la storia di Mauro della Porta Raffo, il Gran Pignolo che non perdona un errore



Si avvicina una data che per il giornalismo italiano ha un significato preciso. Il 5 settembre 2026 cadrà il trentesimo anniversario della prima “Pignoleria” pubblicata da Mauro della Porta Raffo, varesino, memoria prodigiosa, ottomila libri in casa e la passione, coltivata per tredici anni sulle colonne del Foglio, di stanare gli errori storici e culturali dei colleghi giornalisti.

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Un fax pubblicato per caso

Tutto nasce, racconta della Porta Raffo, da una consuetudine che durava da tempo: segnalare ai giornali gli errori che vi trovava, con lettere che di solito restavano senza risposta. Il 29 agosto 1996 le cose cambiano. Giuliano Ferrara pubblica un suo lunghissimo fax sugli errori con cui la stampa italiana raccontava la campagna elettorale presidenziale americana, con un titolo che occupa un’intera pagina: «Un lettore denuncia la pochezza della stampa italiana». Pochi contatti telefonici bastano a trasformare quell’episodio in un appuntamento fisso. Nasce così, il giovedì 5 settembre 1996, la rubrica «Pignolerie», settimanale e firmata, mentre gli articoli del Foglio, all’epoca, non lo erano.

Della Porta Raffo la definisce «l’anno della consapevolezza», per una concomitanza di eventi personali e professionali che in quei mesi si intrecciano con la nascita della rubrica.

Il nome che è rimasto addosso

Fu Antonio Di Bella a fotografare per primo la portata di quella novità: «La storia della stampa italiana si divide in due parti, prima e dopo Mauro della Porta Raffo». Non era mai accaduto, in effetti, che un quotidiano mettesse sistematicamente sotto la lente gli errori dei concorrenti.

Il 6 dicembre dello stesso anno, in un incontro alla Mondadori, Ferrara affida a della Porta Raffo una nuova rubrica su Panorama, questa volta dedicata a tenere d’occhio L’Espresso. La chiama «The Other Place», riprendendo l’abitudine di Oxford e Cambridge di non nominarsi mai a vicenda nei reciproci confronti. In quell’occasione della Porta Raffo incontra per la prima volta di persona Ferrara, con cui fino a quel momento aveva avuto contatti solo via fax e telefono. Nello stesso corridoio della Mondadori si imbatte in Roberto Gervaso, che alla presentazione risponde senza esitazioni: «Mauro della Porta Raffo, il terrore di chi scrive, la delizia di chi legge!».

Nessuno è stato risparmiato

Nella lista delle “vittime” delle Pignolerie compaiono, negli anni, Enzo Biagi e Indro Montanelli, Andrea Camilleri e Umberto Eco, Corrado Augias ed Eugenio Scalfari, Furio Colombo e Paolo Mieli, Tiziano Terzani e Claudio Magris, Francesco Merlo e Vittorio Zucconi. Proprio Biagi, oggetto della prima uscita di «The Other Place» su Panorama nel dicembre 1996, resta il bersaglio più ricorrente: della Porta Raffo lo aveva incalzato a proposito di un articolo in cui L’Espresso mescolava la spia Cicero, realmente attiva ad Ankara al servizio dei tedeschi, con un fantomatico maggiordomo al soldo degli alleati a Istanbul, e in cui si citava un soggiorno di Agatha Christie mai confermato dalla scrittrice, nemmeno nella sua autobiografia.

Il gruppo Espresso-Repubblica, dopo un tentativo di replica finito male, sulla data di lavorazione di un film smentita dai titoli di coda, scelse a lungo la via del silenzio. Fecero eccezione Beniamino Placido, che dedicò una puntata della sua rubrica a della Porta Raffo, e la stessa Repubblica quando, come responsabile della correttezza di un quiz show, gli venne contestata e poi confermata la motivazione del Nobel a Giulio Natta.

Tra gli episodi più citati resta anche quello della vedova di Pancho Villa, data per morta da tutti i giornali come se il rivoluzionario messicano ne avesse avuta una sola, quando in realtà ne aveva sposate, regolarmente, settantacinque, una in ogni paese in cui arrivava con i suoi fucili.

L’unico errore ammesso

Nemmeno il Gran Pignolo, però, si è sottratto una volta al proprio metro di giudizio. Aveva scritto che Dionigi il Piccolo, il riformatore del calendario, fosse «sciita». Era invece «scita», cioè nativo della Scizia. Se ne accorse da solo, e la Pignoleria successiva si intitolò, senza sconti per se stesso, «Il Gran Pignolo corregge se stesso!».

Un enciclopedista fuori tempo

Vittorio Sgarbi lo ha descritto come una delle rare personalità davvero originali del nostro tempo, uno scrittore capace di occuparsi di ciò di cui nessun altro si occupava, in un’epoca in cui il sapere si è frammentato in competenze sempre più specialistiche. Lo ha definito l’ultima testimonianza dell’enciclopedismo settecentesco, un sapere universale racchiuso in una sola persona.

Della Porta Raffo, dal canto suo, rivendica un dono di famiglia più che un merito personale: «Io so tutto. Leggo e ricordo ogni cosa». Alla vecchiaia, con i suoi acciacchi, riconosce almeno un privilegio: la possibilità di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Racconta spesso, per spiegarlo, l’aneddoto di Seneca che, condannato al suicidio da Nerone, organizzò una grande cena con gli amici e, sentendo un musicista eseguire un canto a lui sconosciuto, chiese di impararlo. Al commensale che gli domandava perché volesse apprendere qualcosa che non avrebbe mai potuto usare, rispose: «Per conoscerla quando morirò».

«La stampa continua a peggiorare»

A vent’anni dalla nascita delle Pignolerie, in un bilancio pubblicato da Gianni Barbaceto sul Fatto quotidiano, della Porta Raffo non usava mezzi termini: la rubrica, diceva, non era servita a correggere nessuno, anzi gli errori erano aumentati. Un giudizio che, a trent’anni di distanza, il Gran Pignolo non ha alcuna intenzione di ammorbidire.





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