Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno è dedicata a Ceuta. O meglio: Oliver spiega come il Partito Popolare Europeo ha usato la crisi per importare la guerra politica spagnola nell’Ue. Il dibattito della prossima settimana al Parlamento europeo su Ceuta sarà un test della capacità di ricostruire una maggioranza pro-europea attorno a Ursula von der Leyen.
Nelle brevi ci occupiamo delle elezioni legislative in Svezia domenica: il sogno dei socialdemocratici di tornare al potere potrebbe trasformarsi nell’incubo dell’estrema destra al cuore del governo a Stoccolma. Nell’Ue le richieste di asilo sono ai minimi dal 2021 e il rigetto delle domande di protezione internazionale dovrebbe accelerarsi con le nuove regole. La Bce ieri ha alzato i tassi e vuole tenersi le mani libere di fronte all’inflazione. L’Ombudsman ha aperto un’inchiesta sulla nomina dell’inviato per l’IA scelto da von der Leyen.
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Di Oliver Grimm
Il pomeriggio del 30 luglio, la più recente crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta non aveva ancora raggiunto il suo apice. Eppure Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo (PPE) al Parlamento europeo, aveva già la sua analisi pronta alle 17:05.
“Situazione agghiacciante al confine spagnolo. Le immagini devastanti sono la diretta conseguenza del fattore di attrazione della massiccia regolarizzazione, raddoppiato dalla strumentalizzazione della migrazione illegale”, ha annunciato il politico della CSU su X.
Per Weber e i suoi colleghi democristiani, il mix composto da Spagna, migrazione e quello che è attualmente l’ultimo influente governo socialdemocratico d’Europa era un’opportunità di attaccare troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il conflitto politico radicato in Spagna tra sinistra e destra — conseguenza dell’incapacità di fare adeguatamente i conti con la Guerra civile e la successiva dittatura fascista — sta riversandosi su Bruxelles. La visita del sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, alle istituzioni europee martedì ne è stata una dimostrazione.
“Poiché questa è una conferenza stampa, chiedo gentilmente di astenersi dagli applausi o da altre reazioni agli interventi”, ha chiesto il responsabile stampa del Parlamento di fronte a una sala stampa gremita, mentre Vivas e Javier Zarzalejos, il presidente della commissione per le Libertà civili, erano sul punto di prendere la parola. Entrambi sono spagnoli e membri del Partido Popular. Ed entrambi hanno preso di mira con veemenza Pedro Sánchez, il primo ministro socialista della Spagna.
L’appello a mantenere una conferenza stampa nell’alveo di una conferenza stampa è stato vano. Dopo il loro primo intervento, fragorosi applausi hanno riempito la sala Politkovskaya. Non erano ovviamente i giornalisti ad applaudire. E Vivas non è riuscito a fare a meno di cogliere l’occasione per attaccare i suoi avversari politici: “Il governo non è stato all’altezza del suo compito. La Spagna nel suo insieme ha bisogno di essere rimessa in ordine.”
Non è il primo conflitto politico interno a uno Stato membro che irrompe sul palcoscenico del Parlamento europeo. È difficile per i partiti di opposizione rinunciare alla ghiotta occasione di attirare l’attenzione di tutta l’Europa con qualche stoccata ai rispettivi governi nazionali. Eppure l’odierna guerra civile spagnola — combattuta con mezzi politici — si svolge a Bruxelles e Strasburgo in modo più lungo e intenso di altre.
Questo è diventato sorprendentemente evidente dopo le ultime elezioni europee del 2024, dice Nicolai von Ondarza, esperto di Europa presso l’Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza (SWP) di Berlino: “Un momento cruciale si è verificato durante la formazione della Commissione, quando il PPE ha opposto una forte resistenza contro Teresa Ribera”, ha detto von Ondarza al Mattinale Europeo. Durante la sua audizione di conferma, l’allora ministra spagnola per la Transizione ecologica — e braccio destro di Sánchez — fu ferocemente attaccata dai suoi stessi connazionali del PPE.
Allo stesso tempo, la sinistra e la destra spagnole si scagliavano l’una contro l’altra sul podio del Parlamento sulla questione di chi portasse la responsabilità politica per la disastrosa alluvione di Valencia alla fine del 2024, che causò più di 200 vittime.
“Non si tratta quindi di un fenomeno del tutto nuovo, ma si è intensificato a causa delle dinamiche legate a Ceuta – forse anche perché si inserisce nel contesto della vigilia delle elezioni spagnole”, ci ha spiegato von Ondarza. La Spagna andrà alle elezioni il prossimo anno. Una sconfitta di Sánchez sembra molto probabile. Per i socialdemocratici europei significherebbe perdere il potere nell’ultimo dei “Big Five” (Germania, Francia, Italia, Polonia e Spagna). Weber – che guida non solo il gruppo parlamentare ma, in quanto presidente, l’intero partito del PPE – non ha intenzione di lasciarsi sfuggire quest’occasione.
Tuttavia il tango si balla in due. Iratxe García Pérez, la leader del gruppo dei Socialisti&Democratici al Parlamento europeo, nutre una profonda animosità reciproca con Weber. La sua delegazione spagnola, composta da 20 eurodeputati, è la più grande del gruppo. Di conseguenza, il conflitto politico interno spagnolo è aggravato al Parlamento europeo dall’animosità personale tra questi due protagonisti chiave.
Questa situazione può essere disinnescata nell’interesse del bene comune? Von Ondarza è scettico: “È molto difficile al momento. Né la debole SPD tedesca né il PD italiano sono attualmente in grado di eclissare la delegazione spagnola”, ci ha detto.
Eppure, fino alla recente crisi di Ceuta, l’impressione era che Weber e García Pérez fossero riusciti a ricucire i rapporti. Devono farlo, nell’interesse della maggioranza parlamentare centrista responsabile di portare avanti l’agenda politica della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. E all’inizio del prossimo anno il Parlamento dovrà decidere se Roberta Metsola (a sua volta esponente del PPE) sarà eletta per un terzo mandato come presidente.
Per tradizione, i socialdemocratici sarebbero i prossimi in lista a metà legislatura. “La questione della successione di Metsola è un momento nel quale (i leader dei due principali gruppi) devono dimostrare di essere in grado di agire efficacemente. Se non ricuciscono, la piattaforma von der Leyen rischia il collasso”, ha avvertito von Ondarza.
Finora, la spaccatura tra i due gruppi più grandi del Parlamento non è apparsa come una rottura definitiva, ha spiegato von Ondarza, citando un’analisi delle tendenze di voto dal 2024. “In questa legislatura, i casi nei quali PPE e S&D hanno votato l’uno contro l’altro sono state eccezioni ricorrenti. Il PPE non osa ancora votare sistematicamente insieme ai gruppi di estrema destra. Utilizza invece questo come leva contro l’S&D e i Liberali per dimostrare che esistono altre possibili maggioranze.”
La maggioranza alternativa tra il PPE e i gruppi di estrema destra si è già concretizzata in diverse occasioni: una risoluzione sul Venezuela, il disegno di legge Omnibus I, il voto prima dell’estate sul nuovo regolamento per il rimpatrio dei migranti in soggiorno illegale.
Manfred Weber detiene quindi un bastone molto pesante. Il dibattito sulla crisi di Ceuta martedì prossimo, durante la sessione plenaria a Strasburgo, permetterà di capire se Weber è in grado di trattenersi dall’usarlo.
La frase
“Non è perché si ripete qualcosa che diventa necessariamente valido, né giuridicamente, né tecnicamente, né finanziariamente.”
Christine Lagarde, presidente della BCE, sull’annullamento del debito francese.
Secondo Rutte, Putin attacca l’Europa perché debole in Ucraina — Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ieri era a Berlino dove ha espresso la solidarietà dell’Alleanza con la Germania per il fallito attacco contro l’aeroporto di Lipsia attribuito alla Russia. “Assistiamo ad attacchi ibridi malevoli in tutta Europa: attacchi informatici, sabotaggi e attacchi con droni, come quello di Lipsia”, ha detto Rutte durante la Conferenza degli ambasciatori presso il Ministero degli Esteri tedesco, definendo la Russia di Putin come un “regime disperato” che non riesce a raggiungere i propri obiettivi in Ucraina. “Le azioni della Russia sono un segno di debolezza e un sintomo del suo fallimento nell’imporsi in Ucraina”, ha aggiunto il segretario generale della Nato in conferenza stampa. Secondo Rutte, la Russia perde “oltre 40.000 (soldati) tra morti e feriti gravi ogni mese”.
Il segretario generale ha assicurato che la Nato non si lascerà intimidire. “Putin crede di poterci dividere, destabilizzare e indebolire il nostro sostegno all’Ucraina, ma fallirà. Queste azioni malevoli stanno sortendo l’effetto opposto: la nostra risposta è un maggiore sostegno all’Ucraina”, ha detto Rutte.
Rutte cura l’ego tedesco ferito dagli americani — Il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, ha elogiato gli sforzi militari della Germania nel tentativo di lenire le ferite causate dalle parole molto critiche del sottosegretario alla Difesa americano, Elbridge A. Colby, durante la sua visita a Bruxelles a fine agosto. “La Germania contribuisce alla sicurezza alleata con una nuova brigata corazzata stanziata in modo permanente in Lituania. Il primo Corpo germano-olandese ha assunto un nuovo ruolo di comando sul fianco orientale della Nato. La Germania ha un piano per investire il 3,5 per cento del suo PIL nella difesa di base entro il 2029, ben prima del 2035”, ha detto Rutte.
Colby era stato molto duro con la Germania in un intervento pubblico durante la sua visita al quartier generale della Nato. “È ragionevole che il popolo americano spenda il 3,5 o il 4 per cento del suo PIL in difesa e sia in grado di proiettare la sua potenza a beneficio di tutti, mentre il popolo tedesco spende solo l’1 per cento?”, aveva detto Colby. Gli americani hanno così fatto capire a Berlino che gli annunci non bastano e che contano solo le capacità militari messe a disposizione dell’Alleanza.
Rutte sminuisce la minaccia Le Pen sulla Nato — Ieri a Berlino Rutte ha invitato a non essere “naif” sulla minaccia rappresentata dalla Russia. Ma il segretario generale della Nato rischia di esserlo sugli effetti dell’arrivo al potere dell’estrema destra in Europa sul futuro dell’Alleanza. Il pericolo immediato non è tanto AfD, anche se il governo tedesco vuole evitare che i piani segreti di guerra possano essere letti dai responsabili del partito nel caso in cui dovessero andare al governo in Sassonia-Anhalt. La minaccia interna più vicina è rappresentata dalla possibile vittoria di Marine Le Pen nelle elezioni presidenziali in Francia.
“Qualunque sia il risultato, la Nato ci sarà, resterà unita, resterà forte”, ha assicurato Rutte. “Sono assolutamente fiducioso che, chiunque sia la persona eletta a ogni elezione, manterrà la linea sugli elementi chiave che sono l’investimento nella difesa e il fatto di vegliare a che l’Ucraina non perda questa guerra”, ha detto Rutte. Sicuro? Le Pen ha promesso di uscire dal comando integrato della Nato, di fare marcia indietro sull’offerta di Emmanuel Macron di estendere la deterrenza nucleare agli alleati europei e di tagliare il rubinetto degli aiuti all’Ucraina.
Summit dello spazio, von der Leyen lancia IRIS² — “La nostra sicurezza sulla Terra dipende sempre di più dalla nostra sicurezza nello spazio”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al Summit dello Spazio organizzato a Parigi. È per questo che abbiamo deciso di lanciare a partire dal 2029 i primi satelliti di IRIS², la costellazione multi-orbita per comunicazioni sicure che conterà più di 350 satelliti, ha annunciato Ursula von der Leyen. “In caso di crisi, l’Europa deve disporre di connettività e comunicazioni secondo le nostre condizioni”, ha sostenuto la presidente. La Germania si imbarcherà in IRIS² o proseguirà il cammino solitario intrapreso con lo sviluppo di una propria rete di satelliti militari (progetto GXE) di circa 100 unità?
Macron propugna la preferenza europea per lo spazio europeo — Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha auspicato che l’Europa diventi “uno dei primissimi attori mondiali nello spazio”, con la capacità di condurre i primi voli abitati europei entro “dieci anni”. Emmanuel Macron ha lanciato un appello agli europei a “rifiutare la ingenuità” e a scegliere la “preferenza europea”, riservando l’intero mercato istituzionale europeo agli attori del continente. Il capo di Stato francese ha avvertito che “lo spazio non è più un santuario” e ha auspicato l’organizzazione di una conferenza internazionale per coordinare il traffico spaziale.
La Svezia mano nella mano con la Francia — “Lo spazio è sempre più importante per la sicurezza, la difesa e la competitività europea. La Francia e la Svezia sono gli unici paesi dell’Ue a disporre di basi di lancio operative — Kourou ed Esrange. Combinando le nostre competenze e le nostre infrastrutture, possiamo rafforzare l’accesso indipendente dell’Europa allo spazio”, ha affermato il ministro svedese della Difesa, Pål Jonson, al Summit dello Spazio di Parigi.
Svezia e Francia hanno convenuto di sviluppare una tabella di marcia che copra gli aspetti civili e di difesa per rafforzare la sicurezza e l’accesso indipendente allo spazio. “L’Europa deve garantire un accesso sovrano alle capacità spaziali critiche: la capacità di progettare, costruire e lanciare sistemi, di fornire connettività resiliente e di accorciare la catena sensore-tiratore”, ha insistito il ministro svedese. “Al fianco dei nostri alleati europei, dobbiamo innovare più rapidamente, proteggere le infrastrutture spaziali essenziali e fare in modo che l’Europa sia in grado di agire in caso di crisi o conflitto”, ha spiegato Pål Jonson.
Andersson vs Kristersson — Fino a un mese fa, il ritorno al potere a Stoccolma della socialdemocratica Magdalena Andersson sembrava inarrestabile dopo le elezioni legislative di domenica 13 settembre in Svezia. Si tratterebbe di una rara vittoria per la famiglia del socialismo europeo, che nel Consiglio europeo attualmente è rappresentata da appena 3 capi di governo (lo spagnolo Pedro Sánchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela). Ma nelle ultime settimane i sondaggi hanno segnato un cambio di umore tra gli elettori svedesi: il Partito socialdemocratico di Andersson ha iniziato a perdere il suo vantaggio sull’estrema destra dei Democratici svedesi di Jimmie Åkesson e sui Moderati dell’attuale primo ministro Ulf Kristersson. Domenica sera, l’estrema destra potrebbe trovarsi alle soglie del governo in Svezia.
Secondo i sondaggi, la coalizione dell’opposizione è ancora in leggero vantaggio. Ma i partiti di centro destra e i Democratici svedesi, che si sono impegnati a governare insieme, sono troppo vicini per prevedere l’esito del voto. Tra i singoli partiti, in testa arriveranno quasi certamente i socialdemocratici, a cui i sondaggi attribuiscono il 27 per cento delle intenzioni di voto, con un vantaggio di sette punti sui Democratici svedesi e di dieci sui Moderati. Ma per Andersson sarebbe un risultato inferiore a quello del 2022, quando Kristersson è riuscito a succederle come primo ministro, nonostante i Moderati siano arrivati in terza posizione.
Anche in caso di vittoria, per Andersson la sfida sarà formare una coalizione solida e coerente. Il Partito di Centro e il Partito della Sinistra sono incompatibili tra loro. Anche Kristersson potrebbe trovarsi di fronte a un problema simile. Anche se i partiti della sua attuale maggioranza hanno accettato il principio di formare una coalizione di governo con l’estrema destra, il leader dei Democratici svedesi Åkesson ha concentrato i suoi attacchi in campagna elettorale contro il Partito Liberale, un alleato chiave dei Moderati.
Le richieste di asilo tornano ai livelli del 2021 — Nel primo semestre del 2026, i paesi dell’area UE+ hanno ricevuto 332.000 domande di protezione internazionale, il 17 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati pubblicati ieri dall’Agenzia dell’Ue per l’Asilo. Si tratta del dato più basso registrato in un primo semestre dell’anno dal 2021, segnato ancora dalla pandemia di Covid, e di un livello analogo a quello del triennio 2017-19, dopo la crisi dei rifugiati siriani. La transizione in Siria è uno dei fattori che ha contribuito alla riduzione delle domande di asilo, secondo l’Agenzia. Un altro fattore è la cooperazione con i paesi di origine e di transito. “L’escalation delle ostilità in Medio Oriente non ha portato a un aumento delle domande di asilo”, ha sottolineato l’Agenzia.
La principale nazionalità per richieste di asilo rimane l’Afghanistan, anche se con una diminuzione del 7 per cento su base annua, con 39 mila richieste. La seconda nazionalità è il Venezuela con 33 mila richieste e un calo di circa un terzo. Tuttavia, il 93 per cento delle domande d’asilo di venezuelani è stato presentato in Spagna. La terza nazionalità è il Bangladesh con 20 mila domande, in aumento del 13 per cento. La Francia è diventata il primo paese per numero di domande con 69 mila, seguita da Italia (66 mila), Spagna (55 mila) e Germania (55 mila).
L’Agenzia per l’asilo prevede un rigetto più rapido delle domande di asilo — Con l’entrata in vigore del nuovo Patto su migrazione e asilo, gli Stati membri dell’Ue dovrebbero ridurre il tasso di riconoscimento della protezione internazionale, grazie alle norme sulle procedure accelerate che consentono di rigettare le domande in modo più sbrigativo. Il Patto prevede che gli Stati membri debbano applicare la procedura di frontiera e la procedura di esame accelerata ai richiedenti provenienti da paesi per i quali il tasso medio di riconoscimento dell’UE in prima istanza è stato inferiore al 20 per cento nell’anno precedente. La stessa procedura si applica ai richiedenti asilo provenienti da paesi designati come sicuri.
Nel primo semestre del 2026, quasi il 56 per cento delle domande proveniva da cittadini di paesi che soddisfacevano uno o più di questi criteri. Tra questi figuravano alcuni dei gruppi di richiedenti più numerosi, come i cittadini provenienti dal Venezuela (33 mila), dal Bangladesh (20 mila), dall’Egitto (12 mila) e dalla Turchia (12 mila).
In Parlamento una grande maggioranza per i nuovi accordi — La commissione Affari esteri del Parlamento europeo ieri ha approvato con un’ampia maggioranza il pacchetto di nuovi accordi settoriali tra l’Unione europea e la Svizzera, definendolo come un compromesso politico equilibrato e responsabile che rafforzerà la cooperazione economica e strategica. Nonostante il pacchetto sia composto da diversi accordi, il Parlamento ha espresso un unico voto. 53 deputati hanno votato a favore, 3 contro e 9 si sono astenuti. Il pacchetto ora dovrà essere approvato dalla plenaria. Prima dell’entrata in vigore del pacchetto, la Svizzera deve completare le sue procedure interne e i governi dell’Ue devono approvarlo.
L’Ombudsman apre un’inchiesta sulla nomina dell’inviato per l’IA di von der Leyen — A seguito di una denuncia presentata da un gruppo di ONG, la Mediatrice dell’Unione europea, Teresa Anjinho, ha aperto un’indagine sulla nomina da parte della Commissione del presidente di Siemens, Jim Hagemann Snabe, come inviato speciale per l’IA industriale. La denuncia riguarda la mancata risposta da parte della Commissione a una lettera di Corporate Europe Observatory, Transparency International EU e LobbyControl, nella quale le ONG sollevavano preoccupazioni per potenziali conflitti di interesse di Hagemann Snabe, dati i ruoli che continua a ricoprire in società di IA dopo la sua nomina.
Nella lettera inviata alla Commissione, la Mediatrice spiega che vuole assicurare una risposta dettagliata alle preoccupazioni sollevate dalle ONG. Anjinho ha anche fissato una data: il 29 settembre. Siemens aveva fatto campagna contro le norme più stringenti dell’AI Act. La posizione della società tedesca, di cui Hagemann Snabe è ancora presidente, non è cambiata. In un’intervista al giornale italiano Repubblica, il suo amministratore delegato, Roland Busch, ha detto che le norme dell’Ue sono troppo rigide e rallentano l’innovazione nell’IA.
La Bce alza i tassi e si lascia le mani libere per il futuro — La Banca centrale europea ieri ha alzato i suoi tassi di interesse per rispondere alle pressioni inflattive provocate dall’aumento dei prezzi dell’energia seguito alla guerra di Trump in Medio Oriente. La decisione era attesa dagli analisti ed è stata adottata all’unanimità dal Consiglio dei governatori. Ma, se prima della riunione gli osservatori si aspettavano un’interruzione della stretta di politica monetaria, Christine Lagarde ha spiegato che la Bce deciderà sulla base dei dati. E le previsioni lasciano spazio ai dubbi. Secondo la Bce, l’inflazione nell’area euro è destinata a “rimanere ben al di sopra” dell’obiettivo del 2 per cento per “un periodo prolungato”, mentre la crescita si sta dimostrando più resistente di quanto atteso. “Riteniamo che l’inflazione sarà più persistente di quanto avessimo previsto”, ha detto Lagarde.
Accade oggi
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Commissione: il commissario Hansen a Metz in Francia incontra i membri del Conseil de l’Agriculture Française
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Commissione: la presidente von der Leyen riceve gli ambasciatori dei ventisette stati membri per un pranzo di lavoro
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Commissione: discorso del commissario McGrath all’evento Online Safety Summit organizzato dalla presidenza irlandese
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Parlamento europeo: la presidente Metsola partecipa alla riunione dei presidenti dei parlamenti del G7
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Parlamento europeo: briefing pre-sessione
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Banca centrale europea: la presidente Lagarde partecipa all’Università estiva della Banque Populaire Caisse d’Epargne
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Eurostat: dati sui permessi di soggiorno e di residenza nel 2025; dati sul mercato del lavoro nel secondo trimestre
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