A seguito della recente conclusione dei lavori di adeguamento impiantistico e di riallestimento, il piano nobile di Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche, è tornato a essere visibile nella sua interezza anche collezionistica. Dopo tre anni di lavori, tutte le opere e tutti gli ambienti del primo piano del quattrocentesco palazzo sono pienamente fruibili dal pubblico, con le opere valorizzate nel nuovo allestimento e con la nuova illuminazione, dopo essere state sottoposte a interventi di manutenzione ordinaria e/o straordinaria secondo la necessità.
Inoltre, con l’ultimo lotto dei lavori è stato riaperto l’appartamento meridionale, dove è stata ricavata una sala interamente dedicata ai Crocifissi.
Questa si configura come un vero e proprio focus su questo particolare arredo sacro, fondamentale nelle chiese medievali per la liturgia. Nel Medioevo le chiese avevano per la maggior parte di casi una divisione nella navata, una separazione dello spazio che serviva per dividere la zona destinata ai laici da quella dei religiosi. Su questa struttura, che poteva essere un tramezzo o un pontile in muratura o in legno, o una semplice trave, veniva collocato un Crocifisso di dimensioni tali da essere visto in tutta la chiesa.
La Galleria Nazionale delle Marche custodisce in tal senso un piccolo nucleo di Crocifissi, entrati dopo l’Unità d’Italia nel Museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche da chiese della provincia (Urbino, Fossombrone, Mercatello sul Metauro).
Nella sala dedicata a queste opere, che appare particolarmente suggestiva, i Crocifissi non sono fissati ai muri perimetrali, bensì staccati da essi e assicurati a dei sostegni metallici. Voluta da Luigi Gallo, già Direttore della Galleria Nazionale delle Marche, la soluzione consente una lettura a 360° delle opere (come fossero sculture), cioè di poterli ammirare anche posteriormente. Si tratta di un’opportunità non consueta che regala al visitatore la possibilità di scrutare una parte solitamente nascosta dei Crocifissi, di vedere coi propri occhi lo stato di conservazione delle opere e di leggere le varie annotazioni – che per lo più “verbalizzano” spostamenti e traslazioni delle croci dipinte nel tempo – le quali ricordano al visitatore che si ha di fronte un’opera di oltre sette secoli di età.
Le croci dipinte di Palazzo Ducale
Tra le opere presenti in questa sala di Palazzo Ducale – quattro crocifissi e una piccola tavola – spicca il Crocifisso monumentale in origine nella chiesa di San Francesco a Urbino. L’opera è significativa della diffusione della nuova pittura di Giotto nella penisola italiana attraverso i pittori riminesi. Rimini all’inizio del XIV secolo è uno dei principali centri della penisola italiana e i suoi artisti ricevono illustri commissioni fino alla metà del secolo in una vasta area estesa da Padova alle Marche, compresa Bologna e tutta la Romagna. La presenza di Giotto in San Francesco a Rimini, dove lasciò un Crocifisso straordinario e un ciclo di affreschi purtroppo perduto, favorì la nascita di numerose botteghe aggiornate sullo stile rivoluzionario del maestro, stabilendone anche il successo per i committenti pubblici e privati.
Pietro da Rimini, Francesco da Rimini e il Maestro dell’Incoronazione di Urbino rappresentano tre personalità diverse e tutte importanti di questo mondo: Pietro, che rinnova con intelligenza la lezione di Giotto, Francesco, che ha un approccio più espressivo e marcato, il misterioso Maestro dell’Incoronazione di Urbino, operoso verso la metà del secolo con un’attività giovanile riconosciuta in alcuni affreschi a Fabriano (Maestro di Sant’Emiliano).
Di seguito le didascalie delle cinque opere presenti nella Sala dei Crocifissi di Palazzo Ducale di Urbino.
Pietro da Rimini
(Rimini, documentato tra il 1324 e il 1338)
Crocifisso
1320-1330 ca.
tavola, cm 235 ×182 × 12, inv. D 16
iscrizione: IHS NAZARENUS REX IUDEORUM (nel titolo della croce)
dalla chiesa di Santa Chiara a Mercatello sul Metauro; in origine nella chiesa di Santa Maria di Presagnolo?
Il crocifisso fa parte del primo nucleo del Museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche. Pietro da Rimini fu un protagonista della scuola pittorica riminese del Trecento: fu attivo in Romagna e anche a Padova e nelle Marche, a Tolentino e a Urbania, dove si conserva un’altra sua grande croce. Questa croce ha ancora buona parte della carpenteria originale con tabelloni stellati e i bracci innestati ad angolo retto. Nello sfondo è dipinto un ornato che simula un prezioso tessuto orientale rosso a ruote.
Maestro di Verucchio (Francesco da Rimini?)
(Rimini, documentato tra il 1333 e il 1348)
Crocifisso
1320-1330 ca.
tavola, cm 389 × 308 × 15, inv. D 17
iscrizione: IHS NAZAR/ENUS REX IUDEORUM (nel titolo della croce)
Ospedale di Urbino (fino al 1866), in origine in San Francesco a Urbino; in deposito dalla Congregazione di Carità di Urbino (1866)
La croce è una delle più grandi sopravvissute della scuola riminese del Trecento ed è completa dei tabelloni ai lati e dello scasso alla base per la collocazione sul tramezzo, che nelle chiese divideva lo spazio dei religiosi da quello dei laici. Il pittore indugiò in alcuni dettagli anatomici come i nervi tesi dei piedi del Cristo e le ombreggiature sulle gambe per dare naturalezza al corpo, che si intravede sotto il perizoma trasparente con un panneggio definito da pennellate più chiare.
Maestro di Verucchio (Francesco da Rimini?)
(Rimini, documentato tra il 1333 e il 1348)
Crocefissione e Vergine Annunciata
1320-1330 ca.
tavola, cm 44 × 24 × 2, inv. D 19
iscrizione: farmacia (?) (nel retro della tavola)
La tavola è la valva destra di un dittico ad ante mobili di cui si conserva anche l’altra metà con la Natività e l’Adorazione dei Magi al Barber Institute of fine Arts di Birmingham (inv.42.10). Questo tipo di manufatti era usato durante la preghiera individuale e spesso gli artisti vi dipingevano la Crocifissione. Il retro delle due tavole è dipinto a imitazione delle legature dei manoscritti, come si può osservare confrontando il libro del Redentore nel tabellone della croce del medesimo maestro, esposta in sala.
Maestro dell’Incoronazione di Urbino
(attivo tra il secondo e il quinto decennio del XIV secolo)
Crocifisso
1340-1345 ca.
tavola, cm 290,5 × 226 × 8, inv. D 18
dal convento di San Francesco a Fossombrone
Questo anonimo maestro prende il nome da un frammento di polittico esposto nella sala successiva. Si tratta di un artista con ogni probabilità di origine fabrianese, a giudicare dagli affreschi presenti a Fabriano, il quale lavorò nella provincia di Pesaro-Urbino, a Fano e a Saltara. Il braccio superiore della croce fu tagliato e ciò comportò forse la scomparsa dell’iscrizione della Croce (titulus crucis). I quattro personaggi alati nei piccoli clipei alla base della croce rappresentano gli evangelisti.
Anonimo (fiorentino?)
Crocifisso
1465-1470 ca.
tavola, cm 291 × 170 × 9, inv. D 3
Firenze, Vittorio Frascione (1957); nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1957
Sulla base di una ridipintura antica sul volto, oggi rimossa, il crocifisso fu giudicato di scuola marchigiana e assegnato al museo, anche se non si conosce la sua provenienza originaria. Di grande impatto è il pellicano, che offre il suo sangue per nutrire i piccoli, simbolo del sacrificio eucaristico e dell’azione purificatrice del sangue versato da Gesù sulla croce. Nel suppedaneo si trova il teschio di Adamo: secondo una leggenda il legno da cui fu ricavata la croce di Cristo proveniva da un albero nato dalle spoglie del primo uomo.
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