Roma, 19 ottobre 2026 – Il 25 marzo 1957 in Campidoglio venne sancita la nascita della Cee (Comunità Economica Europea) e dell’Euroatom (Comunità Europea dell’Energia Atomica). Quest’anno ricade il 70mo anniversario di quelle firme che portarono alla creazione di un mercato comune e di un’unione doganale e alla cooperazione nello sviluppo pacifico dell’energia nucleare. Quest’anno il Consiglio europeo di marzo verrà celebrato proprio a Roma. Un’eccezione rispetto alla sede ordinaria delle due riunioni a semestre, tra capi di Stato e di governo Ue, a Bruxelles. Una vetrina internazionale, dunque, alla vigilia delle elezioni. Il Belgio di Bart De Wever è politicamente vicino alla premier italiana nel gruppo dei Conservatori europei.
Alleanza De Wever-Meloni: “La mia grande amica”
Il via libera per la sede del Consiglio europeo di marzo è arrivato dal primo ministro belga Bart De Wever, dopo interlocuzioni con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. I due condividono diverse priorità: controllo dell’immigrazione, difesa delle frontiere esterne, rilancio della competitività industriale e maggiore attenzione al nucleare. Si sono incontrati a Palazzo Chigi lo scorso 7 settembre, hanno concordato sulla necessità di difendere i confini esterni Ue e rendere più efficaci i rimpatri: “Solo una politica di rimpatri credibile può trasformare la politica migratoria europea”, aveva detto il premier belga. Sul fronte economico, con particolare attenzione al caro energia, Meloni aveva chiesto “più coraggio e completezza”. La sintonia tra De Wever e Meloni riecheggia nella definizione che il premier belga fa di quella italiana, in occasione della longevità del governo Meloni: “La mia grande amica”. Una ricorrenza simbolica per la storia dell’integrazione europea. Oggi l’allargamento dell’Ue è tornato una priorità strategica, soprattutto dopo la guerra in Ucraina, per consolidare la stabilità europea e ridurre l’influenza di Russia e altre potenze rivali. Tra i candidati ci sono Ucraina, Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali, con percorsi e tempi diversi. E Bruxelles discute, intanto, come adeguare istituzioni e bilancio a un’Unione più ampia, senza comprometterne la capacità decisionale. Una ricorrenza, quindi, dove vengono stabilite le priorità politiche e gli accordi strategici dei Ventisette.
Dal 2017 al 2027: questa volta sarebbe un vertice ufficiale
Roma aveva già ospitato i leader europei il 25 marzo 2017, in occasione dei sessant’anni dei Trattati. Quell’appuntamento, però, aveva soprattutto una funzione celebrativa: i capi di Stato e di governo firmarono in Campidoglio la Dichiarazione di Roma, con cui rilanciarono l’impegno comune verso il progetto europeo dopo la Brexit e in una fase di incertezza sul futuro dell’Unione. Il Consiglio europeo formale si svolse invece a Bruxelles all’inizio di marzo, come previsto dalla prassi istituzionale. L’ipotesi per il 2027 avrebbe un significato diverso. Non si tratterebbe soltanto di organizzare una cerimonia per ricordare le origini dell’Europa comunitaria, ma di trasferire nella capitale italiana una riunione ufficiale del Consiglio europeo, con la sua agenda politica, i negoziati tra i governi e l’approvazione delle conclusioni che definiscono gli orientamenti dell’Unione. Roma diventerebbe così, per l’occasione, il luogo in cui i Ventisette discutono e formalizzano le proprie decisioni.
Perché il trasferimento è un’eccezione
La sede ordinaria del Consiglio europeo è Bruxelles, secondo quanto stabilito dalla dichiarazione numero 22 allegata al Trattato di Nizza, firmato nel 2001. La regola risponde alla necessità di garantire continuità ai lavori e di mantenere il vertice nel principale centro istituzionale dell’Unione, dove si svolge gran parte della preparazione diplomatica e tecnica delle decisioni. Il regolamento interno, tuttavia, non esclude che i leader possano riunirsi in un’altra città. L’articolo 1 prevede che, in circostanze eccezionali, il presidente del Consiglio europeo possa decidere una sede diversa, purché ottenga l’accordo unanime del Consiglio Affari generali o del Comitato dei rappresentanti permanenti, secondo la procedura prevista. È questa la base giuridica che renderebbe possibile il trasferimento a Roma.
La contropartita belga: il vertice di febbraio ad Alden Biesen
La disponibilità a cedere a Roma il Consiglio europeo di marzo non significa che il Belgio rinuncerà a ospitare i leader europei. Il 4 febbraio è infatti previsto un vertice informale nel castello di Alden Biesen, a Bilzen-Hoeselt, nella provincia del Limburgo, dedicato alla difesa e alla competitività. Sarà un’occasione di confronto politico tra i Ventisette, anche se di natura diversa rispetto a una riunione formale del Consiglio europeo. La distinzione è importante: i vertici informali consentono ai leader di discutere e confrontare le rispettive posizioni senza necessariamente approvare conclusioni ufficiali; quelli formali, invece, sono preparati attraverso un articolato lavoro diplomatico e si concludono con atti che definiscono la linea politica comune. L’appuntamento belga di febbraio e il possibile summit romano di marzo avrebbero dunque caratteristiche differenti, ma consentirebbero entrambi ai governi di partecipare a confronti di alto livello.
Il calendario: dal 18 marzo alla settimana prima di Pasqua
Il trasferimento comporterebbe anche una modifica del calendario. Il Consiglio europeo era inizialmente previsto per il 18 marzo 2027. L’appuntamento a Roma potrebbe far slittare alla settimana successiva, quella precedente la Pasqua. Anche questo elemento dovrà essere coordinato con gli impegni dei leader e con la preparazione dei dossier europei. La macchina organizzativa, intanto, richiede tempo: i vertici formali vengono preparati per settimane attraverso il lavoro degli ambasciatori presso l’Ue e del Comitato dei rappresentanti permanenti, il Coreper. Spostare la riunione non significa soltanto cambiare città, ma anche predisporre spazi, sicurezza, protocollo e logistica per una riunione che coinvolge i capi di Stato e di governo, le delegazioni nazionali e le istituzioni comunitarie.
La posta in gioco per Meloni: una vetrina internazionale
Per la premier italiana, ospitare a Roma un Consiglio europeo nel settantesimo anniversario dei Trattati avrebbe un valore che va oltre la celebrazione storica. La capitale tornerebbe al centro della scena istituzionale europea proprio nel momento in cui i leader sono chiamati a confrontarsi sulle principali priorità dell’Unione. L’Italia avrebbe la possibilità di legare la propria immagine alle origini del progetto comunitario e di accogliere i partner in un appuntamento ufficiale. Proprio mentre la premier cerca un nuovo centro di gravità permanente al di là di Trump, dunque, un nuovo riavvicinamento ai membri Ue. Il calendario aggiunge un elemento politico: il vertice si terrebbe a pochi mesi dalle prossime elezioni politiche italiane, offrendo una vetrina internazionale alla vigilia della campagna elettorale.
Il plauso bipartisan, da Forza Italia al Pd
La possibile scelta di Roma incassa consensi trasversali, da Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, a Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo. Per Craxi sarebbe “un’ottima notizia per l’Italia e per l’Unione”, ma l’anniversario dovrà diventare l’occasione per cambiare in profondità il progetto comunitario. Zingaretti promuove la decisione di Antonio Costa di riportare il vertice “a Roma dove tutto iniziò”. L’esponente dem auspica che i governi colgano l’opportunità per costruire un’Europa “più forte, unita, garante della pace e del benessere”.
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