È il secondo viaggio ufficiale di un capo di stato tanzaniano a Mosca dopo quello di Julius Nyerere 56 anni fa
Dodoma rafforza la cooperazione con il Cremlino dopo la minaccia di sospensione degli aiuti economici degli Stati Uniti e il blocco dei finanziamenti europei per le reiterate gravi violazioni dei diritti umani nel paese
È una visita definita “storica” dai quotidiani locali quella della presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan in Russia, dal 3 al 5 giugno, su invito di Vladimir Putin.
E infatti si tratta della seconda visita di un capo di stato tanzaniano a Mosca dopo quella compiuta ben 56 anni fa, nel lontano ottobre 1969, dal padre fondatore Mwalimu Julius Nyerere.
Un viaggio di notevole rilevanza anche perché segna una svolta cruciale verso un partner, tenuto in disparte grazie alle politiche di non allineamento durante e dopo la Guerra Fredda, che pare destinato ad assumere un ruolo di sempre maggior rilievo nella politica estera della Tanzania, in un momento di rinnovate pressioni degli Stati Uniti e degli alleati occidentali in generale.
Repressione grave e sistematica
Tensioni che ruotano attorno alle persistenti violazioni dei diritti umani e dei massacri avvenuti durante e nei giorni successivi alle elezioni del 29 ottobre 2025 che hanno sancito la vittoria della presidente con quasi il 98% dei voti.
La repressione delle proteste indette dalle opposizioni si è conclusa con almeno 518 morti, di cui 502 civili – 21 erano bambini – e 16 membri delle forze di sicurezza, secondo l’inchiesta realizzata da un’apposita Commissione voluta dalla stessa Samia, che ha anche ammesso che si tratta di un numero sottostimato, a causa delle difficoltà nell’identificazione delle vittime.
Morti attribuite dal governo a un disegno eversivo fomentato da entità esterne, ma che invece organizzazioni per i diritti umani, locali, regionali e internazionali, e della società civile, attribuiscono alle forze di sicurezza. Le organizzazioni parlano addirittura di 3mila vittime, persone disarmate, uccise e fatte sparire anche in fosse comuni, approfittando dei cinque giorni di coprifuoco e del blocco di Internet imposti dal governo.
Reazioni europee e statunitensi
Per questo due settimane fa i senatori statunitensi Jeanne Shaheen e Ted Cruz hanno presentato un disegno di legge bipartisan per sospendere gli aiuti economici e di sicurezza con la Tanzania. Una minaccia piuttosto rilevante, visto che gli Stati Uniti rappresentano al momento il principale partner per lo sviluppo del paese, con circa 1 miliardo di dollari in aiuti diretti all’anno.
Sul governo pesano anche altre pesanti accuse, quelle di una repressione sistematica del dissenso e delle opposizioni politiche in particolare, che si estende anche ad attivisti di altri paesi dell’Africa orientale.
Il quotidiano locale The Chanzo riporta che nei nove giorni precedenti il 9 ottobre 2025, almeno 13 membri del principale partito di opposizione, CHADEMA, sono scomparsi senza lasciare traccia, rapiti in diverse regioni da uomini armati a bordo di veicoli Land Cruiser bianchi senza contrassegni. Alla vigilia del voto il partito denunciava la sparizione di ben 52 persone in meno di quattro settimane, dai 1° al 25 ottobre.
Un sistema ben rodato di intimidazione che è proseguito anche di recente con il rapimento e le torture di David Joseph Mghanja, assistente del presidente del CHADEMA Tundu Lissu, in carcere dal 9 aprile 2025 e sotto processo con l’accusa di tradimento.
Il sito d’informazione indipendente riporta che tra il 2023 e il 2025 sono scomparse in Tanzania un totale di 758 persone.
Per questo lo scorso 24 maggio gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni nei confronti di un alto funzionario di polizia tanzaniano, il vicecommissario Faustine Jackson Mafwele, accusato di presunte “torture e violenze sessuali” ai danni degli attivisti per i diritti umani Boniface Mwangi (Kenya) e Agather Atuhaire (Uganda), avvenuti lo scorso anno, quando erano arrivati in Tanzania per assistere alle prime fasi del procedimento legale contro Lissu.
Il Dipartimento di stato americano afferma di aver ricevuto “informazioni attendibili che lo indicano coinvolto in gravi violazioni dei diritti umani”.
Violazioni che hanno sollevato critiche anche da parte dell’Unione Europea – che ha congelato 156 milioni di euro di finanziamenti per lo sviluppo, rifiutandosi di firmare il Piano d’azione annuale 2025 – e di altri paesi occidentali, ma che sono state ignorate dalla Russia che ha visto invece nell’indebolimento di questi rapporti un’occasione per rafforzare la cooperazione con Dodoma.
La mano tesa di Mosca
E Putin non ha perso tempo. Già poche settimane dopo le elezioni, il 9 novembre 2025, ha inviato nel paese una delegazione di alto livello che ha consegnato a Samia un messaggio personale del presidente russo, con un invito a raggiungerlo a Mosca.
Un approccio che si allinea perfettamente con la più ampia strategia russa per l’Africa, che si è concentrata sui paesi in crisi legale, di sicurezza o politica per accrescere la propria influenza.
Un’ancora di salvezza vitale per l’amministrazione della presidente tanzaniana, alle prese con una grave crisi politica interna e con la censura internazionale, per cui il rafforzamento della cooperazione con il Cremlino rappresenta una fonte alternativa di investimenti senza vincoli relativi al rispetto dei diritti umani.
Se attualmente il volume degli scambi commerciali tra i due paesi rimane relativamente modesto, attorno ai 307,5 milioni di dollari all’anno, c’è da scommettere dunque su un significativo incremento nei mesi a venire.
Durante la visita, i colloqui, e i successivi prevedibili accordi, si concentreranno sul rafforzamento della cooperazione strategica in materia di commercio, investimenti, istruzione, scienza e tecnologia, energia, industria mineraria, agricoltura, infrastrutture e turismo.
L’occasione per ampliare e diversificare le proprie partnership internazionali è anche partecipazione della presidente tanzaniana al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF 2026), evento che riunisce capi di stato, leader aziendali, investitori e responsabili politici, considerato una delle principali piattaforme mondiali per la discussione di questioni economiche globali e per la creazione di partnership commerciali. (MT)
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