Affare fatto. Paramount, studio hollywoodiano di proprietà della famiglia Ellison, ha acquisito la società concorrente Warner Bros. Discovery. Un affare da 110 miliardi di dollari che ha portato alla nascita di un impero mediatico e di intrattenimento, un colosso senza precedenti per dimensione e influenza. Dal 6 ottobre, due dei cinque Studios più importanti del mondo sono una cosa sola e hanno una sola direzione, pur continuando, per ora, a mantenere i rispettivi marchi. Parliamo di produzioni cinematografiche, reti televisive, servizi streaming, canali informativi e franchise di fantasia.
“mission impossible”
Paramount possiede, tra gli altri, “Mission Impossible”, “Top Gun”, “Star Trek”, “Scream” e “SpongeBob”. La Warner non è da meno, con “Harry Potter”, “Rooney Tunes”, “Matrix”, “Friends”, “Il signore degli anelli”, “Il Trono di Spade”, l’universo di supereroi DC, con Superman e Batman, e così via. Quanto alla televisione, Paramount controlla alcune delle emittenti più viste degli Stati Uniti: Cbs, Cbs News, Mtv, Comedy Central e Pluto, mentre la Warner ha Hbo, Hbo Max e Cnn, il canale di news più prestigioso d’America. Tutto questo da adesso è nelle mani di Skydance Corporation, la casa madre degli Ellison. Larry Ellison e il figlio David sono fra gli uomini più ricchi del mondo e sono amici e finanziatori del presidente Donald Trump, che infatti ha caldeggiato la fusione e scoraggiato le mire di altri pretendenti.
lungo processo
Poche ore dopo l’annuncio dello storico accordo, sulla leggendaria “Torre dell’Acqua” di Warner Bros., in California, gli operai erano già al lavoro per aggiungere la scritta “A Skydance Corporation”. Tanta fretta ha fatto da contraltare al lungo e travagliato processo di fusione, durato quasi un anno e rallentato da polemiche, pressioni istituzionali e ricorsi giudiziari.
Lo scorso anno, sembrava che la Warner dovesse finire sotto un altro gigante globale: Netflix. È il 5 dicembre 2025 quando la piattaforma della “N” rossa comunica di aver raggiunto un accordo per acquistare Warner Bros. Discovery, sorprendendo pubblico e addetti ai lavori. L’affare è da 82,7 miliardi di dollari fra azioni, liquidità e debiti, ma esclude Cnn e le altre reti via cavo, che dovrebbero confluire in una nuova società. Netflix è talmente sicura dell’operazione che invia un’email di giubilo a tutti gli abbonati del mondo, elencando alcuni dei titoli che si sarebbero aggiunti al suo catalogo.
valutazione antitrust
Poi, la battuta d’arresto. Due giorni dopo, il presidente Trump dice che la dimensione combinata delle due società “potrebbe rappresentare un problema”, promettendo, con una mossa inconsueta, di intervenire direttamente nella valutazione antitrust del Dipartimento di Giustizia.
L’indomani, 8 dicembre, ecco sopraggiungere David Ellison. Per scavalcare Netflix, Paramount lancia un’Opa ostile sulla Warner e offre 30 dollari ad azione, tutti in denaro. La proposta -che stavolta comprende la Cnn e gli altri canali- è sostenuta finanziariamente da alcuni fondi d’investimento del Golfo (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati) e da Jared Kushner, genero e consigliere di Trump nonché affarista internazionale. A questo punto, Netflix esce dalla partita, ma i giochi non sono finiti.
appello contro
Nell’attesa del via libera dell’antitrust Usa, Hollywood si mobilita per evitare la fusione, ventilando gravi rischi per concorrenza, occupazione, libertà e pluralismo dell’informazione. Ad aprile oltre mille attori e tecnici firmano un appello contro il progetto. Quindi interviene la giustizia: il 20 luglio 2026, un giudice federale della California, Araceli Martínez-Olguín, sospende il maxi-acquisto dopo il ricorso congiunto di 12 Stati Usa, secondo cui l’unione danneggerebbe lavoratori e consumatori, riducendo l’offerta, la qualità dei prodotti e il personale.
Lo stop prosegue fino al 21 settembre, quando viene annunciato l’accordo fra David Ellison e i procuratori generali dei 12 Stati, capeggiati dalla California. La giudice Martínez-Olguín approva il memorandum il 30 settembre. A quel punto, la fusione diviene realtà. Per convincere i ricorrenti, Ellison ha accettato una serie di obblighi di tipo produttivo e gestionale. Tra questi, realizzare almeno 156 film in cinque anni, di cui 20 pellicole a grande distribuzione e 4 indipendenti ogni anno; accrescere gli investimenti nel cinema americano; creare un fondo per i dipendenti che verranno licenziati; pagare una sanzione di 30 milioni di euro per ogni “film mancante”, da destinare a servizi sanitari e previdenziali in favore del settore; negoziare separatamente i contratti relativi ai canali via cavo di Warner e di Paramount, per evitare un abuso di posizione dominante.
basato sui fatti
Fin qui per quanto riguarda l’intrattenimento. Ma la maxi-operazione, come anticipato, avrà un effetto rilevante anche sull’informazione, dal momento che unirà Cbs e Cnn sotto il medesimo editore. Un editore trumpiano, per la precisione, e proprio nel momento di massima pressione della politica sui mezzi di informazione.
Come parte dell’accordo giudiziario, non a caso, Paramount ha accettato di istituire un “Comitato per l’indipendenza editoriale”, al fine di “garantire un giornalismo indipendente, obiettivo e basato sui fatti” nei due grandi canali. Lo stesso David Ellison, che all’inizio di quest’anno ha ospitato una cena in onore di Trump, ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica sulla futura autonomia dei suoi media.
informazione indipendente
Per adesso, in effetti, il primo segnale sembra andare in questa direzione, dal momento che Ellison ha confermato alla guida di Cnn il britannico Mark Thompson, ex direttore generale della Bbc e del New York Times. “Sono convinto che, da David Ellison in giù, i vertici di Paramount Skydance credano davvero che l’informazione, accanto all’intrattenimento, rappresenti una delle principali opportunità strategiche per la nostra nuova società”, ha scritto Thompson ai dipendenti subito dopo la fusione: “Hanno esaminato la nostra strategia digitale e ne sono entusiasti quanto noi. In secondo luogo, dopo aver parlato a lungo con loro di questo tema, sono davvero fiducioso che comprendano e sosterranno pienamente sia il principio sia la pratica di un’informazione indipendente, come quella che la Cnn ha sempre difeso”.
Come scrive il Guardian, “la decisione dei vertici di Paramount Skydance rappresenta un sollievo per molti dipendenti della Cnn, che temevano una ristrutturazione radicale dell’emittente. Alcuni avevano inoltre espresso il timore che Ellison potesse collocare Bari Weiss, direttrice editoriale di Cbs News, a capo della rete televisiva all-news via cavo”.
fusione miliardaria
Bari Weiss è stata ingaggiata da Cbs a ottobre 2025, dopo l’acquisto di Paramount da parte di Skydance, e ha imposto una linea editoriale filo-repubblicana, peraltro con un netto calo di ascolti (-23% di share per il tg serale). Un precedente non rassicurante. Cbs, poi, è stata al centro anche del caso Stephen Colbert, il popolare conduttore progressista del Late Show licenziato dagli Ellison. La società parlò di motivi “puramente finanziari”, ma Colbert definì la chiusura del suo programma “una mazzetta”, un obolo per favorire la fusione miliardaria tra Paramount e Skydance Media, che richiedeva appunto l’approvazione dell’amministrazione. Il Presidente Usa, del resto, gioì sui social: “Adoro che Colbert sia stato licenziato. Un uomo senza talento che faceva ascolti bassi”. In seguito, il tycoon ha persino pubblicato un video AI in cui getta il conduttore in un cassonetto dei rifiuti. Nello stesso periodo, il presidente ha cercato, senza riuscirci, di far chiudere lo show Abe di Jimmy Kimmel.
miliardi di debiti
Il senatore Bernie Sanders, indipendente democratico, ha già detto che si sta creando “un’oligarchia”, mentre in Rete monta il malcontento per il crescente potere degli Ellison, figure controverse, finanziatori dell’esercito israeliano e proprietari anche del colosso tech Oracle e di parte di TikTok Usa. Un universo che, come ricostruito dal Corriere della Sera, spaventa Wall Street, visto che è arrivato ad accumulare 240 miliardi di debiti, compresi gli 80 “ereditati” dalla Warner.
Nel dicembre scorso, durante le trattative per la fusione, il Wall Street Journal scrisse che gli Ellison avevano promesso a Trump “cambiamenti radicali” nella linea della Cnn. Ed è noto come il Presidente si sia più volte scagliato contro le Tv degli Stati Uniti: “Ho solo cattiva stampa. Penso che forse la loro licenza dovrebbe essere revocata, ma spetta a Carr decidere. Certe Tv sono un braccio dei Dem. Non dovrebbe essere permesso”, ha tuonato a settembre 2025. Brendan Carr è il presidente della Commissione Federale per le Comunicazioni e non ha mai nascosto di voler rivedere il sistema televisivo Usa, considerato “troppo progressista”. Fra le azioni attuate finora, come raccontato da Professione Reporter, quella di imporre la par condicio anche ai talk show, il che ha portato al blocco di alcune interviste dell’astro nascente Dem James Talarico.
“fantasie e menzogne”
Infine, va ricordato che appena il mese scorso il presidente Usa ha bandito dalla Casa Bianca i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico, accusando le tre testate di pubblicare “fantasie e menzogne”. Le tre emittenti hanno intentato causa contro la decisione, mentre le altre reti maggiori -Cbs, Abc, Nbc e persino la trumpiana Fox News- hanno sospeso la copertura degli eventi presidenziali in solidarietà con i colleghi. Il 10 ottobre il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta per verificare se quel breve “boicottaggio solidale” abbia violato le leggi sull’antitrust.
In risposta a quell’episodio, la Casa Bianca ha lanciato in pompa magna la “Trump Tv”, un flusso video continuo con “i momenti migliori, gli annunci e le ultime novità dell’amministrazione”. Ora resta da capire cosa accadrà davvero con la Cnn nelle mani degli Ellison. E se la neonata Trump Tv rischi di essere già superflua.
(nella foto, David Ellison)
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