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Nelle aree rurali di Inhambane, i gruppi di risparmio xitique diventano una porta d’accesso ai servizi sanitari. Integrando educazione finanziaria e cliniche mobili, il progetto aumenta la partecipazione maschile alla prevenzione dell’Hiv. I risultati sono incoraggianti, ma restano differenze tra i territori e barriere culturali da superare
di Ivania Cuambe, Rafaela da Celma Cossa e Carlo Cerin
«Follow the money», suggeriva Bob Woodward, il giornalista statunitense che smascherò lo scandalo Watergate, per spiegare come le dinamiche economiche orientino comportamenti e decisioni. Un principio che trova una sorprendente applicazione anche nelle aree rurali del Mozambico, dove il denaro – o, meglio, la sua gestione collettiva – sta diventando uno strumento per affrontare una delle sfide più ostinate della sanità pubblica: il coinvolgimento degli uomini nella prevenzione, in particolare dell’Hiv.
Nella provincia di Inhambane, nonostante oltre dieci anni di attività di Medicus Mundi Italia a sostegno dei servizi sanitari di base, la partecipazione maschile resta infatti criticamente marginale. Gli uomini sono spesso assenti dalle iniziative di educazione sanitaria e dalle campagne di testing, un’assenza che affonda le radici in fattori molteplici e intrecciati. Da un lato le esigenze lavorative, che li portano a migrare verso il Sudafrica o Maputo, la capitale; dall’altro norme sociali consolidate, che affidano alle donne la responsabilità della salute familiare. A questo si aggiunge il peso persistente dello stigma, soprattutto quando si parla di Hiv, che continua a scoraggiare l’accesso ai servizi.
È in questo contesto che l’associazione locale Kuhlula, con il supporto di Medicus Mundi Italia e della Cooperazione Italiana nell’ambito del progetto Think InclusHIVe, ha deciso di sperimentare un approccio diverso. L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa: se la salute non basta ad attrarre, forse può farlo l’economia. O, meglio, una forma di economia già familiare alle comunità.
Lo xitique, pratica tradizionale di risparmio rotativo, rappresenta da tempo una risorsa informale ma diffusa. Un gruppo di persone contribuisce con una quota regolare e, a turno, ciascun membro riceve l’intero ammontare raccolto. Il progetto ha scelto di non introdurre strumenti esterni, ma di rafforzare questo meccanismo endogeno, fornendogli struttura, regole condivise e accompagnamento. Ne è nato un percorso articolato in più incontri mensili, durante i quali i partecipanti vengono guidati da un gruppo di formatori, composto da professori e studenti della vicina Università Save, a riflettere sul risparmio, la pianificazione finanziaria, il controllo delle spese e le possibilità di investimento. Il processo culmina nella creazione di gruppi autonomi, capaci di gestire in modo sostenibile le proprie attività.
Questi gruppi, tuttavia, non sono soltanto strumenti economici. Diventano spazi di relazione, luoghi in cui si costruiscono fiducia e coesione, elementi essenziali per affrontare anche temi più delicati. Ed è proprio qui che il progetto compie un ulteriore passo, integrando la dimensione economica con quella sanitaria.
Gli incontri vengono infatti programmati in concomitanza con le brigadas móveis, le cliniche mobili già operative nelle comunità rurali. In questo modo, la partecipazione ai gruppi di xitique s’intreccia con l’accesso ai servizi sanitari: educazione alla salute, visite materno-infantili, counselling e test Hiv diventano parte di un’unica esperienza. Una scelta metodologica che punta a intercettare gli uomini in un contesto per loro più attrattivo, riducendo al contempo le barriere culturali e logistiche.
I primi risultati, raccolti a partire dall’avvio del progetto a metà 2025 in tre distretti – Massinga, Panda e Funhalouro – offrono indicazioni incoraggianti, pur nella loro complessità. Sono stati coinvolti circa novecento beneficiari, di cui oltre 400 entrati stabilmente nei gruppi, con una partecipazione maschile che raggiunge il trenta per cento. Dato non trascurabile, considerato il contesto.
L’analisi condotta con il supporto dell’Università di Brescia evidenzia come, in due distretti su tre, la strategia abbia prodotto un aumento significativo della partecipazione maschile al test Hiv. A Massinga si osserva un incremento consistente rispetto agli anni precedenti, mentre a Panda, dove i livelli di partenza erano particolarmente bassi, la crescita appare ancora più marcata. In entrambi i casi, il cambiamento è rilevante anche dal punto di vista statistico. Diversa la situazione a Funhalouro, dove non si registrano variazioni significative, a conferma di quanto le dinamiche locali possano incidere sull’efficacia degli interventi.

Anche sul fronte dell’educazione sanitaria si registra un aumento della partecipazione maschile in termini assoluti. Tuttavia, la presenza femminile cresce a sua volta, e in alcuni contesti in misura maggiore, ampliando il divario relativo tra i generi. Un elemento che suggerisce come la strategia integrata, pur riuscendo ad attrarre più uomini, rafforzi al tempo stesso la domanda complessiva di servizi sanitari.
Il quadro che emerge è dunque articolato. L’integrazione tra educazione finanziaria e salute pubblica sembra funzionare, ma non in modo uniforme. Le differenze tra i distretti indicano chiaramente che non esiste una soluzione unica, e che ogni intervento deve confrontarsi con le specificità culturali, sociali ed economiche del territorio.
Resta però un dato di fondo: intervenire sulle leve economiche può contribuire a modificare comportamenti radicati, aprendo spazi nuovi anche per la promozione della salute. In contesti dove la fiducia è un bene fragile e la partecipazione non può essere data per scontata, strategie ibride come questa mostrano un potenziale significativo. A patto di continuare a lavorare con le comunità, adattando gli strumenti e mantenendo uno sguardo attento alle dinamiche locali.
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Tommaso Meo
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