Rassegna stampa Uilca Lombardia
«Mettere al centro le persone»: il richiamo di Fulvio Furlan a Radio Uno offre la chiave di lettura della rassegna di oggi. Nel confronto sul risiko bancario il segretario generale UILCA indica le priorità con cui valutare le operazioni: occupazione, presenza sui territori e progetti industriali di lungo periodo. Sul rinnovo del contratto nazionale ribadisce la richiesta di un aumento salariale del 15%, insieme a interventi sulla conciliazione, sulla riduzione dell’orario e sul benessere lavorativo.
La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori lega questi temi agli altri approfondimenti: i risultati positivi del mercato assicurativo europeo e il ruolo di «Trova Tu» nell’accesso alla normativa tributaria. La crescita delle compagnie deve accompagnarsi al riconoscimento delle professionalità e alla qualità delle coperture; la semplificazione fiscale deve sostenere il lavoro quotidiano attraverso strumenti affidabili e formazione adeguata. Il criterio resta concreto: valutare trasformazioni, risultati e innovazioni per i benefici che producono nelle condizioni di lavoro e nei servizi a cittadini, famiglie e imprese.
Banche: Furlan a Radio Uno, persone al centro del risiko e del rinnovo contrattuale
«Per noi è molto importante che sia mantenuto un livello occupazionale alto, una presenza delle banche sui territori e che ci siano progetti di lungo periodo che diano solidità alle aziende coinvolte». È il criterio indicato dal segretario generale UILCA Fulvio Furlan nell’intervento a Cantiere Italia, su Radio Uno il 19 ottobre, dedicato al risiko bancario e al rinnovo del contratto nazionale dei bancari.
Intesa-MPS: contano le prospettive industriali e gli effetti sulle persone
Sull’operazione Intesa Sanpaolo-MPS Furlan osserva che gli azionisti del Monte sembrano orientarsi a favore della proposta di Intesa, precisando però che il percorso è ancora lungo e da definire. La sua valutazione non si traduce in un sostegno incondizionato all’operazione: il punto centrale resta l’impatto su lavoratrici, lavoratori, clientela e territori.
Banche più solide e di maggiori dimensioni, capaci di affrontare scenari internazionali complessi, possono essere importanti per il Paese. Questo obiettivo, sottolinea Furlan, deve però essere conciliato con la «biodiversità del settore», evitando concentrazioni che ne indeboliscano la capacità di rispondere alle esigenze delle comunità.
La dimensione, da sola, non garantisce il successo. Servono prospettive industriali credibili, affinché le aggregazioni non siano funzionali soltanto agli interessi dei grandi azionisti e non perdano di vista il sostegno all’economia, alle famiglie e alle imprese, insieme alla tutela del risparmio richiamata dalla Costituzione.
Relazioni sindacali e responsabilità nelle riorganizzazioni
Alla domanda su che cosa possa cambiare concretamente per dipendenti e cittadini Furlan risponde che molto dipenderà da come saranno gestite le operazioni. Richiama l’esperienza delle relazioni sindacali del credito, attraverso le quali sono stati affrontati importanti processi di riorganizzazione dentro un quadro di regole e percorsi condivisi.
Il discrimine è tra costruire aziende orientate al lungo periodo oppure privilegiare gli utili immediati e gli interessi di pochi. Se al centro restano le persone e il benessere del Paese, le trasformazioni possono essere accompagnate salvaguardando lavoro e servizi. Se prevalgono interessi economici ristretti, di potere o di natura partitica, avverte Furlan, il rischio è un peggioramento e la perdita di una visione collettiva.
Contratto nazionale: richiesta di aumento del 15% e benessere lavorativo
Sul rinnovo del contratto nazionale dei bancari Furlan indica una richiesta di aumento salariale del 15%, definendola importante ma congrua rispetto alla situazione del settore. La rivendicazione comprende sia il recupero dell’inflazione sia la redistribuzione della ricchezza e della produttività.
La piattaforma non riguarda soltanto la retribuzione. Furlan richiama anche la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la riduzione dell’orario e l’attenzione al benessere lavorativo. L’obiettivo è riconoscere il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso miglioramenti economici e normativi.
Assicurazioni: un 2025 di crescita e solidità, resta il divario italiano nelle coperture Danni
Premi in aumento, risultati tecnici positivi e una solida posizione patrimoniale. È il quadro delineato da Fausto Panzeri nell’articolo «Assicurazioni UE nel 2025», che affianca alla buona performance del settore una criticità italiana: la limitata diffusione delle coperture Danni rispetto alle dimensioni dell’economia.
L’analisi utilizza principalmente elaborazioni ANIA su dati EIOPA e riguarda nove Paesi — Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia — che rappresentano circa il 90% della raccolta premi europea. L’autore precisa che i dati derivano dall’informativa di vigilanza Solvency II e possono quindi differire da quelli dei bilanci redatti secondo i principi contabili nazionali.
Raccolta in aumento nel Vita e nei Danni
Nel campione considerato, la raccolta complessiva del 2025 supera i 1.200 miliardi di euro, con un incremento del 7% sull’anno precedente. Tutti i nove mercati registrano una crescita; l’Italia segna un aumento del 7,2%.
Il comparto Vita supera i 714 miliardi di premi, in crescita del 7,5%, mentre i Danni raggiungono 489 miliardi, con un incremento del 6,1%. Il quadro descritto è quindi quello di un’espansione distribuita tra i due principali comparti, pur con differenze significative tra i Paesi.
Per l’Italia, tuttavia, la crescita non elimina il ritardo nella penetrazione assicurativa dei Danni. Il rapporto tra premi e PIL si ferma all’1,9%, contro il 3,3% medio del campione. Escludendo il settore auto, il dato italiano scende all’1,1%, a fronte di una media del 2,5%. Panzeri interpreta questa distanza, sostanzialmente persistente nel periodo osservato, come una debolezza strutturale del mercato nazionale.
Risultati tecnici e patrimonio: gli indicatori italiani
Nel comparto Danni, l’articolo riporta per l’Italia tre indicatori principali:
- Il loss ratio, rapporto tra sinistri e premi, è pari al 55,2%, un risultato giudicato particolarmente favorevole dall’autore.
- L’expense ratio, che rapporta le spese di gestione ai premi, raggiunge il 37%, un livello invece elevato nel confronto europeo.
- Il combined ratio, che combina le due componenti, si attesta al 92,3%, contro il 94,1% medio del campione.
Il risultato tecnico positivo convive dunque con un’incidenza significativa dei costi di gestione. L’ipotesi che questa dipenda anche da provvigioni più elevate nei rami con risultati favorevoli è presentata da Panzeri come una possibile spiegazione, non come una conclusione dimostrata.
Sul piano patrimoniale a fine 2025 il Solvency ratio delle compagnie italiane è pari a 2,74, superiore alla media del campione di 2,55. Anche questo dato contribuisce alla valutazione positiva sulla solidità del settore.
Redditività: attenzione al periodo di confronto
L’approfondimento sulla redditività utilizza un periodo diverso da quello della raccolta e della solvibilità: il triennio 2022-2024, con un campione di Paesi parzialmente differente e dati OCSE e delle associazioni nazionali.
Per l’Italia l’articolo indica un rendimento medio del patrimonio netto, o ROE, del 10%, con un passaggio dal 3,2% nel 2022 al 15,4% nel 2024.
La posizione UILCA: la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori deve trovare spazio nella valutazione di risultati che mostrano crescita, capacità reddituale e solidità patrimoniale. Il contributo delle professionalità del settore va riconosciuto attraverso retribuzioni adeguate, formazione, opportunità di sviluppo e condizioni di lavoro sostenibili.
L’incidenza delle spese di gestione non può diventare, da sola, una giustificazione per ridurre organici o aumentare le pressioni sul personale. La qualità dell’assistenza, la corretta gestione dei sinistri e la comprensibilità delle coperture richiedono competenze e un’organizzazione capace di sostenerle.
Anche il divario italiano nei Danni pone una questione di qualità dello sviluppo. Ampliare la protezione di famiglie e imprese dovrebbe significare proporre coperture accessibili e coerenti con i bisogni, non soltanto accrescere i volumi commerciali. Solidità delle compagnie, valorizzazione del lavoro e utilità sociale dell’assicurazione devono procedere insieme.
Fisco digitale: l’IVA guida le ricerche su «Trova Tu», lo strumento per orientarsi nei Testi unici
L’IVA concentra il 40% delle ricerche effettuate su «Trova Tu», il motore del ministero dell’Economia pensato per accompagnare il passaggio ai nuovi Testi unici tributari. È il dato principale riportato da Marco Mobili e Giovanni Parente nell’articolo «Trova Tu: l’IVA in testa con il 40% delle ricerche», che raccoglie anche l’apprezzamento di commercialisti e consulenti del lavoro per lo strumento.
Tra gli altri argomenti ricercati figurano le imposte sui redditi, con il 16%, le sanzioni, con il 6%, l’accertamento delle imposte sui redditi, con il 4,6%, e il processo tributario, con quasi il 3%. Sono percentuali riferite alle ricerche sul servizio: descrivono quindi gli interessi di consultazione degli utenti, non il peso dei diversi tributi sul gettito.
L’operazione di riordino interessa otto Testi unici, 440 provvedimenti e circa 4.700 disposizioni legislative. Gli autori la presentano come un primo passaggio verso il Codice tributario previsto nel percorso della delega fiscale.
In questo contesto «Trova Tu» serve ad aiutare contribuenti e professionisti a orientarsi nella normativa riorganizzata. Il servizio è stato realizzato dal MEF con il partner tecnologico Sogei, il supporto della Presidenza del Consiglio e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, nell’ambito del progetto Normattiva.
Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, sottolinea che nel servizio sono stati recepiti diversi suggerimenti della categoria. Tra questi, l’articolo richiama:
- il collegamento diretto a Normattiva, per consultare le versioni precedenti delle disposizioni;
- la possibilità di esportare o stampare i risultati delle ricerche.
Il presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, definisce l’iniziativa «una semplificazione utile e necessaria». Il suo richiamo va anche oltre la consultazione delle norme: evitare di chiedere, nella dichiarazione dei redditi, informazioni già disponibili all’Amministrazione e migliorare lo scambio di dati tra le banche dati pubbliche.
Emergono così due esigenze complementari: rendere più accessibile la normativa e ridurre gli adempimenti ripetitivi per cittadini e professionisti.
La posizione UILCA: il riordino normativo e la digitalizzazione devono sostenere l’attività di chi opera nei servizi fiscali e della riscossione, accompagnandosi a formazione e aggiornamento professionale.
La qualità della transizione non può essere misurata soltanto dal numero di disposizioni riordinate o dalle consultazioni del servizio. Occorre considerare anche la facilità con cui il personale riesce a reperire le informazioni e a fornire risposte corrette, senza che la gestione delle novità si traduca in ulteriori carichi non sostenuti da risorse adeguate.
Gli strumenti possono migliorare quando vengono costruiti ascoltando chi li utilizza. Innovazione tecnologica e valorizzazione delle competenze devono procedere insieme, mantenendo un’assistenza accessibile anche per chi incontra difficoltà nell’uso dei servizi digitali.
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