#Finsubito news dalla rete – Salone di Genova Day 1: Gigi Ugolini, Azimut-Ferrari, l’industria che corre, il caso Salis, la crisi delle piccole barche – Saily


IL TRAINO RESTANO I SUPERYACHT: IN ITALIA IL 52% DEGLI ORDINI MONDIALI – Per l’industria nautica italiana +1.4% nel 2025 e record di fatturato: 8,72 miliardi di euro. Export della cantieristica al massimo storico di 4,4 miliardi. Occupazione +3%: 32.420 addetti diretti, circa 170.000 nell’intera filiera. La premier Meloni allo stand della LNI, il cui presidente Marzano rileva la crisi della piccola nautica

Primo giorno frizzante per il salone nautico internazionale di Genova. A tenere alta l’attenzione su tutti i media, oltre alle barche e ai numeri eccellenti dell’industria, la vicenda della mancata presenza sul palco al momento dell’apertura della sindaca della città Silvia Salis. Tutti cadono dalle nuvole, ma il fatto resta. Una nota di Confindustria Nautica ha provato a chiarire: “In relazione alle notizie circolate sulla stampa precisiamo che il cerimoniale dell’inaugurazione del 66mo Salone Nautico Internazionale non prevedeva la partecipazione al taglio del nastro né del Presidente di Regione Liguria, Marco Bucci né della Sindaca di Genova, Silvia Salis. Si chiarisce inoltre che La Presidenza del consiglio è completamente estranea all’accaduto.” La sindaca ha poi parlato, la premier pare le abbia anche telefonato, la questione è stata derubricata a un momento di confusione in una scaletta forse troppo ingessata.

GIANLUIGI UGOLINI, UN PEZZETTO DI LUNA ROSSA AL SALONE – Il timoniere campione del mondo del cat olimpico Nacra 17 con Maria Giubilei, trimmer dell’AC40 di Luna Rossa che ha vinto il Preliminary 2 a Napoli, è passato al salone, fermandosi per un saluto allo stand FIV nella Blue Arena aperta al pubblico gratis.

LA NAUTICA ITALIANA VOLA (GRAZIE AI SOLITI SUPERYACHT) – L’industria nautica da diporto italiana chiude il 2025 con un nuovo massimo storico: il fatturato complessivo raggiunge 8,72 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% rispetto al 2024. Un risultato che conferma la solidità complessiva del comparto, ma che restituisce anche la fotografia di un mercato sempre più articolato, nel quale convivono dinamiche differenti: da una parte la tenuta dell’alto di gamma e la forza dell’export, dall’altra le difficoltà che, per il secondo anno consecutivo, interessano la piccola nautica.

I dati sono stati presentati mercoledi 30 nell’anteprima del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, in occasione del Boating Economic Forecast, appuntamento dedicato alla nuova edizione di La Nautica in Cifre – LOG, l’analisi del mercato realizzata dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, in collaborazione con IULM COMAR.

FORMENTI: OCCHIO ALLE DUE VELOCITA’ – Ad aprire i lavori è stato Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica. “I numeri del 2025 ci consegnano ancora una volta un’industria forte, capace di raggiungere un nuovo massimo storico in uno scenario internazionale profondamente cambiato. Ma il dato complessivo va letto nella sua articolazione: dopo anni di crescita generalizzata a doppia cifra, oggi convivono performance differenti tra i diversi segmenti. La leadership dell’alto di gamma e la straordinaria vocazione internazionale della nostra industria continuano a rappresentare elementi di forza, mentre la piccola nautica risente maggiormente delle incertezze e delle difficoltà che interessano globalmente la classe media. Essere leader significa anche saper leggere questi cambiamenti e anticiparli. La competitività futura della nautica da diporto italiana dipenderà dalla capacità di continuare a innovare, investire nelle competenze, sostenere l’internazionalizzazione e creare le condizioni perché possa crescere l’intera filiera”.

UN NUOVO MASSIMO STORICO PER L’INDUSTRIA NAUTICA – Nel 2025 il fatturato totale dell’industria nautica italiana – unità da diporto, accessori e motori – ha raggiunto 8,72 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Cresce anche l’occupazione: gli addetti effettivi salgono a 32.420, +3% sul 2024, mentre considerando l’intera filiera nautica si arriva a circa 170.000 occupati. Il contributo della nautica al PIL italiano è pari a 7,51 miliardi di euro, corrispondente al 3,32 per mille del PIL nazionale.

Dietro il nuovo record emerge tuttavia una marcata differenziazione tra i segmenti. La produzione nazionale della cantieristica raggiunge 5,47 miliardi di euro (+0,5%). All’interno del comparto, la produzione di unità entrobordo registra un +1,3%, mentre continuano, dopo un già complesso 2024, le difficoltà nei segmenti maggiormente legati alla piccola nautica: unità fuoribordo, unità pneumatiche e la vela.

“Il 2025 conferma la capacità dell’industria nautica italiana di mantenere una performance complessivamente positiva, ma evidenzia con chiarezza come non esista oggi un’unica dinamica di mercato – ha spiegato Stefano Pagani Isnardi, Direttore dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica. La produzione italiana è fortemente posizionata sull’alto di gamma nella cantieristica e sulle forniture destinate ai superyacht negli equipaggiamenti, segmenti che continuano a sostenere il comparto. Parallelamente, la piccola industria nautica registra per il secondo anno consecutivo una contrazione significativa, in un contesto internazionale caratterizzato da maggiore incertezza economica e sociale. Resta positivo il dato occupazionale: gli addetti diretti crescono del 3% e superano quota 32 mila, a testimonianza della capacità industriale e della profondità della filiera”.

EXPORT: NUOVO RECORD A 4,4 MILIARDI DI EURO – La vocazione internazionale continua a rappresentare uno dei principali fattori distintivi dell’industria nautica italiana. Nel 2025 la quota di export della cantieristica raggiunge il 90%, mentre il valore delle esportazioni tocca il nuovo record di 4,4 miliardi di euro, +2,6% rispetto al 2024. La quota italiana sull’export mondiale è pari al 21,3%. La leadership internazionale trova una delle sue espressioni più evidenti nel segmento dei superyacht: l’Italia si conferma primo Paese al mondo per ordini, con 568 unità, pari al 52% del totale globale.

“La nautica rappresenta uno dei casi più significativi di crescita internazionale della manifattura italiana – ha commentato Marco Fortis, Direttore e Vicepresidente di Fondazione Edison. Dall’inizio del nuovo millennio l’export italiano di imbarcazioni da diporto è passato da circa 0,8 a 4,4 miliardi di euro, più che quintuplicandosi. Un risultato che colloca il comparto tra le punte più dinamiche del nostro export manifatturiero e che si accompagna a una posizione di assoluto rilievo nella bilancia commerciale internazionale degli yacht a motore. Questa forza non nasce da un unico polo produttivo, ma da un sistema di distretti fortemente specializzati, capaci di esprimere competenze, filiere e vocazioni di mercato differenti e di competere con successo su scala globale”.

La geografia produttiva rappresenta infatti un ulteriore elemento caratterizzante dell’industria nautica italiana: quasi il 90% del fatturato della cantieristica è concentrato in cinque poli territoriali, mentre l’Alto Mediterraneo, tra Liguria e Toscana, rappresenta oltre la metà del totale. Le diverse specializzazioni produttive si riflettono anche nelle destinazioni internazionali dei singoli territori, delineando una rete di distretti fortemente integrata nei mercati mondiali.

UNA FILIERA CHE VA OLTRE LA CANTIERISTICA – Alla capacità competitiva del settore contribuisce in maniera significativa anche l’industria degli accessori e degli equipaggiamenti, che nel 2025 registra un fatturato complessivo pari a 2,03 miliardi di euro (+0,4%). La produzione nazionale del segmento raggiunge 1,54 miliardi di euro (+0,5%), con una quota destinata all’export pari al 47%: un dato che testimonia la capacità delle imprese italiane della componentistica di inserirsi nelle catene produttive dei cantieri internazionali.

Il quadro complessivo restituisce quindi l’immagine di un’industria che, dopo il lungo ciclo di espansione degli anni precedenti, entra in una fase più complessa e selettiva. Il nuovo massimo storico del fatturato convive con andamenti differenti tra i segmenti, mentre internazionalizzazione, leadership nell’alto di gamma, specializzazione dei distretti, innovazione e competenze continuano a rappresentare i principali fattori competitivi della nautica italiana.

LA PREMIER MELONI (E LA SINDACA SALIS) ALLO STAND DELLA LEGA NAVALE ITALIANA. MARZANO: “ACCENDERE UN FARO SULLA CRISI DELLA PICCOLA NAUTICA” – La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha visitato lo stand della Lega Navale Italiana al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova. La visita è stata anche l’occasione per richiamare l’attenzione su uno dei temi al centro dell’impegno della LNI: l’accessibilità della nautica e il futuro dei segmenti di piccole e medie dimensioni. Allo stand della Lega Navale anche la Sindaca di Genova, Silvia Salis e il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera, l’ammiraglio Sergio Liardo. 

A margine della cerimonia inaugurale, il Presidente della Lega Navale Italiana Donato Marzano ha infatti evidenziato il crescente divario tra la forte competitività dell’industria nautica italiana nell’alto di gamma e le difficoltà che interessano la nautica più accessibile. Un fenomeno che emerge con chiarezza anche dai dati di lungo periodo: tra il 2015 e il 2024 le unità da diporto immatricolate in Italia sono diminuite del 22%, mentre per i natanti il calo raggiunge il 35,7%.

“Come Lega Navale Italiana guardiamo con preoccupazione, ma anche con attenzione vigile, al calo che sta interessando la piccola e media nautica da diporto e che emerge dagli ultimi dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Confindustria Nautica”, ha dichiarato Marzano. “Bisogna accendere un faro su questo fenomeno, comprenderne fino in fondo le cause e soprattutto intervenire per contrastarlo. La nautica non può diventare un’attività per pochi: dobbiamo avvicinare quante più persone possibile al mare, abbattendo le barriere fisiche, cognitive e sociali. Il mare è un patrimonio del Paese e tutti devono poter avere l’opportunità di andare per mare”.




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