l’orgoglio del “paese” contro le etichette negative



Continua a Valle Olona il viaggio di VareseNews nei quartieri della città. È stato qui il terzo di dodici appuntamenti di “Cosa sarà Varese”, il progetto che nell’ambito di #varese2030 porta la redazione ad ascoltare, una tappa dopo l’altra, le voci di chi vive ogni angolo di Varese. Niente convegni né tavoli istituzionali: solo cittadini che si raccontano, segnalano, ricordano, restituendo — nel bene e nel male — lo stato di salute del proprio quartiere.


Il terzo incontro si è svolto al Birrificio 50&50 di Valle Olona, in via Merano, dove residenti di Valle Olona e San fermo hanno ribadito un attaccamento ai quartieri che ne ha evidenziato anche la vitalità.

TUTTE LE TAPPE DEL TOUR

IL PROGETTO “COSA SARÀ”


Viaggiare tra San Fermo e Valle Olona significa immergersi in una realtà dove il senso di appartenenza è un marchio di fabbrica: “San Fermo regna”, dicono i giovani, rivendicando un’identità che va oltre i confini amministrativi della città. Ma dietro l’orgoglio si nascondono ferite aperte: strade dove le auto corrono troppo veloci, scuole chiuse per sempre – a Valle Olona – e altre che stanno per rinascere – con i cantieri del PNRR a San Fermo.

Cosa sarà Varese

San Fermo, dove i ragazzini girano ancora da soli

Nonostante le criticità di piazza Spozio e la pessima fama che si è portata dietro, San Fermo conserva un’anima da borgo. «Qui i ragazzini possono andare in giro da soli grazie a una rete di quartiere che funziona», racconta una mamma. È l’effetto di un quartiere che non è di passaggio – in cima alla collina e separato dal resto della città dalla Valle Olona – unito ai un tessuto associativo vivo. Tanto da animare un tavolo di sviluppo di comunità che resiste da un quarto di secolo e che include anche diverse realtà sportive. Tra cui i Gorrilas, che portano a Varese – e a San Fermo – squadre da tutta Italia, sfidando lo stigma sociale che vorrebbe etichettare la zona come il “Bronx”.


C’è poi il valore della natura: i boschi sono a un passo e il paesaggio che si gode dalla collina offre splendidi panorami, verso le alpi e sulla città.

Le criticità, tra incuria e attesa

Il rovescio della medaglia è fatto di incuria, soprattutto nella zona popolare, il cuore del quartiere, tra l’area antica e quella residenziale. Palazzi ALER con manutenzione assente e finestre murate dall’ente dopo gli sgomberi di tanti appartamenti rimasti vuoti.  «Serve più investimento nel sociale. E più cura – dice una residente – I luoghi reagiscono allo sguardo che ricevono: se vengono trascurati, tendono a esserlo ancora di più. Non è solo teoria urbana, ma esperienza quotidiana».

Qualcosa sta cambiando. C’è la nuova palestra, la pizzeria e l’attesa per le nuove scuole. In via Monfalcone nascerà il Polo 0-6, ma intanto l’asilo è sacrificato, ridotto sotto la scuola elementare. Doveva essere pronto a settembre e invece bisogna aspettare gennaio. E anche il parco giochi è chiuso. «Sarà tutto bello, ma al momento il disagio per bambini e genitori è forte», dice una mamma.


Lo sguardo è di speranza anche per un papà: «L’innovazione scolastica ha portato gente da fuori, ora con il nuovo Polo scolastico ci aspettiamo che porti prsone nuove nel quartiere».
Ma le novità servirebbero anche per i più anziani: «Il Centro anziani, come la biblioteca, avevano sede dell’ex scuola Baregi, che ora però è distrutta».

Valle Olona e la sfida delle aree dismesse

Per Valle Olona invece il dolore più grande è la perdita della sua anima: la scuola elementare. La sua chiusura, qualche anno fa ha riaperto la ferita della chiusura, a fine secolo scorso, delle concerie e delle cartiere lungo la valle. Una trasformazione che ha progressivamnete svuotato le strade, con il rischio di trasformare il rione in un “quartiere dormitorio”.


Anche i negozi, di conseguenza, fanno fatica. Le aree dismesse vanno recuperate, bisogna «ripensarne il ruolo in rete, connessi tra loro e con il resto del territorio – auspica una residente di via Merano – Così una trasformazione può diventare anche una nuova forma di identità condivisa».

Cosa sarà Varese

Un appello per il futuro: “Più investimenti, meno etichette”

Cosa chiedono i cittadini? Non solo dossi per fermare le auto che sfrecciano giù dalla collina, ma una visioneper la riqualificazione delle aree dismesse.
«Serve un centro culturale, un luogo di incontro informale che non sia solo un bar o una palestra, chiedono in molti, sia a San Fermo che a Valle Olona. Gli Oratori rispondevano in parte a questa esigenza ma in entrambi i rioni la loro attività è molto ridotta. Solo sporadicamente sono aperti.

«Tra dieci anni, immagino un quartiere attraversato da presenze diverse – spera una residente di San Fermo – Associazioni, ragazzi, spazi scolastici vissuti oltre l’orario delle lezioni. Un luogo che non si svuoti durante il giorno, ma che continui a essere attraversato.


Il progetto “Cosa sarà”

Non aspettare che la politica – e le scadenze elettorali – dettino l’agenda, ma provare ad aprire una riflessione sui temi della città di Varese in maniera indipendente, ascoltando tutti: è nato così il progetto Cosa sarà — Voci che disegnano Varese tra passato e futuro che ha visto finora la realizzazione di venti interviste, che sono diventate un libro acquistabile su Amazon qui Ma ha visto anche l’incontro a porte chiuse con 31 consiglieri comunali, e due tavoli separati con le forze di centrodestra e centrosinistra. Ora, l’incontro con i quartieri.

Le interviste pubblicate su VareseNews e contenute nel libro Cosa Sarà sono state curate da Marco Giovannelli, il lavoro di ascolto nei quartieri è stato coordinato e condotto da Stefania Radman, Tommaso Guidotti, Andrea Camurani, Lidia Romeo, Adelia Brigo, Erika La Rosa e Alessandro Guglielmi, l’elaborazione dei dati è a cura di Tomaso Bassani.


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