Bruxelles avvia procedure di infrazione contro gli Stati membri che non hanno completato il recepimento delle direttive UE su efficienza energetica degli edifici e crimini ambientali. Due mesi di tempo per adeguarsi, pena l’avanzamento della procedura
La Commissione europea ha deciso di avviare una serie di procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri che non hanno comunicato il pieno recepimento di alcune direttive europee nei rispettivi ordinamenti nazionali. Tra le norme interessate figurano due direttive centrali per gli obiettivi del Green Deal europeo: l’Energy Performance of Buildings Directive (EU) 2024/1275, nota anche come Direttiva Cese Green, che punta alla progressiva decarbonizzazione del parco immobiliare europeo, e l’Environmental Crime Directive (EU) 2024/1203, che rafforza il quadro normativo contro i crimini ambientali più gravi.
La Commissione ha inviato agli Stati membri coinvolti una lettera di costituzione in mora (letter of formal notice), il primo passaggio formale della procedura di infrazione con cui Bruxelles ha concesso due mesi ai Paesi inadempienti per rispondere, completare il recepimento e notificare le misure adottate. In assenza di risposte soddisfacenti, la Commissione potrà procedere con l’emissione di un parere motivato (reasoned opinion), la seconda fase della procedura, che rappresenta un ulteriore richiamo formale prima di eventuali azioni davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
L’intervento della Commissione riguarda complessivamente 15 direttive europee non ancora pienamente recepite dagli Stati membri nei termini previsti. L’obiettivo di Bruxelles è garantire che le norme approvate a livello europeo diventino effettivamente operative in tutti i Paesi dell’Unione, evitando ritardi nell’attuazione di misure considerate strategiche per la transizione verde, la tutela ambientale e il raggiungimento degli obiettivi climatici europei.
Case Green: tutti gli Stati UE in ritrado sul recepimento della direttiva EPBD
Tra le procedure avviate dalla Commissione europea assume particolare rilievo quella relativa all’Energy Performance of Buildings Directive, l’aggiornamento della normativa europea sulla prestazione energetica degli edifici. Bruxelles ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora a tutti i 27 Stati membri per il mancato recepimento completo della direttiva nell’ordinamento nazionale.
Adottata nel 2024, la direttiva stabilisce un nuovo quadro europeo per accelerare la trasformazione del settore edilizio, responsabile di una quota significativa dei consumi energetici dell’Unione. Gli Stati membri avrebbero dovuto notificare alla Commissione le misure nazionali di recepimento entro il 29 maggio 2026, con un’eccezione anticipata per l’articolo relativo al divieto di incentivi finanziari per l’installazione di caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili, che doveva essere recepito entro il 1 gennaio 2026.
La revisione della direttiva EPBD rappresenta il principale strumento normativo dell’Unione europea per raggiungere l’obiettivo di un patrimonio edilizio a zero emissioni e completamente decarbonizzato entro il 2050. Gli edifici sono infatti il principale consumatore di energia in Europa e l’attuale ritmo di ristrutturazione energetica, pari a circa l’1% annuo, viene considerato insufficiente rispetto agli obiettivi climatici europei.
La normativa introduce nuovi obblighi e strumenti per accelerare la riqualificazione energetica degli immobili. Tra le principali misure figurano gli standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali, le traiettorie nazionali per la progressiva ristrutturazione del parco residenziale, lo sviluppo di infrastrutture per la mobilità sostenibile e l’integrazione dell’energia solare negli edifici.
La direttiva prevede inoltre la creazione di sportelli unici (one-stop shops) dedicati alla consulenza sulla riqualificazione degli edifici e introduce disposizioni volte a facilitare l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati, con l’obiettivo di rendere gli interventi di efficientamento più accessibili per cittadini e imprese.
Secondo la Commissione, il pieno recepimento della direttiva sarà determinante non solo per ridurre le emissioni del settore edilizio, ma anche per diminuire le bollette energetiche, rafforzare l’indipendenza energetica europea e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Gli Stati membri ora dispongono di due mesi per adeguarsi e comunicare le misure adottate.
Crimini ambientali: 23 Stati inadempienti sul recepimento della direttiva
La seconda procedura di infrazione riguarda la Environmental Crime Directive (EU) 2024/1203, la direttiva che aggiorna e rafforza il quadro europeo per la lotta ai reati ambientali più gravi. In questo caso, la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 23 Stati membri per non aver notificato il completo recepimento delle nuove disposizioni entro il termine previsto del 21 maggio 2026.
La direttiva nasce dalla necessità di contrastare un fenomeno in crescita che produce conseguenze rilevanti sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sull’economia. Secondo la Commissione europea, i crimini ambientali rappresentano a livello globale la quarta attività criminale organizzata più redditizia, con perdite economiche stimate tra 80 e 230 miliardi di euro ogni anno.
La nuova normativa aggiorna l’elenco dei reati ambientali riconosciuti a livello europeo e introduce un sistema di sanzioni più severo per le violazioni della legislazione ambientale che provocano danni gravi, diffusi o sostanziali agli ecosistemi. L’obiettivo è garantire una risposta più efficace e uniforme in tutta l’Unione contro attività illegali come quelle che compromettono risorse naturali, biodiversità e qualità dell’ambiente.
Tra gli elementi centrali della direttiva vi è il rafforzamento dell’approccio penale alla tutela ambientale: gli Stati membri sono chiamati ad assicurare che i comportamenti più dannosi siano perseguiti con strumenti adeguati e che le sanzioni siano proporzionate alla gravità degli impatti prodotti.
Le nuove procedure di infrazione aperte dalla Commissione ricordano con fermezza che la transizione verde europea passa attraverso la capacità degli Stati membri di tradurre gli impegni comunitari in norme nazionali. Il rispetto delle scadenze di recepimento è una condizione necessaria affinché gli obiettivi del Green Deal europeo possano tradursi in risultati concreti.
Il richiamo della Commissione agli Stati membri conferma quindi la volontà di Bruxelles di accelerare l’attuazione delle politiche ambientali e garantire un’applicazione uniforme delle regole in tutto il territorio dell’Unione.
Ora la parola passa agli Stati membri, chiamati a dimostrare che gli impegni climatici e ambientali dell’Unione siano diventati realtà anche nelle legislazioni nazionali.
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 Valentina Carella
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