Il Mezzogiorno cresce più del Centro-Nord, ma continua a perdere giovani e competenze. Nel 2025 il PIL delle regioni meridionali è aumentato dello 0,7%, contro lo 0,5% del Centro-Nord, confermando per il quarto anno consecutivo una dinamica più favorevole al Sud. Eppure, nel solo 2024, il Mezzogiorno ha registrato una perdita migratoria netta di 24mila giovani laureati, tra trasferimenti verso il Centro-Nord ed emigrazione all’estero.
È il paradosso fotografato dai dati SVIMEZ che ha fatto da sfondo al forum “Un Sud in trasformazione, dall’emergenza al metodo, attrarre chi crea futuro”, promosso dallo Studio Legale Tescione e Associati, con il patrocinio di Confindustria Siracusa, e svoltosi venerdì 16 ottobre al Grand Hotel Villa Politi di Siracusa.
Il forum ha riunito istituzioni, rappresentanti del mondo imprenditoriale, finanziario e universitario con l’obiettivo di affrontare una delle principali emergenze del Mezzogiorno: trasformare la crescita sostenuta dagli investimenti straordinari del PNRR in uno sviluppo economico stabile, capace di attrarre capitali, rafforzare le imprese, creare lavoro qualificato e offrire alle giovani generazioni concrete ragioni per restare o tornare.
Il confronto ha preso le mosse da una domanda centrale: come uscire dalla situazione di stallo e dall’assistenzialismo che ancora oggi condizionano una parte significativa del sistema meridionale? La risposta, emersa nel corso dei lavori, passa dalla costruzione di un metodo condiviso, fondato su programmazione, responsabilità, collaborazione tra pubblico e privato e capacità di misurare i risultati.
Secondo il Rapporto SVIMEZ 2025, tra il 2021 e il 2024 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto complessivamente dell’8,5%, contro il 5,8% del Centro-Nord. Nello stesso periodo, l’occupazione meridionale ha registrato quasi mezzo milione di posti di lavoro aggiuntivi, di cui circa 100mila occupati under 35.
La ripresa economica non è stata tuttavia sufficiente ad arrestare l’emigrazione giovanile. Tra il 2002 e il 2024 quasi 350mila laureati meridionali under 35 si sono trasferiti al Centro-Nord, con una perdita netta, al netto dei rientri, di circa 270mila unità.
Un fenomeno che produce conseguenze non soltanto demografiche e sociali, ma anche economiche. SVIMEZ stima infatti in 132 miliardi di euro il valore degli investimenti in formazione persi dal Mezzogiorno tra il 2000 e il 2024 per effetto della migrazione dei laureati.
Numeri che pongono al centro del dibattito la qualità della crescita: non basta aumentare il prodotto interno lordo se il territorio non riesce a trasformare lo sviluppo economico in opportunità professionali qualificate, retribuzioni competitive e prospettive di lungo periodo.
Il tema non riguarda soltanto la capacità di trattenere i giovani, ma anche quella di rendere il Sud attrattivo per nuovi residenti, professionisti, ricercatori, imprese e investitori. Un territorio competitivo deve offrire servizi efficienti, infrastrutture adeguate, tempi amministrativi certi, formazione di qualità e un ecosistema capace di accompagnare le idee fino alla loro trasformazione in attività economiche.
La prima sessione del forum, moderata dalla giornalista Rai Tiziana Martorana, ha approfondito le condizioni necessarie a consolidare la competitività del sistema produttivo meridionale.
L’assessore regionale alle Attività produttive, Edmondo Tamajo, ha posto l’attenzione sul sostegno alle imprese siciliane e sulla necessità di rafforzare gli strumenti regionali per favorire investimenti, innovazione e nuova occupazione qualificata.
Sul ruolo degli strumenti pubblici per lo sviluppo è intervenuto Stefano Piccaluga, responsabile Grandi Investimenti di Invitalia, affrontando il tema dell’attrazione di capitali nazionali e internazionali, dei Contratti di sviluppo e dell’accompagnamento agli investitori. Un insieme di strumenti strategici per favorire nuovi insediamenti produttivi, rafforzare le filiere territoriali e sostenere la crescita delle imprese già presenti.
Andrea Ciaffi, dirigente dell’Area Europa della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha approfondito il rapporto tra programmazione europea, coordinamento istituzionale e capacità delle amministrazioni di trasformare le risorse disponibili in risultati economici duraturi.
Un tema particolarmente rilevante alla luce delle prospettive successive al PNRR, quando la capacità di programmazione e la continuità delle politiche di investimento diventeranno ancora più determinanti per la competitività dei territori. La conclusione della stagione straordinaria delle risorse europee impone infatti di superare una logica emergenziale e di costruire strumenti ordinari, stabili e accessibili.
Al centro del contributo di Filippo Lolla, della Direzione Investment Banking di Banca Mediolanum, le opportunità offerte dalla finanza straordinaria, dall’accesso ai capitali e dai processi di aggregazione aziendale. Strumenti in grado di sostenere la crescita dimensionale delle imprese meridionali, accompagnarne la trasformazione e favorirne la presenza sui mercati internazionali.
La disponibilità di capitale, tuttavia, non può essere considerata sufficiente. Per attrarre investimenti è necessario creare un ambiente favorevole, nel quale le imprese possano programmare, assumere, innovare e competere senza essere frenate da ritardi amministrativi, incertezza normativa o carenze infrastrutturali.
Gian Piero Reale, presidente di Confindustria Siracusa, ha portato nel confronto le esigenze del sistema produttivo, richiamando l’importanza di infrastrutture efficienti, tempi amministrativi certi, disponibilità di competenze e condizioni favorevoli allo sviluppo delle filiere industriali.
La seconda sessione, moderata da Matteo Caccia, autore e conduttore radiofonico, ha affrontato il rapporto tra sviluppo economico, formazione e mobilità dei giovani.
Un tema che assume particolare rilevanza alla luce dei dati SVIMEZ: nel 2024 circa 23mila giovani laureati meridionali si sono trasferiti al Centro-Nord e oltre 8mila hanno scelto l’estero.
Il contributo di Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi, si è inserito nella riflessione sulle trasformazioni demografiche, sulla mobilità del capitale umano e sulle condizioni che rendono un territorio attrattivo per laureati e professionisti.
Opportunità lavorative, qualità della vita e capacità di valorizzare le competenze costituiscono fattori essenziali per rendere effettiva la possibilità di scegliere il Mezzogiorno come luogo nel quale costruire il proprio futuro.
Trattenere i giovani non significa soltanto aumentare il numero degli occupati, ma offrire percorsi professionali coerenti con la formazione acquisita, possibilità di crescita, salari adeguati e contesti lavorativi capaci di riconoscere il merito. Allo stesso tempo, è necessario favorire il rientro di chi ha maturato esperienze fuori dal territorio e attrarre competenze dall’esterno.
Sul rapporto tra ricerca, innovazione e sistema imprenditoriale si è concentrato il contributo di Anna Amati, director Institutional Relations di EUREKA! Venture SGR, con particolare attenzione al trasferimento tecnologico, al venture capital e alla trasformazione delle conoscenze scientifiche in nuove iniziative imprenditoriali.
La creazione di startup innovative, il rafforzamento delle relazioni tra università e imprese e la disponibilità di capitali per sostenere progetti ad alto contenuto tecnologico rappresentano leve fondamentali per sviluppare un’economia capace di assorbire competenze avanzate e generare occupazione qualificata.
In questa prospettiva, università, imprese e istituzioni devono operare come parti di un unico ecosistema. La ricerca non può rimanere separata dal tessuto produttivo e le imprese devono poter accedere più facilmente a competenze, tecnologie e strumenti finanziari. Solo così il capitale umano può diventare un fattore concreto di sviluppo e non una risorsa destinata a trasferirsi altrove.
A introdurre e concludere i lavori è stato Giulio Fortunato Tescione, fondatore dello Studio Legale Tescione e Associati, che ha richiamato la necessità di superare una visione dello sviluppo fondata esclusivamente sugli interventi straordinari.
“I dati ci consegnano un Mezzogiorno che cresce, ma che continua a perdere una delle sue risorse più preziose: i giovani. È una contraddizione che non possiamo permetterci di considerare inevitabile. Il Sud non deve soltanto attrarre investimenti, deve creare le condizioni perché questi restino, generino imprese competitive, lavoro qualificato e nuove opportunità.
La vera sfida del dopo PNRR sarà passare dalla disponibilità straordinaria di risorse alla capacità ordinaria di programmare, investire e creare sviluppo. In questo scenario, la programmazione europea 2028-2034 rappresenta una finestra strategica essenziale, un’occasione che il Mezzogiorno non può permettersi di perdere. È oggi che dobbiamo costruire una visione di lungo periodo, individuare le priorità e predisporre gli strumenti necessari per trasformare le future risorse europee in investimenti strutturali e risultati concreti.
Servono regole certe, istituzioni capaci di dialogare con le imprese, strumenti finanziari adeguati e un rapporto più stretto tra università e sistema produttivo. È necessario superare la logica dell’assistenzialismo e costruire un’economia capace di produrre valore, responsabilità e autonomia. Il sostegno pubblico deve accompagnare la crescita, non sostituirsi a essa.
Trattenere i talenti non significa impedire ai giovani di partire, ma offrire loro la possibilità concreta di scegliere di restare o di tornare. Significa creare condizioni di lavoro, di vita e di sviluppo che rendano il Mezzogiorno competitivo e desiderabile. È questo il passaggio dall’emergenza al metodo”
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