Dall’analisi delle risultanze dell’inchiesta (ancora in corso) della Guardia di finanza di Aosta “non può che concludersi per la realizzazione, all’interno del Casinò di Saint-Vincent, da parte di alcuni funzionari della casa da gioco e degli altri privati indagati, di condotte illecite sussumibili nell’alveo dei delitti” di riciclaggio, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti con la pubblica amministrazione e corruzione.
Lo scrivono, nelle cinquantasei pagine del decreto che dispone l’amministrazione giudiziaria della Casinò de la Vallée Spa – notificato oggi dalle Fiamme gialle a Regione e Comune di Saint-Vincent (quali soci dell’azienda) – i giudici Costanza Isabella Goria, Lucilla Raffaelli e Irene Gallesio.
Nella valutazione delle tre magistrate, che hanno accolto la richiesta presentata alla fine dello scorso gennaio dalla Procura di Torino (informata delle risultanze investigative da quella di Aosta), non si tratta di “fatti episodici o isolati, ma di un vero e proprio sistema e corruttivo generalizzato e consolidato, posto in essere con riferimento alla generalità della clientela”, che da un canto, nell’impostazione accusatoria, trovava nel Casinò “lo strumento per ripulire il contante non dichiarato” e, dall’altro, “veniva utilizzata dai dipendenti infedeli per ‘gonfiare’ le fatture dei ‘porteurs’ compiacenti”.
Un meccanismo, si legge ancora nel decreto, “colposamente alimentato dalla società” Casinò de la Vallée Spa, che non ha mai realmente posto in essere e attuato, a monte, controlli efficaci sull’operato dei dipendenti, né ha mai assunto iniziative concrete, a valle, per eliminare quei comportamenti opachi e dannosi per le casse della casa da gioco, di cui era venuta indirettamente a conoscenza attraverso i molteplici alert pervenuti”.
Il collegio che sottoscrive il provvedimento sottolinea infatti che “i soggetti apicali della Casino de la Vallée, non direttamente coinvolti nelle attività delittuose, in particolare l’amministratore unico Buat e la direttrice Bertone, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme non hanno assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione”.
I controlli e i richiami effettuati dalla governance del Casinò “sono risultati essere più formali che sostanziali” ed appaiono “inidonei alla risoluzione delle problematiche emerse”. Una prospettiva in cui “la costante e sistematica inosservanza delle regole ha causato la normalizzazione delle descritte condotte corruttive e riciclatorie, in un contesto ove l’abituale ricorso a pratiche illecite e irregolarità di varia natura ha fatto sì che le stesse venissero non solo accettate, ma altresì promosse ed agevolate”.
Appurato che le condotte contestate agli indagati abbiano “approfittato di una ingiustificata inerzia dell’amministratore e degli altri dirigenti”, le magistrate concludono che la Casinò de la Vallée abbia “realizzato, quantomeno sul piano colposo, quella condotta agevolatrice” prevista dalle norme per l’applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria.
Il Tribunale osserva però che “procedendosi nei confronti di una società pienamente operativa e avente rilevanti dimensioni”, fatto appello al principio di proporzionalità (fra la situazione effettivamente accertata e l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale), il provvedimento può essere modulato, nel caso specifico, “in modo da assicurare il controllo da parte del Tribunale sugli organi gestori, lasciando il normale esercizio di impresa in capo agli organi di amministrazione societaria ma conferendo all’amministratore giudiziario (i commercialisti torinesi Corrado Corradini e Ivano Berardi, ndr.) i poteri spettanti agli organi di amministrazione e agli altri organi sociali” in fatto di procedure ed obblighi di antiriciclaggio e conseguenti modelli organizzativi.
Il provvedimento ha durata di almeno un anno (eventualmente prorogabile) e il Tribunale si è riservato la facoltà di rimodulare ed espandere l’intervento e le possibilità dell’amministratore giudiziario nel caso in cui la misura disposta, con le modalità previste attualmente, possa non rivelarsi efficace. Gli amministratori giudiziari hanno precisi obblighi di relazione e la prima udienza sul provvedimento è fissata per il prossimo 14 luglio a Torino.
L’amministrazione giudiziaria? Dovrà spegnere la “lavatrice” scoperta dai finanzieri al Casinò
28 maggio 2026, ore 15.46
“Come emerso dalle indagini le modalità organizzative e le prassi invalse presso il Casinò presentavano una serie di criticità che hanno certamente influito e agevolato la commissione delle attività illecite”. In questi termini, il colonnello Nicola Bia, comandante territoriale della Guardia di finanza di Aosta, descrive la situazione, emersa dalle indagini in corso su fenomeni di falsa fatturazione e riciclaggio, che ha condotto alla richiesta (e alla successiva emissione) del provvedimento di amministrazione giudiziaria per la Casinò de la Vallée Spa.
“All’interno della casa da gioco – continua l’ufficiale – non vi era alcun sistema di controllo sul denaro contante cambiato in fiches e viceversa”. Oltretutto, il cambio “avveniva in maniera indiscriminata e illimitata sia ai tavoli di gioco sia alle varie casse, senza identificazione del cliente, e con il frazionamento di plurime operazioni di cambio del valore ciascuna di 5mila euro”.
Dalle indagini agli interrogatori
Una realtà che i finanzieri hanno ricavato inizialmente dagli episodi ricostruiti nell’indagine venuta alla luce con i sequestri (per un ammontare complessivo di circa 5 milioni di euro) dello scorso dicembre, eseguiti nei confronti di oltre trenta indagati. Al centro, due allora funzionari della Casa da gioco (nel frattempo sottoposti a procedimento disciplinare e licenziati): Augusto Chasseur Vaser, al tempo direttore dell’ufficio cambio e fidi, e Cristiano Sblendorio, già direttore dell’ufficio marketing. L’inchiesta (corroborata anche da immagini delle telecamere nascoste all’interno della casa da gioco) aveva cristallizzato più occasioni di cambio di contanti in fiches (e viceversa).
A tale compendio probatorio, i militari hanno affiancato le risultanze del successivo interrogatorio cui si è sottoposto Chasseur Vaser, nonché le sommarie informazioni che sono stati chiamati a rendere, in qualità di persone informate sui fatti (e quindi non indagate), croupiers, cassieri, e responsabili di sala, oltre alla responsabile della direzione amministrazione finanza e controllo Rosella Graziella Bertone e all’amministratore unico Rodolfo Marcello Buat.
Ricomposte testimonianze e dichiarazioni, agli occhi delle Fiamme gialle è emerso un quadro in cui – è nuovamente il colonnello Bia a parlare – “I dipendenti avevano obblighi di segnalazione del tutto generici” (stando all’indagine, nel triennio dal 2022 al 2024 dalla casa da gioco non erano giunte più di 130 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, ndr.) e “i modelli organizzativi e gestionali della società si sono dunque rilevati insufficienti e inadeguati” rispetto a prevenire ed evitare il riciclaggio.
Il decreto notificato ai soci della Casinò Spa
Elementi che hanno portato la Procura di Aosta, che coordina l’indagine del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Aosta, a comunicare la situazione alla Procura di Torino, competente per misure di prevenzione del genere. I magistrati piemontesi, valutate le risultanze investigative, hanno avanzato la richiesta di amministrazione giudiziaria, accolta dal Tribunale del capoluogo piemontese, che ha emesso il relativo decreto, il primo in Italia ad interessare una delle quattro case da gioco sul territorio nazionale.
I finanzieri lo hanno notificato, nella prima mattinata di oggi, ai legali rappresentanti dei due soci della Casinò de la Vallée Spa: il presidente Renzo Testolin per la Regione (99.96%)e il sindaco Francesco Favre per il Comune di Saint-Vincent (0.04%), oltre che alla Camera di commercio, in cui è iscritta la società. Il provvedimento, di una cinquantina di pagine, ha la durata di un anno e nomina due commercialisti torinesi (Corrado Corradini e Ivano Berardi) quali amministratori giudiziari. Per almeno un anno (eventualmente prolungabile) avranno poteri di amministrazione e saranno chiamati ad intervenire per eliminare le criticità rilevate in fatto di procedure antiriciclaggio.
Udienza al Tribunale di Torino in luglio
A differenza di altri casi in cui la misura di prevenzione è stata disposta, quello della casa da gioco di Saint-Vincent, prevede che l’amministratore unico non venga rimosso. I due amministratori giudiziari attueranno una sorta di “tutoraggio” sull’ambito di loro competenza. L’atto che li nomina, partendo dagli episodi emersi dall’indagine, non solo ne definisce il campo d’intervento, ma individua nel dettaglio le azioni cui sono chiamati, stabilendo inoltre un obbligo di relazione periodico e momenti di verifica dell’azione.
Il primo è in calendario per il prossimo 14 luglio, al Tribunale di Torino, quando verrà discussa la misura di prevenzione. Sarà il momento in cui, se lo riterrà opportuno, la controparte (quindi l’azienda), potrà chiederne la revoca. Tra le azioni individuate dal decreto, la revisione dell’intera procedura di riciclaggio, la chiusura (nei fatti già avvenuta con il licenziamento di Chasseur Vaser) della “Cassa 44”, in cui avveniva il cambio di contanti al centro dell’indagine.
Il provvedimento del Tribunale di Torino impatta poi anche su aspetti “strutturali”, come la dotazione delle casse di vetrate totalmente trasparenti (è emerso che oggi il cassiere non abbia una piena visibilità del cliente che si trova di fronte) e l’introduzione dell’identificazione, in particolar modo ai tavoli, di chi cambia denaro, con lo stringente adempimento della segnalazione di operazione sospetta per chi supera il limite di 4.999 euro in contanti.
Le reazioni di Casa da gioco e Regione
Per parte sua, la casa da gioco – in una nota – sottolinea che “l’amministrazione giudiziaria non è riferita alle attività amministrative e operative che restano affidate all’organo amministrativo con i poteri allo stesso attribuiti dalla legge e dallo Statuto”. La società “si è resa disponibile a fornire la più ampia collaborazione agli amministratori giudiziari” e “desidera anche rassicurare i dipendenti e i clienti che le proprie attività proseguono regolarmente sia per ciò che riguarda la Casa da gioco sia per ciò che riguarda i servizi alberghieri”.
Tradotto, il Casinò non chiude e continua a lavorare. Il lavoro a cui sono chiamati gli amministratori giudiziari riguarda la ristrutturazione di tutte le carenze, in materia di antiriciclaggio, scoperchiate dall’indagine. Sull’accaduto, la Regione, “nel prendere atto della decisione adottata dal Tribunale, auspica che la misura disposta, attraverso l’operato dei professionisti indicati dall’autorità giudiziaria, consenta alla società la rapida individuazione delle criticità rilevate e l’implementazione di protocolli operativi a supporto della normativa antiriciclaggio e anticorruzione”.
L’indagine prosegue
Nel frattempo, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria continuano lo sviluppo del materiale investigativo raccolto nell’indagine, in particolare numerose intercettazioni telefoniche, in vista della sua chiusura da parte della Procura. Gli indagati, ad oggi, oltre ai due ex funzionari infedeli, includono imprenditori (ai quali, in parte, viene addebitato il ricorso alle false fatturazioni poi “monetizzate” al Casinò) e “porteurs” di clienti della Casa da gioco. Le diverse facce, secondo gli inquirenti, di “un articolato sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco valdostana”.
Il Casinò di Saint-Vincent è stato sottoposto ad amministrazione giudiziaria
28 maggio 2026, ore 9.31

Il Casinò di Saint-Vincent è stato sottoposto ad amministrazione giudiziaria. La Guardia di finanza ha dato esecuzione oggi, giovedì 28 maggio, ad un decreto, emesso dal Tribunale di Torino, che dispone la misura di prevenzione.
Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura della Repubblica di Torino e rappresenta, nell’impostazione inquirente, la naturale prosecuzione delle indagini – condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Aosta e coordinate dalla locale Procura – dalle quali i militari avevano ricavato “l’esistenza di un articolato sistema di riciclaggio incentrato sulla Casa da gioco”.
Tali condotte, avvenute all’interno del Casinò – spiega la Guardia di finanza – “avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti”. La valutazione che ha condotto la Procura torinese a richiedere la misura è stata che “la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea ad impedire la commissione dei reati” ipotizzati nell’indagine.
Per gli inquirenti, “i soggetti apicali del Casinò, non direttamente coinvolti nei reati contestati, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio”.
Si sarebbe così configurata, nella lettura della Procura, “la ‘colpa di organizzazione’”, per cui “l’azienda sebbene si fosse dotata, almeno sulla carta, di procedure volte ad impedire il verificarsi di fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari” previste dal decreto del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle società.
Il Tribunale della Prevenzione ha così disposto un “tutoraggio” ad opera di due amministratori giudiziari, nominati dallo stesso organismo, che per un periodo iniziale di un anno avranno specifici poteri di amministrazione, così da eliminare le criticità emerse. Si tratta di due commercialisti torinesi, con esperienza nelle amministrazioni giudiziarie. Nei presupposti del provvedimento, è la sola misura idonea a rimuovere le “situazioni tossiche” che avrebbero creato condizioni per trasformare la Casa da gioco in un ambiente facilmente permeabile ad illeciti.
L’esecuzione del decreto notificato quest’oggi rappresenta la prima applicazione dello strumento dell’amministrazione giudiziaria ad una casa da gioco, ritenuta dagli inquirenti contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi di attività illecite e per lo scambio di valori a seguito di accordi di natura criminosa.
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Christian Diémoz
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