Una rosa completa
Prima di addentrarci in un’analisi sui possibili incastri tattici dentro la rosa del Napoli, bisogna farne una puramente numerica. E quindi andrebbe detto, anche per evidenziarlo con la matita blu, che Aurelio De Laurentiis non ha tutti i torti: Massimiliano Allegri ha ereditato un organico vasto e profondo, ricco in quantità e in qualità. Ma non solo: il Napoli ha tutti i giocatori che servono per poter giocare con qualsiasi sistema, qualsiasi modulo.
Forse l’unico slot un po’ meno coperto è quello dell’esterno basso a destra, dove il titolare Di Lorenzo ha una sola alternativa, Pasquale Mazzocchi – in realtà ci sarebbero anche Miguel Gutiérrez e Politano, solo che entrambi hanno ruoli naturali differenti, Conte li ha (molto, molto) adattati nell’ultima stagione per tamponare l’emergenza infortuni.
La rosa completa di cui abbiamo parlato finora diventa addirittura oceanica se teniamo conto anche di tutti coloro che torneranno dai prestiti. Ecco l’elenco completo, se consideriamo solo quelli che hanno effettivamente esordito in prima squadra e non sono stati riscattati: Noa Lang, Lorenzo Lucca, Rafa Marín, Cyril Ngonge, Jens Cajuste, Luca Marianucci, Michael Folorunsho, Jesper Lindstrom, Giuseppe Ambrosino, Walid Cheddira, Alessio Zerbin. E poi ci sarebbero anche Emanuele Rao e Luis Hasa, che hanno fatto bene a Bari e a Carrara e quindi sono ufficialmente candidati a essere valutati da Allegri nel corso della preparazione estiva.
Il senso di prendere Allegri (e i Fab Four)
La mossa-Allegri, da parte di Aurelio De Laurentiis, va letta e interpretata proprio a partire da questa rosa extralarge. La volontà, da parte del presidente del Napoli, era ed è stata è stata quella di andare a prendere un allenatore che potesse valorizzare gli asset già a disposizione. Anche – o forse soprattutto – quelli che sono stati bocciati da Antonio Conte. E allora l’idea/strategia – comunicata pubblicamente poche ore fa – di non comprare nessun calciatore, se non in caso di cessioni significative, finisce per avere senso.
In una situazione del genere, Allegri può far valere quelle che sono sempre state le sue migliori doti: una certa rilassatezza nella gestione del gruppo e dei momenti di tensione, la capacità di avere delle intuizioni tattiche in grado di cambiare la carriera di un giocatore e il volto di una squadra. In questo senso, e qui prende ufficialmente il via l’analisi degli incastri tra i vari giocatori del Napoli, l’idea sussurrata dalla Gazzetta dello Sport, quella per cui Allegri starebbe pensando a riproporre Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne tutti insieme, in un’ideale formazione titolare della prossima stagione, risulta istantaneamente affascinante. Perché, di fatto, potrebbe essere un modo per (provare a) chiudere i conti col destino, con l’impossibilità oggettiva – vissuta da Conte – di poter lavorare a questo esperimento tattico su dei tempi medio-lunghi.
Piccolo reminder: il Napoli 2025/26 ha potuto giocare con il cosiddetto 4-1-4-1, e quindi con tutti i Fab Four dietro a un’unica punta (più Politano schierato come esterno destro) fino a fine ottobre. Ovvero, fino a quando Kevin De Bruyne non è andato ko per un grave infortunio muscolare. Da quel giorno in poi, Conte fu costretto a rinunciare al belga – poi via via a un numero sempre più alto di calciatori – e dovette inventarsi un bel po’ di cose nuove.
Un’idea funzionale?
Al di là del racconto puramente temporale, il ricordo di quel primo segmento di stagione non è certo scintillante. Il Napoli col 4-1-4-1 funzionava in maniera intermittente, era una squadra asimmetrica in attacco e spesso lunga in difesa, De Bruyne incideva solo a sprazzi e l’apprendistato di Hojlund (inizialmente la prima punta di quel sistema doveva essere Romelu Lukaku) non aiutò Conte a imporre quel sistema di gioco.
Da qui, inevitabilmente, si origina la domanda: ma allora pensare di riprendere lo schieramento con i Fab Four tutti insieme dal primo minuto è un’idea del tutto sballata? O ci sono dei margini per attuarla? Ovviamente non può esistere una risposta secca e definitiva, ma possiamo ragionare per ipotesi. La prima è quella per cui Allegri ripercorra esattamente la strada tracciata da Conte un anno fa, quando il Napoli annunciò l’acquisto di De Bruyne. E allora ecco un possibile Napoli 2026/27 schierato col 4-1-4-1:
I giocatori “di riserva” sono stati inseriti senza tener conto di ciò che potrebbe succedere sul mercato in uscita
Adottando questo sistema come base di partenza, è evidente, il Napoli si troverebbe a giocare senza un esterno di ruolo. Noi abbiamo inserito Politano a destra, con David Neres (e Lang, e Alisson Santos) inevitabilmente in panchina, proprio come succedeva all’inizio dell’anno scorso. Ma lo stesso discorso varrebbe anche ribaltando la prospettiva e cambiando lato, quindi inserendo Alisson Santos e lasciando Politano (e David Neres) in panchina.
Insomma: utilizzare stabilmente il 4-1-4-1, al di là della sua potenziale efficacia, permetterebbe al Napoli di valorizzare poco due calciatori che, nel contesto della Serie A, hanno già dimostrato di poter essere decisivi. Stiamo parlando di Alisson Santos e David Neres, che invece potrebbero interagire benissimo in un 4-3-3 o in un 3-4-2-1: due sistemi che, fatalmente, costringerebbero Allegri a rinunciare a uno dei Fab Four.
Il diamante
Un’altra possibilità sarebbe quella di andare a (ri)proporre un sistema di gioco che Allegri ha sempre masticato bene, ai tempi del Cagliari, del (primo ciclo al) Milan, della stagione d’esordio con la Juventus: il 4-3-1-2 con il centrocampo a diamante. Passare a questo modulo permetterebbe ai Fab Four di disporsi come facevano Pirlo, Marchisio, Pogba e Vidal nella Juve 2014/15, quella che sfiorò il Triplete perdendo la finale di Champions contro il Barcellona: Lobotka davanti alla difesa, McTominay e Anguissa mezzali, De Bruyne libero di svariare come trequartista alle spalle di due attaccanti:
Per questa formazione qui abbiamo recuperato addirittura Jean Cajuste
Proprio l’identità dei due attaccanti va a determinare un evidente cortocircuito. Nel senso che il Napoli, in questo momento, non ha delle seconde punte pure. Per capirci: agli azzurri manca un giocatore che potrebbe fare ciò che faceva Carlitos Tévez, guardando sempre alla Juve 2014/15, accanto a Llorente o a Morata.
In questo momento, Allegri ha a disposizione Hojlund, Lukaku e Lucca, tre centravanti abbastanza classici – per quanto diversi tra loro. Come seconda punta, potrebbe “reinventarsi” Alisson Santos, David Neres o volendo anche Vergara, come avrete letto nel campetto, ma in ogni caso si tratterebbe sempre di un’opera di snaturamento e ricostruzione. E poi tornerebbe sempre il discorso fatto in precedenza: impostando il centrocampo a diamante e le due punte come schema di partenza, almeno due esterni offensivi finirebbero stabilmente in panchina.
A calcio si gioca in undici (anche se in realtà le cose sono un po’ cambiate)
Il vero problema che si manifesterebbe con i Fab Four in campo, quindi, sarebbe puramente numerico e quindi politico: visto che a calcio si gioca in undici, e visto che i Fab Four sono inevitabilmente quattro, schierarli tutti, contemporaneamente, toglierebbe spazio a giocatori che invece, come detto in apertura, il Napoli intende valorizzare. Parliamo di un parco esterni/trequartisti ad alto impatto potenziale, non si può definire diversamente una batteria composta da Alisson Santos, David Neres, Matteo Politano, Noa Lang, Antonio Vergara, volendo anche Emanuele Rao.
Certo, la realtà del calcio contemporaneo dice anche che le cinque sostituzioni per match rendono anacronistico, obsoleto, i concetti di formazione tipo e undici titolare. Allo stesso tempo, Allegri ha la fama (motivata) di essere un allenatore in grado di leggere e cambiare le partite con un leggerissimo aggiustamento tattico, con una sostituzione. Al tempo stesso, però, non è possibile approcciarsi a una nuova stagione senza avere dei riferimenti chiari. Non monolitici, ma quantomeno definiti.
E qui torna il discorso politico di cui sopra: il Napoli, inteso come società prima che come squadra, ha tutto l’interesse del mondo nel dare spazio e centralità a giocatori come Alisson Santos, Vergara, Lang. Che piaccia o meno ai tifosi, e sicuramente non gli piacerà, il club azzurro deve necessariamente ragionare a medio-lungo termine, deve costruire le plusvalenze di mercato attraverso le quali rimanere competitivo. Del resto i Fab Four non hanno più un’età verdissima, sono asset che hanno già raggiunto – se non superato – il loro massimo valore di mercato, quindi ha molto più senso investire su chi deve completare il suo percorso di maturazione.
L’ambizione (e la vanità) di Allegri
Massimiliano Allegri, ci scommettiamo, è perfettamente cosciente di tutto questo. Del suo ruolo come tecnico aziendalista – De Laurentiis l’ha definito con queste esatte parole, e naturalmente non è un caso – e di quelle che sono le strategie di mercato interno del suo nuovo club. Però c’è da valutare/pesare anche un altro aspetto: l’irrinunciabile ambizione e l’irrimediabile vanità degli allenatori.
Per dirla brutalmente: quanto e (soprattutto) come si parlerebbe di Allegri se riuscisse laddove, di fatto, ha fallito Conte? Laddove si dimostrasse in grado di far convivere i Fab Four e, contemporaneamente, far girare bene il Napoli? Ovviamente si tratta di domande retoriche, ma è inevitabile pensare che certe considerazioni potrebbero avere un peso, anche solo minimo, nelle scelte di Allegri.
Non tanto e non solo perché Max, in questo modo, “sorpasserebbe” il suo predecessore, ma anche perché dimostrerebbe di non aver perso quello che è il suo tocco. Vale a dire la capacità di far rendere delle squadre già attrezzate, già pronte, attraverso nuovi impulsi – il ritorno dei Fab Four non sarebbe esattamente “nuovo”, ma ci siamo capiti – tattici e anche con un abbassamento generale del livello di tensione. Tensione tattica ed emotiva.
Conclusioni
E allora si può dire: il ritorno di un centrocampo (titolare) con Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne è un’ipotesi difficile, anche rischiosa da un certo punto di vista. Ma è pure un’idea suggestiva, che in qualche modo proverebbe a chiudere un cerchio rimasto aperto per un anno intero. Allegri ha la stoffa, il carisma e anche – perché no? – la sfacciataggine di immaginare questa contro-rivoluzione tattica, ma allo stesso tempo dovrà anche lavorare di bilancino, cioè dovrà tenere un certo equilibrio rispetto alle strategie del suo nuovo club. Che, ricordiamolo ancora una volta, sono volte alla valorizzazione di un determinato gruppo di giocatori – ovviamente al netto di ciò che potrebbe avvenire sul mercato.
In fondo, però, questa è sempre stata la forza del nuovo allenatore del Napoli: mietere risultati, lavorare – anche se in modo meno ossessivo – sulla tattica e venir fuori come un tecnico aziendalista, De Laurentiis docet, devono essere considerate come delle qualità importanti. Sarà interessante verificare quale di queste verrà più fuori, se alla fine Max troverà le giuste proporzioni. In questo senso la mossa dei Fab Four potrebbe essere uno stress test difficile, quindi una sfida intrigante.
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Alfonso Fasano
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