Il Fondo Anticipazioni di Liquidità, il peso del dissesto finanziario e le scelte compiute dall’Amministrazione comunale tornano al centro del confronto politico a Villa San Giovanni. A intervenire è il consigliere comunale e presidente della Commissione Bilancio Daniele Siclari, che contesta la ricostruzione proposta dall’Amministrazione sui debiti ereditati e sulle conseguenze che il ripiano del FAL produrrà sui conti comunali fino al 2035. “Sul dissesto e sul Fondo Anticipazioni di Liquidità credo sia arrivato il momento di uscire dalla propaganda e riportare il confronto sui fatti, sulle norme e soprattutto sulle responsabilità di chi oggi governa Villa San Giovanni”.
Siclari riconosce il peso del dissesto e dei vincoli che hanno caratterizzato il quinquennio di risanamento, ma sostiene che le difficoltà ereditate non possano essere utilizzate per giustificare indefinitamente le scelte dell’attuale maggioranza. “Non ho alcuna difficoltà a riconoscere il passato. Il Comune ha attraversato il dissesto e questa Amministrazione ha governato per larga parte del mandato nel quinquennio di risanamento, sottoposta a vincoli e prescrizioni. È un dato che non ho mai negato e che sarebbe intellettualmente scorretto ignorare. Ma riconoscere il passato non significa concedere a chi governa il diritto di utilizzarlo come alibi permanente per il presente”.
Le anticipazioni destinate al pagamento dei debiti pregressi
Uno dei punti contestati dal presidente della Commissione Bilancio riguarda la natura delle anticipazioni di liquidità, che, secondo Siclari, non potevano essere utilizzate per finanziare liberamente opere pubbliche o nuovi investimenti. “Leggere che in passato le anticipazioni sarebbero state richieste “non per fare, ma per pagare altri debiti” merita una precisazione. Le anticipazioni di liquidità nascevano proprio per consentire agli enti di pagare debiti pregressi. Non erano finanziamenti liberamente disponibili con i quali scegliere se pagare i creditori oppure costruire una strada, realizzare una fogna o avviare una nuova opera. Presentare oggi quegli importi come risorse che avrebbero potuto essere utilizzate liberamente “per fare” significa confondere la liquidità destinata al pagamento di passività pregresse con le risorse destinate a finanziare nuovi investimenti. Sono due cose profondamente diverse”.
Il nodo finanziario riguarda un disavanzo da FAL pari a 8.551.316,49 euro, che dovrà essere coperto attraverso una quota annuale di circa 855 mila euro fino al 2035. Siclari non nega la gravità del problema, ma invita l’Amministrazione a spiegare nel dettaglio come saranno reperite le risorse necessarie e quali conseguenze concrete ricadranno sui servizi comunali. “Il problema esiste ed è serio. Il Piano approvato prevede la copertura di un disavanzo da FAL di 8.551.316,49 euro, con una quota di circa 855 mila euro annui fino al 2035. Ma proprio perché il problema è così importante, merita rigore anche nel modo in cui viene raccontato. Per il triennio 2026-2028, gli stessi atti approvati prevedono di sostenere il ripiano attraverso maggiore recupero dell’evasione IMU, economie e riduzioni di spesa, con un incremento prudenziale del Fondo crediti di dubbia esigibilità”.
“Per gli anni successivi si punta ancora sul rafforzamento della riscossione, sul recupero dell’evasione e sulla revisione della spesa. Allora raccontare semplicemente ai cittadini che ogni anno 855 mila euro vengono sottratti a strade, acqua, scuole e decoro rischia di trasformare un complesso piano finanziario in uno slogan politico. La domanda seria è un’altra: quelle maggiori entrate saranno realmente riscosse? Le economie previste saranno conseguite? Quali spese saranno concretamente ridotte? E quali effetti avrà tutto questo sui servizi? Su questi risultati misureremo il Piano”.
Il voto contrario e le responsabilità politiche
Il consigliere chiarisce anche le ragioni del proprio voto contrario, precisando che la sua posizione non sarebbe stata diretta contro il Comune, gli uffici o il percorso di risanamento, ma contro le modalità e le scelte politiche attraverso cui si è giunti all’approvazione del Piano. “Voglio ribadirlo perché qualcuno continua volutamente a confondere i piani. Il mio voto contrario non è stato contro il Comune. Non è stato contro il risanamento. Non è stato contro gli uffici. Ho riconosciuto in Aula il lavoro e la disponibilità della struttura finanziaria. Il mio è stato un voto politico sul modo in cui siamo arrivati fin qui e sulle scelte attraverso le quali si intende affrontare una situazione che condizionerà Villa San Giovanni per altri dieci anni. Il Revisore svolge il proprio compito tecnico. Gli uffici svolgono il proprio compito amministrativo. Ma ai consiglieri comunali spetta un altro dovere: valutare, controllare e assumersi la responsabilità politica del voto. Ed io questa responsabilità me la sono assunta”.
Concluso nel 2025 il quinquennio di risanamento conseguente al dissesto, secondo Siclari il dibattito deve ora concentrarsi sulle priorità individuate dall’Amministrazione. Tra gli esempi citati figura l’acquisizione dell’ex Cinema Caminiti, considerata una scelta politica legittima, ma indicativa della possibilità di individuare risorse quando un intervento viene ritenuto prioritario. “Fino al 2025 abbiamo avuto il quinquennio di risanamento conseguente al dissesto. Bene. Adesso siamo nel 2026. E proprio adesso diventa ancora più importante capire quali siano le priorità di chi governa. Perché quando l’Amministrazione ha ritenuto politicamente prioritario acquisire l’ex Cinema Caminiti, ha individuato nel bilancio le risorse disponibili e ha chiesto al Consiglio di autorizzare la partecipazione all’asta e l’acquisizione dell’immobile”.
“Non ne contesto la legittimità. Ne rivendico la natura politica. Acquistare un immobile che necessita di un successivo percorso di recupero e rifunzionalizzazione è stata una scelta. Poteva essere condivisa oppure no, ma è stata una priorità individuata dall’Amministrazione. E allora non si può, contemporaneamente, rivendicare determinate scelte quando si decide di compierle e attribuire al passato, ogni volta che si parla di strade, rete idrica, fognature, scuole, decoro o patrimonio, le ragioni per cui altre cose non possono essere fatte. I vincoli si ereditano. Le priorità si scelgono”.
Verifiche sulle entrate destinate agli investimenti
Siclari annuncia inoltre un approfondimento sull’utilizzo delle entrate in conto capitale e dei proventi derivanti dall’attività edilizia negli ultimi esercizi. L’obiettivo sarà verificare le somme incassate, la loro destinazione e gli interventi effettivamente realizzati sul territorio comunale. “Approfondiremo anche l’utilizzo delle entrate in conto capitale e dei proventi derivanti dall’attività edilizia negli ultimi esercizi. Vogliamo sapere quanto è stato incassato, come è stato destinato e soprattutto quanto si è concretamente trasformato in opere e interventi per la città. Non anticipo conclusioni perché preferisco parlare quando ho gli atti davanti. Ma una cosa deve essere chiara: se si vuole aprire pubblicamente il confronto su ciò che poteva o non poteva essere realizzato in passato, allora quel confronto va fatto fino in fondo, verificando anche come sono state utilizzate le risorse sulle quali questa Amministrazione ha avuto capacità di scelta”.
La conclusione dell’intervento è un richiamo alla responsabilità politica dell’Amministrazione dopo quattro anni di governo. Per Siclari, il dissesto può spiegare le condizioni iniziali, ma non può sostituire il confronto sui risultati ottenuti, sulle entrate recuperate, sui servizi garantiti e sugli investimenti programmati. “Quattro anni sono un tempo sufficiente per distinguere ciò che si è ereditato da ciò che si è scelto. Nessuno pretende che un dissesto venga cancellato con una delibera. Nessuno ignora i vincoli che hanno accompagnato il risanamento. Ma amministrare significa anche affrontare ciò che si eredita, scegliere le priorità, programmare, riscuotere le entrate, utilizzare bene le risorse e produrre risultati. Il passato spiega il punto di partenza. Non può diventare il luogo nel quale rifugiarsi ogni volta che il presente pone una domanda scomoda”.
“Se davvero il FAL condizionerà Villa San Giovanni fino al 2035, allora da oggi vogliamo sapere, anno dopo anno, quali entrate saranno recuperate, quali economie saranno realizzate, quali servizi saranno garantiti e quali investimenti saranno realizzati. Perché il risanamento non si misura dai comunicati. Si misura dai bilanci, dalle opere, dai servizi e dai risultati. Il tempo delle eredità non può durare per sempre. Dal 2026 il tema è un altro: quali scelte state facendo con ciò che avete a disposizione e quale Villa San Giovanni intendete lasciare dopo averla amministrata? Su questo continuerò a esercitare il mio ruolo. Con gli atti, con i numeri e senza fare sconti a nessuno”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Consolato Cicciù
Source link


