Il conto alla rovescia è cominciato. Cagliari ha davanti a sé pochi giorni, due o poco più, per mantenere aperta la porta degli Europei 2032: entro il 30 settembre la Figc trasmetterà alla Uefa la documentazione relativa agli stadi candidati e il Comune deve arrivare a quel passaggio con il bando internazionale per il nuovo impianto di Sant’Elia.
Cosa manca
È “solo” questo il tassello che ancora manca. Il progetto ha attraversato una lunga fase di verifica, durante la quale sono emersi numerosi rilievi tecnici che hanno richiesto modifiche e approfondimenti. Il percorso, però, sarebbe ormai alle battute finali e a Palazzo Bacaredda prevale la fiducia di riuscire a chiudere la procedura in tempo. La pubblicazione del bando non significherebbe comunque l’assegnazione degli Europei: servirebbe a mantenere Cagliari tra le candidature sottoposte alle successive verifiche.
La concorrenza è ampia. Sono 13 le città che hanno presentato la documentazione per complessivi 16 impianti. Dopo il passaggio alla Uefa, la Figc dovrà individuare le cinque sedi italiane che ospiteranno le partite insieme alla Turchia. La partita è aperta.
Avvio dei lavori nel 2027
Per Cagliari, dunque, il primo obiettivo è superare lo scoglio di questi giorni. Anche perché il nuovo stadio resta un progetto destinato a proseguire indipendentemente dagli Europei. Il calendario prevede l’avvio dei lavori nel 2027 e la conclusione entro il 2031, con la demolizione del vecchio Sant’Elia e la costruzione del nuovo impianto da circa 30 mila posti.
Intanto, sul percorso amministrativo si riaccende il confronto politico. Il consigliere Giuseppe Farris chiede di conoscere i rilievi formulati durante la verifica e le eventuali modifiche apportate al progetto approvato dal Consiglio comunale. Il punto, sostiene, è capire se il progetto destinato alla gara coincida ancora con quello sul quale l’Aula si era pronunciata il 30 luglio.
Quante chance ha Cagliari?
Quante possibilità ha davvero Cagliari di entrare tra le cinque sedi italiane di Euro 2032? Una percentuale oggi sarebbe arbitraria, ma per capire la difficoltà della partita basta guardare alla concorrenza. Le candidature arrivate alla Figc sono 16 stadi ma i posti disponibili sono soltanto cinque.
Tre candidature partono da una situazione particolarmente consolidata: Milano con San Siro, Roma con l’Olimpico e Torino con lo Juventus Stadium. Sono impianti già esistenti, con esperienza internazionale e, nel caso di Roma, già utilizzato per partite di un Europeo. L’Olimpico, inoltre, è inserito nel percorso di ammodernamento con nuovi investimenti. Anche lo Stadium di Torino non presenta le stesse incognite legate alla costruzione di un impianto completamente nuovo.
Dietro questo primo gruppo si apre una competizione molto più ampia e Cagliari se la potrà giocare a viso aperto. Firenze ha il Franchi in ristrutturazione, con un cronoprogramma che prevede la conclusione dei lavori entro il 2029. Palermo ha presentato il progetto di riqualificazione del Barbera ed è emersa negli ultimi mesi come una candidatura particolarmente strutturata. Bologna punta invece sul nuovo Dall’Ara, mentre Napoli ha messo sul tavolo sia il Maradona rinnovato sia un possibile nuovo impianto.
Ci sono poi Genova con il Ferraris, Verona con il Bentegodi, Bari con il San Nicola, Lecce con il Via del Mare e Salerno con l’Arechi, tutti progetti che prevedono interventi sugli impianti esistenti. Roma, oltre all’Olimpico, ha presentato anche il nuovo stadio della Roma a Pietralata e il Flaminio.
Servirà cronoprogramma credibile
Cagliari si trova quindi davanti a una situazione particolare: il nuovo stadio sarebbe un impianto completamente nuovo, ma oggi è ancora un progetto. La candidatura dipende dalla capacità di trasformare rapidamente il progetto in un’opera con un cronoprogramma credibile: bando, assegnazione, apertura del cantiere nel 2027 e conclusione entro il 2031. Gli standard che la Figc sta verificando riguardano proprio infrastrutture, autorizzazioni, sostenibilità finanziaria e organizzazione.
Il punto centrale della partita è questo: Cagliari non deve necessariamente dimostrare di avere oggi lo stadio migliore, ma di poter garantire che quello nuovo sarà effettivamente pronto nei tempi richiesti. E deve farlo confrontandosi con candidature che, in diversi casi, partono da impianti già esistenti o da lavori di riqualificazione già avviati.
La candidatura sarda è legata più di altre alla capacità di rispettare il cronoprogramma, perché la conclusione dei lavori se tutto andrà per il meglio è prevista entro il 2031, quando mancheranno mesi e non anni all’inizio degli Europei.
Resta da capire, in ogni caso, quale sarebbe l’effettivo impatto mediatico, economico, commerciale per Cagliari. Alcune partite degli Europei porterebbero in città tifosi, giornalisti e delegazioni, con una ricaduta immediata su alberghi, ristoranti, bar, trasporti, commercio e servizi turistici. Ma il beneficio dipenderebbe molto dal numero e dall’attrattività delle gare assegnate: una fase a gironi non genera lo stesso movimento di una partita a eliminazione diretta. Per Cagliari, quindi, il vero obiettivo sarebbe trasformare quei flussi concentrati in pochi giorni in una vetrina capace di produrre effetti anche dopo il torneo.
Quanti posti di lavoro creerà il nuovo stadio
Il progetto del nuovo stadio prevede una struttura con oltre 30mila posti e una vocazione non limitata al calcio. L’impianto sarà infatti pensato per essere operativo durante tutto l’anno, con spazi commerciali, aree dedicate agli eventi e strutture per congressi e iniziative pubbliche. In base ai dati contenuti nell’Impact Analysis collegata al progetto, l’investimento potrebbe generare sull’economia regionale circa 9.597 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (Full Time Equivalent). La fase di costruzione dello stadio coinvolgerebbe circa 3.558 FTE, con una ricaduta economica stimata in 214,3 milioni di euro sul territorio sardo.
A regime, invece, la gestione della struttura, insieme all’indotto turistico, commerciale e legato agli oltre 500mila visitatori annui previsti, potrebbe generare 5.118 FTE e un valore economico complessivo stimato in 825,5 milioni di euro, con un gettito fiscale per le casse pubbliche quantificato in circa 373,7 milioni di euro.
Per fare in modo che queste opportunità vengano intercettate principalmente da imprese e lavoratori sardi, il Consiglio comunale del capoluogo ha chiesto la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra tutti i soggetti coinvolti: Comune di Cagliari, Regione Sardegna, società concessionaria dello stadio, Università degli Studi di Cagliari, Aspal, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. L’obiettivo sarà individuare con anticipo le figure professionali necessarie, programmare percorsi di formazione prima dell’avvio dei cantieri e creare un sistema permanente di monitoraggio sulle assunzioni, sul rispetto delle clausole sociali, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sull’applicazione dei contratti collettivi.
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