Pensione in Montenegro, le aliquote progressive tra il 9% e il 15% sulla rendita


Negli ultimi anni, la mappa dell’espatrio per i pensionati italiani ha subito profondi mutamenti. Con il progressivo ridimensionamento dei regimi di totale esenzione fiscale da parte delle mete storiche, i contribuenti Senior sono alla costante ricerca di nuove giurisdizioni capaci di coniugare un prelievo fiscale leggero a una qualità della vita elevata e accessibile. In questo scenario emergente, una delle destinazioni più calde e strategiche d’Europa è diventata la Repubblica del Montenegro.

Situato a poche ore di traghetto o meno di un’ora di volo dall’Italia, il Montenegro offre una combinazione unica: natura incontaminata, un clima adriatico invidiabile, l’utilizzo della moneta unica (l’Euro) pur non facendo parte dell’Unione Europea e, soprattutto, un sistema di tassazione sui redditi personali estremamente competitivo. Trasferire la pensione in Montenegro non è più solo un’idea per avventurieri, ma una concreta strategia di ottimizzazione finanziaria.

Pensione in Montenegro, quale regime fiscale è adottato

Il principale motore che spinge un numero crescente di ex lavoratori italiani a guardare oltre l’Adriatico è il fisco. Il sistema fiscale montenegrino si distingue per una struttura ad aliquote progressive sul reddito delle persone fisiche (Personal Income Tax) molto più morbida rispetto agli scaglioni Irpef italiani.

Per chi decide di trasferire la propria pensione in Montenegro, lo schema di tassazione applicato sui redditi da pensione estera è suddiviso in tre macro-fasce mensili:

  • fascia di esenzione totale (no tax area), grazie alla quale i redditi da pensione fino a 700 euro al mese sono completamente esenti da imposte;
  • primo scaglione al 9%, che si applica sulla quota di reddito mensile compresa tra 701 euro e 1.000 euro;
  • secondo scaglione al 15%, per la parte di pensione che eccede i 1.000 euro mensili.

A queste aliquote base introdotte dalle recenti riforme fiscali, va aggiunta un’addizionale comunale (surtax) che varia in base alla municipalità di residenza scelta (generalmente compresa tra il 13% e il 15%), la quale si calcola unicamente sull’ammontare dell’imposta dovuta e non sull’intero reddito, mantenendo l’impatto fiscale finale estremamente contenuto.


Facendo un rapido calcolo, un assegno pensionistico lordo che in Italia subirebbe un prelievo medio superiore al 30%, in territorio montenegrino viene tassato con un’aliquota reale che raramente supera il 10-12% complessivo.

Chi può richiedere la defiscalizzazione?

Un aspetto cruciale da monitorare prima di fare le valigie riguarda la natura della propria storia lavorativa. Non tutti i pensionati italiani, infatti, possono esportare l’assegno al lordo delle tasse.

La regola cardine risiede nella Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata originariamente tra l’Italia e la ex Jugoslavia, i cui effetti giuridici sono stati formalmente ereditati e confermati dal Montenegro tramite un Memorandum bilaterale. Secondo il testo dell’accordo i pensionati del settore privato possono richiedere all’Inps la defiscalizzazione della pensione italiana. L’ente previdenziale italiano erogherà l’assegno al lordo, e il pensionato pagherà le tasse esclusivamente in Montenegro secondo le aliquote locali sopra descritte.

Per i pensionati del settore pubblico la convenzione prevede che la potestà impositiva resti in capo allo Stato che eroga l’assegno. Pertanto, gli ex dipendenti statali o degli enti locali continueranno a subire la tassazione alla fonte in Italia, rendendo il trasferimento in Montenegro conveniente solo per ragioni legate al costo della vita, ma non per ottimizzazione fiscale pura.

Come ottenere la residenza in Montenegro

Essendo il Montenegro un Paese extra-Ue, l’ingresso e la permanenza sul territorio richiedono il superamento di specifici step burocratici. Un cittadino italiano può entrare nel Paese per motivi turistici con la sola carta d’identità valida per l’espatrio o il passaporto e soggiornarvi per un massimo di 90 giorni. Per andare oltre questa soglia e richiedere lo status di residente fiscale, è necessario ottenere un permesso di residenza temporanea (Boravak).

Per i pensionati, le vie d’accesso legali e più battute per ottenere il Boravak (della durata di un anno e rinnovabile) sono principalmente due:

  • l’acquisto di un immobile;
  • l’apertura di una società.

Acquisto di un immobile residenziale

La legge montenegrina stabilisce che la proprietà di un immobile ad uso abitativo sul territorio dà diritto all’ottenimento del permesso di soggiorno temporaneo, indipendentemente dal valore commerciale dello stesso (purché l’immobile sia accatastato e abitabile). Si tratta di un’opzione molto solida per chi intende stabilirsi a lungo termine.

Apertura di una micro-società (D.O.O.)

Qualora non si desideri acquistare subito una casa, la prassi comune prevede l’apertura di una società a responsabilità limitata locale (D.O.O.), della quale il richiedente diventa direttore o amministratore unico. Questa formula, dai costi di costituzione e gestione annuale decisamente accessibili, permette di ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro/imprenditorialità, sbloccando di conseguenza la possibilità di richiedere la residenza.

Il passaggio fondamentale: l’iscrizione all’Aire

Una volta ottenuto il permesso di soggiorno in Montenegro, per completare il processo di defiscalizzazione ed evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate italiana, il pensionato deve dimostrare di aver spostato il proprio centro degli interessi vitali ed economici. Sarà quindi obbligatorio:

  • risiedere nel Paese per almeno 184 giorni all’anno (anche non consecutivi);
  • effettuare l’iscrizione all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), cancellandosi dall’anagrafe del comune italiano di provenienza.

Costo della vita e infrastrutture

Oltre al risparmio fiscale, il potere d’acquisto è l’altro grande punto di forza del Montenegro. In media, il costo della vita nel Paese balcanico è inferiore del 30% – 40% rispetto a quello italiano, con picchi di risparmio ancora più evidenti se il paragone viene fatto con le grandi metropoli del Nord Italia.

Nelle località costiere più rinomate come Bar, Budva o nelle affascinanti cittadine della Baia di Cattaro (Kotor), è possibile affittare un appartamento moderno con vista mare a cifre che oscillano tra i 400 e i 700 euro al mese. Allontanandosi dalla costa verso la capitale Podgorica o verso le zone montane, i prezzi si dimezzano.

Le bollette energetiche, la spesa alimentare nei mercati locali e i servizi alla persona hanno costi decisamente contenuti. Cenare al ristorante in Montenegro è ancora un piacere accessibile: un pasto completo per due persone in una tipica konoba (trattoria) si aggira intorno ai 30-40 euro totali.

Servizi e sanità: a cosa prestare attenzione

Se il quadro economico appare idilliaco, chi decide di trasferirsi deve valutare con realismo le infrastrutture locali. Il sistema sanitario pubblico montenegrino non rispecchia gli standard assistenziali dei grandi Paesi europei. Per questa ragione, per tutti i pensionati che scelgono la via dell’espatrio in Montenegro, è raccomandata la stipula di una polizza assicurativa sanitaria privata. Con una spesa annua contenuta, queste polizze garantiscono l’accesso alle cliniche private del Paese (molto moderne e con personale bilingue) e coprono l’eventuale trasporto sanitario d’urgenza verso l’Italia in caso di patologie complesse.

Un secondo elemento da considerare è la lingua: l’italiano è discretamente compreso sulla costa per via dei flussi turistici e della vicinanza storica, e l’inglese è parlato dai giovani, ma l’impatto con la lingua ufficiale (il montenegrino) e l’alfabeto cirillico (sebbene l’alfabeto latino sia ovunque co-ufficiale) richiede un minimo di spirito di adattamento, specialmente quando ci si interfaccia con gli uffici pubblici periferici.




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 Pierpaolo Molinengo

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