“Chiesero a un uomo povero: «Perché ai poveri è imposto di osservare tutti i divieti della Torah, mentre i ricchi li violano e per giunta si sentono benone?»” ‒ “A ognuno il suo”
“Poveri o ricchi” è il titolo dell’ottavo capitolo del volume “Racconti e storielle degli Ebrei”, edito in Italia da Bompiani, curato da Elena Kostioukovitch e tradotto dal russo da Benedetta Sforza.
L’autore Efim Samojlovič Rajze (1904 – 1970), nel corso della sua vita, ha raccolto numerose storielle della tradizione yiddish dell’Europa Orientale documentando con questo importante lavoro la commistione fra ebraismo e folclore russo, polacco ed ucraino. Le parabole di questo volume sono state rese in italiano dal russo, nella quale lingua sono state tradotte, a loro volte, dall’yiddish.
“Racconti e storielle degli Ebrei” è suddiviso in dieci capitoli a loro volta suddivisi in sottocapitoli: “Favole magiche” (Avventure magiche; Personaggi magici: il profeta Elia; Personaggi magici: i giusti segreti; Personaggi magici: il Besht); “Storie credibili e incredibili” (Racconti su sinagoghe; Racconti sul maligno; Storielle di tesori; Racconti di buoni spiriti domestici; Racconti di diavoletti); “Apologhi, racconti e favole pie”; “Favole per bambini”; “Novelle popolari di come il mondo gira” (Maymonide; I potenti dell’universo; Ladri astuti; Briganti e malfattori); “Motteggiatori e mattacchioni” (Hershele Ostropoler; Shmerl Snitkover; Motka Khabad; Leyb Gotsvinder; Shayne Fayfer; Kolev Letz; Binka Dibek; Yosl Marshalik; Shloyme Ludmirer; Buffonate e furbe invenzioni); “Stolti, sempliciotti, pazzerelli e picchiatelli” (Storie sugli stolti abitanti di Chelm, di Tupshishok e di Kulikov; Quel furbacchione di Benya; Il rabbino di Derazhnya; Racconti su Yekele lo sciocco, su Peysya e sullo scemo Khoyze; Racconti sull’arguto Melamed; Racconti di altri gonzi; Racconti di altri matti); “Poveri o ricchi”; Religiosi o empi” (Racconti di Zaddikim; Racconti di rabbini; Racconti dei predicatori, dell’inferno e del paradiso; Racconti di quelli che non credono in Dio); “Ogni sorta di genere” (Artigiani e vetturini; Racconti di mezzani; Mercanti e bottegai; Ladri; Ebrei e i signori; Altri).
Si consiglia vivamente la lettura de “Racconti e storielle degli Ebrei” e si ricorda che il dialetto yiddish, formatosi su base dell’antico tedesco, fu utilizzato nell’Europa Orientale dal XIII secolo sino alla Seconda guerra mondiale, periodo nel quale gli yiddish furono sterminati e con loro la straordinaria capacità di commistione tra umorismo e religiosità, malasorte e ricchezza.
Dopo aver presentato “Il peccato venduto”, “La calunnia del sangue”, “Lo sposo promesso nell’altro mondo”, “Lo zar e l’ebreo”, “La verità viene a galla come olio sull’acqua”, “Il principe stupido”, “Arguzia da musicante”, “Come un rabbino si accordò con Dio”, “La domanda di matrimonio di uno sciocco”, “Il cucchiaio e l’oca”, “Non bisogna essere schizzinosi nel mangiare”, “Come un ebreo inghiottì una ricevuta” è la volta di una selezione tratta da “Poveri o ricchi” nella quale si leggeranno le storie “Quanto gli manca?”, “A ognuno il suo”, “Parlò con Dio”, “A domanda, domanda”, “Elemosina” ed “Il più astuto di tutti”.
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“Poveri o ricchi”: selezione di brevi storielle
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“Quanto gli manca?”[1]
Alcuni ebrei se ne stavano seduti tra amici a “valutare” la ricchezza di un locale riccone.
Si alzò uno e disse:
«Io credo che gli manchino centoventimila rubli».
Tutti scoppiarono a ridere:
«A sentire te starebbe lì lì per fare bancarotta».
«Figuriamoci!» rispose quello. «Possiate voi, ebrei, rischiare tutti una simile bancarotta! Ma lui è un porco tale come se di rubli ne possedesse duecentomila; benché in realtà non credo che ne possegga più di ottantamila. Dunque gliene mancano ancora centoventimila.»
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“A ognuno il suo”[2]
Chiesero a un uomo povero:
«Perché ai poveri è imposto di osservare tutti i divieti della Torah, mentre i ricchi li violano e per giunta si sentono benone?»
Quello rispose così:
«Quando Moyshe-rabeynu frantumò in un eccesso d’ira le Tavole della Legge, tutti si precipitarono a raccoglierne i frammenti. I ricchi si presero tutti i pezzi più grandi, dove era scritto: “rubare”, “ammazzare”, “fornicare”: per questo a loro tutto è concesso. Ai poveri rimasero solo frammenti più piccoli, dove era scritto: “non”, “non”, “non”: ecco perché a loro tutto è vietato».
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“Parlò con Dio”[3]
In sinagoga. Crepuscolo di una sera invernale. Ebrei seduti accanto alla stufa. Racconta un poveraccio:
«Oggi in sogno ho parlato con Dio. Gli dico: “Reboyne shel oylom! Mille anni sono per Te pari a un’ora, e mille rubli sono per Te pari a un rublo. Cosa Ti costa prestarmi un rublettino?”»
«E cosa ti ha risposto Dio?»
«Mi ha risposto: “Aspetta un’oretta…”»
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“A domanda, domanda”[4]
Chiesero a un poveraccio:
«Cosa faresti se Dio ti concedesse tutta la ricchezza di Rothschild?»
«A questa domanda, io vi risponderò con una domanda ancora più difficile», rispose.
«Che cosa farebbe Rothschild se Dio gli mandasse tutta la mia scalogna?»
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“Elemosina”[5]
«Egregia signora! Fate una donazione a una vedova infelice e ai suoi cinque figli. Se oggi, Dio non voglia, non porterà al padrone di casa gli otto rubli di cui è in debito per lo scorso anno, lui la metterà in strada.»
«Vi state adoperando per lei? Ma voi per lei chi siete?»
«Io? Sono il suo padrone di casa.»
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“Il più astuto di tutti”[6]
Un tale morì e lasciò le proprie sostanze a tre amici: un rabbino, un mercante e un banchiere.
Nel testamento inserì una strana clausola: che durante i suoi funerali ognuno degli eredi depositasse dentro la sua tomba cento rubli.
Non ci fu nulla da fare. Al momento dell’inumazione il rabbino tolse dal portamonete centro rubli in contanti e li lasciò cadere nella tomba.
Il mercante scrisse una cambiale: “Con la presente mi obbligo a pagare cento rubli”, la firmò e la lasciò cadere nella tomba.
Ma il banchiere sottoscrisse una cambiale da trecento rubli e si prese il resto: i cento in contanti e la cambiale del mercante.
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Chi conosce le favole russe, sa che le simpatie popolari sono sempre dalla parte dei poveri, e qualsiasi ricco viene considerato bastonabile per il solo fatto di disporre in questa vita terrena di un considerevole agio. Anche nelle favole europee di area cattolica, il povero è sempre anteposto al ricco, dal momento che nella ricchezza s’ipotizza un qualche elemento peccaminoso.
Nel folclore ebraico l’antitesi, invece, non si colloca tra la ricchezza e la povertà, bensì tra l’avaro e il generoso. Un riccone merita biasimo solo quando si comporta da superbo e soprattutto se cerca di eludere il dovere della beneficenza. Se invece è sensibile ai problemi dei poveri, non suscita neanche la minima riprovazione anche se è uno dei più ignobili farabutti.
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Info
Note
[1] Efim Samojlovič Rajze, Racconti e storielle degli ebrei, Bompiani, 2002, p. 329-330
[2] Ibidem, p. 330
[3] Ibidem, p. 331
[4] Ibidem, p. 333
[5] Ibidem, p. 334
[6] Ibidem, p. 334
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