#Finsubito news dalla rete – Il produttore francese di Cognac Boinaud ricorre alla tutela giudiziaria con 60 milioni di euro di debiti


Il produttore francese di Cognac Boinaud è ricorso alla tutela giudiziaria dopo aver dichiarato 60 milioni di euro di debiti bancari. È un segnale di come la crisi del settore del Cognac stia ormai incidendo non solo sulle vendite, ma anche sul finanziamento e sulla stabilità delle imprese.

Secondo la pubblicazione specializzata Vitisphere, che cita informazioni giudiziarie diffuse il 21 ottobre, il Tribunale commerciale di Angoulême ha avviato per il gruppo una procedura di salvaguardia il 19 ottobre, fissando un periodo di osservazione di sei mesi. L’azienda ha sede ad Angeac-Champagne, nel dipartimento della Charente, nel cuore della regione francese del Cognac.

La procedura di salvaguardia prevista dal diritto francese è un processo di ristrutturazione sotto la supervisione di un tribunale, pensato per le imprese che non sono ancora insolventi, ma hanno bisogno di protezione mentre riorganizzano i debiti e le attività. Non comporta la liquidazione. La dirigenza di Boinaud ha dichiarato che la decisione è stata presa prima che l’azienda raggiungesse una situazione in cui non fosse più in grado di far fronte ai propri obblighi.

Boinaud ha dichiarato di aver chiesto la tutela del tribunale all’inizio di questo mese. Il presidente dell’azienda, Charles Boinaud, ha definito la decisione difficile ma necessaria, presentandola come un intervento tempestivo, anziché attendere una crisi dei pagamenti conclamata. Ha inoltre affermato che le decisioni più difficili hanno riguardato i dipendenti, interessati dai tagli mentre l’impresa si adegua alle condizioni di mercato più deboli.

Vitisphere ha riferito che il gruppo Boinaud gestisce 650 ettari di vigneti e 41 alambicchi, risultando il principale operatore viticolo della regione del Cognac per superficie. L’azienda è nota anche per il marchio di Cognac De Luze. Secondo la pubblicazione, il fatturato annuo del gruppo è sceso a 21 milioni di euro nel 2026, dai 45 milioni del 2023, a causa della forte contrazione delle vendite. Le vendite di De Luze, inoltre, sarebbero passate da circa 700.000 bottiglie l’anno a pressappoco la metà.

Secondo la pubblicazione, le difficoltà dell’azienda sono legate in larga misura all’inversione di tendenza del mercato cinese, che prima della crisi del Covid rappresentava oltre la metà della sua attività. Charles Boinaud ha dichiarato che negli anni precedenti il gruppo aveva destinato una quota consistente degli investimenti commerciali e di marketing alla Cina, dove la domanda era forte e il mix di prodotti privilegiava le categorie di fascia alta, come XO ed Extra. Ha aggiunto che la crisi del Covid ha indebolito gravemente la rete distributiva e portato al fallimento del partner locale dell’azienda, dopodiché le abitudini di consumo in quel mercato sono cambiate profondamente.

Boinaud indica oggi Europa, Asia e Sudafrica come mercati prioritari. L’azienda ha dichiarato di essere ancora attiva in Cina e nel Sud-est asiatico, ma con una maggiore attenzione al VSOP, pur continuando a vendere XO.

Il ricorso al tribunale coincide con l’avvio di un nuovo piano sociale. Vitisphere ha riferito che il provvedimento riguarda otto addetti ai vigneti su un organico complessivo di 60 persone nel gruppo. Boinaud ha dichiarato al contempo di voler mantenere i pagamenti e gli impegni nei confronti dei viticoltori. Secondo la pubblicazione, l’azienda collabora con circa 50 viticoltori della Charente, per un totale di 200 ettari e circa un quarto del proprio fabbisogno di approvvigionamento.

Charles Boinaud ha spiegato che la procedura di salvaguardia mira a tutelare l’attività dell’azienda, preservarne il know-how e mantenere la fiducia di clienti e partner, in particolare dei viticoltori. Ha affermato che i prossimi 12 mesi dovrebbero consentire all’impresa di elaborare un piano a medio e lungo termine per stabilizzare il modello di business e preparare il futuro della maison e dei suoi marchi.

Il caso è seguito con attenzione nella regione del Cognac, perché rappresenta uno dei segnali più chiari finora del fatto che il rallentamento commerciale del settore sta mettendo sotto pressione l’intera filiera. Vitisphere ha osservato che Boinaud non è la prima azienda ad affrontare difficoltà di questo tipo. La pubblicazione ha citato la distilleria Moisans, sottoposta a una procedura di risanamento giudiziario dall’estate, e le controversie legali legate alla risoluzione dei contratti da parte della maison Sazerac.

Yves Adol, presidente del Tribunale commerciale di Angoulême, ha dichiarato, secondo quanto riportato da Vitisphere, che le imprese non dovrebbero basare il proprio equilibrio finanziario sull’ipotesi di un rapido ritorno alle condizioni economiche più favorevoli degli anni precedenti. Ha aggiunto che le tensioni di liquidità, l’eccessivo indebitamento e l’impossibilità di rispettare le scadenze richiedono una diagnosi e una risposta adeguate alla situazione di ciascuna azienda: è a questo che dovrebbero servire gli strumenti giudiziari preventivi.

Il caso Boinaud mette inoltre in evidenza i rischi legati alle strategie di espansione in un mercato dei distillati premium soggetto a rapidi cambiamenti. Una fonte a conoscenza dell’industria del Cognac nella Charente ha dichiarato a Vitisphere che l’azienda aveva investito molto nella maison e nel marchio per competere con gruppi più grandi, osservando però che costruire un marchio e vendere prodotti imbottigliati richiede competenze specifiche. La stessa fonte ha avvertito che anche altre maison sembrano in difficoltà.

Per ora, la procedura di salvaguardia offre a Boinaud un quadro giuridico per negoziare con i creditori e rivedere le proprie attività, continuando nel frattempo a operare. Si prevede che il periodo di osservazione di sei mesi si concentrerà sulla ristrutturazione del debito e sull’adeguamento degli impianti produttivi del gruppo a un mercato molto più debole di quanto la dirigenza avesse previsto quando ha ampliato le proprie ambizioni commerciali.


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