#Finsubito news dalla rete – sul tavolo oltre un miliardo per fermare la protesta


La protesta degli autotrasportatori rischia di trasformarsi in un problema che va ben oltre i tir fermi e le rivendicazioni di una categoria. In Sicilia, dove il trasporto su gomma è essenziale per rifornire attività commerciali, imprese e servizi, il blocco delle consegne può avere conseguenze a catena. E i primi segnali di difficoltà riguardano già il trasporto pubblico: il carburante necessario ad alimentare gli autobus comincia a scarseggiare nei depositi di alcune aziende, mentre cresce l’incertezza sulle forniture previste nei prossimi giorni.

Il nodo è il caro gasolio, che ha portato il settore a una mobilitazione destinata a incidere su un sistema economico particolarmente esposto ai costi della logistica. Per un’isola, infatti, il problema non si limita al prezzo alla pompa: la collocazione geografica e la dipendenza dai collegamenti marittimi e stradali rendono più pesante ogni aumento dei costi di trasporto e più complicate le conseguenze di un’interruzione delle forniture.

Il confronto con il governo è stato anticipato a martedì 20 ottobre a Milano, quando il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà i rappresentanti del Comitato trasporto siciliano (Cts). Ma la convocazione, da sola, non basta a fermare la protesta: i trasportatori chiedono che le risposte alle loro rivendicazioni siano messe nero su bianco in un protocollo d’intesa.

Autobus a rischio, l’allarme di Anav Sicilia

A segnalare le prime ricadute è Antonio Graffagnani, presidente di Anav Sicilia, l’associazione che rappresenta le aziende private di trasporto viaggiatori. Secondo quanto riferito dall’associazione, alcuni autotrasportatori hanno già mancato le consegne di gasolio ai depositi delle aziende di trasporto pubblico locale. Se il blocco dei mezzi pesanti dovesse impedire anche le forniture attese tra il fine settimana e l’inizio della prossima settimana, il regolare svolgimento dei servizi di linea potrebbe essere compromesso.

La preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità che le scorte residue non siano sufficienti a sostenere l’attività ordinaria. In questo scenario, le aziende si preparerebbero a concentrare il carburante disponibile sui collegamenti essenziali, destinati in particolare agli studenti e ai lavoratori che devono raggiungere scuole e posti di lavoro nelle prime ore del mattino. Non si tratta, al momento, di un annuncio generalizzato di sospensione delle corse, ma di un rischio legato all’evoluzione della protesta e alla mancata consegna del carburante. La distinzione è importante, anche perché l’effettiva portata dei disagi dipenderà dalla durata del blocco e dalla possibilità di ripristinare gli approvvigionamenti.

Ai problemi delle scorte si aggiungono quelli della circolazione. Eventuali presidi e rallentamenti sulle strade potrebbero allungare i tempi di percorrenza degli autobus, compromettendo il rispetto degli orari e, nei casi più critici, la stessa effettuazione delle corse. Per chi si sposta ogni giorno con i mezzi pubblici, soprattutto per motivi di studio o lavoro, l’emergenza rischia così di tradursi in un’ulteriore fonte di incertezza.

Caro carburanti, i Comuni siciliani chiedono un intervento urgente

Sul fronte istituzionale, anche Anci Sicilia sollecita un intervento immediato del governo nazionale per contenere il prezzo dei carburanti e disinnescare la crisi dell’autotrasporto. Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano chiedono una riduzione temporanea delle accise, da affiancare a misure strutturali capaci di proteggere nel tempo il sistema produttivo. L’obiettivo è alleggerire rapidamente i costi sostenuti dalle imprese, evitando che l’emergenza si ripercuota ulteriormente sui servizi e sulle comunità locali.

L’associazione richiama in particolare la condizione della Sicilia, dove l’insularità e la posizione geografica amplificano l’incidenza del trasporto delle merci sui costi aziendali. Quando il carburante aumenta, infatti, non è soltanto l’autotrasportatore a sostenere la spesa aggiuntiva: a risentirne possono essere anche le imprese che dipendono dalle consegne e, in prospettiva, i consumatori.

Anci Sicilia chiede inoltre che anche la Regione faccia la propria parte, valutando l’utilizzo delle risorse disponibili, comprese quelle dell’avanzo di amministrazione, nei limiti consentiti. La richiesta è di un intervento coordinato tra Stato e governo regionale, in grado di fornire un sostegno immediato senza rinviare ogni decisione a una successiva revisione delle politiche di settore.

Sul tavolo oltre un miliardo di euro di richieste

La convocazione ministeriale arriva mentre il Comitato trasporto siciliano ha presentato un pacchetto di cinque richieste economiche e istituzionali, per un valore complessivo dichiarato superiore al miliardo di euro.

Al centro c’è innanzitutto lo sblocco dei pagamenti arretrati legati al Marebonus, il sistema di incentivi per favorire il trasferimento di una parte del trasporto merci dalla strada al mare. Il Cts chiede circa 104 milioni di euro per le annualità 2023/2024 e 2025/2026, oltre a ulteriori 70 milioni per finanziare la terza annualità, relativa al periodo 2026/2027. Un’altra richiesta riguarda il credito d’imposta sul gasolio: il Comitato sollecita lo sblocco di 430 milioni di euro relativi a domande già presentate dalle imprese, con la disponibilità immediata delle somme attraverso il cassetto fiscale.

A questa cifra si aggiungono 400 milioni di euro di nuovi stanziamenti, destinati a coprire i quattro mesi che, secondo la ricostruzione della categoria, sarebbero rimasti esclusi dalle misure di sostegno. La quinta rivendicazione è di carattere istituzionale: il riconoscimento del Cts come interlocutore stabile nei tavoli e nelle consulte ministeriali dedicate alla mobilità, per garantire che le peculiarità del trasporto siciliano siano considerate nelle decisioni nazionali.

Si tratta delle richieste avanzate dal Comitato, non di risorse già assegnate o di impegni finanziari approvati dal governo. Sarà proprio il confronto di Milano a chiarire quali margini di accoglimento esistano e con quali tempi.

Schifani sente Salvini, la Sicilia attende risposte

Sulla protesta è intervenuto anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha avuto un colloquio telefonico con Salvini. Al centro della conversazione, le difficoltà del comparto e la necessità di trovare risposte al costo del carburante. Schifani ha riferito di aver ottenuto un impegno del governo ad affrontare i punti cruciali della mobilitazione, a partire dal caro gasolio. Gli autotrasportatori siciliani saranno presenti al tavolo ministeriale del 20 ottobre.

La partita si gioca però sulla concretezza delle misure. Il coordinatore del Cts, Salvatore Bella, ha espresso fiducia nella possibilità che il confronto produca risultati, precisando tuttavia che la convocazione non equivale alla soluzione della vertenza.

La posizione del Comitato è netta: senza la sottoscrizione formale del protocollo d’intesa contenente gli impegni richiesti, il fermo non sarà revocato. In assenza di un accordo, la mobilitazione è destinata a proseguire, con il termine del 27 ottobre indicato dal Comitato.

Il rischio è che il costo della protesta ricada sull’Isola

Per la Sicilia, dunque, le prossime ore saranno decisive. Il confronto politico riguarda il futuro economico dell’autotrasporto, ma le possibili conseguenze coinvolgono una platea molto più ampia: aziende di trasporto pubblico, studenti, lavoratori, attività commerciali e imprese che hanno bisogno di ricevere merci e materiali.

Se il blocco dovesse protrarsi, le difficoltà di approvvigionamento potrebbero estendersi progressivamente, rendendo più complicata la gestione dei servizi e aumentando l’incertezza per chi deve spostarsi o lavorare. Al momento, non è possibile quantificare l’impatto complessivo né affermare che si verificheranno interruzioni generalizzate, ma l’allarme lanciato dalle aziende di trasporto pubblico segnala che la crisi ha già superato i confini della vertenza di categoria.

La richiesta che arriva dall’Isola è quindi duplice: risposte concrete sul costo del gasolio e sulle risorse rivendicate dai trasportatori, ma anche garanzie sulla continuità dei servizi essenziali. Perché, in Sicilia, quando si ferma il trasporto delle merci, il rischio è che a fermarsi, poco alla volta, sia una parte ben più ampia dell’economia quotidiana.


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