“Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione“, ha detto il Pontefice.
Il primo discorso nel Palazzo Reale di Madrid
Le prime parole in spagnolo di Papa Leone sono pronunciate nel Salón de Columnas, nel Palazzo Reale di Madrid, luogo della firma del Trattato di adesione del Paese iberico all’Unione Europea nel 1985 ma anche dell’abdicazione del re Juan Carlos I nel 2014 a favore del figlio Felipe, che è oggi, 6 giugno, accanto al Pontefice nell’incontro con le autorità, i rappresentanti della società civile e il Corpo diplomatico.
Un discorso nel segno dell’unità
Il suo discorso, nel segno dell’unità rispetto agli approcci identitari “che popolano il mondo di fantasmi e di nemici”, ripercorre la “multiforme ricchezza di un grande Paese – afferma Leone XIV – che da quasi due millenni ha ricevuto la Parola del Vangelo”. Fede, tradizioni popolari, l’eredità di grandi mistici come Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, la testimonianza di martiri e santi, la necessità di un cambio di rotta sulla via dell’impegno per la pace e della solidarietà tra i popoli, il dialogo per volgere in unità le istanze di autonomia. Sono tanti gli aspetti affrontati dal Papa venuto a sostenere “una più profonda cooperazione” tra le varie anime della Spagna.
Una cultura plasmata dalla fede
Il Pontefice mette in luce “l’antichissimo legame fra la fede cristiana e questa terra”; una fede che “ha plasmato profondamente la cultura e rappresenta una riserva di speranza e di orientamento fra le sfide che oggi – afferma Leone XIV – insieme, come famiglia umana, dobbiamo affrontare”. Il riferimento è anche alla fede popolare e alle sue espressioni, “una vera e propria drammaturgia della salvezza al ritmo dell’anno e nei contesti di vita”; al patrimonio artistico e musicale, alle tante confraternite e a chi si impegna nell’aiutare gli altri, tutte testimonianze del “fecondo incontro fra Gesù Cristo e il vostro popolo”.
È un popolo pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta.
Il messaggio della pace non è ingenuo né provocatorio
Un punto su cui il Papa insiste è la cultura dell’incontro che da sempre ha caratterizzato la storia della Spagna e che ha generato stabilità e prosperità.
A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità.
Una verità che “è sempre più grande di noi e per questo – sottolinea il Papa – ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale”.
La notte
Due sono le “voci” che il Pontefice richiama, due mistici “dagli occhi aperti”: Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, capaci di vivere nella storia ma andando “al cuore della realtà”. C’è il tema della notte, caro al santo spagnolo di cui si celebra l’anno giubilare, e che è di aiuto nei momenti più difficili che anche oggi non mancano. Nel buio si cerca la luce, servono uomini e donne, spiega il Papa, che anche nella vita pubblica intuiscono un possibile inizio.
Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore.
Il castello interiore
Lo stesso itinerario è disegnato dall’immagine del castello interiore di cui parla santa Teresa d’Avila. Tante stanze per arrivare allo spazio più interno, al “santuario della verità”, non uno spazio intimistico ma un Altro sempre nuovo. “Questa dimensione dell’essere umano – afferma Papa Leone – è la ragione per la quale la libertà religiosa e di coscienza va tutelata”.
Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza.
Guardare alla ricchezza
“La Chiesa cattolica è a servizio di questa sete del cuore umano”: afferma il Pontefice, una Chiesa, “non impositiva”, pronta “a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace”. Da qui una forte richiesta.
Invito tutti, per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità.
Non fantasmi né nemici
Il Papa parla della Spagna, “protagonista originale e fondamentale” di una storia europea fatta anche di futuro, partendo dal riconoscimento di un passato importante.
Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle.
Fare strada con l’altro
In questo contesto frammentato dove anche le nuove tecnologie mettono alla prova il pensiero critico e dove “interessi prepotenti seminano pulsioni di morte”, si può lavorare per il bene ma serve – aggiunge il Papa – “un salto di qualità, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale”. Parole che diventano un appello alle istituzioni, al mondo politico e quello economico.
La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco.
L’esempio delle città di Cordoba e Toledo
A supportare questa visione c’è proprio il passato quando “la presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata”. Il riferimento è alla scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, con esperti appartenenti alle tre religioni che collaborarono alla traduzione del patrimonio arabo, greco ed ebraico o all’esperienza di città come Cordoba e Toledo, “luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi”.
La nuova strada
“Nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto”: è questo secondo il Papa l’insegnamento di sant’Ignazio di Loyola, altra grande figura di riferimento della fede in Spagna, che nella sua crisi trovò la pace. Lo stesso può avvenire oggi, evitando – spiega il Pontefice – parole che umiliano o contrappongono, paure sterili.
Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace».
Insieme per essere dono. Coltivare dialogo e amicizia sociale
Apprezzando la Spagna “per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli”, Papa Leone raccomanda di coltivare il dialogo e l’amicizia sociale, “a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana”.
Dio benedica la Spagna!
Dopo l’incontro, il bagno di folla lungo le calles
Al termine dell’incontro, il Papa lascia il Palazzo Reale e a bordo della papamobile, diretto alla nunziatura apostolica, attraversa le “calles” di Madrid. Un percorso segnato da un vero e proprio bagno di folla. Per le strade della capitale, colorate da numerose bandiere spagnole, striscioni e cartelloni, è stato levato anche il canto “Alza la mirada”, l’inno ufficiale del viaggio apostolico. Un modo per mostrare a Leone XIV il volto gioioso e caliente della gente di Spagna. Il Papa sorride e risponde ai saluti lungo tutto il tragitto, poi, dopo alcuni chilometri, cambia vettura e si dirige con un’automobile verso la nunziatura dove alloggerà in questi giorni.
Benedetta Capelli
Fonte: Vatican News
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