaria della Fed il cui meeting si svolgerà il martedì 15 e mercoledì 16.

Il FTSE Italia STAR ha invece sottoperformato, chiudendo in territorio negativo a -1,08% (-1,54% dall’inizio dell’anno). Le mid-cap e le società a media capitalizzazione hanno sofferto maggiormente nelle sedute intermedie della settimana, nonostante il recupero di venerdì. L’indice ha mostrato maggiore debolezza rispetto ai big del MIB, in un clima di selettività e di maggiore avversione al rischio su titoli meno liquidi.
Il FTSE Italia Growth (EGM) ha registrato una performance neutrale (+7,92% dall’inizio dell’anno), restando sostanzialmente invariato. Il segmento delle piccole e medie imprese ha mostrato una tenuta migliore rispetto allo STAR, ma senza particolari scintille, in linea con un mercato ancora orientato verso i titoli a maggiore capitalizzazione e liquidità.

Miglior titolo della settimana, Lottomatica (+12,02%). Il titolo ha preso il volo già da lunedì, quando la società ha comunicato nuove stime legate all’operazione di fusione con la spagnola Cirsa. In particolare, il management ha evidenziato un’opportunità di crescita significativa nel business online che non era stata inclusa nelle sinergie iniziali. Entro il terzo anno dal closing si stima un EBITDA online incrementale a regime compreso tra 200 e 300 milioni di euro. Questa prospettiva di valore aggiuntivo ha fatto scattare forti
acquisti e ha trasformato Lottomatica nel titolo più brillante della settimana.

Secondo miglior titolo, Inwit (+4,94%). Non c’è stato un singolo annuncio eclatante, ma il titolo ha beneficiato di un clima più favorevole sul settore delle infrastrutture telecom e di un recupero dopo un periodo di debolezza. In una settimana caratterizzata da volatilità e da movimenti su TIM e Poste, gli investitori hanno privilegiato titoli più difensivi e infrastrutturali come le torri di Inwit, che hanno mostrato una buona tenuta e un progressivo rafforzamento soprattutto nelle sedute di metà settimana e di venerdì.
Medaglia di bronzo per Prysmian (+4,10%), trainata soprattutto dal successo dell’aumento di capitale da 850 milioni di euro. L’operazione, realizzata tramite accelerated bookbuilding e destinata a finanziare in parte l’acquisizione americana di Atkore, è stata accolta molto positivamente dal mercato. La domanda ha superato di diverse volte l’offerta e il prezzo di collocamento è stato fissato a 121 euro, con uno sconto contenuto. Il fatto che l’aumento sia passato “indenne”, senza pesare eccessivamente sul titolo, ha
rassicurato gli investitori e ha permesso a Prysmian di recuperare terreno, con un balzo particolarmente evidente nella seduta di venerdì.

Peggior titolo della settimana, Brunello Cucinelli (-5,86%) che ha accusato in modo marcato la debolezza generale del settore europeo del luxury, che negli ultimi giorni ha subìto una rotazione piuttosto netta da parte degli investitori. Con i rendimenti obbligazionari in salita, il petrolio ancora elevato e i timori di un rallentamento dei consumi discrezionali, i multipli elevati tipici di queste aziende sono tornati sotto pressione. Cucinelli ha seguito (e in alcuni giorni amplificato) questo movimento, con sedute di calo
sensibile soprattutto a metà settimana, chiudendo la settimana in controtendenza rispetto al leggero rialzo dell’indice.
Secondo peggior titolo, Buzzi (-4,64%) che ha pagato il suo profilo ciclico. Il gruppo cementiero è storicamente sensibile ai tassi di interesse e ai costi energetici e in una settimana in cui la BCE ha alzato i tassi e i prezzi del petrolio restavano elevati, gli investitori hanno ridotto l’esposizione sui titoli più legati al ciclo economico e alle materie prime. Non ci sono stati annunci particolari a giustificare il calo, ma il titolo ha semplicemente seguito la debolezza del settore delle costruzioni e dei materiali, chiudendo tra i peggiori del listino.

Terzo peggior titolo, DiaSorin (-3,18%), che non ha beneficiato di particolari catalizzatori positivi e ha subìto un po’ di presa di profitto e di rotazione verso settori più difensivi o con storie di crescita più evidenti. In un contesto di mercato selettivo, i titoli mid-cap e growth come DiaSorin tendono a soffrire di più quando gli investitori preferiscono liquidità e large cap.

Il voto regionale del 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt rappresenta uno di quei momenti in cui la politica entra con forza nei mercati finanziari europei, non come semplice rumore di fondo, ma come variabile strutturale capace di modificare aspettative di crescita, premi al rischio e dinamiche di correlazione tra asset class. L’Alternative für Deutschland ha ottenuto un risultato storico, attestandosi intorno al 44,5% dei voti (più del doppio rispetto al 2021), mentre la CDU del cancelliere Friedrich Merz è crollata al 17,2%, il peggior risultato nella storia recente del Land. L’affluenza ha toccato livelli record vicini all’80%. L’AfD ha conquistato 39 seggi su 83, fermandosi a tre dalla maggioranza assoluta. Il Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) è entrato per un soffio e potrebbe rivelarsi ago della bilancia, mentre i partiti tradizionali continuano a proclamare il “cordone sanitario”. Ulrich Siegmund ha dichiarato di aver “scritto la storia”. I mercati europei hanno aperto la settimana in cautela, con aspettative di debolezza sugli indici, petrolio in rialzo e attenzione concentrata sulla riunione della BCE.

Questo non è un voto isolato. È il segnale più chiaro finora di un’erosione del centro politico tedesco in un momento in cui l’Europa ha bisogno di stabilità per affrontare inflazione energetica persistente, spese per difesa e infrastrutture, sostenibilità dei debiti pubblici e una crescita moderata. Per gli investitori italiani e europei le implicazioni pratiche riguardano direttamente i Bund (ancora il benchmark risk-free dell’area euro), i BTP, le azioni bancarie e industriali europee e il regime di correlazione tra azioni e obbligazioni.

Il contesto macroeconomico in cui si inserisce il voto

L’Europa di settembre 2026 non naviga in acque tranquille. L’inflazione dell’area euro è risalita verso il 3,3% ad agosto, spinta dai prezzi dell’energia legati alle tensioni in Medio Oriente. Il Brent si muove intorno ai 97-100 dollari, il gas europeo resta elevato. La BCE ha alzato i tassi di 25 bps giovedì scorso per la seconda volta quest’anno e ha rivisto l’inflazione (e la crescita economica) al rialzo per il 2026-28 sulla scia di un aumento dei prezzi trainato dai costi energetici. Anche dopo la revisione, la crescita europea resta comunque moderata e la di sotto del potenziale, con la Germania che mostra segnali di debolezza industriale e difficoltà a convertire gli annunci di spesa fiscale in accelerazione effettiva del PIL.

In questo quadro i rendimenti obbligazionari globali sono già in fase di rialzo. Il Bund decennale si colloca intorno al 3,33-3,35%, livelli elevati rispetto agli standard post-2011. Il BTP decennale viaggia intorno al 4,15-4,18%, con uno spread stabilmente sopra gli 80 punti base. Non si tratta ancora di una crisi di fiducia, ma di un mercato che richiede premi più alti per durata e rischio. L’aumento del term premium – quella  componente di rendimento che compensa gli investitori per l’incertezza su inflazione futura, offerta di
debito e rischi politici – è già in atto a livello globale. Il voto tedesco aggiunge un ulteriore strato di incertezza specifica europea.

Politica fiscale europea e sostenibilità del debito: il canale di trasmissione principale

C’è poco da fare, la Germania rimane comunque il perno della politica fiscale europea. Ogni discussione su debito comune, difese comuni, investimenti infrastrutturali o allentamento delle regole di bilancio passa, in ultima analisi, da Berlino. Un’AfD rafforzata a livello regionale, con possibilità di influenzare il Bundesrat e di ostacolare coalizioni stabili, riduce la capacità del governo federale di costruire i consensi necessari per decisioni ambiziose.
Le conseguenze potenziali sono multiple. In primo luogo, un rallentamento o un indebolimento dell’implementazione dei pacchetti di spesa per difesa e infrastrutture già annunciati. Questi pacchetti erano stati visti dai mercati come un supporto alla crescita nominale europea e selettivamente, alle azioni value e industriali. Se l’incertezza politica rallenta i flussi di spesa o introduce clausole più restrittive, il supporto alla crescita si indebolisce. In secondo luogo, maggiore attenzione dei mercati alla sostenibilità dei
debiti nazionali. Se la solidarietà fiscale europea diventa più difficile da realizzare, i paesi ad alto debito (Italia in primis) pagano un premio aggiuntivo. In terzo luogo, rischio di una politica economica tedesca più orientata verso priorità nazionali (energia a basso costo, meno vincoli green ambiziosi, maggiore attenzione all’industria tradizionale), con effetti di spillover su tutta l’area.

Per l’Italia il punto critico non è un allargamento immediato e drammatico dello spread, ma un aumento della sensibilità dello spread stesso agli shock. In un mondo in cui il term premium è già elevato per ragioni globali (debito USA, Giappone, Francia), qualsiasi segnale di minore capacità europea di coordinamento si traduce in maggiore volatilità sui periferici. La sostenibilità del debito italiano dipende dalla crescita nominale e dal costo medio del debito. Se i tassi restano elevati più a lungo e la crescita europea delude, il
percorso di stabilizzazione del rapporto debito/PIL diventa più accidentato.

Implicazioni per Bund e BTP

I Bund non sono più il “porto sicuro” automatico di un tempo. Un aumento del rischio politico interno tedesco può spingere gli investitori a richiedere un premio maggiore anche sul debito tedesco, soprattutto sulla parte lunga della curva. Questo non significa necessariamente un sell-off disordinato, ma una tendenza a curve più ripide o a un rialzo parallelo dei rendimenti se si combina con pressioni inflazionistiche energetiche e con una BCE ancora restrittiva.
Per i BTP le dinamiche sono duali. Da un lato, se i Bund salgono per term premium o rischio politico, i BTP tendono a seguirli, mantenendo o allargando moderatamente lo spread. Dall’altro, in fasi di risk-off europeo più accentuato, lo spread può allargarsi in modo non lineare perché l’Italia rimane più sensibile alla percezione di rischio sistemico dell’area. Gli investitori istituzionali internazionali, che hanno aumentato l’esposizione ai periferici negli ultimi anni alla ricerca di yield, diventano più selettivi. La
domanda domestica (banche, assicurazioni, fondi pensione italiani) rimane un cuscinetto importante, ma non illimitato.

Sul piano più strettamente operativo questo suggerisce:
 preferenza per duration intermedia (5-7 anni) piuttosto che lunga sui sovrani europei;
 maggiore attenzione alla qualità creditizia e alla liquidità;
 monitoraggio stretto degli indicatori di stress (CDS sovrani, basis swap, flussi su ETF obbligazionari europei);
 eventuale utilizzo di inflation-linked come protezione parziale se l’energia rimane cara e la politica monetaria resta restrittiva.

Implicazioni per le azioni europee: banche, industriali e rotazioni settoriali

Sul fronte azionario l’impatto è più sfumato ma non meno rilevante. Le banche europee sono storicamente sensibili alla forma della curva dei rendimenti e alla qualità del credito. Un rialzo ordinato dei tassi può favorire i margini di interesse netti, ma un aumento della volatilità dei rendimenti e un deterioramento delle prospettive di crescita pesano sulle valutazioni e sul costo del capitale. Le banche italiane, con bilanci più solidi rispetto al passato e una buona esposizione al retail, restano relative favorite rispetto ad alcune controparti più cicliche, ma non sono immuni a un allargamento degli spread o a un rallentamento dell’economia reale.
Gli industriali e i settori value legati agli investimenti pubblici (infrastrutture, difesa, energia tradizionale) erano tra i beneficiari attesi della nuova stagione di spesa fiscale europea. L’incertezza politica tedesca introduce un rischio di esecuzione su questi flussi. Al contrario, settori più difensivi o con pricing power (alcune utility regolate, healthcare selezionato, consumi di base) possono offrire maggiore resilienza. Le mid e small cap europee, già più sensibili al ciclo domestico, rischiano di sottoperformare le mega-cap globali (soprattutto tecnologiche USA legate all’AI) in uno scenario di maggiore incertezza europea.
La concentrazione degli utili e delle performance azionarie globali sui pochi titoli legati all’intelligenza artificiale e ai data center rende i portafogli europei ancora più dipendenti dalla capacità dell’area di generare crescita endogena. Se questa capacità viene messa in discussione dal rischio politico, la rotazione verso asset non europei o verso qualità globale può accelerare.

Correlazioni azioni-obbligazioni e costruzione di portafoglio

Uno dei regimi più importanti degli ultimi anni è stato il cambiamento della correlazione tra azioni e obbligazioni. Dopo decenni di correlazione negativa (le obbligazioni facevano da hedge alle azioni nelle fasi di stress), il ritorno dell’inflazione e dei tassi più alti ha prodotto periodi di correlazione positiva in cui azioni e obbligazioni scendono insieme quando salgono i rendimenti reali o i premi al rischio. Il rischio politico tedesco e europeo può rafforzare questo regime. Se i mercati prezzano contemporaneamente minore crescita (negativo per le azioni) e maggiore premio al rischio o term premium (negativo per le obbligazioni a lunga duration), la diversificazione tradizionale 60/40 perde efficacia. In questo contesto diventano più importanti:
 gestione attiva della duration;
 allocazione selettiva al credito di qualità (investment grade europeo e globale) piuttosto che ai sovrani a lunga scadenza;
 diversificazione geografica e settoriale più spinta;
 eventuale ruolo di asset reali o di strategie alternative liquid per ridurre la dipendenza dalla correlazione azioni-obbligazioni tradizionale.

Per un investitore italiano tipico questo significa rivedere l’esposizione ai BTP a lunga scadenza, non necessariamente ridurla drasticamente, ma bilanciarla con scadenze intermedie, con una componente di credito corporate di elevata qualità e con un’esposizione azionaria più orientata alla qualità e alla diversificazione internazionale.
La liquidità e la flessibilità tornano a essere asset strategici.

Scenari possibili e probabilità relative

È utile ragionare per scenari, anche se le probabilità sono necessariamente soggettive. Secondo lo scenario base (probabilità più elevata), l’AfD non riesce a formare un governo stabile, il cordone sanitario tiene con difficoltà, il BSW o altri attori permettono esecutivi deboli o tecnici. L’impatto sui mercati resta contenuto a una maggiore volatilità e a un lieve aumento del premio di rischio europeo. Spread BTP-Bund oscillano in un range 75-100 pb, i Bund restano ancorati ai fondamentali di politica monetaria e inflazione. Le azioni europee sottoperformano moderatamente quelle globali ma non subiscono un sell-off strutturale.

Lo scenario di rischio politico accentuato, vede invece l’AfD che riesce a influenzare più fortemente la politica regionale e, indirettamente, federale. Oppure il voto accelera la crisi del governo Merz. In questo caso i mercati prezzano una Germania meno capace di leadership europea. I rendimenti dei Bund salgono per term premium, lo spread sui periferici si allarga in modo più significativo, le azioni europee cicliche e finanziarie soffrono, l’euro si indebolisce. La BCE si trova in una posizione ancora più scomoda tra inflazione energetica e rischi di frammentazione.

Lo scenario che abbiamo definito di “contenimento positivo”, vede i partiti tradizionali reagire con riforme e coesione, il voto viene interpretato come un campanello d’allarme che accelera decisioni europee su bilancio e difesa. Non escludiamo che i mercati possano interpretare positivamente una reazione politica forte, comprimendo i premi di rischio. Questo scenario appare oggi meno probabile nel breve, ma non impossibile nel medio termine.

Indicazioni operative per gli investitori

Alla luce di quanto sopra, alcune linee guida pratiche emergono con chiarezza. Sul fronte obbligazionario:
 ridurre l’esposizione eccessiva alla duration lunga sui sovrani europei;
 privilegiare la parte intermedia della curva;
 mantenere una componente di titoli inflation-linked;
 essere selettivi sul credito corporate, preferendo emittenti con bilanci solidi e pricing power;
 monitorare attentamente il term premium e i flussi istituzionali.

Sul fronte azionario:
 sottopesare le esposizioni pure al ciclo europeo interno se non accompagnate da solidi fondamentali aziendali;
 privilegiare qualità, solidità di bilancio e diversificazione geografica degli utili;
 mantenere un’esposizione selettiva a settori beneficiari di spesa per difesa e infrastrutture, ma con maggiore cautela sull’esecuzione politica;
 non abbandonare le banche europee solide, ma gestirle in modo tattico in funzione della curva e degli spread.

A livello di asset allocation complessiva:
 accettare che la correlazione azioni-obbligazioni può restare instabile o positiva;
 aumentare la flessibilità e la gestione attiva;
 considerare una maggiore diversificazione internazionale; mantenere riserve di liquidità o strumenti a breve termine per cogliere eventuali dislocazioni.

Il voto in Sassonia-Anhalt non cambia da solo i fondamentali dell’economia europea, ma modifica la distribuzione dei rischi e la probabilità degli scenari. In un contesto già caratterizzato da inflazione sticky, tassi potenzialmente più alti più a lungo, crescita moderata e premi al rischio in aumento a livello globale e l’emergere di un rischio politico strutturale nella più grande economia europea rappresenta un fattore aggiuntivo di cui gli investitori devono tenere conto.

Per chi gestisce portafogli orientati al lungo periodo non si tratta di panico, ma di ricalibrazione. I mercati obbligazionari europei non sono più il luogo di rendimenti stabili e correlazioni negative automatiche. I mercati azionari europei non possono contare su una leadership tedesca scontata e su flussi di spesa pubblica automatici. La disciplina nella selezione, la gestione attiva della duration e del rischio paese, e la diversificazione diventano quindi ancora più rilevanti. Crediamo che nei prossimi mesi i mercati
osserveranno attentamente diversi elementi, tra i quali la capacità di formare governi stabili nei Länder orientali, la reazione del governo federale e dei partiti tradizionali e le decisioni della BCE in un contesto di inflazione energetica e incertezza politica. Ognuno di questi elementi avrà conseguenze misurabili sui rendimenti dei Bund e dei BTP, sugli spread creditizi, sulle valutazioni settoriali europee e sul regime di correlazione tra azioni e obbligazioni. Gli investitori che sapranno integrare queste variabili politiche nei
loro modelli di asset allocation saranno meglio posizionati per navigare quello che si annuncia come un autunno e un inverno di maggiore complessità per i mercati europei.
Ovviamente il presente articolo non costituisce né vuole costituire proposta di investimento, sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari, né consulenza in materia di investimenti o altro.

Antonio Tognoli

Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.


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