#Finsubito news dalla rete – Il futuro dei vostri soldi, come funzionerà l’euro digitale tra privacy e costi


Il futuro dei soldi comincerà da un caffè alla Bce. Tra due mesi, a gennaio 2027, i dipendenti della banca centrale potranno infatti testare l’euro digitale negli uffici dell’Eurotower prima che arrivi nei portafogli degli europei.

Nel frattempo, il G7 prepara esercitazioni contro gli attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale. Le banche verificano i piani di emergenza, mentre le violazioni dei dati coinvolgono società finanziarie e istituzioni. In questo scenario, il progetto dell’euro digitale diventa strategico: garantire agli europei un modo in più per pagare e continuare a farlo quando una parte del sistema si blocca. Una fortezza dei soldi costruita su infrastrutture europee, con un accesso utilizzabile anche senza internet. Non sarebbe invulnerabile, ma potrebbe ridurre la dipendenza da pochi operatori e offrire un’alternativa nelle emergenze.

A settembre Revolut ha comunicato una violazione nella quale gli aggressori, fingendosi un’autorità pubblica attraverso richieste via mail, hanno ottenuto dati personali dei clienti. Secondo il Cert-Eu, tra le informazioni figuravano documenti d’identità, estratti conto con Iban e cronologie delle operazioni. Il Garante italiano ha avviato approfondimenti anche con l’autorità lituana.

Il 20 ottobre un guasto a Google Cloud nel Regno Unito ha causato disservizi alla stessa Revolut e altre società finanziarie e siti pubblici. Un’interruzione tecnica, non un nuovo furto di informazioni. Ma per chi doveva pagare, la distanza fra avere denaro e poterlo utilizzare è diventata evidente.

La sfida della sicurezza: banche sotto attacco

Le simulazioni discusse dal G7 servirebbero a verificare i manuali di emergenza contro gravi attacchi cyber, con il possibile coinvolgimento delle banche commerciali. La vigilanza europea aveva già misurato questa fragilità. Nel 2024 la Bce ha sottoposto 109 banche a uno stress test cyber, con verifiche più approfondite su 28. L’ipotesi era severa: le difese preventive avevano fallito e un attacco aveva colpito le banche dati dei sistemi essenziali. Il risultato aveva indicato strumenti di reazione, ma anche margini di miglioramento.

L’euro digitale aggiungerebbe una difesa diversa: un’infrastruttura pubblica europea per i pagamenti al dettaglio, governata dall’Eurosistema, che offrirebbe un’opzione aggiuntiva ai cittadini e una base comune sulla quale banche e operatori privati potrebbero sviluppare i propri servizi. È qui che il sovranismo digitale assume un significato pratico. Se la moneta è europea ma per spenderla occorre passare da infrastrutture esterne, l’autonomia resta incompleta. Una piattaforma comune ridurrebbe questa dipendenza.

Il progetto ha già una componente industriale. Per le funzioni centrali, fra cui emissione e regolamento, sono state selezionate sei banche centrali, inclusa la Banca d’Italia. La sovranità riguarda il controllo dell’infrastruttura e la capacità di mantenerla operativa; non basta un marchio europeo per cancellare ogni rischio informatico. Per il consumatore l’euro digitale sarebbe l’equivalente elettronico delle banconote: moneta dell’Eurosistema, convertibile alla pari. Un euro resterebbe un euro. Il saldo del conto corrente è invece un credito verso una banca commerciale.

Pagamenti offline e privacy: cosa cambia per i cittadini

Che cosa si potrebbe comprare? La spesa al supermercato, un pranzo al ristorante, un vestito su un sito di commercio elettronico. Si potrebbero trasferire soldi a un familiare o dividere il conto fra amici. L’obiettivo è avere uno strumento utilizzabile nell’intera area euro, con telefono o carta. Il portafoglio verrebbe aperto presso una banca o un altro intermediario autorizzato, per essere poi alimentato dal conto, oppure convertendo contante. I servizi di base sarebbero gratuiti per il cittadino. Banconote e monete continuerebbero a circolare ma l’avvento dell’euro digitale cambierà molte cose. Per fare un esempio, solo l’Inps registra quasi 400 milioni di pagamenti annui per oltre 350 miliardi di euro e circa 400 miliardi di contributi incassati.

La funzione più interessante nelle emergenze, però, è quella offline. Due dispositivi compatibili, vicini fra loro, potrebbero scambiarsi euro digitali senza collegarsi a internet. Immaginiamo di avere caricato prima una somma nel portafoglio e di dover comprare generi alimentari durante un’interruzione della rete: il trasferimento potrebbe avvenire direttamente fra i dispositivi. Non significherebbe poter fare acquisti online senza connessione o utilizzare un telefono scarico: servirebbero fondi già disponibili offline e apparecchi funzionanti. Il portafoglio avrebbe un tetto al denaro detenibile, ancora da stabilire. I 3.000 euro spesso citati sono un importo analizzato, non una soglia definitiva. Il limite al saldo non coinciderebbe necessariamente con quello della spesa: con 200 euro digitali e un acquisto da 500, i 300 mancanti potrebbero arrivare automaticamente dal conto collegato, se disponibili. In questo caso, però, occorrerebbe che il collegamento al conto funzionasse. L’autonomia offline riguarda quanto è già stato caricato.

Una fortezza europea dei pagamenti

La protezione del denaro si intreccia con quella delle informazioni. Nella modalità offline, il progetto prevede che i dettagli del pagamento restino fra pagatore e beneficiario, con una riservatezza simile al contante. I controlli si concentrerebbero sul caricamento e sulla riconversione. Online gli intermediari tratterebbero i dati necessari per eseguire le operazioni e rispettare gli obblighi, compresi quelli antiriciclaggio; l’Eurosistema non dovrebbe poter collegare direttamente le transazioni alle persone. L’euro digitale non offrirebbe interessi e non sarebbe un investimento. Restano aperti i nodi economici: costi di adeguamento, compensi agli intermediari e commissioni per gli esercenti.

La fortezza è ancora un cantiere, sono in corso i negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione. La sfida è enorme: avere in futuro una moneta digitale resistente anche agli attacchi cyber. (riproduzione riservata)


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