Il voto sulla nuova legge elettorale potrebbe diventare uno dei passaggi più delicati per il governo di Giorgia Meloni. Alla Camera il testo dovrà essere approvato definitivamente e, con la possibilità di ricorrere al voto segreto, la maggioranza non può considerare scontato l’esito della votazione. La presidente del Consiglio ha già annunciato che l’esecutivo porrà la questione di fiducia.
È proprio qui che torna a circolare lo spettro delle elezioni anticipate. Perché un eventuale voto contrario alla fiducia non sarebbe soltanto una battuta d’arresto parlamentare: potrebbe aprire la strada alla fine della legislatura e a un ritorno anticipato alle urne.
A rendere ancora più delicato il passaggio c’è un elemento che riguarda direttamente una parte consistente di Montecitorio: la pensione dei parlamentari al primo mandato.
Pensioni dei parlamentari, la data da segnare è il 14 aprile 2027
Dal 2012 gli assegni dei parlamentari non sono più i vecchi vitalizi, aboliti con la riforma del sistema. Anche deputati e senatori maturano infatti una pensione calcolata secondo il metodo contributivo, sulla base dei contributi versati durante il mandato e dell’intera carriera lavorativa.
Per ottenere il diritto alla pensione parlamentare, però, è necessario aver completato almeno quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato nell’ambito della stessa legislatura. Per gli eletti per la prima volta nel 2022 la soglia decisiva cade il 14 aprile 2027.
Il meccanismo ha una particolarità importante: la legislatura non termina, ai fini del conteggio, nel momento in cui le Camere vengono sciolte. I parlamentari restano formalmente in carica fino alla prima riunione del nuovo Parlamento.
È quanto accadde dopo la caduta del governo Draghi. Le Camere furono sciolte nel luglio 2022 e gli italiani votarono a settembre, ma il nuovo Parlamento si insediò soltanto a ottobre. I parlamentari al primo mandato riuscirono così a superare la soglia necessaria.
Lo stesso principio varrebbe oggi. Se il governo cadesse nei prossimi mesi, le elezioni potrebbero svolgersi prima del 14 aprile 2027 senza necessariamente far perdere il diritto alla pensione: sarebbe determinante la data di insediamento del nuovo Parlamento.
Pensione a rischio, i deputati calabresi
Ma chi sono i parlamentari che potrebbero giocarsi la “pensione” nel caso di voto anticipato? Partiamo dai calabresi: ci sono i senatori Mario Occhiuto (Forza Italia); Fausto Orsomarso (Fratelli d’Italia); Ernesto Rapani (Fratelli d’Italia); Nicola Irto (Partito Democratico); Roberto Scarpinato (Movimento 5 Stelle) nato a Caltanissetta ma eletto in Calabria. I deputati invece sono Alfredo Antoniozzi (Fratelli d’Italia); Giovanni Arruzzolo (Forza Italia); Simona Loizzo (Lega). Calabresi eletti fuori regione sono Marco Lombardo (nato a Locri), senatore eletto in Lombardia, oggi nel gruppo Misto, componente Azione-Renew Europe, e Antonino Iaria (nato a Condofuri), deputato M5S eletto in Piemonte, alla prima legislatura parlamentare.
Alla Camera 184 deputati sono al primo mandato
Secondo i dati della Camera, sono attualmente 184 i deputati alla loro prima legislatura, poco meno della metà dei 400 componenti di Montecitorio. Nel centrodestra il gruppo è particolarmente numeroso: sono 115.
La loro posizione rende ancora più interessante il prossimo voto sulla legge elettorale. In caso di voto segreto, infatti, le indicazioni ufficiali dei gruppi parlamentari potrebbero non coincidere con il comportamento effettivo dei singoli deputati.
Un precedente esiste già. Nei mesi scorsi la maggioranza era stata battuta alla Camera proprio su un emendamento relativo alle preferenze, poi riproposto e approvato al Senato. Il voto segreto aveva consentito a deputati della maggioranza di esprimere il proprio dissenso senza rendere immediatamente evidente la provenienza dei voti contrari.
Ora la posta in gioco sarebbe però molto più alta. Se la fiducia sulla legge elettorale non passasse, la conseguenza potrebbe essere una crisi di governo.
Il nodo riguarda soprattutto i parlamentari che rischiano di non essere rieletti
In Fratelli d’Italia ci sono 78 deputati alla prima legislatura, pari a circa due terzi del gruppo. Sono invece 18 quelli di Forza Italia e 16 quelli della Lega.
Il problema non riguarda soltanto la maggioranza. Anche tra le opposizioni esistono numerosi deputati che non hanno ancora raggiunto la soglia pensionistica: sono 31 nel Partito democratico e 19 nel Movimento 5 Stelle, secondo i dati riportati nel testo.
Il voto segreto potrebbe quindi produrre dinamiche difficili da prevedere sulla base delle sole posizioni ufficiali dei partiti. Un parlamentare al primo mandato deve infatti mettere sul piatto due prospettive diverse: da una parte la posizione politica sulla riforma elettorale e sulla sopravvivenza dell’esecutivo, dall’altra una conseguenza economica personale legata alla durata della legislatura.
Questo non significa che il diritto alla pensione determinerà automaticamente il comportamento di chi voterà. Ma rappresenta certamente un elemento del contesto nel quale si consumerà il passaggio parlamentare.
Quanto vale davvero la pensione parlamentare
Anche sull’importo occorre fare chiarezza. Non esiste un assegno uguale per tutti e non si tratta di un vitalizio garantito al termine del mandato. La pensione viene calcolata con il sistema contributivo e dipende dai contributi versati e dalla storia previdenziale complessiva del parlamentare.
Il diritto alla prestazione legata al mandato, però, nasce soltanto dopo aver raggiunto la soglia dei quattro anni, sei mesi e un giorno. Prima di quel momento i contributi versati non consentono di ottenere la pensione parlamentare secondo le regole previste.
Un deputato o un senatore versa una quota dell’indennità lorda a fini previdenziali. Considerando un periodo vicino ai quattro anni e mezzo, la somma dei contributi può arrivare a diverse decine di migliaia di euro. Per chi non raggiungesse la soglia, dunque, l’effetto non sarebbe soltanto simbolico: cambierebbe anche la posizione previdenziale futura.
La pensione, inoltre, non viene percepita immediatamente alla fine del mandato. L’età ordinaria prevista per l’erogazione è di 65 anni, con la possibilità di ridurla progressivamente per chi abbia ricoperto l’incarico per più legislature, fino al limite dei 60 anni previsto dalle regole.
Elezioni anticipate, le ipotesi sul calendario
Il possibile voto anticipato è tornato più volte al centro delle discussioni politiche. Le ipotesi sul calendario sono diverse e non coincidono necessariamente con le intenzioni effettive di Meloni, sulle quali circolano ricostruzioni e retroscena differenti.
Una possibilità è arrivare alla conclusione naturale della legislatura, con il voto nell’autunno del 2027. Un’altra è anticipare nettamente la fine dell’esperienza di governo, portando il Paese alle urne tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Un’ulteriore ipotesi colloca invece le elezioni nella primavera del 2027, tra aprile e maggio, evitando una campagna elettorale nel cuore dell’estate.
In questo scenario potrebbe inoltre essere valutato un election day con le amministrative, che coinvolgeranno numerosi grandi Comuni.
Ma prima di qualsiasi calendario elettorale c’è un passaggio obbligato: la legge elettorale deve superare la prova della Camera. Ed è proprio il voto segreto, unito alla questione di fiducia annunciata dal governo, a trasformare la partita in un passaggio politicamente delicato.
La possibile soluzione per salvare la pensione
Da mesi circola anche un’ipotesi destinata a neutralizzare almeno una parte del problema. In caso di scioglimento anticipato delle Camere, una modifica delle regole interne potrebbe consentire ai parlamentari interessati di versare autonomamente i contributi necessari a raggiungere la soglia minima.
In questo modo, anche una legislatura interrotta prima del 14 aprile 2027 non comporterebbe necessariamente la perdita del diritto previdenziale per chi è stato eletto nel 2022.
Per ora, però, il punto decisivo resta nell’Aula di Montecitorio. La legge elettorale dovrà essere approvata e la fiducia potrebbe trasformare quel voto in un vero e proprio test sulla tenuta della maggioranza. Sullo sfondo, per 184 deputati al primo mandato, resta una data precisa: 14 aprile 2027. È il giorno che separa una legislatura sufficientemente lunga per maturare il diritto alla pensione da una possibile interruzione anticipata del percorso parlamentare.
I nomi dei 184 deputati la cui pensione è a rischio
Marco Grimaldi; Mauro Malaguti; Irene Gori; Andrea Tremaglia; Marcello Coppo; Alberto Pandolfo; Giulio Centenaro; Maria Immacolata Vietri; Gaetana Russo; Marco Padovani; Alessandro Palombi; Alfonso Colucci; Andrea Mascaretti; Maria Grazia Frijia; Vincenzo Amich; Antonio Maria Gabellone; Fabrizio Comba; Antonio D’Alessio; Francesca Viggiano; Novo Umberto Maerna; Enrica Alifano; Paola Maria Chiesa; Andrea Caroppo.
Franco Manes; Giandonato La Salandra; Cristina Almici; Ilenia Malavasi; Francesco Michelotti; Daniela Dondi; Nicole Matteoni; Beatriz Colombo; Stefano Maria Benvenuti Gostoli; Federico Gianassi; Gerolamo Cangiano; Paolo Emilio Russo; Matteo Rosso; Mauro Berruto; Francesco Mari; Luigi Giovanni Maiorano; Carmine Fabio Raimondo; Lorenzo Malagola; Andrea Quartini; Maddalena Morgante; Mariangela Matera; Francesco Mura; Alessandro Amorese.
Francesca Ghirra; Francesco Emilio Borrelli; Dario Iaia; Saverio Congedo; Giuseppe Bicchielli; Manuela Maffioli; Grazia Di Maggio; Eliana Longi; Nadia Romeo; Fabrizio Rossi; Gian Antonio Girelli; Marco Simiani; Andrea Volpi; Alice Buonguerrieri; Silvio Giovine; Gianangelo Bof; Simonetta Matone; Graziano Pizzimenti; Rosaria Tassinari; Martina Semenzato; Paolo Pulciani; Anastasio Carrà; Immacolata Zurzolo.
Gianni Lampis; Marco Cerreto; Silvia Roggiani; Giacomo Diego Gatta; Andrea Barabotti; Vito De Palma; Virginio Merola; Elisabetta Christiana Lancellotta; Barbara Polo; Andrea Pellicini; Guerino Testa; Alessandro Urzì; Aboubakar Soumahoro; Anthony Emanuele Barbagallo; Antonio Baldelli; Carlo Maccari; Francesco Maria Salvatore Ciancitto; Emanuele Loperfido; Fabio Roscani; Stefano Giovanni Maullu; Antonella Forattini; Valentina Ghio; Fabio Pietrella.
Maria Paola Boscaini; Elisa Montemagni; Carmen Letizia Giorgianni; Davide Bergamini; Antonio Caso; Pasqualino Penza; Gaetano Amato; Daniela Morfino; Davide Bellomo; Tullio Ferrante; Alessandro Caramiello; Marco Perissa; Antonio Ferrara; Marina Marchetto; Maurizio Casasco; Ida Carmina; Marianna Ricciardi; Marco Sarracino; Claudio Michele Stefanazzi; Maria Stefania Marino; Aldo Mattia; Elisabetta Piccolotti; Sara Ferrari.
Toni Ricciardi; Eleonora Evi; Chiara Colosimo; Rachele Scarpa; Alfredo Antoniozzi; Gianluca Caramanna; Augusto Curti; Michela Di Biase; Antonio Giordano; Paolo Ciani; Michele Schiano Di Visconti; Mirco Carloni; Attilio Pierro; Carmela Auriemma; Elena Bonetti; Giangiacomo Calovini; Sara Kelany; Antonino Iaria; Alessia Ambrosi; Giovanni Luca Cannata; Angelo Rossi; Annarita Patriarca; Ouidad Bakkali.
Gianpiero Zinzi; Calogero Pisano; Dario Giagoni; Federico Cafiero De Raho; Fabrizio Benzoni; Giovanna Iacono; Nicola Ottaviani; Marta Schifone; Giovanna Miele; Chiara Appendino; Giulia Pastorella; Luca Sbardella; Francesco Gallo; Marco Furfaro; Massimo Milani; Simona Loizzo; Gianmarco Mazzi; Susanna Cherchi; Andrea Gnassi; Valentina Grippo; Rita Dalla Chiesa; Dario Carotenuto; Emiliano Fossi.
Federica Onori; Fabrizio Sala; Tommaso Antonino Calderone; Francesco Filini; Chiara Tenerini; Christian Diego Di Sanzo; Francesco Maria Rubano; Naike Gruppioni; Giovanni Arruzzolo; Salvatore Marcello Di Mattina; Andrea Di Giuseppe; Ilaria Cavo; Emanuele Pozzolo; Antonio Tajani; Franco Tirelli; Federico Freni; Manlio Messina; Alberto Di Rubba; Elena Ethel Schlein; Carlo Nordio; Giuseppe Provenzano; Giuseppe Conte; Sergio Costa.
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