Il titolo De’ Longhi si è messo in mostra a Piazza Affari il 16 ottobre (+4,40% a 43,68 euro in chiusura) all’indomani dell’annuncio dell’acquisizione del 26% del business Professional per 662,5 milioni di euro, portandosi dal 61,5% all’88,02%. Il business è stato valutato 2.360 milioni di euro in termini di enterprise value e 2.501 milioni in termini di equity value. Si tratta di una rivalutazione significativa dell’asset rispetto all’equity value di 1.283 milioni attribuitogli nel dicembre 2023.
Prezzo equo per l’acquisto del 26% del business Professional
Negli ultimi dodici mesi, la divisione Professional ha registrato ricavi per 569 milioni (+38% su base annua) e un ebitda rettificato di 172 milioni, con un margine del 30%. L’operazione, finanziata attraverso una combinazione di liquidità propria e linee di credito dedicate, valuta quindi il business 14 volte l’ebitda degli ultimi dodici mesi, multiplo che scende a 12-13 volte sulla base delle stime degli analisti per il 2026.
La notizia non è completamente inattesa dato che il management del gruppo aveva più volte ribadito la priorità di quest’operazione. La società ha comprato la quota dalla famiglia De’ Longhi mentre i soci storici hanno ritenuto opportuno continuare a essere azionisti (con un’opzione di uscita al 2028/2029: potranno richiedere un’Ipo a partire da marzo 2028 oppure una scissione a partire da marzo 2029) per ragioni valutative/forte fiducia sulle ulteriori opportunità di crescita del business.
Equita valuta positivamente il deal per cinque motivi. Primo, la valutazione è più che corretta a 13x l’ev/ebitda 2026 contro la media del settore per operazioni di m&a di 15x o 20x il multiplo prezzo/utile 2026 (rispetto a 23/24x nel precedente deal del 2023 e a un player simile come Rational che tratta a 17x l’ev/ebitda) per un business che sta mostrando tassi di crescita oltre il 20% con margini molto alti (27% l’ebit margin).
Secondo, Equita stima che l’utile per azione 2027 di De’ Longhi possa migliorare, a parità di altre condizioni, di un’entità high single digit. Terzo, l’azienda ha utilizzato parte della cassa, comprando un asset di assoluta qualità. Quarto, la sim stima che il business professionale al 2027 arriverà a pesare quasi il 30% dell’utile del gruppo. Quinto, le opzioni strategiche più a medio-termine (spin-off/Ipo) rimangono inalterate.
L’11 novembre attesa una buona trimestrale
De’ Longhi riporterà i risultati del terzo trimestre il prossimo 11 di novembre. Equita si aspetta una crescita del fatturato organico del +4% guidata essenzialmente dal business Professional (15% delle vendite, +11% anno su anno).
Invece il fatturato organico del business HouseHold (85% delle vendite) dovrebbe crescere del 3%, più vicino all’andamento del primo semestre (+2,9%) che all’andamento del secondo trimestre (+4,9%) per la debolezza/volatilità della Germania e per la mancanza del boost del business Air conditioning (prodotti out of stock già alla fine del secondo trimestre). Meglio il business del Caffè con una crescita mid single digit e il business Nutrition.
Complessivamente Equita stima vendite per 916 milioni (+4,5% anno su anno; 910 milioni la previsione di Banca Akros), un ebitda adjusted in crescita del 6% a 158 milioni (160 milioni Banca Akros) con margini al 17,2% (+20 punti base) guidati dal mix positivo del professionale (margini oltre il 30%) e da un price-mix meno negativo rispetto al secondo trimestre di quest’anno. L’utile netto trimestrale, secondo Banca Akros, dovrebbe migliorare da 71 a 88 milioni e l’indebitamento finanziario netto riflettere la normale dinamica del capitale circolante netto, al netto dell’impatto del programma di riacquisto di azioni proprie.
E la conferma della guidance 2026
Per questo «crediamo che De’ Longhi possa confermare la guidance 2026: ebitda adjusted tra 670/690 milioni, quando noi stimiamo 680 milioni, con una crescita organica delle vendite mid single digit e noi ci aspettiamo +5,5%. Con l’azione che tratta a un ev/ebit adjusted 2026 di 11x contro una media storica di 13/14x, ribadiamo buy e un target price a 45 euro», conclude Equita.
Raffica di aumenti dei target price
Prezzo obiettivo che Banca Akros ha alzato da 50 a 54 euro (rating buy), aspettandosi dall’operazione sul business Professional un incremento del 9% delle stime di utile per azione per il 2027 e il 2028. L’aggiornamento incorpora anche i benefici derivanti dal programma di riacquisto di azioni proprie.
Anche Kepler Cheuvreux ha migliorato il target price da 45,1 a 46 euro (buy) dopo aver incorporato l’operazione sulla divisione Professional nelle sue previsioni, aumentando del 5-8% le stime di utile per azione rettificato per gli esercizi 2026-2028 e scontando nel terzo trimestre una crescita dei ricavi del 5%, sostenuta dalla resilienza della domanda nel segmento degli elettrodomestici per uso domestico e dalla prosecuzione della crescita a doppia cifra del segmento Professional Coffee.
Ha fatto altrettanto Berenberg anche se ha un rating più cauto, hold. Il target price sale da 40 a 43 euro. «Consideriamo positivamente l’aumento dell’esposizione al settore del caffè a un multiplo equo. Apprezziamo l’attenzione crescente del management ai segmenti Household e Professional Coffee, che rappresentano le attività di maggior qualità del gruppo che ha inoltre indicato che, nel 2027, potrebbe valutare, insieme ai concorrenti, aumenti dei prezzi per compensare le pressioni inflazionistiche», si legge nella nota di Berenberg. «Prevediamo un incremento contenuto dell’utile per azione grazie all’operazione e aumentiamo le nostre stime per rifletterem le prospettive di breve termine più favorevoli per la divisione Professional. La nostra raccomandazione hold è motivata dall’intensificarsi della concorrenza nel segmento consumer».
Pure Mediobanca Research ha aggiornato le sue stime sul gruppo per il periodo 2026-2028 per tener conto di due fattori: la riduzione degli utili attribuibili alle minorities, stimati ora in 15 milioni, rispetto a una media di 45 milioni nelle precedenti stime per il 2027-2028; gli effetti limitati sull’incremento degli oneri finanziari derivanti dal rifinanziamento. «Ipotizziamo un rapporto di circa due terzi/un terzo tra rifinanziamento e impiego di liquidità propria, considerando anche il reinvestimento della nuova liquidità», precisa la banca d’affari.
Di conseguenza, Mediobanca Research ha aumentato dell’8% le stime di utile per azione per il 2027-2028. Sul fronte patrimoniale, includendo l’esborso di 660 milioni, la nuova previsione per il 2026 conferma una solida posizione di cassa netta, pari a 305 milioni. «Sulla base delle nostre nuove previsioni, ci aspettiamo che De’ Longhi registri un tasso annuo composto di crescita dell’eps del 7% nel periodo 2026-2028, quasi il doppio rispetto al precedente +4%. Oltre al recente andamento favorevole dei ricavi e dell’ebitda, un’accelerazione strutturale della crescita dell’utile netto rappresenta un fattore fondamentale per sostenere una rivalutazione del titolo in borsa», prevede Mediobanca Research che ha alzato il target price da 37 a 40 euro, ma ha confermato il giudizio neutral per il limitato potenziale di upside rispetto agli attuali multipli di valutazione, pari a circa 9 volte l’ev/ebitda e a 16 volte il rapporto prezzo/utili stimato per il 2027.
Anche un confronto incrociato basato sul metodo della somma delle parti conferma il limitato potenziale di rialzo. Ipotizzando un enterprise value di 2,4 miliardi per il 100% della divisione Professional, la valutazione corrente incorpora già un multiplo ev/ebitda superiore a 8 volte per la divisione Household, «un livello dal quale non ravvisiamo margini per un’ulteriore rivalutazione del titolo».
Insomma, come sintetizza l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo (buy e nuovo target price a 51 euro), «De’ Longhi ha realizzato rapidamente quella che consideriamo l’operazione più evidente in grado di creare valore per gli azionisti a un interessante multiplo ev/ebitda di 12,9x sulla base delle stime per il 2026. Stimiamo che l’operazione possa generare un incremento del 9% dell’utile per azione previsto per il 2027, ottimizzare l’allocazione del capitale e rendere più evidente il valore finora non pienamente riconosciuto della divisione Professional. Considerato che il buyback è stato più volte indicato come una priorità nell’allocazione del capitale, ci aspettiamo una reazione positiva del mercato e riteniamo che l’operazione possa fungere da catalizzatore per una riduzione dello sconto a cui tratta De’ Longhi». (riproduzione riservata)
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



