#Finsubito news dalla rete – Banche, allarme Bce: utili record ma rischi e minacce cyber con l’IA


L’ottimismo è un lusso negato all’industria bancaria europea. I bilanci floridi attuali celano minacce pronte a esplodere al minimo shock sistemico, dalle tensioni geopolitiche al rischio cibernetico fino ai danni climatici. «La resilienza delle banche non dovrebbe servire come pretesto per la compiacenza», avverte Patrick Montagner, membro del consiglio di vigilanza della Banca centrale europea (Bce), nel suo intervento a Parigi alla conferenza di S&P Global Ratings. Il monito dell’Eurotower è un richiamo alla prudenza. «La storia delle crisi finanziarie ci insegna che le vulnerabilità possono accumularsi quando gli utili e la redditività sono elevati, i default sono rari e la liquidità sembra essere abbondante». I rischi di oggi, in larga parte già individuati, impongono un monitoraggio costante.

Il quadro del credito restituisce l’immagine di istituzioni capaci di archiviare le perdite del passato in virtù di riforme e rigidi vincoli patrimoniali varati negli ultimi venti anni. Montagner riconosce i passi compiuti lodando le difese erette a protezione dei correntisti. «Oggi è chiaro che le banche europee sono resilienti», premette l’esponente Bce. «La loro redditività è migliorata significativamente, i loro coefficienti di capitale e di liquidità sono robusti e la qualità dei loro attivi rimane nel complesso soddisfacente», osserva il banchiere, constatando una dinamica posta “in netto contrasto con la situazione che prevaleva alla vigilia della grande crisi finanziaria del 2008”. Il ritardo accumulato rispetto ai concorrenti globali riflette un ciclo di crescita asfittica accompagnata da tassi negativi capaci di polverizzare i margini d’interesse. Il rialzo del costo del denaro ha generato un rilancio dei conti giudicato transitorio. «Le banche dovrebbero quindi evitare di prendere questi recenti risultati per scontati», aggiunge Montagner, invitando i vertici a respingere ogni presunzione di invulnerabilità.

L’abbaglio peggiore risiede nella percezione di un sistema impermeabile alle perdite. Tra il 2006 e il 2007 il plauso degli analisti avvolgeva le piazze d’affari, salvo scontrarsi pochi mesi dopo col dramma dei mutui e il crollo globale. «Un rischio significativo per le banche europee potrebbe in realtà essere l’eccessivo ottimismo, che è qualcosa che abbiamo già visto prima», sentenzia l’esponente di Francoforte. «Non intendo necessariamente suggerire che le banche siano al momento vulnerabili», chiarisce l’autorità. «Voglio solo sottolineare che i rischi non scompaiono quando diventano meno visibili», incalza il relatore, ricordando come i pericoli possano “evolversi, migrare verso nuovi stakeholder o accumularsi in determinati portafogli”. Questo perché “l’attività bancaria si basa sulla fiducia che i depositanti, i creditori e i mercati ripongono nelle banche”. Snaturare tale principio sfocia nel disastro, poiché “un’eccessiva fiducia delle banche nella propria resilienza o nella propria capacità di gestire i rischi è fonte di vulnerabilità”, una superbia in grado di generare maglie larghe sui prestiti e l’illusione di profitti infiniti.

Le sfide all’orizzonte assumono forme inedite in un contesto frammentato in cui gli shock divengono focolai sistemici. Le turbolenze colpiscono i portafogli in modo trasversale. «Le tensioni geopolitiche possono influenzare le banche attraverso molteplici canali», spiega Montagner, citando i colpi inflitti a “energia e materie prime, inflazione, catene di approvvigionamento, mercati finanziari e persino la capacità di rimborso delle aziende esposte ai mercati internazionali”. Il clima di incertezza è aggravato dalle accresciute esigenze di finanziamento dei governi, elementi capaci di rendere i mercati sensibili ai cambi di umore degli investitori in una fase di valutazioni elevate.

Non solo. I timori stringono la morsa attorno all’espansione del credito privato, un veicolo finanziario opaco per la stabilità finanziaria secondo Francoforte. Questo comparto “può anche dare origine a effetti leva e interconnessioni con il sistema bancario che si rivelano difficili da misurare e catturare in modo completo”. Il panorama esige difese inespugnabili.«Nessuno di questi fattori da solo indica una crisi imminente», constata l’istituto europeo, aggiungendo un monito basato sul fatto che “il modo in cui interagiscono merita la nostra totale attenzione”. La concessione di prestiti impone valutazioni inflessibili sulle garanzie e coperture adeguate. Il passato consegna lezioni inequivocabili in materia di vigilanza. «L’esperienza ci dice che le perdite future dipendono spesso dalle decisioni prese per concedere credito quando le condizioni economiche sono ancora favorevoli». Le direzioni devono integrare scenari avversi nei piani di capitale calcolando gli effetti dei nuovi requisiti prudenziali.

Oltre alle frizioni geopolitiche, i mutamenti climatici distruggono il valore degli asset e impongono un cambio di passo nei modelli di rischio. L’allarme di Francoforte assume connotati tangibili. «L’eccezionale estate vissuta in Europa nel 2026, caratterizzata da temperature estreme e livelli d’acqua eccezionalmente bassi sul Reno e sul Danubio, ha avuto conseguenze umane ed economiche significative». A completare un perimetro dominato dall’incertezza interviene la minaccia tecnologica legata a reti intricate e difese obsolete. I difetti di un fornitore causano danni incalcolabili al sistema. «Un’interruzione informatica può colpire rapidamente milioni di clienti», rileva l’esponente Bce ammonendo sui servizi esternalizzati. «Una debolezza in un grande provider può colpire contemporaneamente diverse banche». Il mantenimento dei servizi critici diventa vitale per la continuità. L’avvento dei modelli di frontiera dell’intelligenza artificiale accelera le capacità penetrative degli attacchi informatici, riducendo i tempi di reazione. «L’intelligenza artificiale può accorciare il tempo impiegato tra l’identificazione di una debolezza informatica e il suo sfruttamento», ammonisce l’esponente della Bce tracciando un ultimatum perentorio. «Le banche non possono più impiegare mesi per correggere le carenze».

L’architettura regolamentare innalzata col sacrificio dei salvataggi statali rappresenta l’argine definitivo contro il collasso dell’economia in caso di recessioni. «In conclusione, le banche europee hanno fondamenta solide grazie agli sforzi significativi compiuti», riconosce il supervisore. Sfruttare la bonaccia dei mercati significa consolidare le barricate patrimoniali per assorbire i colpi della tempesta. Montagner rigetta le istanze di deregolamentazione mosse per agevolare il consolidamento transfrontaliero a discapito della sicurezza: «I periodi favorevoli offrono la migliore opportunità per prepararsi ai futuri shock, senza dimenticare le lezioni apprese in passato». La trincea del legislatore regge l’assalto di chi brama un alleggerimento dei vincoli.

L’esponente Bce lancia un affondo contro la troppa deregolamentazione. «È vitale non smantellare gli anni di lavoro che hanno prodotto le attuali normative con la motivazione che la situazione odierna dimostra che non servono a nulla, o sono addirittura dannose, come qualcuno vorrebbe sostenere». L’Eurotower accoglie il percorso per semplificare procedure ridondanti, vietando concessioni sulle coperture strutturali. Le lacune nella rendicontazione sbarrano la strada ad azzardi di bilancio e limitano la capacità di reazione durante le crisi. «Non possiamo limitarci a sole parole per preservare la resilienza del settore bancario», sottolinea Montagner nelle battute finali dell’intervento, invocando la creazione di scudi inattaccabili. La stabilità richiederà linee di responsabilità chiare, stress test estremi e meccanismi calibrati per fronteggiare scenari catastrofici. «La fiducia rimarrà sempre essenziale per il funzionamento di una banca», chiosa la vigilanza continentale. Tradire questo asse determinerà la fine dei profitti celebrati oggi e l’alba di nuove ondate di panico.


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