Nel solco di papa Francesco, Prevost rilancia dalla nostra periferia la sfida dell’ecologia integrale. Da una terra ferita per lunghi anni il pontefice raccoglie le lacrime delle vittime e incoraggia la popolazione a svegliarsi, rialzarsi e voltare pagina
25 Maggio 2026
Articolo di Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano a Castelvolturno
Tempo di lettura 5 minuti
Mentre sabato 23 maggio papa Leone atterra ad Acerra, capoluogo della “Terra dei fuochi” e nodo emblematico del triangolo della morte (con Marigliano e Nola), nelle campagne della nostra Pescopagano a ridosso di Castelvolturno, si innalzano i soliti roghi di rifiuti che avvelenano il respiro. Si bruciano sterpaglie e terreni con tanto di copertoni, guaine, immondizie pericolose.
La nostra vicina Yolanda sta impazzendo perché, a fianco casa sua e dietro la nostra chiesa giace, ormai da tempo, un cumulo di rifiuti sotto sequestro con dentro amianto. E chi passa non si fa tanti problemi a gettarvi sopra l’ennesimo sacchetto di plastica, se è giorno, e qualche ingombrante al calar del sole.
In queste, che sembrano a tutti gli effetti “terre di nessuno”, non si ferma l’industria dello smaltimento illegale di rifiuti che in quarant’anni ha rimpolpato per bene le casse della camorra, ha approfittato di una fitta rete di collusione a vari livelli, della sordità e inadempienze delle istituzioni e ha svuotato la vita e la speranza dei cittadini.
Nonostante ripetute denunce, inchieste ed arresti e soprattutto la sentenza della CEDU (Corte europea dei diritti umani) di fine gennaio 2025 che accusa l’Italia di non aver protetto il diritto alla vita di ogni persona in questi territori.
Questo disastro ambientale viene denunciato con forza dal vescovo di Acerra don Antonio Di Donna in cattedrale nelle sue parole di accoglienza a papa Leone in occasione nell’undicesimo anniversario della lettera enciclica “Laudato Si’” (LS) di papa Francesco.
Il pastore, capofila dei vescovi della Campania in questa lotta, richiama il popolo ad una memoria penitenziale che riconosce come anche la Chiesa è responsabile di una buona dose di omissioni, omertà, indifferenza e ignoranza su questa piaga che avvelena il territorio e fa aumentare le patologie tumorali. Certo si fa strada anche il ricordo di chi si è battuto per denunciare il fenomeno e per svegliare le coscienze.
Su tutti, nella memoria, svettano due nomi: Roberto Mancini, coraggioso poliziotto investigatore che già nel lontano 1996 aveva consegnato un plico di 250 pagine con nomi, luoghi e dettagli dei reati delle ecomafie, totalmente dimenticato, e il vigile Michele Liguori che per anni perlustrando campagne avvelenate ha scovato sversamenti illegali di rifiuti tossici e scarti industriali pericolosi e ha raccolto campioni da far analizzare. Entrambi morti di tumore!
In nome delle loro vite e lotte si alza, dalle pareti della cattedrale e dalla piazza stracolma, l’invito a rialzare la testa, a rimettersi in moto, a far conoscere il fenomeno e a cambiare passo. Risuona forte la parola “conversione”, un vero cambio di rotta rispetto a quel sistema omertoso e colluso che ha messo la sete del profitto prima della dignità delle persone.
È tempo di scavare tra le piaghe dei reati ambientali ma anche di mettere in luce i segnali di riscatto. Come abbiamo cercato di fare lo scorso anno con il “Pellegrinaggio di speranza nella Terra dei fuochi” coinvolgendo, su mandato dei vescovi della Campania, 11 diocesi in un tragitto a piedi nell’occasione del primo decennale della Laudato Si’.
Un percorso per denunciare, ascoltare il grido delle vittime e degli attivisti e rinnovare l’impegno di custodia del Creato. Ma soprattutto per toccare con mano e riportare alla luce realtà scomode troppo spesso nascoste e silenziate.
La Terra dei fuochi campana, è un territorio di 11mila chilometri quadrati con 90 comuni interessati tra le province di Napoli e Caserta e 3 milioni di abitanti. Che non sono solo numeri. Sono innanzitutto nomi e volti: Sofia, Luca, Paolo e tantissimi altri. Vittime giovanissime dell’incuria e dell’abbandono di rifiuti tossici industriali in oltre 6mila siti!
Fa tremare il cuore la lunga coda dei genitori e familiari che vanno ad abbracciare papa Leone venuto esplicitamente a “raccogliere le loro lacrime” e a prendere l’eredità di un cammino tracciato da papa Francesco sulla custodia della Casa Comune.
Prevost ha cercato di ascoltare il grido della terra e dei poveri che invita a cambiare radicalmente i nostri stili di vita. Una miscela di denuncia e profezia che non può mancare ai discepoli di Gesù di Nazaret, spesso troppo timidi nel tradurre il vangelo in pratiche di giustizia, di costruzione di pace e di cura della Casa Comune.
L’immagine della “valle di ossa inaridite” che Ezechiele, profeta dell’esilio, riprende al capitolo 37 del suo libro, viene accostata all’oggi di queste terre avvelenate. Il profeta chiede al Signore: “Potranno tornare in vita queste ossa?” E papa Leone attualizza: “Siamo noi la risposta”. Sono urgenti nuove forme di annuncio che tengano insieme vangelo, ecologia integrale e conversione sociale. Annuncio e pratica di vita attraverso tante modalità creative per essere sentinelle nella notte di questo tempo e contribuire a rialzarci.
Come l’adesione, finalmente, della Provincia italiana dei Missionari Comboniani alla Piattaforma Laudato Si’, una fitta rete di iniziative e riflessioni per tradurre il vangelo della creazione in pratiche virtuose di rispetto per l’ambiente e per i poveri.
Come il rientro a Pescopagano, alla sera, con la comunità cristiana che, al termine della celebrazione, pianta nel giardino della chiesa l’“albero di Falcone” in concomitanza con la visita di papa Leone nella nostra terra e con il 34esimo anniversario della strage di Capaci.
Mentre all’orizzonte non si spengono ancora roghi e fumi tossici, a Pescopagano e Castelvolturno, piccoli grandi fuochi di passione e speranza, dal sapore Laudato Si’, tornano ad accendersi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
michelatrevisan
Source link




