In un mondo caratterizzato dalla crescente frequenza e gravità di shock climatici, è necessario comprendere meglio i rischi sforzandosi di raccogliere informazioni sempre migliori, condividerli e assorbirli in modo più efficace affinando gli strumenti di copertura assicurativa, nonché investire con maggiore decisione nella riduzione dell’esposizione e della vulnerabilità, ovvero in misure di adattamento. Il discorso del Governatore di Banca d’Italia alla Green Swan Conference 2026 tenutasi a Manila il 19 ottobre.
Signore e signori,
è per me un piacere e un onore inaugurare la Green Swan Conference 2026, organizzata congiuntamente dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), dalla Bangko Sentral ng Pilipinas, dalla Banca d’Italia e dal Network for Greening the Financial System (NGFS).
Desidero ringraziare il Governatore Remolona e la Bangko Sentral ng Pilipinas per la loro generosa ospitalità.
La conferenza di quest’anno è dedicata alla gestione dei rischi climatici in un contesto di incertezza; un tema quanto mai attuale.
Quando, nel 2021, si è tenuta la prima Green Swan Conference, il cambiamento climatico era già riconosciuto come un importante rischio a lungo termine. Da allora, le prove a sostegno di tale tesi sono diventate ancora più schiaccianti. Ciò che un tempo era considerato principalmente una minaccia per le generazioni future sta già incidendo sulle condizioni economiche e finanziarie.
La mitigazione rimane indispensabile, ma non è in grado di eliminare i rischi climatici fisici; alcuni danni legati al clima sono ormai inevitabili. Ciò rende la resilienza un aspetto di crescente importanza.
In un mondo caratterizzato da una maggiore incertezza climatica, è necessario comprendere meglio i rischi, condividerli e assorbirli in modo più efficace, nonché investire con maggiore decisione nella riduzione dell’esposizione e della vulnerabilità. Sono questi i tre punti su cui mi soffermerò oggi.
Le ragioni economiche a favore di un rafforzamento della resilienza sono evidenti. Il cambiamento climatico riduce la produttività, distrugge il capitale fisico e mette sotto pressione le finanze pubbliche. Nel 2025, gli eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 200 miliardi di dollari di danni diretti, una cifra più che doppia rispetto ai livelli registrati all’inizio degli anni Duemila. Gli shock climatici possono inoltre influire sull’inflazione. I loro effetti possono rivelarsi particolarmente gravi nelle economie emergenti e in via di sviluppo, dove l’esposizione è spesso maggiore e la capacità di assorbire gli shock più limitata.
La responsabilità delle politiche climatiche spetta, innanzitutto, ai governi. Essi dispongono della legittimazione democratica e degli strumenti necessari per guidare la transizione ecologica, sostenere l’adattamento e proteggere le fasce più vulnerabili. Le politiche climatiche devono essere economicamente sostenibili, socialmente eque e istituzionalmente credibili. Politiche eccessivamente rigide, o soggette a frequenti inversioni di rotta, rischiano di minare il consenso pubblico e di scoraggiare gli investimenti privati.
Le banche centrali e le autorità di vigilanza hanno una responsabilità diversa, ma chiaramente definita. Dobbiamo comprendere in che modo i rischi legati al clima influiscano sull’inflazione, sull’attività economica e sulla stabilità finanziaria, affinché la politica monetaria, la vigilanza finanziaria e la valutazione dei rischi rimangano efficaci. La sfida non consiste nell’ampliare i nostri mandati, bensì nell’adempiere a quelli esistenti in un contesto in continua evoluzione.
1. Comprendere il rischio climatico
Il primo pilastro della resilienza è una migliore comprensione del rischio climatico fisico. Nonostante i notevoli progressi, permangono lacune significative in termini di disponibilità, qualità e comparabilità dei dati relativi al clima. I rischi fisici sono fortemente localizzati e i loro impatti si concentrano spesso in periodi specifici, quando eventi estremi provocano danni improvvisi e dirompenti. Essi interagiscono inoltre con le condizioni economiche e finanziarie in modi complessi; al contempo, le osservazioni storiche potrebbero diventare una guida meno affidabile, dato che la frequenza e la gravità degli eventi estremi stanno cambiando.
Queste caratteristiche rendono i rischi climatici difficili da identificare, misurare e prezzare. Disporre di informazioni migliori è dunque essenziale non solo per valutare le vulnerabilità, ma anche per indirizzare i capitali e le risorse pubbliche verso gli ambiti in cui l’adattamento è più necessario.
Le banche centrali e gli enti statistici possono contribuire a questo sforzo. L’Irving Fisher Committee lavora da tempo sulle esigenze in materia di dati climatici e la Banca d’Italia analizza dati e metodologie per valutare i rischi climatici e ambientali.
La misurazione rappresenta solo il primo passo. I rischi climatici devono essere integrati anche nella governance, nei controlli interni e nella gestione dei rischi delle istituzioni finanziarie. Molti istituti hanno compiuto progressi, anche in Italia, e nell’Area euro, ma l’attuazione rimane disomogenea.
Il rischio climatico non dovrebbe essere considerato un mero esercizio di conformità (compliance) a sé stante; esso va invece integrato nella valutazione dei rischi di credito, di mercato, operativi e assicurativi.
La tecnologia può rafforzare questo processo. L’intelligenza artificiale può migliorare la modellizzazione climatica, le previsioni meteorologiche, i sistemi di allerta precoce e la valutazione dei rischi legati a eventi estremi (si vedano C. Scotti; P.R. Lane; R. Ayadi, Y. Forouheshfar e O. Moghadas, ndr). Tali strumenti non possono sostituire dati affidabili, modelli solidi o il giudizio umano; tuttavia, se utilizzati con attenzione, possono accrescere la nostra capacità di anticipare gli shock e individuare le vulnerabilità prima che i rischi climatici si concretizzino.
Non possiamo eliminare l’incertezza climatica, ma possiamo migliorare la nostra capacità di comprenderla e di prepararci ai suoi effetti.
2. Condividere e assorbire il rischio climatico
Comprendere il rischio è fondamentale, ma i rischi che non possono essere prevenuti devono anche essere condivisi e assorbiti in modo efficace. Una parte significativa delle perdite causate da catastrofi naturali rimane priva di copertura assicurativa. Questo divario di protezione espone famiglie e imprese a gravi difficoltà finanziarie e spesso costringe i governi a intervenire dopo i disastri, con conseguenti costi fiscali considerevoli.
Le conseguenze possono estendersi ben oltre le persone direttamente colpite. Le famiglie potrebbero non essere in grado di ricostruire; le imprese potrebbero interrompere la produzione o fallire; le finanze pubbliche potrebbero deteriorarsi proprio quando le risorse sono più urgentemente necessarie. Lo shock può quindi propagarsi alle banche e all’economia in generale.
L’assicurazione è pertanto una componente centrale della resilienza climatica. Il suo ruolo va oltre il semplice risarcimento delle perdite. Se i rischi sono valutati e prezzati correttamente, l’assicurazione può anche incoraggiare la prevenzione fornendo incentivi finanziari per ridurre l’esposizione ai rischi naturali.
Estendere la copertura è difficile. Famiglie e imprese potrebbero sottovalutare i rischi climatici o considerare l’assicurazione troppo costosa, e i mercati assicurativi rimangono sottosviluppati in alcuni paesi. Allo stesso tempo, l’aumento delle perdite attese, la scarsità di dati e l’incertezza dei modelli possono rendere alcuni rischi sempre più difficili da assicurare. Premi più elevati possono proteggere la solidità delle compagnie assicurative, ma possono anche rendere la copertura inaccessibile a coloro che ne hanno più bisogno.
Ridurre il divario di protezione richiede pertanto un quadro stratificato che combini assicurazioni private, riassicurazioni, garanzie pubbliche e strumenti del mercato dei capitali. I rischi dovrebbero essere ripartiti tra coloro che sono più in grado di sopportarli.
Le compagnie assicurative private possono coprire perdite più piccole e più frequenti. I riassicuratori possono assorbire esposizioni più ampie e diversificate. Le autorità pubbliche possono fornire garanzie per eventi estremi che superano la capacità del mercato privato, preservando al contempo gli incentivi alla prevenzione.
Questo approccio è stato sviluppato durante la presidenza italiana del G7 nel 2024 attraverso il Quadro di alto livello per i programmi di assicurazione pubblico-privata contro i rischi naturali, ed è stato ribadito durante la presidenza francese del G7 di quest’anno.
I mercati dei capitali possono ulteriormente ampliare la condivisione del rischio. I titoli legati alle assicurazioni, inclusi i titoli obbligazionari per catastrofi e disastri, possono trasferire i rischi al di fuori del settore assicurativo tradizionale, attrarre capitali aggiuntivi e diversificare le esposizioni.
Per ridurre la dipendenza dagli aiuti governativi ex post, l’Italia ha recentemente introdotto un’assicurazione obbligatoria contro alluvioni, terremoti e frane per le imprese al di fuori del settore agricolo, con il supporto di un meccanismo di garanzia pubblico.
La progettazione di questi meccanismi è cruciale. La copertura deve rimanere accessibile, i premi devono riflettere il rischio e l’intervento pubblico deve preservare gli incentivi alla mitigazione del rischio. L’obiettivo è impedire che le perdite ricadano interamente su coloro che sono meno in grado di sopportarle o che minaccino l’intero sistema finanziario.
3. Riduzione del rischio climatico
Una migliore misurazione e una più efficace condivisione del rischio possono limitare le conseguenze degli shock climatici, ma la resilienza richiede in ultima analisi la riduzione dell’esposizione e della vulnerabilità prima che si verifichino i disastri.
Ciò significa investire in adattamento.
L’esigenza è particolarmente urgente nei paesi che combinano un’elevata esposizione ai rischi fisici con uno spazio fiscale limitato. Queste condizioni possono creare un pericoloso circolo vizioso: un debito più elevato riduce la capacità di investire in infrastrutture resilienti e nell’adattamento [il processo di adeguamento ai cambiamenti climatici, in atto o previsti, e ai loro effetti, al fine di limitare i danni o sfruttare le opportunità favorevoli. Esempi in tal senso includono la costruzione di difese contro le inondazioni, lo sviluppo di colture resistenti alla siccità, nonché il miglioramento dell’efficienza dell’irrigazione e della capacità di stoccaggio dell’acqua], mentre investimenti insufficienti rendono le economie più esposte a futuri shock climatici, che a loro volta esercitano ulteriore pressione sulle finanze pubbliche.
Interrompere questo circolo vizioso tra clima e debito richiede un’azione più tempestiva ed efficace. L’adattamento è generalmente meno costoso di una ricostruzione ripetuta e dovrebbe essere considerato un investimento che riduce le future perdite economiche e le pressioni fiscali.
Tuttavia, l’adattamento rimane gravemente sottofinanziato, soprattutto nelle economie emergenti e in via di sviluppo. Vi è una crescente consapevolezza della necessità di incrementare i finanziamenti per l’adattamento, ma tradurre gli impegni internazionali in progetti concreti e flussi finanziari rimane difficile. La scarsità di progetti ben progettati e finanziabili, unitamente a quadri normativi incerti e a una debole capacità istituzionale, può scoraggiare gli investimenti privati.
La mobilitazione dei capitali privati richiede pertanto politiche credibili, incentivi chiari e un’adeguata ripartizione dei rischi e dei rendimenti tra attori pubblici e privati.
I governi hanno un ruolo centrale. Possono investire in infrastrutture resilienti, migliorare la pianificazione e gli standard edilizi, fornire informazioni sui rischi climatici e utilizzare le risorse pubbliche per attrarre investimenti privati.
Le banche multilaterali di sviluppo possono sostenere questi sforzi. Attraverso garanzie, finanziamenti misti e altri strumenti di mitigazione del rischio, possono rendere i progetti di adattamento più attraenti per gli investitori privati e mobilitare più capitali rispetto al solo finanziamento pubblico.
L’adattamento sta passando troppo lentamente da una risposta reattiva alle catastrofi a una gestione proattiva del rischio. I progressi rimangono disomogenei, mentre la frequenza e la gravità degli eventi estremi continuano ad aumentare.
La tecnologia può rafforzare l’adattamento attraverso previsioni avanzate, sistemi di allerta precoce, telerilevamento e gestione delle infrastrutture basata sui dati. Tuttavia, il progresso tecnologico non è privo di costi: l’espansione dei data center sta accrescendo la domanda di energia, acqua e materie prime critiche. Tali pressioni devono essere gestite in modo che l’innovazione digitale rafforzi la resilienza, senza creare vulnerabilità economiche e sociali.
L’adattamento non può prevenire ogni disastro, ma può determinare se gli shock climatici rimangano gestibili o meno, e se le risorse pubbliche vengano impiegate per prevenire le perdite o finiscano invece per essere ripetutamente assorbite dagli interventi di ricostruzione.
Conclusioni
Signore e signori,
il cambiamento climatico sta generando una profonda incertezza, il che rende la preparazione sempre più importante.
La resilienza dipende dalla nostra capacità di comprendere i rischi climatici, di condividerli in modo più efficace e di ridurre l’esposizione prima che si verifichino degli shock. Questi elementi si rafforzano a vicenda: una migliore informazione migliora la determinazione del prezzo e l’allocazione del rischio; una migliore condivisione del rischio potenzia la capacità di ripresa da eventi avversi; l’adattamento, infine, riduce le perdite che, in ultima istanza, devono essere assorbite.
Nessuna istituzione può raggiungere questi obiettivi da sola. Governi, intermediari finanziari, assicuratori, imprese, banche multilaterali di sviluppo e banche centrali hanno responsabilità distinte ma complementari.
Anche la cooperazione internazionale è fondamentale. Gli shock climatici oltrepassano i confini nazionali attraverso il commercio, i mercati finanziari e le catene di approvvigionamento; al contempo, le conoscenze e le soluzioni necessarie per rafforzare la resilienza sono spesso condivise tra i vari paesi.
La Green Swan Conference è nata proprio per favorire questo scambio tra responsabili delle politiche, accademici e operatori di mercato. Le discussioni di oggi possono aiutarci a comprendere meglio i rischi climatici, a condividere soluzioni efficaci e ad accelerare gli investimenti in resilienza.
Le nostre economie e i nostri sistemi finanziari devono essere in grado di assorbire gli shock climatici, evitando che questi si trasformino in crisi economiche e finanziarie più ampie.
Come suggerisce il titolo di questo intervento, pensare al domani significa rafforzare la resilienza oggi.
Grazie per l’attenzione; vi auguro una conferenza proficua e di successo.
Il titolo fa riferimento al brano «Don’t Stop», scritto da Christine McVie e interpretato dai Fleetwood Mac. Desidero ringraziare Enrico Bernardini, Alberto Felettigh, Fabrizio Ferriani e Luciano Lavecchia per i loro commenti e contributi.
Fabio Panetta è Governatore di Banca d’Italia.
La traduzione è a cura della redazione di RivistaEnergia.it. Il testo originale inglese è consultabile sul sito di Banca d’Italia a questo link ed è qui riprodotto per gentile concessione di Banca d’Italia.
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