Opinioni – Nel nord della provincia si scaldano i motori dello sviluppo con 70 milioni di investimenti e il progetto dell’Alta Velocità. Nel Cassinate, invece, si congelano occupazione e prospettive industriali. E da Torino, sul futuro Stellantis, arriva l’ennesima doccia fredda: tante chiacchiere, nessun fatto concreto
A Ferentino il polo del freddo, a Cassino il grande gelo. Non è soltanto un gioco di parole. È la fotografia, amara e impietosa, di una provincia che sembra viaggiare a due velocità. Da una parte il nord della Ciociaria, che continua ad attrarre investimenti, inaugurare nuovi insediamenti produttivi e progettare infrastrutture strategiche. Dall’altra il sud, con Cassino e il suo comprensorio, dove il tempo sembra essersi fermato. Esattamente come le linee di montaggio dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano.
Oggi, martedì 20 ottobre, a Ferentino è stato inaugurato il nuovo polo del freddo NewCold: un investimento da 70 milioni di euro, salutato con entusiasmo dalle istituzioni regionali. Il consigliere regionale Daniele Maura, vicepresidente della Commissione Industria e Sviluppo Economico, ha parlato di un territorio capace di attrarre capitali, generare occupazione e costruire nuove prospettive per i giovani. Parole condivisibili, perché ogni investimento rappresenta una buona notizia. E quando un’impresa sceglie la provincia di Frosinone per investire 70 milioni di euro, c’è certamente motivo di soddisfazione.
Il problema è che, spostandosi di qualche decina di chilometri verso sud, quello stesso entusiasmo lascia spazio alla preoccupazione. Perché mentre a Ferentino si tagliano nastri, a Cassino si contano i giorni di fermo produttivo. Mentre nel nord della provincia si ragiona di nuovi investimenti e si lavora anche alla prospettiva di una fermata dell’Alta Velocità, nel Cassinate si continua ad aspettare. Un treno che rischia di non arrivare mai e un rilancio industriale che viene puntualmente rinviato al prossimo appuntamento.
E così la provincia di Frosinone rischia di diventare un territorio diviso in due: un nord che guarda al futuro e un sud che cerca disperatamente di non perdere il proprio passato industriale.
Il paradosso è ancora più evidente se si considera la posizione strategica di Cassino, a metà strada tra Roma e Napoli, lungo uno dei principali corridoi di collegamento del Paese. Una collocazione geografica che dovrebbe rappresentare un vantaggio competitivo e che, invece, rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata. L’Alta Velocità si progetta altrove, gli investimenti si annunciano altrove, mentre il territorio che per decenni ha rappresentato uno dei motori industriali del Lazio continua a perdere terreno.
E veniamo a Stellantis. Anche oggi, a Torino, si è consumato l’ennesimo vertice dal quale il Cassinate attendeva qualche risposta concreta. Al tavolo il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, la vicepresidente Roberta Angelilli e i vertici del gruppo automobilistico. Il risultato? Rassicurazioni, impegni, attenzione al territorio, competitività, prospettive future. Tutte espressioni che abbiamo già sentito, letto e riletto.
Ma i modelli nuovi dove sono? Gli investimenti concreti dove sono? E soprattutto, quando torneranno a lavorare gli operai?
Perché le rassicurazioni non riempiono le buste paga e non fanno ripartire le linee di montaggio. Nei primi nove mesi del 2026 lo stabilimento di Cassino ha prodotto appena 8.897 vetture, con un calo del 37,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le giornate effettivamente lavorate sono state soltanto 56. Numeri che raccontano una crisi profonda, ben più eloquenti di qualsiasi comunicato stampa.
Eppure, ancora una volta, bisognerà aspettare. Stavolta fino alla prima metà di dicembre, quando Stellantis presenterà il piano strategico di Maserati. Nel frattempo gli operai continueranno a fare i conti con gli ammortizzatori sociali, le famiglie con stipendi ridotti e le imprese dell’indotto con un futuro sempre più incerto.
Non si tratta di mettere Ferentino contro Cassino. Sarebbe una lettura miope e sbagliata. Ogni investimento che arriva in Ciociaria è una vittoria per l’intera provincia. Ma proprio per questo non si può ignorare lo squilibrio che si sta creando. La crescita di un territorio non dovrebbe coincidere con il progressivo impoverimento di un altro. E una politica regionale che giustamente rivendica i risultati ottenuti nel nord della provincia dovrebbe dimostrare la stessa capacità di incidere anche nel sud.
Perché il Cassinate non può vivere eternamente di promesse, tavoli istituzionali e comunicati rassicuranti. Ha bisogno di una strategia industriale, di infrastrutture, di investimenti e soprattutto di lavoro. Quello vero, che si misura nelle fabbriche aperte e negli stipendi a fine mese, non nelle dichiarazioni rilasciate al termine di un incontro.
È legittimo celebrare l’arrivo di 70 milioni di euro a Ferentino. Ma sarebbe altrettanto doveroso interrogarsi su ciò che sta accadendo a Cassino, dove un patrimonio industriale costruito in decenni rischia di essere progressivamente svuotato. Non basta accompagnare gli investitori dove arrivano nuovi capitali: bisogna anche difendere i territori dai quali il lavoro sta scomparendo.
Adesso l’appuntamento è fissato a dicembre. Ancora qualche settimana di attesa, ancora qualche settimana di incertezza. Con una speranza che assomiglia sempre più a una preghiera: che sotto l’albero di Natale i lavoratori di Stellantis e dell’indotto non trovino l’ennesimo pacchetto di cassa integrazione, confezionato con il nastro delle rassicurazioni istituzionali.
Perché a Ferentino si investono 70 milioni per produrre freddo. A Cassino, invece, il gelo industriale non costa nulla a chi fa promesse, ma rischia di costare carissimo a chi vive di lavoro. E mentre al nord si inaugura il futuro, al sud si continua a congelare il presente.
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