Parigi, 1899. Una ballerina di cancan che si spoglia per sopravvivere. Un erede borghese che ama di nascosto gli uomini. Una lavandaia tradita e abbandonata in una casa di tolleranza. Tre vite lontanissime, unite da un filo di sangue che nessuno dei tre sa ancora di condividere. Stasera in tv alle 21.30 su Canale 5 (e in contemporanea streaming anche su Mediaset Infinity), debutta in prima visione assoluta Montmartre, il dramma storico franco-belga scritto da Brigitte Bémol e Julien Simonet e diretto dal regista canadese Louis Choquette. Una storia in costume che parla, in realtà, di oggi: emancipazione femminile, identità sessuale, precarietà sociale, riscatto. Otto episodi per 4 prime serate, ogni giovedì.
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La trama di Montmartre: tre destini e un segreto nella Parigi della Belle Époque
Céleste Tessandier (Alice Dufour) è una ballerina di cancan che lavora nei cabaret di Montmartre. Da bambina ha visto assassinare il padre davanti ai propri occhi ed è stata strappata ai suoi fratelli. Da allora non ha mai smesso di cercarli. Per finanziare le indagini dell’ispettore Léon Blanchard (Hugo Becker), si trova costretta a spingersi dove nessuna donna dell’epoca osa arrivare: accetta di esibirsi nel primo numero di spogliarello di Parigi, all’Elephant Rose, il cabaret della serie, che richiama l’atmosfera del celebre Chat Noir frequentato da Henri de Toulouse-Lautrec. Uno scandalo enorme. Una fama improvvisa. E un trampolino verso qualcosa di molto più pericoloso.
Arsène Larcourt (Victor Meutelet) ha invece tutto: un futuro già scritto, un fidanzamento da onorare, un’azienda da ereditare. Ma Arsène ama segretamente gli uomini. E rompere le catene di un matrimonio combinato per vivere la propria omosessualità gli rivelerà un segreto di famiglia che nessuno avrebbe voluto dissotterrare. Rose Joubert (Claire Romain), infine, è una giovane lavandaia dei sobborghi, innamorata e piena di sogni. Che si spezzano in un istante quando l’uomo che ama la conduce in una casa di tolleranza e la abbandona. Rose riesce a fuggire, ma per non finire nelle mani dei suoi aguzzini si getta nella Marna, ritrovandosi tra la vita e la morte.
Céleste, Arsène e Rose ignorano di essere legati da un vincolo di sangue. Nessuno di loro sa che la storia è solo all’inizio.
Cabaret, scandali e segreti di famiglia nella Belle Époque. Su Canale 5 arriva la serie tv in 8 episodi Montmartre, il dramma storico che ha conquistato la Francia (foto ufficio stampa)
Il cast e i personaggi di Montmartre
Alice Dufour dà volto a Céleste Tessandier, la ballerina di cancan che diventa la prima spogliarellista di Parigi pur di ritrovare i fratelli perduti. Ex ginnasta ritmica di alto livello e già ballerina al Crazy Horse di Parigi, Dufour porta nel personaggio una fisicità e una presenza scenica tutt’altro che comuni. Victor Meutelet, già visto in Emily in Paris, è Arsène Larcourt, l’ingegnere automobilistico dell’alta borghesia che rompe il fidanzamento e sfida il padre pur di vivere liberamente la propria omosessualità. Scoprirà che quella scelta nasconde un segreto molto più grande.
Claire Romain, reduce dalla serie tv Occhi di gatto, interpreta Rose Joubert, la lavandaia dei sobborghi il cui sogno d’amore si trasforma in un incubo. Hugo Becker, diventato famoso grazie a Gossip Girl, è l’ispettore Léon Blanchard, l’uomo ingaggiato da Céleste per rintracciare i fratelli. Pablo Pauly interpreta Youri, il carismatico direttore artistico dell’Éléphant Rose e amante segreto di Arsène.
Claire Romain (Rose Tessandier), Mikaël Mittelstadt (Charles De La Lande) in una scena di Montmartre (foto ufficio stampa)
Mathilde Seigner è Augustine, la madre adottiva di Arsène, figura centrale nei segreti di famiglia che emergono nel corso della serie. E poi c’è Thibault de Montalembert, noto al grande pubblico come Mathias Barneville della versione francese di Call My Agent!, nei panni del giudice Rochefort, personaggio dall’aria rispettabile che cela qualcosa di molto oscuro. A completare il quadro, due presenze storiche d’eccezione: Sarah Bernhardt (Valérie Karsenti) e Henri de Toulouse-Lautrec (Antoine Besson), ospiti d’epoca perfettamente a loro agio tra luci di cabaret e scandali fin de siècle.
Alice Dufour (Céleste Tessandier), Roxane Turmel (Madeleine) in Montmartre (foto ufficio stampa)
«Volevamo raccontare i grandi miti letterari del XIX secolo»: la genesi di Montmartre
La coproduttrice Aline Panel ha spiegato come è nata l’idea della serie. «Volevamo raccontare una storia molto romantica ispirata ai grandi miti letterari del XIX secolo, in particolare la questione delle classi sociali. E come ci si possa affrancare dalla propria condizione». Il cuore della serie, dice l’altra produttrice Estelle Boutière, è però un altro. «La tematica femminista è presente, ma non è l’unica. Il tema vero è l’emancipazione e l’inclusione».
Che sia una serie che punta in alto, è chiaro fin dalle prime immagini. «Un progetto tanto raro quanto curato, tanto ambizioso quanto prestigioso: tutti lo sognano, ma non è cosa che capiti tutti i giorni. Bisogna trovare la storia giusta, i finanziamenti, gli scenografi e i costumisti capaci di fare miracoli, il regista giusto per svecchiare l’atmosfera di un cabaret, e gli attori disponibili, ballerini e musicisti compresi».
La storica Lucie Rondeau du Noyer ha affiancato il team fin dalla scrittura. «Ci ha aiutati enormemente», racconta Boutière. «Quali strumenti medici si usavano all’epoca, come si salutava una contessa a seconda del proprio rango sociale. Il team scenografia ha raccolto quasi 700 documenti: fotografie d’epoca, dipinti, disegni, estratti di libri».
Per il personaggio di Céleste, gli autori si sono ispirati a Blanche Cavelli, artista realmente esistita, nota per il primo spogliarello completo della storia, avvenuto il 3 marzo 1894 al 75 di rue des Martyrs, a Pigalle.
Alice Dufour è Céleste Tessandier in Montmartre (foto ufficio stampa)
Ricreare la Parigi della Belle Époque: i segreti del set di Montmartre
Ricreare la Parigi del 1900 non è stato semplice. «La Montmartre di oggi, da qualsiasi angolazione la si riprenda, non ha nulla a che fare con l’epoca del 1900», spiega il regista Louis Choquette. «Abbiamo trascorso poco tempo sulla vera Butte perché era meglio ricostruire noi stessi le strade piuttosto che cercare di ambientare tutto nella città attuale».
Così, il cabaret dell’Éléphant Rose è stato costruito ex novo negli studi di Bry-sur-Marne. Due giorni di riprese si sono svolti dietro la basilica del Sacré-Cœur e un’intera via che somiglia a quelle di Montmartre è stata ricreata in un settore del centro psichiatrico di Ville-Évrard, in Seine-Saint-Denis. Dove non arrivava il set, ci ha pensato la tecnologia: la produzione ha integrato effetti speciali mescolati a fotografie d’epoca.
Choquette svela anche la filosofia dietro ogni numero in scena. «Ogni spettacolo del cabaret porta con sé una posta in gioco drammatica per i personaggi. Lo spettacolo fine a se stesso è bello, dà energia, fa colpo. Ma oltre a questo c’è la storia nella storia. La storia nello spettacolo. Ed è per questo che la macchina da presa deve essere davvero ovunque, per seguire la traiettoria narrativa di ciascuno dei personaggi».
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Sara Sirtori
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