Intercettazioni degli avvocati nelle salette colloqui delle carceri. Difensori fotografati in un processo per omicidio in corte d’Assise. Fatti che non piacciono agli avvocati e che hanno determinato la proclamazione, da parte dell’Unione delle Camere Penali Italiane, dell’“astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale“ – uno sciopero – per i giorni dall’8 al 12 giugno prossimi, nonché l’indizione di una manifestazione nazionale che si terrà a Perugia l’11 giugno.
E sul tema spunta anche il “caso Varese” fatto emergere nelle ultime ore dall’avvocato penalista Corrado Viazzo che ha denunciato una annotazione di polizia giudiziaria che letteralmente lo ritrae mentre stava conferendo con alcuni suoi clienti in un esercizio pubblico a pochi metri dal tribunale di Varese (e dal suo studio professionale) mediante una documentazione fotografica ripresa dalla polizia giudiziaria. Sullo sfondo, il primo sì alla Camera alla riforma dell’ordinamento forense che ruota attorno ai concetti di indipendenza e della libertà dell’avvocato, principi cardine elevati da semplici garanzie operative a valori costituzionali fondanti dell’ordinamento forense.
Ma andiamo per gradi.
IL CASO PERUGIA
Il 27 maggio la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha inviato due missive, una al Guardasigilli Carlo Nordio e l’altra al Consiglio superiore della Magistratura dove viene data notizia dello sciopero e di quanto avvenuto a Perugia: «Secondo quanto sin qui accertato, per mesi sarebbero stati registrati colloqui tra detenuti e difensori pur in assenza di autorizzazione, con captazioni che avrebbero coinvolto decine di avvocati estranei alle indagini e un numero ad oggi imprecisato di persone detenute, nel corso di conversazioni inevitabilmente coperte dal segreto professionale e direttamente attinenti all’esercizio del diritto di difesa. È in discussione la tenuta stessa di una regola fondamentale dello Stato di diritto: la segretezza del rapporto tra difensore e assistito. Proprio per rafforzare tale presidio, nel corso di questa legislatura, su Sua iniziativa e con un disegno di legge recante la Sua prima firma, il Governo ha proposto e il Parlamento ha approvato la modifica dell’articolo 103 del codice di procedura penale, introducendo espressamente l’obbligo di immediata interruzione delle captazioni nel momento in cui emerga il coinvolgimento di un difensore e del suo assistito, recependo così una storica e fondamentale istanza dell’avvocatura penale». A fronte di questa situazione viene richiesto al ministro un’attività ispettiva specificando «la particolare gravità della vicenda» che «risiede anche nel luogo in cui tali violazioni si sarebbero consumate: il carcere, cioè il luogo nel quale persone private della libertà personale sono integralmente affidate alla tutela dello Stato e nel quale le garanzie difensive dovrebbero ricevere il massimo livello di protezione».
NAPOLI
Sempre il 27 maggio un altro fatto. Una protesta di piazza a Napoli di alcuni avvocati che sostengono di essere stati fotografati in aula. Riporta l’Ansa Campania: «Siamo qui a protestare stamattina perché sono state scattate foto ad avvocati, difensori di fiducia in un processo per omicidio che si sta celebrando davanti alla terza corte di assise: siamo stati spiati e temiamo che siano stati intercettati anche i nostri colloqui difensivi». A parlare è l’avvocato Raffaele Esposito iscritto all’albo d’onore della Camera Penale e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli che ha preso parte a una protesta dinnanzi all’ingresso Porzio del Nuovo Palazzo di Giustizia partenopeo.
«Il fatto è inedito – ha detto ancora Esposito – in tutta la storia della nostra pratica giudiziaria è la prima volta che si scattano foto nei confronti degli avvocati con commenti calunniosi, denigratori e diffamatori. Noi abbiamo una libertà e una funzione di difensori sancite a livello costituzionale e processuale e siamo decisi a fare le nostre battaglie per non perdere neppure un millimetro della libertà della nostra toga». Esposito ha anche fatto sapere che il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Carmine Foreste e la Camera Penale si sono messi in contatto con il procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli Aldo Policastro per discutere della questione.
VARESE
E arriviamo a Varese dove l’avvocato Corrado Viazzo, noto penalista, è venuto a conoscenza di una attività da parte della polizia giudiziaria legata ad un’indagine su traffico d’armi e droga e che ha portato in carcere nel gennaio scorso diversi sospettati. Nelle more di queste indagini il 22 gennaio 2025 alle 9.40 gli operanti hanno scattato foto finite in una annotazione di polizia giudiziaria mentre l’avvocato era in compagnia di due suoi assistiti poi finiti nelle carte del procedimento (uno dei due, Berardino “Dino” Moneta, è tuttora in carcere ). Le foto sono dei “frame“ di una video ripresa nella quale è stata estrapolata l’immagine allegata all’annotazione di “pg“ a sua volta finita nelle carte d’indagine in mano all’avvocato.
«Trovo inammissibile quanto accaduto. Peraltro quanto successo si è consumato a pochi metri dal mio studio professionale che si trova nel medesimo palazzo in cui c’è anche il bar. Mi ero dato appuntamento coi miei clienti per conferire liberamente. E mi ritrovo in un’informativa della polizia giudiziaria mentre sto parlando coi miei assistiti. Non esiste proprio». Un fatto che arriva – l’avvocato Viazzo vuole ricordare, anche se l’episodio non ha nulla a che vedere con quanto appena riportato – «dopo un’altra vicenda particolarmente sgradevole legata all’atteggiamento della magistratura r che anni fa mi toccò sul personale, quando inviai la richiesta di sospendere le udienze per la data di cremazione del corpo di mia madre, e per tutta risposta la Procura di Brescia (dove si celebrava il procedimento ndr) chiese ai carabinieri di inviare una pattuglia al crematorio per verificare se la mia richiesta di sospensione dell’udienza per quel giorno fosse veritiera». Era il 20 dicembre 2021 e il fatto finì sui giornali.
LA RIFORMA DELL’ORDINE
Come si accennava queste proteste arrivano nel mezzo del dibattito parlamentare legato alla riforma dell’ordinamento forense approvata in prima lettura alla Camera il 26 maggio ribadisce con forza il principio dell’indipendenza e della libertà dell’avvocato, considerati elementi cardine dell’esercizio della professione. Il testo valorizza l’avvocato come soggetto autonomo, libero da condizionamenti esterni, chiamato a svolgere la propria funzione a tutela dei diritti e del diritto di difesa. Il principio di indipendenza viene rafforzato come requisito essenziale dell’attività forense: l’avvocato deve poter operare senza interferenze, anche nell’ambito dei rapporti con lo Stato, con i clienti e con le altre professioni. La libertà professionale è collegata direttamente alla funzione costituzionale della difesa, in coerenza con l’articolo 24 della Costituzione. La riforma non introduce formalmente un “elevamento” dell’avvocato a rango costituzionale, che resta prerogativa della Carta fondamentale, ma riconosce in modo esplicito l’avvocatura come presidio indispensabile per l’attuazione dei diritti costituzionali e del giusto processo. In questo senso, indipendenza e libertà vengono rafforzate come valori di sistema, funzionali alla garanzia effettiva della giustizia e non come semplici principi deontologici.
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