Barriere sul ponte di Introd, i promotori della petizione attaccano: “Rischiano di restare definitive”


Sono state consegnate al Presidente della Regione nella giornata di martedì scorso, 26 maggio, le 1.240 firme raccolte per la petizione contro le barriere sul ponte di Introd. I promotori hanno incontrato parte della Giunta regionale e i sindaci di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, RhêmesNotre-Dame e Valsavarenche in un incontro a Palazzo regionale di quasi due ore. Un faccia a faccia definito però insoddisfacente.

“Ci aspettavamo risposte puntuali che non sono arrivate. Anche sulla presunta provvisorietà dell’opera le spiegazioni non sono state convincenti” scrivono in una nota i promotori della petizione “Salviamo il ponte di Introd”.  Secondo quanto emerso, le barriere installate ad aprile rappresentano solo il primo passo di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area, ancora privo di definizione. Nello scenario più ottimistico, la loro sostituzione potrebbe avvenire tra il 2029 e il 2030. “È un lasso di tempo improponibile. Una provvisorietà che rischia di diventare definitiva. Il cronoprogramma illustrato si basa inoltre su ipotesi senza basi solide e, soprattutto, senza finanziamenti certi”.

Al momento sono disponibili 400mila euro stanziati nel luglio 2025  a favore del Comune di Introd, a seguito di una specifica richiesta avanzata dallo stesso Comune finalizzata ad ottenere fondi per “finanziare la realizzazione di interventi di riqualificazione della zona del ponte denominato Pon Nou, quale area di pregio
storico e sensibile anche nell’ambito di prevenzione dei gesti anticonservativi, proponendo la progettazione sia di un intervento sul ponte e sulle aree attigue a protezione da atti anticonservativi, sia della riqualificazione e promozione turistica dell’area del Pon Nou e del Pon Viou, con l’ulteriore scopo di migliorare la viabilità, che attualmente risulta critica nei periodi di maggiore afflusso turistico, realizzando parcheggi e infrastrutture che agevolino e rendano sicuro il transito sia veicolare che pedonale, e collegando i ponti vecchio e nuovo con l’area del castello”. Non esiste ad oggi però un progetto e tanto meno un’idea su come destinare le risorse.

Durante l’incontro di martedì la Giunta ha ribadito come le barriere sul ponte di Introd fossero un’opera urgente, ma i promotori contestano tale affermazione evidenziando come i dati dei suicidi in calo – 13 nel 2024 rispetto ai 20 degli anni prima –  non giustifichi l’intervento.

Tutti d’accordo invece sulla mancanza di comunicazione con la popolazione che ha generato malumore e incomprensioni.
“La Regione ha confermato che c’è sempre stato un dialogo con il Comune di Introd, anche se nelle ultime settimane abbiamo assistito a un rimpallo di responsabilità. A noi interessa poco: continueremo a chiedere la rimozione delle barriere e soluzioni rispettose del ponte, della sua storia e delle comunità che lo vivono ogni giorno”.
Durante l’incontro è arrivata la richiesta di un incontro pubblico con gli abitanti di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame e Valsavarenche. 

I promotori della petizione hanno infine evidenziato criticità sulla viabilità legate alle nuove barriere: “nei circa quaranta giorni successivi all’installazione delle barriere si sono verificati tre episodi critici che hanno coinvolto mezzi pesanti e che hanno condizionato pesantemente la viabilità.” In particolare in due episodi dei tir avrebbero urtato le barriere durante una manovra, bloccando per diversi minuti la circolazione e in un altro sempre un tir avrebbe rinunciato a imboccare il ponte ed è stato costretto a una retromarcia di circa 600 metri, paralizzando il traffico per almeno venti minuti.

Tir Ponte di Introd. Uno degli episodi critici segnalati dal Comitato

“Ci chiediamo cosa accadrà in estate, quando il traffico aumenterà con la stagione turistica, fondamentale per l’economia delle nostre valli”, concludono i promotori della petizione.

Un terzo delle 1.240 firme raccolte dalla petizione proviene da fuori valle: proprietari di seconde case, turisti affezionati al territorio, persone che conoscono e amano Introd e il suo ponte. “Tutti concordano sul fatto che l’intervento realizzato ne abbia compromesso il valore architettonico e paesaggistico: e ritengono che queste barriere non risolvano il problema per cui sono state installate”.

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Ponte di Introd, oltre 1.100 firme per la petizione: “Servono soluzioni meno impattanti”

9 maggio 2026

Ha superato quota 1.100 adesioni la petizione “Salviamo il ponte di Introd”, promossa da un gruppo di cittadini contrari alle barriere installate sullo storico ponte del paese. Secondo quanto comunicato dal comitato promotore nella giornata di venerdì 8 maggio, le firme raccolte sono attualmente 1.116, somma delle adesioni online sulla piattaforma Change.org e della raccolta cartacea avviata nelle ultime ore.

I promotori annunciano inoltre un nuovo momento pubblico di raccolta firme: martedì 12 maggio saranno presenti con uno stand al mercato di Aosta, all’angolo tra via Vevey e via Torino, dalle 8 alle 14.

Al centro della mobilitazione c’è la contestazione dell’impatto estetico e paesaggistico delle nuove barriere anti-suicidio installate sul ponte di Introd, considerate dal comitato “massicce, sproporzionate e non rispettose del contesto storico e naturale”.

I promotori precisano però di non voler minimizzare il tema della prevenzione dei suicidi né il dolore delle famiglie colpite dalle tragedie avvenute sul ponte dal 1993 in poi. “Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie”, si legge nella nota, ma “la risposta non può essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico”.

La petizione chiede quindi la rimozione delle attuali barriere e l’avvio di una valutazione su “soluzioni alternative meno impattanti, più moderne e coerenti con il contesto storico e naturale”. Accanto a questo, il comitato sollecita anche maggiori investimenti nella prevenzione socio-sanitaria e nei servizi territoriali di supporto alle fragilità.

I promotori rispondono anche alle critiche ricevute in questi giorni, in particolare da chi ha interpretato la protesta come una presa di posizione contro gli interventi di sicurezza.

Il comitato ribadisce infatti che “non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita”, ma piuttosto “il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate e le conseguenze non considerate”.

Secondo i promotori, molti cittadini avrebbero percepito la decisione come “affrettata” e presa senza un reale coinvolgimento della comunità su un intervento così impattante per il territorio. Vengono inoltre sollevati dubbi sulla compatibilità dell’opera con la tutela dei beni storici e paesaggistici, oltre a criticità legate alla viabilità di alcuni mezzi pesanti.

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“Le reti parlano a chi soffre”, il Mandorlo Fiorito risponde alla petizione

6 maggio 2026

“Purtroppo non sono le reti il problema, ma ciò che il ponte rappresenta nell’immaginario collettivo, al di là della sua importanza storica o monumentale: da decenni, un luogo di richiamo facilmente accessibile e letale.” E’ uno dei passaggi della lettera con cui la referente de Il Mandorlo Fiorito Maria Paola Longo Cantisano risponde alla petizione lanciata contro le barriere anti-suicidio sul ponte di Introd, che tanto ha fatto discutere in questi giorni.

La missiva ricorda come esista “una notevole letteratura scientifica internazionale, che negli ultimi decenni, dimostra con dati certi e inoppugnabili, che gli interventi sui ponti ad alto rischio, realizzati in varie parti del mondo, non solo riducono fortemente o azzerano del tutto i casi di suicidio in quei luoghi, ma hanno un forte impatto sulla percentuale di azioni tentate sul territorio interessato, anche con altri sistemi, agendo come deterrente”.

L’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, sollecita l’adozione di piani nazionali per arrivare ad abbassare il tasso di suicidi del 33% entro il 2030. Compito demandato in Italia alle Regioni e la Valle d’Aosta già dal 2022 si è attivata con il Progetto per la prevenzione del suicidio e l’istituzione di un Tavolo interistituzionale operativo. Rientrano nelle azioni di prevenzione anche gli interventi infrastrutturali sui luoghi ad alto rischio: alture, ponti, monumenti, canali, stazioni ferroviarie ecc. “Sono quei luoghi percepiti come iconici, destinati a gesti fortemente emulativi, che si ripetono periodicamente, riconosciuti nell’immaginario collettivo come luoghi in cui è possibile darsi la morte” .
Ed è il caso del Ponte di Introd, dove le reti installate, ricorda la referente, arrivano dopo un percorso lungo 7 anni, “sollecitato dai famigliari sopravvissuti, avviato dall’amministrazione regionale, che è passato attraverso soluzioni parziali come telecamere e dissuasori sonori, per arrivare” a quest’ultima soluzione. “Queste, necessarie, ma comunque provvisorie, saranno sostituite da reti orizzontali, o altra soluzione giudicata tecnicamente valida, a seguito di un progetto finalizzato alla valorizzazione e messa in sicurezza del ponte e aree limitrofe, demandato al comune con finanziamenti regionali.” Un iter progettuale dove saranno coinvolti i cittadini, attraverso il sindaco e i loro amministratori. 

Il Mandorlo Fiorito tazze Donnas
Il Mandorlo Fiorito tazze Donnas

Di fronte ad un obbligo, Regione e gli assessorati competenti Sanità, salute e politiche sociali e Opere Pubbliche hanno, secondo la referente, agito responsabilmente.

“Gli ultimi suicidi d’impeto dal ponte di Introd sono avvenuti del 2023 e 2024, compiuti da tre giovani trentenni: i dissuasori sonori, che erano serviti fino ad allora a scongiurare numerosi altri casi, non si sono rivelati più sufficienti. Diventava urgente quindi intervenire quanto prima con barriere fisiche, per scongiurare ulteriori emulazioni. Le barriere sono antiestetiche? Forse, ma rispondono alle prerogative e normative richieste in questi casi. – evidenzia ancora Maria Paola Longo Cantisano. 

Per la referente del Mandorlo Fiorito “ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica: ci sono persone in profonda crisi, sempre di più si tratta di giovani, addirittura giovanissimi. Persone che si sentono sole con il loro malessere, spesso invisibili, immerse in un dolore
assoluto, difficile da affrontare e comunicare. Queste reti parlano a loro, a loro dicono di non rinunciare, di prendersi il tempo necessario per chiedere aiuto. Dicono che tutti noi, la loro comunità, vediamo la loro sofferenza, ce ne facciamo carico, diamo valore alla loro vita, perché ogni vita è preziosa”.

Invitando infine le persone interessate a seguire le iniziative di sensibilizzazione dell’Associazione, la referente ribadisce come “non  servono frasi fatte, ipotetiche buone intenzioni, servono azioni, serve impegno, serve consapevolezza, serve che una comunità intera, sappia fare scelte mature, etiche e responsabili, sapendo che ci sono delle priorità per il bene di tutti, anche se ci espongono, anche se sono difficili e a volte anche se sono controverse”.

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“Togliete le barriere al ponte di Introd”, lanciata una raccolta firme online

3 maggio 2026

 

La recente installazione di barriere di metallo sulle sponde del ponte di Introd ha fatto storcere il naso a molti. Tanto che nelle ultime ore, sul portale change.org è nata una raccolta firme dal titolo “Salviamo il ponte di Introd”, che ha come richiesta principale proprio la rimozione delle barriere.

Recinzioni che nascono con un obiettivo nobile: fare cioè da deterrente contro gli atti anticonservativi, ovvero contro i suicidi. Nella petizione – si legge – i proponenti scrivono: “Non vogliamo ignorare la gravità del fenomeno che ha colpito questo luogo dal 1993 in poi. Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie. Ma crediamo che la risposta non possa essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico”.

Di qui la raccolta firme, che nelle prime ore ha già raccolto un centinaio adesioni. La petizione, promossa da un gruppo di abitanti del paese, è aperta a tutti coloro che trovano che il ponte sia – si legge ancora – “un simbolo identitario, un elemento storico e paesaggistico che appartiene alla comunità di Introd e a quella valdostana” e che “da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento architettonico, culturale e affettivo non solo per i residenti di Introd, ma anche per quelli di Valsavarenche, Rhêmes-Saint-Georges e Rhêmes-Notre-Dame, i paesi a monte di questa infrastruttura fondamentale e strategica per la viabilità della zona, così come per tutti coloro che amano questi luoghi”.

La richiesta è duplice: la prima è “la rimozione delle attuali barriere con adeguata valutazione di soluzioni alternative meno impattanti, più moderne, dignitose e coerenti con il contesto storico e naturale”. I proponenti, inoltre, chiedono che vi sia “un investimento concreto e strutturale in prevenzione sociosanitaria, potenziando i servizi territoriali, le reti di ascolto, gli interventi di prossimità e tutte le misure capaci di proteggere le fragilità umane prima che il dolore diventi disperazione”.

O, per dirla ancora con i proponenti, “la sicurezza non può essere affidata solo al ferro: richiede cura, presenza, risorse e politiche pubbliche lungimiranti. Non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita: si critica il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate, e le conseguenze non considerate”.

Nei prossimi giorni dovrebbe iniziare anche una raccolta firme in versione cartacea. “La sicurezza è un valore. Il paesaggio è un valore. La memoria è un valore. Non devono essere messi in contrapposizione”, si legge in fondo alla petizione.




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 Redazione AostaSera

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