#Finsubito news dalla rete – come cambiano mutui, prestiti e risparmi quando la BCE muove il costo del denaro


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Le riunioni del Consiglio direttivo della Banca centrale europea si tengono a Francoforte, in una sala che quasi nessuno ha mai visto, e producono comunicati scritti in un linguaggio che sembra fatto apposta per non essere letto. Eppure, qualche settimana dopo, quelle decisioni arrivano con una precisione quasi meccanica nelle cassette della posta di Benevento, Avellino o Caserta, sotto forma di una lettera della banca che annuncia la nuova rata del mutuo, o di un estratto conto in cui gli interessi sul deposito sono cambiati senza che il correntista abbia mosso un dito.

Il costo del denaro è una di quelle grandezze che si avvertono più di quanto si capiscano. Quando sale, chi ha debiti a tasso variabile paga di più e chi ha risparmi parcheggiati in certi strumenti guadagna qualcosa in più; quando scende, accade il contrario, con tempi e intensità diversi a seconda del prodotto. Capire dove si colloca la propria famiglia lungo questa linea è il primo passo per non subire le decisioni altrui.

Euribor e mutuo a tasso variabile: cosa succede alla rata quando la BCE si muove

Il collegamento più diretto passa per l’Euribor, il tasso a cui le banche europee si prestano denaro tra loro, che nella grande maggioranza dei mutui a tasso variabile italiani rappresenta il parametro di riferimento. La rata si calcola sommando l’Euribor (a uno, tre o sei mesi, a seconda del contratto) a uno spread fisso stabilito al momento della firma. Le mosse della BCE non si trasferiscono sull’Euribor in modo istantaneo, perché i mercati tendono ad anticiparle, ma la direzione è quella.

Per una famiglia che ha acceso un mutuo da centocinquantamila euro a venticinque anni, una variazione di un punto percentuale nel parametro può valere parecchie decine di euro al mese, che in un bilancio domestico già teso fanno la differenza tra arrivare a fine mese con calma o rinunciare a qualcosa. Chi ha vissuto le fasi di rialzo rapido ricorda bene quella sensazione: il contratto non è cambiato, la casa è la stessa, ma la rata è diventata un’altra.

Risparmio e titoli indicizzati: come reagiscono conti deposito e obbligazioni

Dall’altra parte del bilancio familiare c’è il risparmio, che segue logiche speculari. I conti deposito vincolati adeguano le offerte con un certo ritardo, e le banche tendono ad alzare i rendimenti più lentamente di quanto li abbassino. Le obbligazioni a tasso fisso già in portafoglio, invece, perdono valore di mercato quando i tassi salgono, perché i nuovi titoli emessi offrono cedole più alte; chi le tiene fino a scadenza non subisce perdite, ma chi deve venderle prima sì.

Esiste poi una categoria di strumenti costruiti apposta per seguire l’andamento dei tassi. I CCT emessi dal Tesoro sono agganciati all’Euribor a sei mesi più uno spread, e quindi la cedola si adegua periodicamente al livello dei tassi di mercato, il che li rende una sorta di contrappeso naturale per chi ha un mutuo variabile: se il costo del debito sale, sale anche il rendimento di quella parte del risparmio. Non è una copertura perfetta, perché le cifre in gioco raramente coincidono e lo spread richiesto dal mercato sui titoli italiani introduce un’ulteriore variabile, ma il ragionamento è quello che molti consulenti propongono a chi vuole ridurre l’esposizione complessiva della famiglia alle oscillazioni dei tassi.

La tassazione resta un elemento da non trascurare: i titoli di Stato italiani scontano il 12,5% sugli interessi, mentre conti deposito e obbligazioni societarie arrivano al 26%, oltre all’imposta di bollo sul deposito titoli e sui conti vincolati. Su orizzonti di qualche anno, la differenza netta tra due strumenti apparentemente simili può essere più ampia di quanto il rendimento lordo lasci intuire.

Prestiti personali, carte revolving e credito al consumo: dove il tasso pesa di più

Il credito al consumo è il terreno dove le variazioni dei tassi arrivano in modo meno visibile ma spesso più pesante. I prestiti personali e i finanziamenti per l’acquisto di un’auto o di un elettrodomestico sono in genere a tasso fisso, quindi chi li ha già firmati non vede cambiare la rata; cambiano però le condizioni per chi li chiede adesso, e il TAEG delle nuove offerte segue con una certa fedeltà l’andamento del mercato.

Il caso più delicato riguarda le carte revolving, che applicano tassi molto più alti di qualsiasi mutuo e che vengono usate spesso senza una chiara percezione del costo. Per questo tipo di credito, così come per gli altri, la legge fissa una soglia oltre la quale il tasso diventa usurario, aggiornata ogni trimestre sulla base dei tassi medi rilevati: un limite che protegge dagli abusi più gravi, ma che lascia comunque margini ampi. Una famiglia che porta avanti per anni un debito revolving paga interessi che, sommati, superano facilmente il valore degli acquisti iniziali.

Surroga, rinegoziazione e tasso fisso: le scelte possibili per chi ha già un mutuo

Chi ha un mutuo in corso non è obbligato ad accettare passivamente l’andamento dei tassi. La surroga, introdotta nel 2007, permette di trasferire il mutuo a un’altra banca senza costi per il cliente, mantenendo l’ipoteca originaria e spesso ottenendo condizioni migliori, anche passando dal variabile al fisso. In alternativa si può tentare la rinegoziazione con la propria banca, che talvolta preferisce rivedere lo spread piuttosto che perdere il cliente.

La scelta tra fisso e variabile resta, in fondo, una scommessa sul futuro che nessuno sa vincere con certezza: il fisso offre una rata immutabile e un costo iniziale in genere più alto, il variabile segue il mercato nel bene e nel male. Esistono anche formule intermedie, come il tasso misto o il variabile con tetto massimo, che limitano il rischio pagando qualcosa in termini di spread. Per molte famiglie campane, dove il reddito disponibile lascia poco margine agli imprevisti, la stabilità della rata vale più di qualche decina di euro di risparmio potenziale, e la decisione finisce per dipendere meno dalle previsioni sulla BCE e più dalla tenuta del proprio bilancio nei mesi peggiori.

 


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