I rincari dei quali nessuno parla: grano e mais sono ai massimi dal 2023
Ci sono aumenti dei prezzi dei quali si parla tutti i giorni ed altri che sembrano invisibili, ma che ci sono eccome, e dei quali ci accorgeremo a brevissimo. Anzi, ci stiamo già accorgendo. E’ il caso del prezzo dei cereali, salito del 17,2% in un anno secondo l’indice della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura secondo il quale solo a settembre il prezzo dei cereali a livello internazionale è cresciuto del 5,1%.
In Italia se ne è parla poco o niente: siamo concentrati sul prezzo della benzina e del gasolio, e giustamente: a settembre il gasolio costava il 34,9% più di un anno prima e la benzina il 21,8%. Il 14 settembre, poi, il gasolio ha toccato il record di 2,1907 euro al litro.
Prezzo dei cereali: cosa dice l’indice Fao di settembre
L’indice Fao del prezzo dei cereali misura le quotazioni internazionali di grano, mais, riso, orzo e sorgo. A settembre 2026 vale 122,8 punti. Un anno prima era intorno a 104,8. Un mese prima a 116,8. Tradotto: il grano è salito del 6,3% in un mese, al livello più alto da agosto 2023; il mais del 5,6%, al livello più alto da oltre tre anni; il sorgo del 13,7%; l’orzo del 3,9% e il riso dell’1,4%.
Allargando lo sguardo a tutto il cibo, l’indice generale Fao è a 136 punti, +1,5% in un mese, +5,8% in un anno. Secondo l’agenzia Fastmarkets è il valore più alto da novembre 2022, cioè dai mesi successivi all’invasione russa dell’Ucraina e il fatto che proprio la guerra nell’ex “granaio d’Europa”, come è stata chiamata per secoli l’Ucraina, sia alla base dei rincari è in qualche modo confermato dall’andamento dei prezzi di altri beni alimentari. Ad esempio: la carne è scesa dell’1,1% nel mese di settembre; i latticini sono stabili e su base annua costano oggi il 19,1% in meno. Lo zucchero invece è salito del 6,1% in un mese e del 14,7% in un anno e gli oli vegetali del 18,3% in un anno. Nel grafico interattivo che apre questo articolo sono indicati gli aumenti di prezzo tra il 2025 e il 2026.
Prezzo del grano in dollari: +41% in un anno
Quello della Fao è un indice, ma vediamo il dato del prezzo dei cereali in dollari a tonnellata secondo i dati, questa volta, della Banca Mondiale. Ad agosto 2026 il grano tenero americano di riferimento costava 330 dollari a tonnellata mentre nel trimestre luglio-settembre 2025 la media era 233,3 dollari, l’aumento è stato, quindi, del 41,4%. Il mais è passato da 191,6 a 224 dollari: +16,9% mentre il riso thailandese, il riferimento mondiale, da 380,3 a 471 dollari: +23,8%. Ecco il grafico con gli aumenti delle principali materie prime ad agosto 2026 rispetto alla media luglio-settembre del 2025.
Prezzi dei cereali e Hormuz: il legame con il petrolio
Il fatto è che i cereali sono alla base di molti dei cibi che consumiamo tutti i giorni e l’aumento del prezzo incide direttamente e pesantemente sulla spesa di tutti i giorni contribuendo alla crescita dell’inflazione. Finiranno i rincari? Difficile da dire perché oltre alla guerra in Ucraina la Fao indica la crisi nello stretto di Hormuz come una delle cause più importanti. Perché?
Perché lo Stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, è di fatto chiuso dal 4 marzo 2026, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran del 28 febbraio e da lì passava circa un quinto del petrolio mondiale. Il Brent, il petrolio di riferimento europeo, ad agosto costava 90,9 dollari al barile contro i 69 di un anno prima: +31,7%. Il gas naturale in Europa è passato da 11,29 a 21,11 dollari per milione di Btu (British thermal unit, l’unità di misura dell’energia nel commercio del gas): +87%.
Il prezzo dei cereali aumenta perché il trattore che serve per coltivarlo va a gasolio; l’essiccazione del mais usa il gas; le navi che trasportano il grano vanno a combustibile marino e i fertilizzanti azotati si producono partendo dal gas naturale. Quindi le difficoltà di trasporto dei beni energetici fossili incide direttamente sul prezzo di quello che mettiamo in tavola.
C’è poi un secondo aspetto: una parte del mais mondiale non diventa cibo ma carburante, cioè bioetanolo. Quando il petrolio sale, conviene trasformare più mais in carburante facendo venir meno quello che serve per la preparazione di alimenti facendo, ancora una volta, crescere il prezzo della materia prima. Per cui non è un caso che la Fao stimi per il 2026 una produzione mondiale di cereali in calo del 2,1% e un commercio internazionale in calo del 3,5%.
Prezzo di pane e pasta: per ora fermo, ed è questo il punto
Parlavamo di inflazione in Italia influenzata (anche) dal prezzo dei cereali. Beh, non è del tutto vero. Secondo l’Istat, a settembre 2026 i beni alimentari lavorati (cioè quelli che passano da un’industria: pasta, pane confezionato, biscotti, farine) costavano lo 0,6% in meno di un anno prima. Gli alimentari non lavorati invece (frutta, verdura, carne fresca, pesce) sono saliti del 5,5%. Il carrello della spesa nel suo complesso, che comprende anche i prodotti per la cura della casa e della persona, è salito dell’1,5%. E’ vero che l’inflazione generale è al 4,2% (superiore a quella degli altri grandi Paesi europei, ma è trainata quasi interamente dalla crescita della bolletta energetica: +22,6%.
Perché l’aumento dei cereali arriva in ritardo
Non per essere pessimisti, ma potrebbe non durare a lungo, ed è un problema di filiera produttiva. Un pastificio non compra il grano il giorno prima di fare la pasta, lo compra con mesi di anticipo, con contratti a prezzo fissato poi lo stocca nei silos, poi lo macina, produce e distribuisce. Quindi la pasta che troviamo oggi al supermercato è stata fatta, in buona parte, con grano comprato quando costava meno mentre quella fatta con il grano comprato a settembre arriverà più avanti. Lo stesso vale per la carne, per il latte e per le uova: potrebbero rincarare perché il mais è il primo ingrediente dei mangimi e quando sale il prezzo sale il costo di allevare un pollo, un maiale, una mucca da latte.
D’altra parte è esattamente quello che è successo nel 2022: dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i prezzi internazionali dei cereali sono saliti in primavera ma in Italia pane e pasta hanno registrato gli aumenti più forti nei mesi successivi, tra l’estate e l’autunno.
I dati si riferiscono al: 2026
Fonte: Fao
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