Verso una Tassonomia più semplice: le proposte delle ESAs


La Commissione europea accelera il percorso di revisione delle regole sulla Tassonomia UE, il quadro che disciplina le informazioni che imprese e operatori finanziari devono pubblicare sulle proprie attività allineate agli obiettivi ambientali dell’Unione europea. Su richiesta dell’esecutivo europeo, le tre Autorità europee di vigilanza, ESMA, EBA ed EIOPA, hanno avviato una consultazione pubblica su una serie di modifiche per semplificare gli obblighi di informativa e ridurre gli oneri di rendicontazione. L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma di semplificazione della normativa sulla sostenibilità avviato dalla Commissione negli ultimi mesi.

Le proposte puntano a intervenire sugli aspetti che hanno generato maggiori difficoltà applicative, senza compromettere la qualità delle informazioni disponibili per investitori e mercato. Ogni Autorità europea di vigilanza (ESAs) si è concentrata sulla semplificazione dei rispettivi settori in cui opera ma non mancano anche alcune proposte congiunte su questioni trasversali come la rendicontazione di gruppo e l’utilizzo delle spese operative (OpEx) da parte degli istituti finanziari.

Le consultazioni resteranno aperte fino al 12 agosto 2026. I contributi raccolti saranno utilizzati dalle tre autorità per elaborare il parere tecnico finale che dovrà essere trasmesso alla Commissione europea entro la fine di ottobre.


ESMA propone una revisione dell’OpEx e un maggiore coordinamento con gli ESRS

Tra i temi affrontati da ESMA, la revisione del KPI relativo alle spese operative (OpEx) occupa una posizione centrale. Secondo l’autorità dei mercati finanziari, l’indicatore presenta infatti limiti sia dal punto di vista dell’utilità per gli investitori sia sotto il profilo operativo, poiché richiede processi di raccolta dati complessi e spesso produce risultati considerati poco significativi.

Per questo motivo ESMA sottopone alla consultazione diverse opzioni di intervento. La soluzione che raccoglie il maggiore consenso a livello preliminare prevede di limitare il KPI alle sole spese di ricerca e sviluppo, restringendo quindi il perimetro dell’indicatore rispetto all’attuale impostazione. Parallelamente viene valutata l’introduzione di un indicatore aggiuntivo facoltativo, denominato OpEx+, che consentirebbe alle imprese di comunicare ulteriori spese operative collegate, ad esempio, agli acquisti sostenibili o ad altre attività ambientali rilevanti.

L’autorità affronta anche una questione che coinvolge direttamente gli operatori finanziari, ovvero l’eventuale utilizzo delle informazioni sull’OpEx da parte di banche, gestori e altri investitori istituzionali per il calcolo dei propri indicatori di Tassonomia. L’analisi preliminare evidenzia che il valore informativo di questo dato rimane limitato e dipende strettamente da una revisione sostanziale del KPI. In assenza di modifiche significative, il suo utilizzo volontario rischierebbe di aumentare la complessità delle disclosure senza produrre benefici proporzionati.

Un altro capitolo rilevante riguarda il reporting di gruppo. ESMA segnala che le attuali regole possono generare criticità nei gruppi misti e nei conglomerati finanziari, dove la combinazione di attività molto diverse tra loro può portare a indicatori poco rappresentativi. Per superare queste difficoltà, l’autorità propone un approccio fondato su un regime di reporting principale definito a livello di gruppo, integrato da informazioni aggiuntive nei casi in cui siano necessarie per evitare lacune informative rilevanti.

La consultazione prende inoltre in esame ulteriori interventi di semplificazione, tra cui una maggiore integrazione con gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), chiarimenti sul rapporto con alcuni principi IFRS e possibili alleggerimenti degli obblighi informativi previsti per le imprese non finanziarie.


EBA mette in discussione alcuni KPI bancari e punta a semplificare le disclosure

L’Autorità bancaria europea concentra invece la propria analisi sugli indicatori specifici del settore bancario, mettendo in discussione l’effettiva utilità di alcune metriche introdotte negli ultimi anni.

Uno dei principali temi riguarda il KPI relativo a commissioni e onorari. Secondo l’EBA, l’indicatore offre un contributo limitato alla comprensione delle performance di sostenibilità degli istituti finanziari. Per questo motivo vengono sottoposte alla consultazione due possibili opzioni: la sua eliminazione, eventualmente sostituita da informazioni di natura qualitativa, oppure una significativa riduzione del suo ambito di applicazione. In quest’ultimo scenario il KPI verrebbe limitato alle attività più strettamente collegate ai mercati dei capitali, come i servizi di emissione e collocamento di strumenti finanziari, la consulenza per operazioni di fusione e acquisizione, i servizi di corporate finance e la distribuzione di prodotti finanziari emessi da soggetti esterni al gruppo.

Un’impostazione analoga viene proposta per il Trading Book KPI. Anche in questo caso l’EBA ritiene che l’indicatore presenti una rilevanza limitata e comporti costi operativi elevati. Le opzioni in consultazione prevedono quindi la sua eliminazione oppure una revisione che lo concentri esclusivamente sulle attività di market making e sul contributo alla liquidità dei mercati.

L’autorità propone inoltre una revisione dell’indicatore utilizzato dalle imprese di investimento. Il perimetro verrebbe ristretto ai servizi considerati maggiormente significativi, tra cui gestione di portafoglio, consulenza finanziaria, sottoscrizione e collocamento di strumenti finanziari. Parallelamente viene avviata una riflessione sulla possibilità di sostituire gli attuali criteri basati sui ricavi con metriche fondate sul valore degli attivi, considerate potenzialmente più rappresentative dell’attività svolta.

Tra le altre modifiche prospettate figura l’allineamento dei regimi transitori con quelle già previste dall’EU Green Bond Standard. L’obiettivo è garantire una maggiore coerenza tra i diversi strumenti normativi europei che disciplinano la finanza sostenibile e ridurre il rischio di interpretazioni divergenti.


Sul piano delle questioni trasversali, l’EBA condivide la posizione delle altre autorità sul reporting di gruppo e sull’utilizzo dell’OpEx da parte delle istituzioni finanziarie. In particolare, l’autorità ritiene che l’introduzione di indicatori aggregati che combinino attività finanziarie e non finanziarie avrebbe una limitata utilità per il mercato e potrebbe compromettere la comparabilità delle informazioni pubblicate.

EIOPA rivede gli indicatori assicurativi e valuta un nuovo KPI sulle attività assicurate

Nel settore assicurativo, la consultazione pubblicata da EIOPA si concentra soprattutto sull’attuale Underwriting KPI, l’indicatore utilizzato per misurare il contributo delle attività assicurative agli obiettivi ambientali della Tassonomia. L’autorità propone una modifica immediata della metodologia di calcolo attraverso una riduzione del denominatore sia per il rapporto di allineamento sia per quello di eleggibilità. In base alla proposta, il perimetro verrebbe limitato alle sole linee di business non vita considerate eleggibili ai fini della Tassonomia, vale a dire quelle che coprono rischi legati alle catastrofi naturali. Per riflettere meglio questa impostazione, il KPI verrebbe rinominato Adaptation Underwriting KPI. EIOPA propone inoltre di armonizzare il calcolo delle attività eleggibili introducendo regole più precise sulla ripartizione dei premi assicurativi e sull’inclusione delle sole coperture che comprendono effettivamente rischi legati alle catastrofi naturali. L’obiettivo è ridurre le differenze interpretative emerse tra le compagnie e migliorare la comparabilità dei dati.

Accanto a questa revisione, l’autorità apre la discussione su un possibile nuovo indicatore. Il cosiddetto Green Insured Activities KPI consentirebbe dunque di misurare il rapporto delle attività assicurate allineate alla Tassonomia e valutare in che modo le imprese di assicurazione favoriscano attività ambientalmente sostenibili, adottando un approccio simile a quello utilizzato nel settore bancario con il Green Asset Ratio. L’ipotesi è però ancora in fase esplorativa e potrebbe essere sviluppata in modo graduale nel corso dei prossimi anni.

Tra le modifiche più significative figura anche la proposta di eliminare l’attuale KPI combinato che aggrega attività assicurative e investimenti attraverso una media ponderata. Secondo EIOPA, questa metodologia può generare risultati poco intuitivi e ridurre la chiarezza delle disclosure. L’autorità suggerisce quindi di riportare separatamente i due indicatori e, nei casi in cui sia necessario fare riferimento a un solo dato, utilizzare quello relativo all’attività prevalente in termini di ricavi.

Le proposte comprendono inoltre una semplificazione dei modelli di reporting attraverso la rimozione delle disclosure dedicate alle attività legate al gas e al nucleare, considerate generalmente non materiali per gli investimenti assicurativi. EIOPA suggerisce anche di aumentare la visibilità delle informazioni sulla Tassonomia all’interno dei report annuali mediante l’introduzione di un executive summary standardizzato dedicato alle principali informazioni di sostenibilità.


Sul fronte delle questioni comuni alle tre autorità, EIOPA sostiene una revisione del reporting di gruppo basata sull’attività principale dell’organizzazione anziché su medie ponderate tra segmenti differenti. Anche sull’OpEx la posizione è allineata a quella di ESMA ed EBA: l’inclusione volontaria dell’indicatore nei KPI delle istituzioni finanziarie aumenterebbe complessità e costi di rendicontazione senza apportare benefici informativi significativi.

Nel complesso, dalle tre consultazioni emerge una direzione condivisa. Le autorità non propongono una revisione completa della Tassonomia europea, ma una serie di interventi mirati sui punti che hanno mostrato maggiori criticità nei primi anni di applicazione. L’obiettivo è rendere le disclosure più comprensibili e comparabili, ridurre gli oneri per imprese e operatori finanziari e migliorare l’efficacia delle informazioni utilizzate dal mercato per valutare il contributo delle attività economiche alla transizione ambientale.

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 Arianna De Felice

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