Analisi dei prodotti che si comprano tutti i giorni. Burro -8,2% fragole +16,9%
Il carrello della spesa è l’unico indice dei prezzi che gli italiani verificano da soli, alla cassa, ogni giorno. L’Istat lo calcola separatamente dall’inflazione generale e lo ha aggiornato il 30 settembre 2026. Ma che cosa è questo “famoso” carrello della spesa che l’Istat monitora per calcolare l’inflazione generale? Cioè: che prodotti comprende? E, soprattutto, quali di questi prodotti sono aumentati o calati di prezzo? Ecco: abbiamo preso i dati ufficiali dell’Istat di tutti i prodotti che fanno parte del carrello della spesa e abbiamo verificato quali di questi hanno pesato di più nel calcolo dell’inflazione che, secondo le stime preliminari dell’Istituto di statistica, ha toccato (salvo revisioni) il 4,2% a settembre.
Come l’Istat calcola l’inflazione del carrello spesa
Il grafico interattivo in alto mostra ogni singolo prodotto che gli italiani comprano per le necessità normali di una famiglia: frutta, verdura, carne, zucchero, detersivi, pane: 154 prodotti che, secondo gli standard internazionali tutti comprano. Siccome i dati sono tantissimi, è possibile scaricare i dati cliccando di rettamente sul grafico interattivo per poterli verificare con calma uno per uno. Prima di addentrarci nei numeri, diciamo subito che da dicembre 2025 ad agosto 2026 la crescita media di tutti i prodotti è stata dell’1,6% mentre l’indice generale dei prezzi al consumo nello stesso periodo è salito del 4,6%, quindi quasi il triplo. Significa che ad aver alzato il costo della vita non sono stati questi prodotti ma, soprattutto, come si sa, i carburanti, letteralmente “impazziti” a causa della guerra in Ucraina e in Iran che hanno bloccato o fortemente ridotto il rifornimento di materia prima e non è un caso che in molti Paesi europei l’inflazione sia ben oltre il 4%.
Ad agosto 2026, secondo i dati definitivi dell’Istat pubblicati il 16 settembre 2026, i beni energetici, cioè luce, gas e carburanti, costavano il 17,1% in più di un anno prima, contro l’11,6% di luglio 2026.
Che cosa c’è dentro il carrello della spesa
Il nome ufficiale di questo indice è «beni alimentari, per la cura della casa e della persona» e contiene tutti gli alimenti, le bevande analcoliche, il vino, la birra e i superalcolici, i detersivi e gli altri beni non durevoli per la casa, i prodotti per l’igiene personale e quelli di bellezza. Fuori dal carrello restano i tabacchi, che da soli pesano il 2,03% dell’indice generale, e tutti i servizi come, per esempio, il ristorante, la mensa, il parrucchiere e la lavanderia. Non ci sono nemmeno le pentole e gli elettrodomestici, perché il carrello misura soltanto i beni che si consumano e si ricomprano quindi il rasoio elettrico sta fuori dal carrello, il rasoio usa e getta sta dentro. L’andamento di questo paniere di prodotti è importantissimo perché pesa il 20,44% dell’indice generale dei prezzi al consumo, quindi pesa per un quinto sul totale dell’andamento dell’inflazione italiana.
Il carrello pesa un quinto dell’inflazione italiana
Intanto bisogna capire che gli alimentari lavorati sono tutto ciò che esce da una fabbrica e arriva confezionato: pasta, pane, formaggi, salumi, scatolette, biscotti, caffè, vino e birra. Gli alimentari non lavorati sono la carne, il pesce, la frutta e la verdura freschi. Gli alimentari lavorati pesano quasi il doppio dei non lavorati, e questo spiega perché il carrello si muove poco anche quando al mercato i prezzi salgono.
Dal dicembre 2025 il carrello è salito dell’1,6%
Adesso vediamo i numeri: l’indice del carrello della spesa valeva 100,3 nel dicembre 2025 e vale 101,9 nel settembre 2026: un rincaro dell’1,6% in nove mesi. L’indice generale dei prezzi al consumo nello stesso periodo è passato da 100,0 a 104,6, quindi è salito del 4,6%. Significa che la spesa quotidiana non è cresciuta se non di pochissimo. Il percorso dei nove mesi non è stato lineare: il carrello della spesa è salito fino ad aprile 2026 (102,1), è rimasto fermo a maggio 2026, è sceso a giugno 2026 e a luglio 2026 (101,2) e ha ripreso a salire ad agosto 2026 e a settembre 2026. A settembre 2026 il carrello è tornato a +1,7% sull’anno precedente, dal +0,9% di agosto 2026.
Gli alimentari lavorati sono fermi, i freschi corrono
Il carrello della spesa si muove poco perché le sue due metà vanno in direzioni opposte. Gli alimentari lavorati, che pesano l’11,12% dell’indice generale, a settembre 2026 costano lo 0,3% in meno di un anno prima, e sono in territorio negativo da giugno 2026. Gli alimentari non lavorati, che pesano il 6,98%, a settembre 2026 costano il 5,5% in più di un anno prima. Come mostra il grafico in apertura, fra i venti prodotti che pesano di più nel carrello il primo per rincaro è l’insalata, salita dell’8% dal dicembre 2025, e l’ultimo è l’olio di oliva, sceso del 4,1% nello stesso periodo.
Il dettaglio prodotto per prodotto si ferma ad agosto 2026
Qui serve un avvertimento: il dato di settembre 2026, pubblicato il 30 settembre 2026, è provvisorio e l’Istat lo diffonde solo per gli aggregati: il dettaglio dei singoli prodotti arriva con i dati definitivi, il 16 ottobre 2026. L’ultimo mese disponibile prodotto per prodotto è quindi agosto 2026, quando il carrello della spesa segnava +1,0% sul dicembre 2025 invece del +1,6% di settembre 2026. Un’altra precisazione: su 128 prodotti confrontabili con il dicembre 2025, 89 costano di più e 39 costano di meno mentre gli altri 26 prodotti del carrello sono stati inseriti solo in questa occasione, quindi non si possono confrontare con il prezzo che avevano a dicembre 2025.
Carne e uova, il reparto che spinge il carrello
Il reparto delle carni pesa il 3,77% dell’indice generale, più di qualunque altro prodotto del carrello, e dal dicembre 2025 è salito del 2,1%: la colpa è della carne di bovino, che da sola pesa lo 0,98% e costa il 3,9% in più rispetto a dicembre 2025, con un rincaro del 7% sull’anno. La carne di pollame, che pesa lo 0,93%, è salita del 2% dal dicembre 2025. Dentro lo stesso reparto la carne suina si è mossa poco (+0,6% dal dicembre 2025) e i salumi anche meno: +1% quelli al banco, +0,4% quelli in confezione. Salgono invece le carni meno vendute: la carne ovina e caprina del 5,3%, le carni equine del 2,2%, le frattaglie dell’1,8%. Le uova, che l’Istat tiene nel reparto del latte, sono fra i rincari più visibili del 2026: costano il 5,7% in più rispetto a dicembre 2025 e il 7,3% in più dell’agosto 2025.
Di quanto è aumentato il prezzo del pesce
Il pesce è il caso particolare di quest’anno. Con il passaggio alla nuova classificazione europea dei consumi, l’Ecoicop 2, nel 2026 l’Istat ha spezzato il vecchio pesce fresco in quattordici segmenti separati: salmonidi, gadiformi (il merluzzo e i suoi parenti), pesci piatti, pesci pelagici, cefalopodi, bivalvi, crostacei e così via. Sono prodotti appena inseriti nell’indice e quindi non c’è un prezzo di dicembre 2025 da mettere a confronto.
Quello che si può leggere è il loro andamento dentro il 2026, da gennaio 2026 ad agosto 2026: i pesci d’acqua dolce sono saliti dell’8,1%, i gadiformi del 5,2%, i pesci piatti del 4%, i cefalopodi del 2,7%. I salmonidi, la famiglia che comprende il salmone, sono scesi del 2,9% e i bivalvi, cioè cozze e vongole, del 2,2%. Nel complesso il reparto ittico pesa l’1,16% dell’indice generale ed è salito del 3,2% dal dicembre 2025, con un rincaro dell’1,9% sull’anno a settembre 2026.
Latte, formaggi e burro sono meno costosi
Il reparto del latte, dei formaggi e delle uova pesa il 2,45% dell’indice generale e dal dicembre 2025 non si è praticamente mosso (-0,1%), ma dentro le variazioni ci sono eccome: i formaggi sono la singola voce più pesante di tutto il carrello, con l’1,22% dell’indice generale, e costano lo 0,6% in meno rispetto a dicembre 2025. Anche il latte scende su tutta la linea: il latte intero dell’1,9% dal dicembre 2025, il latte scremato del 2,1%, il latte condensato del 3,2%. Lo yogurt, che pesa lo 0,34%, è fermo sul valore di dicembre 2025. Il burro, dopo i rincari del 2025 è crollato: -8,2% dal dicembre 2025 e -14,2% sull’agosto 2025. È la discesa più forte di tutto il carrello fra i prodotti che non dipendono dalla stagione.
Conviene comprare llio, zucchero e cioccolato
Il reparto degli oli e dei grassi è l’unico che scende con continuità: -3,5% dal dicembre 2025 e -6,9% sull’anno. Il motore è l’olio di oliva, che pesa lo 0,38% dell’indice generale e costa il 4,1% in meno che a dicembre 2025, dopo i record del 2024 e del 2025. Gli oli di semi vanno in ordine sparso: il girasole è salito del 3,1%, l’olio di arachide è sceso del 2,9%.
Nel reparto dello zucchero e dei dolci, che pesa lo 0,78% e dal dicembre 2025 è sceso del 2%, la voce che si muove di più è il cioccolato: costa il 5,4% in meno che a dicembre 2025 e il 3,6% in meno dell’agosto 2025. Il cacao, che nel 2024 e nel 2025 ha fatto salire le tavolette in tutto il mondo, ha ripiegato. Nello stesso reparto lo zucchero è sceso dell’1,1% dal dicembre 2025 e i gelati del 4,3%, mentre il cacao in polvere resta in salita (+2%) e le confetture pure (+3,6%).
Le arance sono diminuite del 15,8%
Frutta e ortaggi sono il reparto in cui il confronto con il dicembre 2025 va letto con prudenza, perché i prezzi seguono la stagione per cui confrontare il prezzo delle arance di agosto 2026 con quello di dicembre 2025 significa confrontare la controstagione con la piena stagione: le arance risultano in calo del 15,8%, le melanzane del 17,9%, le zucchine del 10,5%.
Per questo reparto il numero da leggere è la variazione sull’anno, che neutralizza l’effetto della stagione. Sull’agosto 2025 le melanzane sono salite del 3,4% e le zucchine del 4,1%, quindi l’esatto contrario del segno che dà il confronto con il dicembre 2025. I rincari veri del reparto sono altrove: i cavolfiori e i broccoli costano il 19,4% in più dell’agosto 2025, le fragole il 16,9% in più, l’insalata e la cicoria il 7,5% in più. In calo sull’anno vanno i mandarini e le clementine (-16,1%), le ciliegie (-12,9%), i pompelmi (-10,8%) e le mele (-5,7%). A settembre 2026 il reparto degli ortaggi ha accelerato all’8,4% sull’anno, il valore più alto del 2026.
Pane, pasta e cereali, il reparto più fermo di tutti
Il reparto dei cereali pesa il 2,96% dell’indice generale, dal dicembre 2025 è salito dello 0,9% e sull’anno si muove di un decimo di punto (+0,1%). Il pane, che pesa l’1,02%, costa lo 0,9% in più che a dicembre 2025, gli altri prodotti da forno lo 0,7% in più, la pasta il 2,4% in più. Le materie prime del reparto, invece, scendono: il frumento costa lo 0,7% in meno che a dicembre 2025 e il riso l’1,4% in meno, con un calo del 4,1% sull’agosto 2025.
Bevande, acqua e caffè salgono, vino e birra scendono
Le bevande analcoliche pesano l’1,38% dell’indice generale e dal dicembre 2025 sono salite del 2%. Le acque minerali, che pesano lo 0,44%, costano il 4,1% in più rispetto a dicembre 2025, le bibite l’1,8% in più, i succhi di frutta e verdura l’1,2% in più. Il caffè, che nel 2025 ha fatto il salto più vistoso di tutto il carrello, nel 2026 si è calmato: +0,8% dal dicembre 2025 e +0,5% sull’agosto 2025.
Le bevande alcoliche fanno il contrario delle analcoliche: +0,9% dal dicembre 2025, ma -1,8% sull’anno. Il vino è salito dell’1,7% dal dicembre 2025 e costa il 2,5% in meno dell’agosto 2025, la birra lager è scesa dell’1,5% dal dicembre 2025 e dell’1,1% sull’anno.
Anche i detersivi e deodoranti scendono
La parte non alimentare del carrello pesa il 2,33% dell’indice generale ed è la più tranquilla del 2026. I detersivi e i prodotti per la pulizia della casa, che pesano lo 0,67%, sono fermi sul livello di dicembre 2025 e costano l’1,3% in meno dell’agosto 2025 mentre gli altri beni non durevoli per la casa, cioè carta igienica, sacchi, pellicole e lampadine, sono rimasti fermi.
Nei prodotti per la cura della persona il quadro è lo stesso: l’igiene personale costa lo 0,7% in meno che a dicembre 2025 e l’1,4% in meno sull’anno, la cura personale lo 0,6% in meno. Salgono soltanto i prodotti di bellezza, dell’1,7% dal dicembre 2025.
Che cosa cambia il 16 ottobre 2026
Il 16 ottobre 2026 l’Istat pubblica i dati definitivi di settembre 2026, con il dettaglio di tutti i 154 prodotti. Il numero da guardare non è il carrello nel suo insieme, che per costruzione si muove poco: è il reparto degli ortaggi, salito dell’8,4% sull’anno a settembre 2026. L’accelerazione del carrello da +0,9% di agosto 2026 a +1,7% di settembre 2026 è venuta tutta dagli alimentari freschi, e gli alimentari freschi pesano il 6,98% dell’indice generale contro l’11,12% degli alimentari lavorati.
I dati si riferiscono al: dicembre 2025-agosto 2026
Fonte: Istat
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