Il 28 settembre abbiamo assistito al primo storico volo orbitale di Starship e al completamento della sua prima missione operativa. Anche questa volta, come nei voli precedenti, non sono mancati alcuni problemi. Nonostante ciò, i tecnici di SpaceX sono riusciti a identificarne le cause e a raggiungere un traguardo fondamentale per il programma.
L’obiettivo dell’azienda è ora aumentare la frequenza dei lanci e ridurre il tempo necessario tra una missione e la successiva. Un nuovo volo potrebbe avvenire già entro la fine di ottobre, mentre SpaceX continua a lavorare anche in vista del debutto di Starship dal complesso di lancio 39A, in Florida.
In questa nuova puntata della rubrica “I progressi di Starship” analizziamo i risultati ottenuti con Flight 14 e i prossimi passi che attendono SpaceX. Come sempre, sul nostro canale Youtube trovate anche la versione video di questa rubrica:
L’orbita terrestre è sempre stata vicina
Con il quattordicesimo volo di Starship, SpaceX ha dimostrato ciò che aveva sempre dichiarato durante i precedenti lanci: non raggiungeva l’orbita perché voleva essere certa del corretto funzionamento di tutti i sistemi. È importante, infatti, per la sicurezza di tutti, che la Starship sia pienamente controllabile una volta giunta in orbita. In caso contrario rappresenterebbe un pericolo sia nello spazio sia sulla Terra.
A seguito della manovra di hot staging, lo spegnimento di uno dei motori Raptor ottimizzati per il vuoto avrebbe potuto compromettere l’intera missione. A circa 11 minuti dalla partenza, il commentatore della diretta di SpaceX aveva annunciato che la Ship 41 non avrebbe eseguito l’accensione necessaria per entrare in orbita. Nei 10 minuti successivi, però, i tecnici hanno analizzato i dati provenienti dalla Starship e hanno preso una decisione molto importante: procedere comunque con l’inserimento orbitale.
Grazie alla telemetria condivisa da SpaceX sappiamo che, dopo 25 minuti e 15 secondi, la Ship 41 ha avviato uno dei suoi motori centrali per 19 secondi. La velocità della Starship è così passata da 26.041 km/h a 26.370 km/h, con un incremento dell’1,26%, pari a circa 91 m/s. È bastata quindi una breve accensione della Ship 41 per circolarizzare la traiettoria ed entrare effettivamente in orbita. SpaceX aveva già dimostrato di essere in grado di riaccendere un Raptor nello spazio durante il volo numero 6, avvenuto il 19 novembre 2024. Dai voli successivi, quindi, la Starship avrebbe già potuto raggiungere l’orbita, ma l’azienda aveva bisogno di effettuare numerosi test strutturali per studiare il comportamento dei diversi elementi del veicolo.
Il problema al Raptor della Ship 41, però, ha portato SpaceX a ridimensionare la missione. La Starship è rimasta in orbita per 3 ore e 8 minuti, ben al di sotto delle 9 ore e 50 minuti previste nel piano di volo originale. È comunque riuscita a rientrare in uno dei punti prestabiliti, poco distante da una delle boe che SpaceX aveva dispiegato per riprenderne l’ammaraggio.
Presto potrebbero tornare le catture al volo
È molto probabile che i piani di volo delle prossime missioni di Starship siano simili a quelli adottati per quest’ultimo lancio. Non essendo riuscita a mantenere la Ship 41 in orbita per tutto il tempo previsto, SpaceX potrebbe ripetere il test con le prossime Starship. Si tratta di una prova molto importante, perché permetterà di raccogliere numerosi dati sul comportamento dei diversi sistemi dopo una lunga permanenza nello spazio. L’azienda deve infatti dimostrare che le Starship sono in grado di gestire per lunghi periodi il propellente contenuto nei serbatoi, oltre ai sistemi di controllo e alle batterie di bordo.
Sia la Ship 41 sia il Booster 21 hanno avuto problemi con i Raptor, quindi non è ancora chiaro se SpaceX tenterà le catture al volo già durante il prossimo lancio. Entrambi gli stadi, però, hanno dimostrato di poter compensare la perdita di uno o più motori ed eseguire comunque un rientro controllato. L’azienda potrebbe quindi decidere di tentare la cattura, valutando però le prestazioni dei due veicoli durante le diverse fasi della missione.
Sebbene il Booster 21 abbia effettuato il rientro in mare, SpaceX ha comunque simulato alcune procedure di cattura in volo. Durante la discesa del Super Heavy, sebbene i bracci di Mechazilla non abbiano eseguito i movimenti previsti per il recupero del primo stadio, SpaceX ha attivato il sistema di soppressione ad acqua che si trova in cima al pad. Questo serve a proteggere le strutture della rampa dalle fiamme dei motori del Super Heavy.
Il 12 settembre SpaceX ha inoltre effettuato un particolare test con la Ship 42. Questa è stata sollevata da Mechazilla fino alla sommità della torre, per poi essere nuovamente abbassata e collegata al Quick Disconnect Arm (QDA). Non era mai accaduto prima che una Starship venisse agganciata al QDA senza essere posizionata su un Super Heavy. Molto probabilmente SpaceX ha voluto collaudare le fasi immediatamente successive alla cattura al volo di una Starship, compresa la connessione al QDA per lo svuotamento dei serbatoi dal propellente residuo e la loro successiva pressurizzazione.
Quando il prossimo lancio?
Il CADENA, un’organizzazione che coordina il traffico aereo nella regione dell’America Latina e dei Caraibi, ha pubblicato il 24 settembre due avvisi per i prossimi voli di Starship: il primo per il 19 ottobre e il secondo, dalla Florida, per il 30 ottobre. È però difficile che SpaceX riesca a rispettare queste date, soprattutto quella del 30 ottobre. L’azienda deve infatti ancora completare la costruzione dei prototipi, sottoporli ai test necessari e successivamente trasferirli in Florida via nave. I tempi a disposizione sono quindi particolarmente stretti, rendendo poco probabile un lancio entro la fine del mese. Nonostante ciò, si tratta di un importante indicatore del fatto che entro la fine dell’anno potremmo assistere al primo lancio di Starship dalla Florida.
Il 29 settembre, probabilmente proprio in preparazione a questo evento, la chiatta You’ll Thank Me Later ha lasciato Port Canaveral, in Florida, per dirigersi verso Starbase. Questa imbarcazione si trovava nel porto perché aveva trasportato diverse componenti utilizzate per gli spostamenti di Starship e Super Heavy dal Texas. Se SpaceX punta a effettuare il volo 16 dalla Florida, potrebbe utilizzare la Ship 43 e il Booster 43, la cui costruzione dovrebbe terminare a breve.
Starship Coming to Florida? 💪 🚀⛴️
SpaceX barge “You’ll Thank Me Later” exited Port Canaveral this morning behind tug Signet Warhorse I. YTML’s job is to collect Starship flight hardware at Starbase and bring it to Florida. Stands already moved. Flight articles next? 🧐 https://t.co/K8r8dJqJF1
— JohnCn (@JConcilus) September 29, 2026
Per il volo 15, invece, SpaceX utilizzerà la Ship 42 e il Booster 42 che, a settembre, hanno già superato con successo i collaudi tramite pressurizzazione con azoto liquido. Nelle prossime settimane potremmo quindi assistere a diversi static fire test, sebbene non sia chiaro come stia procedendo l’installazione dei motori sulla Ship 42. Sembrerebbe infatti che il 30 settembre i tecnici abbiano smontato i Raptor precedentemente installati sulla Starship, per poi trasportarli fuori dalla Mega Bay. Poiché ciò è avvenuto dopo il volo 14, è possibile che SpaceX voglia apportare alcune modifiche alla Ship 42 sulla base dei dati ottenuti dalla missione precedente.
Altri “pezzi di Starship” – Brevi novità e aggiornamenti
- Per semplificare le operazioni di ispezione e manutenzione della rampa di lancio, SpaceX ha sviluppato una struttura dedicata che elimina la necessità di montare impalcature. La struttura viene posizionata sulla rampa tramite una gru e consente di accedere facilmente ai componenti più critici, tra cui i due Quick Disconnect e i 20 morsetti incaricati di trattenere il Super Heavy durante le fasi precedenti al lancio.
- Dopo il rilascio dei 26 satelliti Starlink V3 da parte della Ship 41, avvenuto il 28 settembre, i satelliti hanno iniziato le manovre di innalzamento orbitale utilizzando il proprio sistema propulsivo. Rilasciati a circa 275 km di quota, dovranno raggiungere un’orbita operativa di 350 km. SpaceX ha inoltre comunicato di essere riuscita a stabilire il contatto con tutti e 26 i satelliti, ciascuno dei quali è in grado di aggiungere 1 Tbps di capacità alla costellazione Starlink.
Our first view of a new Starlink V3 in orbit.
Captured on September 30 from approximately 230 km with 34 cm/px resolution, this is an early look at the next generation satellite in the Starlink constellation.
Two solar arrays are deployed, with the spacecraft in an expected orientation as it raises orbit.
The V3s will now move towards their operational altitudes, bringing them closer to HEO’s current network and enabling higher-resolution imagery as they climb.
— HEO (@heospace) October 1, 2026
- Dai documenti che precedono l’imminente IPO di Anthropic emerge che l’azienda potrebbe spendere fino a 84,5 miliardi di dollari per acquistare capacità di calcolo da SpaceX entro il 2029. La cifra è quasi il doppio dei circa 45 miliardi di dollari emersi in precedenza dai documenti relativi all’IPO di SpaceX, nei quali era stato rivelato un accordo da 1,25 miliardi di dollari al mese per l’utilizzo di infrastrutture di calcolo, con una durata potenziale di tre anni.
- Dal 25 settembre SpaceX ha avviato gli ultimi lavori per completare il tetto della Giga Bay di Starbase, la struttura destinata all’assemblaggio finale della Ship e del Super Heavy. Le immagini più recenti mostrano progressi significativi e un edificio ormai vicino al completamento esterno. Rimane invece incerto lo stato delle attività interne, per cui non è ancora possibile capire quali saranno le prime Starship assemblate al suo interno.
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