Tutto il mondo sta invecchiando, ma in certe zone del pianeta il fenomeno è più accentuato. L’Italia è una di queste. E a Nordest la speranza di vita è più alta rispetto alla media nazionale.
In Italia si vive mediamente fino a 83,4 anni: in Veneto, invece, si arriva fino a 84,4 anni e in Friuli-Venezia Giulia a 83,8.
La nostra inchiesta
Cosa significa essere anziani oggi? E’ la domanda che ci siamo posti per dare vita a un’inchiesta in grado di interpretare la complessità della società – italiana in generale, nordestina in particolare – odierna, radicalmente diversa da quella del recente passato.
Grazie ai confronti con gli esperti del settore illustriamo in quattro articoli la centralità, e la conseguente rivalutazione, che hanno assunto gli anziani nella società e nel mercato. Ripercorriamo la storia delle evoluzioni tecnologiche che hanno permesso al Nordest di garantire cure affidabili, ma mettendo in guardia da chi propone la “pillola magica” per la giovinezza eterna.
Affrontiamo la paura dell’anzianità e lo stigma legato al concetto di vecchiaia, raccontando come i pregiudizi possano influire negativamente sulla salute e sulla qualità della vita.
Nella prima puntata dell’inchiesta introduciamo con Gianpiero Dalla Zuanna, demografo e professore dell’Università di Padova, i temi di cui parleremo più approfonditamente nelle prossime puntate. Dai dati sulla longevità all’impatto del fenomeno sui fattori socioculturali.
L’analisi
Gianpiero Dalla Zuanna, demografo e professore dell’Università di Padova, spiega i dati sulla longevità: «A Nordest non è sempre stato così. Circa sessant’anni fa la mortalità era decisamente più alta, ma la situazione è cambiata drasticamente. Basti pensare che la speranza di vita, fino a quarant’anni fa, era di 75 anni. Un incremento notevole».
E l’invecchiamento spinge da due direzioni: «Si invecchia dall’alto, perché gli anziani di oggi sopravvivono di più e le malattie compaiono più tardi. E si invecchia dal basso, perché fasce di popolazione numerosissime, come i baby boomer, si avvicinano all’anzianità».
E le nascite non sono in grado di compensare, specialmente a Nordest. «Il numero di bimbi nati lo scorso anno in Veneto è uguale a quello delle persone che hanno 85 anni».
Una circostanza che comporta grandi conseguenze demografiche e sociali. «Non aumenta solo la quantità di anziani, ma anche il numero di anziani che vivono in coppia. Questa circostanza rappresenta, in alcuni frangenti, una preoccupazione per figli e parenti. Bisogna assistere due anziani e spesso ci si trova ad affrontare più patologie nello stesso momento».
Un aspetto che si ripercuote direttamente sull’organizzazione societaria del Nordest, dove sempre più figli vivono a meno di un chilometro dai genitori o dai nonni: «Anche se rispetto al passato si vive meno nella stessa casa, si cerca sempre di mantenere la vicinanza».
«E’ anche una questione culturale: in Italia, a differenza del resto dell’Europa, l’anziano va in Rsa solo quando sta molto male. Prima si cerca di affidarsi alle badanti. Ma non solo: nel Nord Europa gli anziani, anche quando sono ancora in forma, vanno già nelle case di riposo».
Un atteggiamento culturale che si ripercuote direttamente sull’economia e sulle strutture italiane: «Una fetta importante della spesa pubblica viene oggi utilizzata per l’ultima parte della vita. E nelle case di riposo l’80% degli ospiti non è autosufficiente: le Rsa sono diventate sostanzialmente degli ospedali geriatrici».
Ma tale modello rimarrà sostenibile? «In parte sì, gli anziani saranno sempre più diversi, oggi sono per esempio più istruiti di un tempo. Sempre meno persone hanno una pensione sociale e sempre di più hanno una buona pensione e si possono permettere le Rsa. Ma alla lunga, con il sovraccarico di anziani, il modello rischia di scricchiolare, proprio per la pressione che si viene a creare sulla spesa pubblica».
Il crollo delle nascite e delle morti si ripercuote da sempre sulle aree montane: c’è meno ricambio e i giovani abbandonano sempre più spesso queste zone: «A Nordest è un fenomeno visibile soprattutto in Carnia, zona più estesa e che quindi si svuota più velocemente rispetto alle montagne bellunesi in Veneto».
Come cambiano pensione e pensionati
“I pensionati rubano il lavoro ai giovani” e “sono un peso economico per la società”. Dalla Zuanna sfata questi falsi miti.
Gli anziani di oggi, infatti, non solo sono più longevi, ma sono anche mediamente più in forma di un tempo. Vogliono essere parte attiva della società: fanno sport, organizzano viaggi, utilizzano i social. E di conseguenza non sono più considerati un peso dal mercato, ma una risorsa.
Talvolta i neo pensionati continuano a lavorare: «Se mettiamo insieme Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige Lombardia ed Emilia Romagna arriviamo a dieci miliardi di euro prodotti da pensionati: in futuro bisognerà incentivare questa forza lavoro e uscire dall’idea che i pensionati rubano i posti di lavoro ai giovani».
Il problema vero, per Dalla Zuanna, è altrove: «Riguardo le pensioni oggi abbiamo la Riforma Dini, sotto certi aspetti modificata solo in parte dalla Legge Fornero, che era strettamente legata all’aspettativa di vita».
L’aumento della speranza di vita ha però cambiato completamente il sistema e la legge non si è adeguata. Dunque i giovani sono penalizzati dal progressivo invecchiamento demografico della popolazione?
«Sì, ma non per la mancanza di lavoro: manca invece un sistema pensionistico adatto, quello in vigore era stato costruito quando i giovani erano tanti e gli anziani pochi». Oggi la situazione si è ribaltata.
A dimostrarlo gli indici di invecchiamento e l’incidenza degli over 65 sulla popolazione.
Dalla Zuanna spiega i limiti del sistema pensionistico attuale: «Un dato significativo: oggi un manovale del settore edile che porta a casa circa 1300 euro costa all’azienda 3500 euro. E una conseguenza diretta è il lavoro nero. Ma se oggi il 30% lordo non finisse all’Inps sarebbe un problema per le pensioni degli anziani».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





