Fino a 3.500 alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale da recuperare entro la fine della legislatura, con un programma di investimenti da 300 milioni di euro. È questo l’obiettivo del Piano Casa della Regione Emilia-Romagna, che entra nella fase operativa grazie a 100 milioni di fondi regionali e Fesr e a 200 milioni messi a disposizione dalla Banca europea per gli investimenti (Bei).
Il Piano è stato al centro dell’incontro che si è svolto oggi in viale Aldo Moro tra il presidente della Regione Michele de Pascale, l’assessore regionale alle Politiche abitative Giovanni Paglia e i vicepresidenti della Bei Ioannis Tsakiris e Gelsomina Vigliotti. All’incontro era presente anche l’assessore alla Programmazione, bilancio e fondi europei Davide Baruffi.
L’iniziativa nasce per affrontare la crescente difficoltà di accesso alla casa e aumentare l’offerta di alloggi a canone accessibile destinati in particolare a famiglie, lavoratrici e lavoratori con reddito medio e medio-basso. La manifestazione di interesse regionale ha già raccolto 1.474 candidature tra fabbricati e alloggi. La Regione riaprirà a breve i termini per consentire a Comuni e Aziende Casa di presentare ulteriori interventi di recupero.
“La casa è una delle grandi sfide sociali del nostro tempo – sottolinea il presidente de Pascale -, per affrontarla servono investimenti strutturali e di lungo periodo. Con questo Piano introduciamo risorse importanti per recuperare patrimonio pubblico, aumentare l’offerta di alloggi accessibili e dare così una risposta concreta a famiglie, lavoratrici e lavoratori che oggi faticano a sostenere i costi dell’affitto, spesso anche persone con un’occupazione e un salario regolari. Il diritto alla casa è uno dei pilastri della nostra azione di legislatura e l’accordo, primo in Europa, che stiamo mettendo a terra con la Bei ne rappresenta il primo tassello importante”.
Per Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Bei, “il Gruppo Bei sostiene il fabbisogno abitativo in tutta Italia attraverso partnership innovative con le regioni e strumenti di investimento mirati realizzati con partner pubblici e privati. Dall’housing sociale e accessibile in Emilia-Romagna ai nuovi alloggi per studenti finanziati tramite il Fondo Pitagora, come quello di Modena, queste iniziative dimostrano come la finanza europea possa contribuire ad affrontare una delle principali sfide economiche e sociali del Paese, ampliando l’accesso alla casa e sostenendo i giovani, i talenti e le competenze su cui si costruisce la crescita futura del Paese”.
Ioannis Tsakiris, vicepresidente della Bei, sottolinea che “l’edilizia abitativa è diventata una priorità strategica per il Gruppo Bei e un pilastro della coesione sociale e della resilienza economica europea. Con oltre 18 miliardi di euro investiti nell’housing sociale e accessibile negli ultimi cinque anni, stiamo ampliando il nostro sostegno in tutta Europa e sviluppando nuovi modelli di finanziamento con partner pubblici e privati. Il nostro obiettivo è semplice: contribuire a realizzare più alloggi, in tempi più rapidi e su scala maggiore”.
“Il Piano – specifica l’assessore Giovanni Paglia – permetterà di aumentare la disponibilità di alloggi in affitto a canone calmierato e di valorizzare il patrimonio abitativo pubblico. L’Emilia-Romagna è molto attrattiva per motivi di studio, lavoro e sempre più anche sul piano turistico. Una dinamica di per sé positiva, ma che va governata. Non possiamo lasciare tutto al mercato, vogliamo e dobbiamo lavorare per salvaguardare un modello di welfare e di coesione sociale che da sempre rappresenta il valore aggiunto di questa regione”.
Entro ottobre la proposta normativa approvata dalla Giunta regionale sarà portata in Assemblea legislativa, passaggio necessario per procedere con la firma del finanziamento Bei. Si tratta della prima operazione della Banca europea degli investimenti nel settore abitativo realizzata con un’autorità regionale in Italia. Il programma è stato progettato per convogliare i finanziamenti verso circa 40 Comuni, molti dei quali non avrebbero la possibilità di accedere direttamente ai finanziamenti Bei.
Il Piano prevede tre linee di intervento per il recupero e la rigenerazione urbana, che nel complesso potranno coinvolgere fino a 5.700 unità tra edilizia pubblica e sociale, a fronte di un fabbisogno potenziale complessivo di 500 milioni di euro.
La prima linea riguarda il recupero rapido di 1.094 alloggi Erp attualmente sfitti e inutilizzati, con un investimento di circa 52 milioni di euro dei 100 milioni a carico della Regione. Si tratta di una prima tranche degli interventi sul patrimonio Erp sfitto, che secondo i dati dell’Osservatorio regionale ammonta complessivamente a circa 5.900 alloggi.
La linea 2A riguarda invece la rigenerazione di fabbricati Erp attraverso interventi di efficientamento energetico e superamento delle barriere architettoniche. Sono 255 gli interventi candidati, che interesserebbero oltre 3.400 unità Erp, per un fabbisogno stimato di circa 187 milioni di euro.
La linea 2B è dedicata al recupero e alla nuova costruzione di immobili pubblici da destinare all’edilizia sociale. Le candidature riguardano 82 edifici e 1.150 alloggi, con un fabbisogno stimato in 261 milioni di euro.
Le linee 2A e 2B costituiscono il cuore dell’operazione finanziaria con la Bei. Gli interventi strutturali di rigenerazione del patrimonio pubblico saranno infatti sostenuti attraverso il mutuo che la Regione firmerà con la Banca europea degli investimenti. Il modello prevede che le rate del mutuo siano alimentate dai canoni generati dagli alloggi recuperati e temporaneamente destinati all’edilizia residenziale sociale, garantendo la sostenibilità economica del programma e il successivo rientro degli immobili nel patrimonio Erp.
Per arrivare all’obiettivo di legislatura di 3.500 alloggi di edilizia residenziale sociale destinati a famiglie, lavoratrici e lavoratori, la Regione continuerà ad acquisire dai Comuni e dalle Aziende Casa i fabbisogni relativi al recupero degli alloggi sfitti e degli immobili pubblici da destinare al social housing.
L’obiettivo è concludere entro il 2027 la ristrutturazione degli alloggi della prima linea, mentre per la seconda i tempi saranno legati alla tipologia e alla durata degli interventi di recupero. La Regione punta inoltre a riaprire i termini delle manifestazioni di interesse per ampliare ulteriormente il numero di alloggi e interventi finanziabili, considerando che le candidature già raccolte rappresentano solo una parte del patrimonio pubblico inutilizzato.
Il Piano si inserisce in un quadro di forte domanda abitativa in Emilia-Romagna: sono quasi 30mila le domande di edilizia residenziale pubblica in attesa di assegnazione, mentre sono oltre 3.300 le richieste raccolte per gli alloggi della Linea 1.
Il finanziamento sarà restituito attraverso un piano di ammortamento trentennale sostenuto dagli introiti dei canoni. Il 15% dei ricavi confluirà in un Fondo di garanzia destinato a coprire eventuali morosità. Nel caso in cui si generi un extraprofitto, la Regione provvederà a reimmetterlo nel circuito dell’edilizia residenziale pubblica per rafforzare la manutenzione degli alloggi Erp.
Gli alloggi recuperati entreranno temporaneamente a far parte del patrimonio di Edilizia residenziale sociale e saranno assegnati a cittadini e famiglie con un Isee compreso tra 8mila e 35mila euro. Il canone calmierato medio previsto sarà di circa 350 euro.
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