«È ora di cambiare rotta: basta misure tampone e deroghe che lasciano le famiglie ostaggio dell’auto privata. Dove si investe in trasporto pubblico, mobilità attiva, condivisa ed elettrica, i risultati si vedono già. La nuova legge di bilancio deve garantire adeguate risorse per la transizione del settore, unico modo per superare la crisi di mobilità». Il messaggio, Legambiente, lo lancia forte e chiaro. Per l’ennesima volta. A uso e consumo del governo. Che di fronte al caro carburanti finora non ha saputo far altro che mettere sul piatto misure, come il taglio delle accise su benzina e diesel, che hanno sottratto alle casse dello Stato due miliardi e mezzo di euro ma non hanno risolto un problema che è evidentemente strutturale.
E allora, adesso, Legambiente tende per così dire una mano al governo, offre per così dire un aiuto in termini di possibili soluzioni a questo problema. Partendo da un dato di fatto che bisogna tenere bene a mente per andare avanti nel modo giusto con l’analisi della situazione e con la messa in campo degli strumenti per andare avanti: il caro carburanti pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie italiane, e per milioni di persone l’auto non è una scelta ma l’unico modo per raggiungere il lavoro, la scuola o i servizi sanitari. Il governo finora ha risposto con sconti temporanei alla pompa, previsti dal decreto-legge 157, con lo stop al bollo auto e con il rinvio di un altro anno lo stop ai diesel Euro 5 nel bacino padano. Misure tampone e controproducenti, denuncia Legambiente, che prolungano la dipendenza dall’auto privata, senza offrire alternative.
Per cambiare rotta, l’associazione ambientalista ha presenta oggi a Roma, alla seconda edizione del Forum Mobilità “Proposte e azioni per la decarbonizzazione dei trasporti”, cinque proposte indirizzate al governo per la legge di bilancio 2027 con l’obiettivo di tagliare le emissioni e contrastare la povertà dei trasporti. Le richieste vanno dal rifinanziamento del trasporto pubblico, con abbonamenti integrati e tariffe commisurate al reddito, al social leasing per l’acquisto di veicoli a zero emissioni per famiglie e imprese, maggiore capillarità della rete di ricarica, rifinanziamento del fondo per la ciclabilità, IVA al 10% sullo sharing e un maggiore ricorso allo smart working per ridurre la domanda di mobilità.
Lo scenario analizzato nel Forum parla chiaro: per il 79% degli italiani la spesa per benzina e gasolio è aumentata rispetto a sei mesi fa, più delle bollette e della spesa alimentare, e il 71% prevede di tagliare altre spese nei prossimi mesi (dati Eumetra). Il rincaro, determinato dalla crisi del Golfo, incide ulteriormente sulla condizione di povertà dei trasporti ampiamente diffusa in tutto il Paese: come denunciato da Legambiente già nel 2023, quasi un italiano su tre rinuncia a occasioni di studio, lavoro o cura perché spostarsi costa troppo o mancano i servizi. La voglia e la necessità di cambiare stile di mobilità ci sono, ma senza alternative e investimenti per sostenerle, la dipendenza dall’auto privata e dagli enormi costi ad essa collegati, restano: l’auto copre ancora sei spostamenti su dieci, il trasporto pubblico meno di uno su dieci e bici e micromobilità appena uno su venti (dati Isfort). In Italia, in sintesi, la mobilità urbana si trova al centro di una “tempesta perfetta” causata da crisi energetica e aumento dei carburanti, tagli ai finanziamenti, trasporti in difficoltà.
Di fronte a questa tempesta, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di investimenti per rendere accessibili le alternative all’auto e ridurre costi, emissioni e inquinamento atmosferico, cui sono legate quattro procedure d’infrazione e 48.000 morti l’anno in Italia. I tagli dell’ultima legge di bilancio alla mobilità sostenibile vanno nella direzione opposta. Un segnale positivo, che da solo non basta a rispondere alle necessità del Paese, arriva invece dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, che ha stanziato circa 600 milioni di euro per il Piano d’azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria: circa 500 milioni per la mobilità urbana e metropolitana e una prima dotazione di 100 milioni per rinnovare e potenziare le flotte del trasporto pubblico locale in 12 Città metropolitane e 10 Regioni interessate dalle procedure d’infrazione per il superamento dei limiti di PM10 e NO2.
Dove le alternative ci sono, però, le abitudini cambiano. Nelle città che investono in sicurezza, infrastrutture e servizi per chi si muove in modo attivo la mobilità sostenibile cresce. Non lascia dubbi il bilancio della XVI edizione del Giretto d’Italia, il campionato urbano della mobilità attiva di Legambiente organizzato nella Settimana europea della mobilità con il sostegno di Euromobility e con Dott, i cui vincitori sono premiati oggi al Forum. In totale sono stati registrati quasi 60.000 passaggi attraverso 120 check point distribuiti sul territorio, rilevando gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola effettuati con modalità di trasporto attive e non inquinanti. In vetta alla classifica, maglia rosa per il terzo anno consecutivo, c’è Padova con 8.168 passaggi. Seguono Piacenza con 5.404 passaggi e Torino con 5.050. In quarta posizione Pescara (3.823), in quinta Bolzano (4.170) e in sesta Roma con 3.180 passaggi, che per la prima volta entra nella top ten. Se si rapportano i passaggi agli abitanti risulta invece primo un piccolo comune, Piasco, in provincia di Cuneo, seguito da Piacenza e Padova. Il giretto d’Italia ha preso il via lo scorso 17 settembre, nella fascia oraria dalle 7 alle 10, oltre 30 tra comuni e aziende hanno preso parte alla sfida simbolica della mobilità attiva, invitando cittadini, studenti e dipendenti ad andare a scuola o al lavoro in bicicletta, e-bike, monopattino elettrico, anche in sharing.
Legambiente ricorda poi che l’altra partita cruciale si gioca sull’elettrico, una transizione sempre più al centro dell’agenda climatica europea e oggetto di discussione anche alla COP31, la conferenza Onu sul clima di Antalya (9-20 novembre), dove si proporrà di portare l’elettricità al 35% dei consumi energetici entro il 2035, con iniziative dedicate anche ai trasporti. La buona notizia è che in Italia l’elettrico cresce, come emerge dai dati Motus-E sul primo trimestre 2026 a correre sono soprattutto gli autobus: ad oggi, quasi un nuovo bus su cinque immatricolato è elettrico (19,7%, +118% in un anno) e su strada ne circolano circa 4.000. Le auto elettriche crescono del 64,7% e diventano più economiche: in Europa il prezzo medio delle utilitarie elettriche è sceso di quasi un quinto in tre anni, oggi le piccole e medie sono il 60% del mercato italiano e al Sud le immatricolazioni aumentano del 220% (Motus-E, primo trimestre 2026). Anche la rete di ricarica sale a 78.253 punti (+18,6%). Ma il percorso è ancora in salita: oltre 10mila colonnine già installate aspettano da un anno e mezzo l’allacciamento alla rete, furgoni e camion elettrici restano al palo e tutta la crescita poggia su incentivi a termine e sul PNRR. Ora che il Piano si chiude, avverte Legambiente, serve garantire continuità finanziaria alla trasformazione avviata, soprattutto per il rinnovo delle flotte e ulteriore diffusione della ricarica elettrica.
«Contro il caro carburanti serve una svolta che dia a chi oggi dipende dall’auto a combustione interna alternative accessibili e convenienti – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –. Il Governo invece risponde con uno sconto sulle accise che dura qualche mese e con lo stop al bollo auto, mentre accelera su nuove trivellazioni. La strada da seguire l’ha già indicata l’Europa con il Fondo sociale per il clima: investire sulle cause della mobility poverty, non compensarne gli effetti. All’esecutivo, alle prese con la nuova legge di bilancio, chiediamo di seguirla ripristinando il Fondo nazionale trasporti ai livelli del 2009, con risorse nazionali stabili e pluriennali. Le priorità sono chiare: più risorse per corse e personale, abbonamenti integrati con lo sharing a prezzi modulati sul reddito e servizi a chiamata nelle aree meno servite; incentivi strutturali e social leasing per i veicoli a zero emissioni; più ricarica dove oggi manca e una filiera nazionale delle batterie; il ripristino del fondo per la ciclabilità e l’IVA al 10% sullo sharing; meno spostamenti obbligati grazie a smart working e servizi digitali».
Per ridurre la dipendenza dall’auto serve intermodalità accessibile e capillare. Una risposta arriva dalla Germania con il Deutschlandticket, tra le buone pratiche segnalate da Legambiente: l’abbonamento unico per il trasporto pubblico locale, regionale e nazionale del Paese. Introdotto nel 2023, al costo di soli €9, oggi costa 63 euro al mese e consente di viaggiare senza limiti su bus, tram, metropolitane e treni, usando lo stesso titolo anche quando si cambia città, regione o azienda di trasporto. In Italia, Legambiente segnala il caso di Roma e del Lazio, unico nel suo genere, dove il sistema Metrebus permette di utilizzare con un unico abbonamento bus, tram, metropolitane e ferrovie regionali di operatori diversi. L’annuale equivale a circa 21 euro al mese; sono previste agevolazioni per giovani, anziani, disoccupati e persone con redditi bassi.
«Dove si investe in infrastrutture e servizi per la mobilità sostenibile, i risultati si vedono – commenta Roberto Scacchi, responsabile Mobilità di Legambiente –. Il Giretto d’Italia premia le città che cambiano passo: da Padova a Piacenza, da Pescara a Roma, che per la prima volta entra nella top ten. È un risultato che nasce dall’impegno delle amministrazioni comunali, ma anche delle aziende che incentivano i dipendenti ad andare al lavoro in bici o in micromobilità: una buona pratica da replicare ovunque. Per fare di queste esperienze la regola e liberare le famiglie dalla dipendenza dall’auto, bisogna collegare tra loro i mezzi che ci sono e renderli economici, come hanno fatto la Germania con il Deutschlandticket e Roma con l’abbonamento Metrebus, e ripensare le città a misura di persona, con reti ciclabili continue, strade scolastiche e spazi per chi si muove a piedi, in bici o con i mezzi pubblici».
Queste sono, nel dettaglio, le 5 proposte che Legambiente indirizza al governo Meloni:
- «Centralità del trasporto pubblico, capillare e accessibile. Va rifinanziato il Fondo nazionale trasporti, riportandolo almeno ai 6,2 miliardi di euro del 2009, e aumentando le risorse per i costi di esercizio e per il personale. Servono abbonamenti che integrino trasporto pubblico e sharing, a prezzi contenuti e modulati per fasce di reddito. L’offerta va inoltre ampliata con servizi a chiamata, soprattutto nelle aree rurali e meno servite».
- «Veicoli a zero emissioni alla portata di tutti. Servono incentivi strutturali per famiglie e aziende per l’acquisto di veicoli a zero emissioni e formule di social leasing per le famiglie in difficoltà economica e per gli artigiani».
- «Ricarica e filiera delle batterie. La rete di ricarica va potenziata nelle aree vulnerabili e meno servite. Serve una filiera nazionale delle batterie che vada dalla produzione al riciclo delle materie prime seconde fino alla rigenerazione, accelerando su impianti e normativa di settore».
- «Ciclabilità e sharing. Il fondo per la ciclabilità va potenziato per estendere la rete ciclabile urbana in tutto il Paese. La micromobilità in sharing va sostenuta portando l’IVA dal 22% al 10% e diffondendo i servizi in modo capillare anche nelle città non capoluogo».
- «Riduzione della domanda di mobilità. La domanda di mobilità va ridotta potenziando lo smart working, anche con una revisione della legge nazionale, e digitalizzando i servizi».
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