PARLARE di profumeria con Daniela Andrier riserva non poche sorprese. E solo alcune riguardano la profumeria. Maître Parfumeur formatasi in Francia, dove ha studiato Filosofia alla Sorbonne (le origini, invece, sono tedesche, è di Heidelberg), contesta i tormentoni olfattivi (di cui, però, giustifica la nascita), diffida dell’Intelligenza Artificiale (in relazione alla sua professione). E dice di comporre jus affinché «le persone ritrovino la poesia del presente». Obiettivo che si è posta anche con una nuova fragranza Miu Miu chiamata Fleur de Lait, che racconta di una femminilità solare, irriverente, quasi provocatoria. Profumo che, peraltro, l’ha riportata alla famiglia a cui è – professionalmente – legata da più tempo: quella di Miuccia Prada.
var adunit_wp_verticali_video_category = “bellezza”;
Abbiamo approfondito tutto questo con lei.
Daniela Andrier si racconta. E racconta il suo nuovo profumo (quasi) edibile
Fleur de Lait esprime una floralità inedita: è cremosa, quasi edibile. È questo il trend della profumeria oggi?
Credo che sia anacronistico parlare di tendenze. Sono nati così tanti marchi e profumi che è diventato impossibile stabilire quali trend orientino il mercato. Chi parla di mode, in genere, è chi compone fragranze imitandone altre di successo. Faccio una sola eccezione per i jus gourmand. Quella, credo, è una tendenza che ci porteremo dietro ancora a lungo.
Dunque un macro-trend lo abbiamo identificato…
I profumi golosi non sono una novità delle ultime stagioni. Pensiamo ad Angel di Mugler (classe 1992, ndr ), a Flowerbomb di Viktor&Rolf (datato 2004, ndr ) o a La vie est Belle di Lancôme (del 2012, ndr) . La tendenza esiste da tempo: ora è esplosa.
Come se lo spiega?
Nel profumo cerchiamo rassicurazione, familiarità. E abbiamo bisogno di decifrare ciò che racconta. Con i gourmand, questo meccanismo è immediato. Personalmente, non trovo sia una bella cosa.
Che cosa non condivide?
Penso che il profumo debba restare una bellissima astrazione. Che il nostro obiettivo debba essere spiazzare chi annusa, perché non riesca a identificare le materie prime inserite nella formula, né a decodificare la sensazione che il jus trasmette. Nel momento in cui riusciamo a proporre qualcosa di mai sentito prima, allora è fatta.
A lei sarà capitato più volte…
L’ultima proprio con Fleur de Lait. Premetto che amo particolarmente Miu Miu. È un marchio unico, ricco di riferimenti, di sfaccettature e promuove una moda lontana dai soliti cliché. Ebbene, ho voluto realizzare un profumo che ne rispecchiasse il Dna. Ho capito di esserci riuscita quando alcuni amici, anche loro Nasi, mi hanno chiesto come avessi fatto.
Ci racconti qualcosa di più.
Erano intrigati da quello che sentivano e avrebbero voluto sapere quali materie prime ho utilizzato. Tenga conto che in Givaudan, dove lavoro, non esistono cromatografie delle fragranze composte (delle specie di carte d’identità dei jus, ndr), proprio perché non possano essere replicate da terzi. Ecco perché gli amici sono venuti da me per capire come avessi sviluppato Fleur de Lait.
Courtesy of Miu Miu
E lei glielo ha rivelato?
Assolutamente no. E a noi lo dice? In realtà, la formula è semplice: c’è del mango, cui ho affidato il compito di portare luce, calore, euforia. Mi ricorda la sensazione del sole che scalda la pelle. E poi c’è il muschio, che gioca con il latte di cocco e regala una connotazione sensuale, direi sexy. È molto Miu Miu: intrigante, difficile da incasellare, giocosa.
I giovani e i profumi di nicchia: nuovi significati olfattivi
La considera una fragranza riservata a un pubblico giovane?
Affatto: ha la capacità di evolvere e trasformarsi a seconda di chi la indossa. Ma non dubito che i giovani ne saranno attratti. Ora come ora, sono loro i più attenti a ciò che offre il mercato.
Che cosa li attrae maggiormente, secondo lei?
I giovani, più di chiunque altro, trascorrono molto tempo online. E questo non facilita il modo in cui vivono le loro emozioni. Mi sono imbattuta in uno studio che sostiene che passare molte ore sui social media inibirebbe la produzione di serotonina da parte del cervello. Credo invece che il profumo sia proprio un booster di serotonina e che le nuove generazioni ne siano consapevoli. Usano le essenze, in particolare quelle di nicchia, alla stregua di una “droga”, per concedersi un viaggio. Non cercano la fuga verso l’esterno, ma, al contrario, il ritorno al centro di loro stessi.
Ha accennato alla profumeria di nicchia: che cosa pensa del suo exploit?
Compongo fragranze da 35 anni e le assicuro che non avevo mai assistito a una tale accelerazione nella produzione di jus. Di nicchia e non solo. Non so dirle quale sia la vera motivazione. Oggi vedo che anche in Cina il profumo ha un successo che prima non aveva. Semplificando, torno a ribadire il concetto a cui ho accennato prima. Viviamo perennemente connessi; avvolgerci in una scia olfattiva ci regala una presenza nel mondo reale, nel qui e ora.
Che cosa la ispira maggiormente nel suo lavoro: una collezione couture, una tipologia di donna, un ingrediente?
Amo definirmi una traduttrice. Interpreto la lingua di chi mi ha commissionato la fragranza: non soltanto Prada e Miu Miu, ma chiunque me lo chieda (tra le sue collaborazioni, anche Giorgio Armani, Valentino, Maison Margiela, Gucci, Bulgari, Bottega Veneta, ndr ). Uso l’istinto. E padroneggio l’alfabeto olfattivo.
Ha alle spalle studi filosofici. Che cosa l’ha portata alla profumeria?
Ho scelto filosofia subito dopo il liceo, perché era la materia che mi interessava di più. E, anche se ho cambiato strada, non ho mai rinunciato al pensiero. È il mio heritage: nel comporre profumi, oltre all’istinto, utilizzo ciò che in Francia è detta “la pensée”.
E che cosa pensa dell’Intelligenza Artificiale, naturalmente in relazione alla sua professione?
Ritengo che possa fare disastri, se impiegata per realizzare copie di fragranze che hanno funzionato. O, al contrario, aiutare nella realizzazione di progetti complessi, che richiedono per esempio test sui consumatori ai quattro angoli del Pianeta. Ciò premesso, non credo che arriverà mai a fare rivoluzioni, né a creare jus che possano suscitare emozioni davvero forti. Non avrà mai la sensibilità della poesia ed è questo che le persone cercano oggi: la poesia del presente.
The post Daniela Andrier e l’ultima fragranza spiazzante perché (quasi) edibile appeared first on Amica.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Rachele Briglia
Source link



