#Finsubito news dalla rete – Contratto Polizia e Forze Armate, via libera del Governo: cosa manca prima di vedere 189€ (lordi) in più e gli arretrati in busta paga?


Il via libera di Palazzo Chigi dopo oltre due mesi di attesa

Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2026 ha approvato, su proposta del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, le ipotesi di accordo sindacale per il triennio 2025-2027 del personale non dirigente delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare e delle Forze armate. La platea interessata è di circa 430mila donne e uomini in uniforme: Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Carabinieri, Guardia di finanza, Esercito, Marina (compresa la Guardia costiera) e Aeronautica.

Le tre ipotesi erano state sottoscritte il 15 luglio 2026 nella Sala Tarantelli di Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento della Funzione pubblica. Il decreto legislativo 195 del 1995, all’articolo 7 comma 11, prevede che il Governo deliberi entro quindici giorni dalla firma, dopo aver verificato le compatibilità finanziarie ed esaminato le osservazioni delle sigle dissenzienti. Quel termine scadeva il 30 luglio: le sedute del 23 e del 27 luglio si erano chiuse senza l’esame del provvedimento, e il passaggio è slittato fino all’inizio di ottobre.

Cosa prevede l’accordo: le cifre

Il cuore economico dell’intesa è l’aumento del valore del punto parametrale, che passa dagli attuali 195,50 euro a 200,90 euro dal 1° gennaio 2025, a 205,40 euro dal 1° gennaio 2026 e a 207,51 euro dal 1° gennaio 2027. L’incremento complessivo a regime è di 12,01 punti, pari a una crescita del 6,14 per cento, superiore al 5,4 per cento inizialmente messo a disposizione dalla legge di bilancio 2025.

In termini di busta paga, il beneficio medio mensile lordo a regime è di circa 189 euro (188,63 per la precisione), di cui 173,50 euro su stipendio e indennità fisse e continuative. Per le qualifiche iniziali di ciascun Corpo e Forza armata l’aumento netto parte da 100 euro al mese, con importi crescenti per i gradi superiori. Gli arretrati per il 2025 e il 2026 ammontano a 2.448 euro lordi per le qualifiche di ingresso.

Circa il 90 per cento delle risorse è stato concentrato sul trattamento fondamentale fisso, una scelta che produce effetti strutturali anche su tredicesima, pensione e buonuscita. Completano il quadro l’incremento dell’indennità mensile pensionabile per le Forze di polizia e dell’importo aggiuntivo pensionabile per le Forze armate, oltre alla rideterminazione dei compensi per il lavoro straordinario. Per il personale militare delle Forze armate, dal 2027 il compenso orario oscillerà tra 12,77 e 18,26 euro per lo straordinario feriale, tra 14,45 e 20,65 euro per quello notturno o festivo e tra 16,67 e 23,82 euro per il festivo notturno. Il FESI delle Forze armate cresce di circa 2,7 milioni per il 2025, 3,6 milioni per il 2026 e 10,7 milioni annui dal 2027, con la possibilità di far confluire nel Fondo eventuali ulteriori risorse della legge di bilancio 2027.

Genitorialità: tre giorni in più e congedo parentale fino a 14 anni

Sul fronte normativo, la novità più rilevante riguarda le tutele per i genitori. L’accordo introduce tre ulteriori giorni di congedo o licenza straordinaria in occasione della nascita di un figlio ed estende fino al quattordicesimo anno di età del bambino gli istituti di congedo parentale, modificando la disciplina oggi in vigore per il personale del comparto.

Gli impegni del Governo: previdenza dedicata e legge di bilancio 2027

Nel testo è stato inserito l’impegno formale dell’esecutivo ad aprire, entro novanta giorni dalla sottoscrizione, un tavolo sulle soluzioni previdenziali legate alla specificità di Forze di polizia e Forze armate, con la partecipazione di sindacati e associazioni professionali militari. A questo si aggiunge l’impegno a ricercare, nella legge di bilancio per il 2027 e nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, ulteriori risorse per il contratto 2025-2027, con priorità al Fondo per l’efficienza dei servizi istituzionali. È inoltre fissato per luglio 2027 un confronto con le rappresentanze del personale per verificare l’andamento delle retribuzioni contrattuali ed effettive sulla base dei dati ISTAT e della Ragioneria generale dello Stato.

Per il SIULP, che ha firmato, la mancata sottoscrizione «avrebbe significato lasciare inutilizzate risorse già disponibili e determinare un ritardo non quantificabile nella loro corresponsione». Sulla stessa linea il SIAP, secondo cui «alle condizioni date» si è raggiunto «il miglior risultato concretamente possibile». Tra i militari ha firmato il SIM Carabinieri: il presidente Giuseppe Bonadonna ha definito la scelta «un atto di responsabilità», aggiungendo che il tavolo previdenziale «è un fatto politico e storico rilevante, e vigileremo affinché produca risultati concreti».

Il fronte del no: la maggioranza delle sigle militari non firma

È sul versante militare che il rinnovo ha prodotto la spaccatura più profonda. Per le Forze armate, secondo quanto riportato da Money.it, hanno sottoscritto soltanto cinque sigle: ASPMI, USMIA Esercito, USMIA Marina, SAM e AMUS. La maggioranza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari ha invece rifiutato la firma, dopo che nelle settimane precedenti 17 APCSM del comparto Difesa e Sicurezza avevano diffuso un comunicato congiunto annunciando che senza nuovi fondi non avrebbero sottoscritto.

Il SIULM Marina, con il segretario generale Antonio Malcangio, ha giudicato gli incrementi «del tutto inadeguati rispetto alle aspettative e alle esigenze del personale» e definito «inaccettabile» che il percorso sulla previdenza possa avviarsi «soltanto tra l’autunno e l’inverno», «in assenza di impegni formalizzati e immediatamente verificabili». Per USMIA Carabinieri, il segretario generale Carmine Caforio ha parlato di un contratto che «non dà risposte su recupero salariale, previdenza dedicata, specificità e valorizzazione dell’anzianità di servizio».

Durissimo il SINAFI, che già l’11 luglio aveva scritto al ministro Zangrillo contestando l’annuncio dei 2.600 euro netti annui: secondo il sindacato dei finanzieri, le tabelle definitive consegnate dalla Funzione pubblica erano «ben al di sotto della metà» di quanto comunicato alla stampa, e alla Guardia di finanza «residuano 8.740 euro lordi annui per remunerare la specificità». Il dato dei 2.600 euro, come ha precisato lo stesso ministro, deriva dalla somma dei due rinnovi 2022-2024 e 2025-2027.

La piazza del 18 luglio

Tre giorni dopo la firma, il 18 luglio 2026, per la prima volta militari di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di finanza sono scesi in piazza insieme a Roma. La manifestazione è stata promossa da SINAFI, USAMI, NSC, ITAMIL e SILMM. Luca Spagnolo, segretario generale del MOSAC, ha parlato di «truffa di Stato» e di un «contratto che ha calpestato la dignità di migliaia di lavoratori con le stellette»; Michele Capece, segretario generale vicario di NSC, ha ribadito che «più viene valorizzato il personale del comparto sicurezza e difesa, maggiore è la sicurezza per il popolo italiano».

Il nodo della previdenza dedicata

Il tema che ha diviso il tavolo è la previdenza dedicata per il personale in uniforme, oggi in larga parte nel sistema contributivo. USMIA Interforze ha stimato il costo complessivo dell’intervento in circa 480 milioni di euro, ricordando che una parte delle risorse è già stata prevista dalla legge di bilancio 2022 (articolo 1, commi 95-97) con un Fondo per la progressiva perequazione del regime previdenziale di Forze armate, Forze di polizia e Vigili del fuoco. Il SIULM, pur riconoscendo lo stanziamento di 90 milioni successivo all’incontro di Palazzo Chigi, aveva chiesto un impegno pubblico della presidente del Consiglio a inserire nella prossima legge di bilancio le risorse necessarie. Già il 9 dicembre 2025 il ministro dell’Interno Piantedosi aveva annunciato l’apertura immediata del tavolo previdenziale.

Un negoziato lungo sei mesi

Le procedure negoziali si erano aperte il 26 gennaio 2026 a Palazzo Vidoni, con la presenza dei ministri Zangrillo, Piantedosi e Crosetto e dei sottosegretari Albano (Economia) e Delmastro (Giustizia), di fronte a 39 sigle rappresentative. Il percorso ha conosciuto diversi stop: gli incontri tecnici del 10 e 11 marzo sono stati rinviati «per sopravvenuti impegni istituzionali», poi il confronto è ripreso con le sedute di marzo, aprile, maggio, giugno e infine quelle del 9-10 e 14-15 luglio, culminate nella firma.

Cosa manca prima dei soldi in busta paga

Con la delibera del 2 ottobre si chiude solo una tappa. I contenuti delle tre ipotesi saranno recepiti con due distinti decreti del Presidente della Repubblica, uno per le Forze di polizia e uno per le Forze armate, per i quali la legge esclude il parere del Consiglio di Stato. I decreti dovranno poi superare il controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti ed essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale, da cui decorre l’efficacia. Solo a quel punto NoiPA potrà procedere con l’adeguamento stipendiale e la liquidazione degli arretrati 2025-2026. Nel precedente rinnovo 2022-2024, firmato il 18 dicembre 2024, il SIAP aveva denunciato a febbraio 2025 che il personale non aveva ancora ricevuto né l’aggiornamento né gli arretrati.

Nel frattempo, con la legge di bilancio 2027 in arrivo, i sindacati firmatari e non attendono di capire se l’impegno su nuove risorse per il FESI e il tavolo sulla previdenza dedicata, da convocare entro i novanta giorni dalla sottoscrizione, si tradurranno in stanziamenti concreti.

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