Il potenziamento militare russo spaventa l’Europa – PPN ADI


Secondo un’inchiesta della televisione pubblica danese DR, Mosca sta riorganizzando le sue strutture nell’Artico e nel Baltico. Da una postura difensiva, il Cremlino ha cambiato approccio e ha virato verso un massiccio potenziamento delle infrastrutture logistiche, fortificando i confini dalla Finlandia alla Polonia, passando per Estonia, Lettonia e Lituania.

L’equilibrio dell’Artico e del Baltico è messo a dura prova dal grande vicino, la Russia. La televisione pubblica danese DR ha pubblicato un’inchiesta corposa chiamata “Krigsplan Europa”, insieme alle emittenti scandinave SVT (Svezia), NRK (Norvegia) e a Delfi, media estone. Il risultato è chiarissimo: Mosca sta riorganizzando la propria architettura militare lungo l’intero arco di confine con la NATO. Dalla Norvegia, passando per Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. La mobilità militare russa non risponde più a logiche di pura postura difensiva, ma cambia passo. Delinea una transizione verso la preparazione di un potenziale conflitto di larga scala contro l’Occidente.

Una trasformazione qualitativa delle risorse

Il dato che allarma di più i Paesi confinanti non è il numero di soldati, ma la trasformazione qualitativa delle unità operative. La Russia ha deciso di cambiare programma bellico e sta sostituendo le brigate leggere (circa 4.000 uomini) con le vecchie divisioni pesanti da 10mila soldati. Una struttura che integra artiglieria, difesa aerea e una capacità di logistica enorme, ideata proprio per sostenere una guerra di logoramento a lungo termine. Secondo l’inchiesta dei media baltici, una volta congelato il fronte ucraino, il Cremlino punterà allo schieramento di 115mila soldati ai confini dell’Europa Settentrionale, con basi ampliate e infrastrutture capaci di mobilitare e dispiegare rapidamente migliaia di veterani.

Una possibile guerra multidimensionale

Il presidente russo Vladimir Putin non ha mai digerito l’entrata nella NATO scandinava e baltica, ragion per cui ha trasformato i confini con Estonia, Lettonia e Lituania il baricentro della nuova mobilità militare di Mosca. Il posizionamento delle tre piccole repubbliche baltiche, infatti, è caratterizzato da una profonda vulnerabilità geografica. Il generale dell’esercito danese Brian Nissen, incaricato in caso di attivazione dei piani di difesa dell’Alleanza atlantica di guidare una forza fino a 150mila soldati a protezione dei Paesi Baltici e della Polonia, definisce l’eventuale scontro con la Federazione Russa come una “guerra multidimensionale. Un confronto che avrebbe luogo in modo simultaneo via terra, aerea, mare e spaziale e, ovviamente, rappresenterebbe una minaccia esistenziale per l’Europa.

La situazione nel Baltico

La mobilità russa nel Baltico si focalizza sul potenziamento dei collegamenti logistici e delle installazioni missilistiche nell’exclave di Kaliningrad, nel distretto militare di San Pietroburgo e nel confine a cavallo tra Estonia e Lettonia. Non a caso l’8 giugno, nella città lettoni di Ludza, Balvi e Aluksne, è stato diramato un avviso di emergenza a causa di un drone russo, abbattuto poi da un aereo NATO. Come rilevato dagli studi della Rand Corporation, un think tank statunitense, la vulnerabilità baltica si concentra soprattutto nelle prime fasi di un eventuale attacco, laddove la capacità russa di proiettare forze ad alta velocità potrebbe tentare di creare un fatto compiuto prima dell’intervento massiccio degli alleati occidentali.

Nei punti rossi i centri nevralgici militari potenziati maggiormente

Il parere delle istituzioni: monitorare la situazione di post conflitto in Ucraina

L’intelligence nordica e i vertici delle forze armate concordano nell’individuare una specifica finestra di vulnerabilità stimata tra 1 e 3 anni. Secondo gli analisti il rischio geopolitico toccherà il culmine nell’immediato post-conflitto ucraino, perché la Russia disporrà di tre vettori di vantaggio: un esercito temprato dal combattimento reale, un’economia già strutturalmente convertita alla produzione bellica e una rapidità d’azione che contrasta con i tempi burocratici e industriali delle democrazie occidentali.

Il generale Eirik Kristoffersen, Capo delle forze armate norvegesi, ha confermato che l’orizzonte del peggior scenario possibile si colloca proprio in questo arco temporale. I dati macroeconomici convalidati dal Kiel Institute for the World Economy confermano l’efficacia dell’economia bellica del Cremlino, che è in grado di mantenere output di produzione di munizioni e sistemi pesanti a livelli elevati. Un capo dell’intelligence nordica, protetto dall’anonimato nell’inchiesta di DR, ha sintetizzato la potenziale opportunità per il Cremlino: “Mosca potrebbe decidere di agire non quando le proprie forze avranno raggiunto la massima preparazione teorica, ma nell’esatto momento in cui percepirà l’avversario nel suo punto di massima debolezza”.

I numeri del SIPRI e dell’IISS

Questo quadro analitico offerto dallo studio scandinavo trova riscontro nelle analisi dei principali think tank globali, i cui dati certificano la transizione strutturale russa verso una militarizzazione di lungo periodo. Il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) ha documentato come la spesa militare del Cremlino abbia raggiunto dei picchi altissimi (190 miliardi di dollari), pari al 7,5% del PIL. Un enorme capitale investito non solo per il conflitto in Ucraina, ma anche per una riorganizzazione strategica che l’International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra ha segnalato nel report “Military Balance”. I dati dell’IISS fugano ogni dubbio: l’esercito russo ha raddoppiato le sue forze di terra rispetto al periodo precedente all’inizio della guerra nel 2022, passando da 280mila a 550mila effettivi. Oltre a questo, ha dato una nuova vita ai distretti militari di Mosca e San Pietroburgo per riorientare i comandi operativi proprio verso i confini artici e baltici.

La mappa che analizza la percentuale della spesa militare in relazione al PIL pubblicata sul sito del SIPRI

Gli scenari di DR

Il termine dell’inchiesta è un monito per l’Europa. Con gli Stati Uniti progressivamente assorbiti dai conflitti in Medio Oriente, la Russia si sta preparando silente a un confronto generazionale: il Vecchio Continente deve colmare i propri vuoti logistici e militari prima che sia troppo tardi.


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 Antonio Contu

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