È GIUSTO INFORMARE
PAPA LEONE XIV LASCIA IL POLICLINICO GEMELLI: NON CI SONO MOTIVI CLINICI PER NON FARE VIAGGIO APOSTOLICO IN SUD AMERICA
VATICANO
Il Rosario Missionario Internazionale presieduto dal cardinale Tagle
Tagle: preghiamo per la convalescenza di Leone, “il missionario divenuto Papa”
Il cardinale pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e decano del Collegio cardinalizio presiede la recita del Rosario Missionario nel campus della Pontificia Università Urbaniana, alla vigilia della 100.ma Giornata Missionaria Mondiale. Esorta a non dimenticare quanti si donano con gioia in zone di conflitto e povertà:
“L’amore di Dio è più forte di ogni barriera”
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Al “missionario divenuto Papa”
nel periodo di convalescenza dopo l’intervento per adenocarcinoma polmonare, è indirizzata la preghiera di quanti, come Robert Francis Prevost durante gli anni del suo servizio pastorale in Perù, hanno fatto dono di sé stessi, portando Cristo e il suo amore in contesti segnati dalla miseria, dalla guerra e da profonde differenze culturali.
È questa l’intenzione espressa dal cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e decano del Collegio cardinalizio, nel presiedere il Rosario Missionario Internazionale alla vigilia della 100.ma Giornata Missionaria Mondiale.
Il momento di preghiera, promosso dalle Pontificie Opere Missionarie, si è tenuto oggi pomeriggio, 17 ottobre, sulla terrazza del Centro Internazionale di Animazione Missionaria (Ciam), nel campus della Pontificia Università Urbaniana.
Donarsi con gioia
Introducendo la preghiera mariana, Tagle ha affidato a Dio la salute del Pontefice, che, dopo l’intervento dello scorso 13 ottobre, è stato giudicato dai medici idoneo alla dimissione dal Policlinico Gemelli nella mattinata di oggi. Il porporato ha quindi richiamato la descrizione dei missionari proposta da Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2026:
“Persone che, come San Francesco Saverio, hanno lasciato la propria terra, la propria famiglia e ogni sicurezza per annunciare il Vangelo, portando Cristo e il suo amore in luoghi spesso difficili, poveri, segnati da conflitti o lontani culturalmente”
I missionari, ha ricordato il cardinale, “continuano a donarsi con gioia, nonostante le avversità e i limiti umani, perché sanno che Cristo stesso, con il suo Vangelo, è la più grande ricchezza da condividere”. La loro testimonianza dimostra che “l’amore di Dio è più forte di ogni barriera”. Infine, Tagle ha invitato a pregare per tutti i fedeli,
“affinché diventiamo sempre più consapevoli della nostra vocazione e viviamo pienamente ciò che già siamo in virtù del battesimo: profeti, testimoni e missionari del Signore”
Il “cuore pulsante della Chiesa
Prima della recita del Rosario è stato letto un indirizzo di saluto scritto da suor Mary Teresa Barron, nominata lo scorso 8 ottobre segretario aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione, nella Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, nonché presidente delle Pontificie Opere Missionarie. La religiosa ha invitato a riflettere sul motto scelto per la Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno: “Uniti in Cristo, uniti nella missione”. Un’espressione che richiama l’evangelizzazione come “cuore pulsante della Chiesa” e vocazione di ogni battezzato, chiamato a viverla “in comunione con Papa Leone XIV”, accompagnato dalla preghiera insieme ai missionari e alle missionarie che, in ogni continente, “testimoniano il Vangelo con coraggio e dedizione”. Suor Barron ha quindi invocato lo Spirito Santo, affinché rinnovi in ciascun fedele “lo zelo apostolico e la capacità di costruire ponti, di ascoltare, di servire, di annunciare con la vita la fedeltà dell’amore di Dio”. I Misteri Gloriosi del Rosario sono stati recitati in italiano, inglese e spagnolo e dedicato ai cinque continenti Africa, America, Europa, Oceania e Asia. Le meditazioni hanno ripreso testi e discorsi di Papa Francesco e Leone XIV.
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Papa Leone XIV mentre lascia il Policlinico Gemelli
Leone XIV lascia il Gemelli, il grazie ai medici e il saluto della folla
Intorno alle 15.30, il Papa è uscito dal Policlinico romano dove è stato ricoverato per quattro giorni dopo l’operazione di rimozione di un adenocarcinoma polmonare. Numerose le persone nel cortile andate a salutarlo e ad assicurargli vicinanza e preghiere. Il Pontefice ha salutato il chirurgo Margaritora e i vertici della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Messaggio del presidente Mattarella: “Un caloroso augurio di una serena convalescenza”
Tiziana Campisi – Roma
Lo aspettavano dalle prime ore del pomeriggio: degenti, fedeli, curiosi, persone venute in ospedale per una visita specialistica, insieme a tanti giornalisti, fotografi e operatori dei media. Una folla assiepata lungo un corridoio improvvisato con le transenne dalla sicurezza davanti all’ingresso principale del Policlinico Agostino Gemelli. Leone XIV, dimesso oggi, 17 ottobre, a quattro giorni dall’intervento al polmone destro per l’asportazione di un adenocarcinoma, “in considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti” stamani “e valutato il quadro clinico”, ha lasciato l’ospedale per fare rientro in Vaticano poco dopo le 15.30.
Un applauso per salutare il Papa
Un caloroso applauso ha accolto il Papa fuori dall’ospedale. A salutarlo il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, il presidente e il direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Daniele Franco e Daniele Piacentini, il direttore sanitario del Policlinico Andrea Cambieri e il direttore di Chirurgia toracica, il professor Stefano Margaritora, che insieme alla sua équipe ha operato il Pontefice. In un messaggio Beccalli ha formulato al Papa “a nome dell’intera famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore”, i “più affettuosi auguri per il pieno recupero dopo l’intervento chirurgico”
“Averlo accolto e assistito al Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha rappresentato per tutti noi una grande responsabilità e un privilegio, vissuti con dedizione e profonda partecipazione”
afferma il rettore, assicurando la preghiera dell’intera comunità universitaria.
“Il suo magistero è una guida preziosa per il nostro agire quotidiano nella formazione, nella ricerca e nella cura, per il bene di ogni persona e della complessiva società”, conclude.
Prima di andare via, Leone, che al decimo piano del nosocomio, dove si trovava la sua stanza, ha ringraziato il personale del Policlinico e ha ricevuto mazzi di fiori e diversi doni, si è intrattenuto qualche istante con una bambina ucraina, Varvara, che aveva incontrato il 31 dicembre scorso in Piazza San Pietro. Allora era prossima ad un intervento per un tumore e il Papa l’aveva abbracciata e incoraggiata. Oggi Varvara è guarita ed è arrivata da Torino per salutare il Pontefice.
Pazienti e fedeli vicini al Pontefice
Diversi i messaggi, i lumini, piccoli oggetti, le preghiere, piantine e fiori deposti ai piedi della statua di San Giovanni II, davanti l’ingresso dell’ospedale. “Santità è il polmone della Chiesa e con Lei respiriamo la stessa fede. Le auguro pronta guarigione”, si leggeva in un foglio bianco con l’immagine di Gesù Misericordioso.
“Ti aspettiamo quando starai meglio, vieni da noi”
hanno scritto i piccoli della scuola materna comunale “Pianeta dei bambini”, del Municipio XIII di Roma, in un disegno con le impronte delle loro mani e che raffigura il Pontefice con due grandi mani aperte. Ci sono diversi degenti a salutare Leone. Franca è salita su una panchina per vederlo. “Sono emozionata – dice ai media vaticani – questo Papa mi piace, mi trasmette serenità”. Anche per Ilaria è così, flebo al braccio, sorride, la presenza del Pontefice in ospedale è stata un conforto per lei, arrivata in pronto soccorso una settimana fa. “Ho saputo che era qui dalla televisione” racconta, entusiasta di Papa Leone, perché “nella sua semplicità arriva” alla gente e anche per il nome che ha scelto, come quello di suo figlio, Leon. Alessandra, al Gemelli per una visita di controllo, ha trovato posto in prima fila, davanti alle transenne. “Volevo manifestare la mia solidarietà al Papa – spiega – mi è piaciuto moltissimo il suo atteggiamento positivo, che è quello che cerco di avere anche io nei confronti della malattia, mi ha dato coraggio”.
La degenza di Leone
Il Papa era stato ricoverato nella mattinata di martedì scorso e nel pomeriggio ha subito l’operazione chirurgica, durata 90 minuti, per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare. Per rendere l’intervento radicale, al Pontefice è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. Nei giorni successivi di degenza sono stati eseguiti esami del sangue e radiografie al torace e gli esiti hanno rivelato “un decorso post-operatorio regolare” con valori sempre “nella norma”. Già il giorno successivo all’operazione, il Papa ha ripreso una regolare alimentazione, ha celebrato la Messa, ha ripreso l’attività lavorativa, effettuato fisioterapia respiratoria poi associata ad attività motorie complete. Domani, informa la Sala Stampa della Santa Sede in un comunicato diffuso nel pomeriggio, Leone XIV reciterà la preghiera dell’Angelus dal Palazzo Apostolico.
Il messaggio di Mattarella
Anche il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha rivolto al Papa un messaggio, appresa la notizia delle dimissioni questo pomeriggio dal Policlinico Gemelli.
“Mi unisco nuovamente alle vaste testimonianze di vicinanza e affetto che Le sono state rivolte da semplici cittadini e leader politici di numerosi Paesi” dichiara il capo dello Stato ricordando che “espressioni di grande solidarietà nei confronti” del Pontefice “e diffuse manifestazioni di buoni auspici per la Sua salute hanno accomunato moltitudini di persone da ogni luogo del mondo”. Mattarella ha aggiunto che “con particolare sensibilità, tutte le comunità cattoliche”
“grate per le cure del personale medico-sanitario”
che ha assistito Leone XIV trovano, tra l’altro,
“rassicurazione nell’esortazione agostiniana a conservare sempre la fiducia, anche nella guarigione dalle malattie, nel superamento delle difficoltà”
E infine ha rinnovato “a nome dell’intera Italia” un
“caloroso augurio di una serena convalescenza” per un “pronto e completo ristabilimento”
🔹Il Papa benedice Varvara e la sua famiglia
Il saluto del Papa a Varvara, tredicenne ucraina guarita da un tumore
A sorpresa all’uscita del Gemelli, la ragazza ha salutato Leone XIV che già aveva incontrato lo scorso 31 dicembre. Voleva andare solo a pregare davanti al Policlinico per quel Pontefice che le aveva dato forza di superare l’operazione medica e invece ha avuto l’occasione di parlarci di persona, consegnandogli pure dei regali: una foto del loro abbraccio a San Pietro e un peluche, simile a quello che l’ha accompagnata nella sua fuga dalla guerra
Salvatore Cernuzio – Roma
Le era bastata già quella volta, il 31 dicembre, in un’udienza in Piazza San Pietro, quando, malata di tumore e prossima ad una operazione, aveva abbracciato il Papa dal quale – raccontava – aveva ricevuto forza e incoraggiamento. “Un sogno realizzato”, diceva ai media vaticani. Non se lo aspettava proprio Varvara, 13enne ucraina curata in Italia da una malattia ormai superata, che oggi al Gemelli la sicurezza la facesse avvicinare fino all’auto del Papa per farle salutare di persona Leone XIV, appena dimesso dal nosocomio romano.
Restituire l’abbraccio
Un saluto prolungato, alcune parole scambiate con l’ausilio di un sacerdote ucraino come traduttore (padre Taras Kotsur, responsabile della redazione ucraina di Radio Vaticana – Vatican News), in mezzo a grida e applausi, in cui Varvara ha spiegato al Papa che quell’abbraccio di dicembre le aveva dato “la forza per superare la malattia che oggi fortunatamente ho vinto”. E anche che, appena saputo del ricovero del Papa, sentiva di “voler venire a Roma per pregare per lui sotto la sua finestra e restituire quell’abbraccio importante” insieme ad un augurio: “Supererai anche tu questo momento e continuerai nel tuo Vangelo”. Al Papa, la ragazza ha chiesto una benedizione. E Leone ha prontamente benedetto e ringraziato questa giovane originaria dell’oblast di Zaporizhzhia, appassionata di storia e letteratura ma anche di musica e in particolare della batteria.
I regali di Varvara al Papa
Dall’Ucraina, in fuga dalla guerra. In Italia, in cura dalla malattia
Al Gemelli, Varvara – a qualche giorno dall’esito negativo della risonanza e della TAC che hanno confermato la guarigione dal tumore – si è recata in tarda mattinata col papà Dmytro e la mamma Iryna. Sono partiti in treno da Castellamonte, in provincia di Torino, dove risiedono e dove sono stati accolti dopo la fuga dalle bombe e dalla violenza in Ucraina. La famiglia aveva lasciato la città natale e trovato riparo a Chernivtsi, nell’sud-ovest del Paese. Lì, nel 2025, alla ragazzina è stata diagnosticata una malattia oncologica. Grazie al sostegno dell’associazione umanitaria La Memoria Viva di Castellamonte è stata evacuata da Leopoli ed è arrivata in Italia per farsi curare presso l’Ospedale Regina Margherita del capoluogo piemontese. Non che in Ucraina manchino le possibilità di cura, ma gli ospedali sono sotto assedio e spesso senza corrente. In Italia Varvara e i genitori hanno trovato accoglienza, aiuto, accompagnamento. Ma hanno dovuto affrontare anche operazioni, sofferenze, scoraggiamento. Gli esami di qualche giorno fa le hanno però dato la buona notizia che aspettava da mesi. E allora Varvara voleva andarlo a dire al Papa. Così ha contattato via WhatsApp Roberto Falletti, volontario di Memoria Viva, per condividere questo nuovo “sogno”.
Una foto e un peluche
Ancora una volta, grazie ad una rete di solidarietà, la ragazza è riuscita nella sua impresa e, oltre a salutare di persona Leone, gli ha consegnato i regali che aveva preparato: la foto stampata del loro abbraccio a San Pietro, dentro a una cornice nella ceramica tipica di Castellamonte. Al Papa ha consegnato pure un pupazzetto in pannolenci con le sembianze del Pontefice, da lei stesso cucito a mano. Un peluche, come quello che si era portato da casa ribattezzato Basik, unico ricordo della vita di prima. “È il solo amico che ho dall’inizio della guerra che mi accompagna e mi accompagnerà in Italia dove non conosco nessuno, non conosco la lingua, dovrò affrontare un lungo percorso in ospedale e lui sarà il fratellino che non ho”, aveva raccontato appena arrivata a Torino. Per il Papa ha voluto quindi realizzare qualcosa di simile così da dirgli: “Come Basik mi ha accompagnata, vorrei che anche questo peluche ti accompagni sulla strada per la guarigione”.
Varvara al Gemelli in attesa del Papa
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Il chirurgo del Papa: non ci sono motivi clinici per non fare il viaggio in Sud America
Intervista con il professor Stefano Margaritora che il 13 ottobre ha operato Leone XIV:
“Ho vissuto un’emozione intima che non riesco a descrivere, ma è stato un intervento di routine”
Servono ancora dieci giorni per il pieno recupero. Il Pontefice “è stato un paziente ideale”
Andrea Tornielli
“Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto”
Il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che martedì 13 ottobre ha operato Leone XIV al polmone, intervistato dai media vaticani, afferma che dal punto di vista medico il Papa può sostenere l’impegnativa trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre. Margaritora è ordinario di Chirurgia toracica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità Operativa complessa di Chirurgia toracica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
Professore, innanzitutto, come sta Leone XIV?
Al momento della dimissione dall’ospedale Papa Leone era in condizioni cliniche assolutamente soddisfacenti. I suoi esami del sangue erano assolutamente normali, e la funzionalità del cuore era a posto. La riespansione del polmone dopo l’intervento sta seguendo i tempi normalmente previsti. Quindi globalmente le sue condizioni sono buone.
Può dirci come è stato scoperto l’adenocarcinoma polmonare?
La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente, perché facendo degli esami di routine all’addome, è stato scoperto, in torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta. Questo è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all’addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari. Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista.
Che cosa ci insegna l’esperienza che ha vissuto nelle ultime settimane il Santo Padre? Quanto è importante la prevenzione?
La prevenzione è importantissima, perché il Santo Padre rientra nella categoria delle persone che scoprono di avere un tumore polmonare assolutamente per caso, non perché facciano prevenzione, ma perché fanno esami per altri motivi. Ad esempio, una caduta da un albero che ti porta in pronto soccorso a fare una lastra fa evidenziare una macchia del polmone, oppure esami fatti per altri motivi. Sarebbe importante quindi che la popolazione, soprattutto la popolazione a rischio, si sottoponesse periodicamente a degli esami di controllo preventivi, non solo nei confronti di altri tumori su cui ci sono screening di massa, tipo la mammella o i tumori del colon, ma anche nei confronti dei tumori del polmone, perché purtroppo questo tumore, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà sintomi, come abbiamo visto nel caso del Santo Padre, che non aveva alcun sintomo respiratorio e stava benissimo.
Leone XIV saluta la folla di persone dentro al Gemelli
Come definirebbe l’intervento? Era un’operazione complicata?
Sarei disonesto a dire che era molto complicata per fare gesta eroiche. In realtà, l’intervento sul Santo Padre è stato un intervento di routine, nel senso che in casi simili, nel caso di un tumore del polmone di una certa dimensione, si deve togliere tutto il lobo in cui è contenuto. Nel caso del Santo Padre, il lobo inferiore del polmone destro. E quindi, da questo punto di vista, è stato un intervento di routine.
Lei, professore, è soddisfatto per l’esito dell’intervento?
Sì, molto. Direi che l’intervento è andato senza alcun tipo di complicanza, e questo è ciò che noi ci auguriamo sempre prima di ogni intervento. Ma purtroppo non sempre va così…
Siete contenti del recupero post-operatorio?
Sì, di questo siamo veramente contenti, perché il Santo Padre, nell’ambito del suo recupero post-operatorio, ha messo veramente anima e corpo come le persone più motivate dopo questo genere di operazioni. E quindi la nostra assistenza nei suoi confronti è stata veramente minima, perché la sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile.
Può fare una previsione sulla durata della convalescenza? Come tempi ci siamo per il viaggio in America Latina?
Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un’altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato. Riguardo a un viaggio lungo, con spostamenti aerei, da effettuarsi tra circa tre settimane, direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto.
Che cosa ha significato per lei, come uomo, come medico e come credente, aver guidato l’équipe che ha operato il Papa?
Aver operato un Papa è stata una emozione intima che non riesco neanche a descrivere. Ovviamente, hai di fronte un uomo, perché il Papa alla fine è un uomo, ma sai benissimo che non è una persona normale. Papa Leone ha un tale carisma che considerarlo persona normale in ogni caso non sarebbe possibile. Ti accingi ad operare un Papa che per la prima volta – almeno nella storia moderna – affronta un intervento per un tumore maligno. Perché finora, per quello che ne sappiamo, non è mai stato così. Sai di avere tutti gli occhi del mondo addosso, perché non è (solo) un capo di Stato: è un capo di fedeli che sono sparsi in tutto il mondo, con un’attenzione mediatica enorme. Quindi è chiaro che un intervento di routine non può essere considerato umanamente di routine. E quindi ho vissuto una serie di contrasti tra il dire a me stesso: “Devi fare un intervento normale che hai fatto altre 1000 volte nella vita” e “devi fare per la prima volta un intervento del genere su un Papa”.
Posso chiedere che cosa lei ha detto al Papa un attimo prima che l’anestesia facesse effetto?
Quando il Papa è entrato in sala operatoria, essendo una persona veramente molto semplice e sorridente, ci eravamo messi un pochino ad anfiteatro: io, i miei colleghi, gli anestesisti, il personale di sala operatoria. Quando è entrato si è guardato attorno, ci ha visto, e io gli ho detto: “Santo Padre, questo è il nostro ‘dream team’”. E lui ha sorriso, e si è fatto… Abbiamo iniziato le manovre di anestesia.
Professore posso chiedere che paziente è stato in questi giorni Papa Leone XIV al Gemelli?
Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi. Sempre sereno, sempre sorridente, molto poco lamento di fronte a un dolore che comunque, malgrado tutte le manovre, sicuramente una persona prova. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico, dal punto di vista fisioterapico. Si è rimesso in piedi, faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto. Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: “Santo Padre, ci siamo noi”. E lui: “Non importa, riesco a farlo, lo faccio”. Quindi, che cosa posso dire? È stato veramente un paziente assolutamente ideale.
Vorrei anche ringraziare tutto il personale, tutta la squadra del Policlinico Gemelli che ha contribuito a curare il Santo Padre. Non dimentichiamolo mai: negli ospedali, dietro il lavoro del chirurgo, dell’anestesista, c’è l’infermiere di sala operatoria, c’è il personale di sala operatoria anche non infermieristico, ci sono i tecnici di laboratorio, i tecnici di radiologia che sono venuti tutti i giorni a fare la lastra al Santo Padre. Ci sono i fisioterapisti, ci sono tutta una serie di figure delle professioni sanitarie che magari di solito non vengono menzionati, ma che mi fa piacere ricordare, oltre ovviamente a un sentitissimo ringraziamento alle mie direzioni, quella della Fondazione Policlinico Gemelli e alla rettrice dell’Università Cattolica, che mi hanno dato fiducia e mi hanno permesso di vivere questa esperienza veramente straordinaria.
Il Papa lascia il Gemelli e fa rientro in Vaticano
https://youtu.be/I6OH-I9egaU?si=8qrxuxMla5gLqE6m
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