La liquidità conquista il centro della scena nelle strategie finanziarie delle imprese italiane, ma tra il riconoscimento della sua importanza e l’utilizzo sistematico degli strumenti per governarla rimane ancora un divario significativo. È questa una delle principali evidenze di Finance inSight 2026, la ricerca promossa da inFinance e presentata oggi, 30 settembre, a Milano durante la prima edizione dell’evento promosso da inFinance, con il patrocinio di ANDAF e AssoController, dal titolo “Il profitto è un’opinione. La cassa è un fatto”.
La ricerca, realizzata tra febbraio e luglio 2026, ha raccolto 508 risposte. Dopo una prima fase di screening dimensionale, l’approfondimento ha coinvolto 353 imprese, analizzando conoscenza e modalità di redazione del rendiconto finanziario, frequenza di aggiornamento, utilizzo nelle decisioni, rapporto con banche e finanziatori, strumenti adottati e principali ostacoli a una gestione più evoluta.
Rendiconto conosciuto, ma ancora poco utilizzato
Il primo dato mette in evidenza una distanza tra conoscenza e applicazione. Tra i rispondenti alle domande sul tema, l’89,7% dichiara una conoscenza almeno intermedia del rendiconto finanziario, mentre il 49,1% afferma di aggiornarlo con cadenza mensile. Quando si passa dall’elaborazione all’effettivo utilizzo nelle decisioni del management, però, la percentuale scende al 34,4%. L’incrocio delle risposte restituisce un quadro ancora più selettivo: appena il 25,3% dichiara contemporaneamente una conoscenza almeno intermedia del rendiconto, un aggiornamento mensile e un utilizzo regolare dello strumento nei processi decisionali. I dati provengono da domande differenti e non descrivono automaticamente lo stesso gruppo di imprese, ma evidenziano comunque la distanza tra disponibilità dell’informazione e suo impiego sistematico.
Quando invece i flussi finanziari entrano concretamente nelle decisioni, il loro peso emerge con maggiore evidenza. Il 65,6% dei rispondenti alla relativa domanda afferma che l’analisi dei flussi di cassa ha portato almeno una volta l’azienda a modificare una decisione rilevante. Gli interventi hanno riguardato la gestione operativa, i piani di investimento oppure le scelte relative a debiti e finanziamenti.
Il cash flow operativo davanti agli utili
La centralità della liquidità emerge anche guardando agli obiettivi finanziari delle imprese per i prossimi esercizi. La generazione di cash flow operativo positivo e crescente ottiene il punteggio medio più elevato, pari a 7,11 su 8. Seguono la generazione stabile e ricorrente di utili, con 6,15, e l’ottimizzazione del capitale circolante, con 5,49.
Non si tratta soltanto di guardare a ciò che è già accaduto. Il rendiconto finanziario viene infatti considerato anche uno strumento con una funzione prospettica: il 96,9% dei rispondenti alla relativa domanda ritiene che possa contribuire, pienamente o in parte, a individuare in anticipo segnali di crisi o di squilibrio finanziario.
“La vera domanda non è più soltanto se le imprese conoscano il rendiconto finanziario, ma quanto riescano a utilizzarlo per decidere – ha commentato Ivan Fogliata, co-founder ed executive partner di inFinance – . La ricerca ci dice che la cassa è oggi una priorità. Il passo successivo è fare in modo che l’analisi dei flussi entri con continuità nei processi decisionali, non soltanto quando emerge un problema o bisogna spiegare ciò che è già accaduto”.
Competenze e sistemi da rafforzare
Se la cassa è destinata ad assumere un peso crescente nella gestione finanziaria, restano però alcuni ostacoli da superare. Tra quelli indicati dalla ricerca, la limitata disponibilità di competenze interne registra il punteggio medio più elevato, pari a 2,98 su 4. All’estremo opposto si trova il costo degli strumenti rispetto ai benefici percepiti, con 2,03. Un dato che suggerisce come la questione non sia riconducibile soltanto all’investimento necessario per dotarsi di software o sistemi più evoluti. Del resto, il 69,3% dei rispondenti attribuisce una priorità alta o media al potenziamento dei sistemi di rendicontazione della cassa nei prossimi 24 mesi.
Quanto agli strumenti utilizzati, Microsoft Excel resta largamente presente: il 61,5% dichiara di utilizzarlo per predisporre il rendiconto finanziario. Ma il software, sottolinea la ricerca, rappresenta soltanto una parte del processo. A incidere sono anche qualità dei dati, controlli, competenze delle persone incaricate di interpretarli e capacità dell’organizzazione di trasformare le informazioni in decisioni.
Oltre la survey: sotto esame 25.493 rendiconti
Alla ricerca sulle percezioni e sulle pratiche delle imprese è stata affiancata un’analisi documentale di 25.493 rendiconti finanziari relativi all’esercizio 2025. L’obiettivo è stato osservare, da una prospettiva complementare, come le informazioni sui flussi di cassa vengano effettivamente rappresentate nei documenti pubblicati dalle aziende. L’analisi ha individuato in 5.594 casi, pari al 21,9% dei rendiconti esaminati, almeno un errore rilevante direttamente riscontrabile nei dati pubblicati.
L’iniziativa ha messo confronto imprese, funzione Finance e sistema finanziario sui cambiamenti che stanno interessando la gestione finanziaria aziendale. Alle due tavole rotonde che hanno fatto parte integrante dell’evento hanno partecipano CFO, Finance Director e manager di Amplifon, BASF, Cameo, Osculati, Subaru Italia e Unobravo, insieme a esponenti di Banca Etica, Crédit Agricole, Generalfinance, Innexta e DocFinance.
Nel corso dell’evento è stata anche presentata la nuova edizione del libro Il profitto è un’opinione. La cassa è un fatto, scritto da Ivan Fogliata e Michele Giorni, con prefazione di Paolo Streparava, Ceo di Streparava S.p.A. e Presidente di Confindustria Brescia.
La ricerca completa è disponibile nel White Paper “Il rendiconto finanziario nelle imprese italiane – Conoscenza, utilizzo e ruolo nei processi decisionali”.
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