Nella prima lettura viene rievocato, per bocca di Mosè, ciò che Dio ha fatto per il popolo d’Israele per liberarlo dalla schiavitù d’Egitto e condurlo alla terra promessa. Nel Vangelo ci viene rivelato, tramite le parole di Gesù, cosa si è inventato Dio per aiutarci a camminare ancor di più sui sentieri della libertà e della felicità e questo grazie al dono dell’Eucaristia. Questo sacramento, così come anche gli altri sei, ci obbligano a ribaltare lo sguardo sulla fede: Dio non pretende da noi chissà quali sacrifici o doni ma è Lui che si fa dono, si tratta di accogliere con cuore e braccia aperte ciò che ci offre per il nostro bene. Ad un certo punto del brano di Giovanni Gesù afferma: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”. La parola vita è da intendere in senso ampio, il dono che Gesù ci fa del suo Corpo e del suo Sangue ha lo scopo di farci entrare in contatto con la vita di Dio, con la sua presenza viva ed il suo flusso vitale. Sovente la nostra esistenza invece rischia di perdersi per strade che ci fanno smarrire vitalità, libertà e felicità; l’Eucaristia è un dono che Dio ci fa per accompagnarci nel cammino terreno affinché la nostra vita entri in relazione con la sua e di conseguenza possa divenire sempre più a sua immagine, aperta, fluida e fruttuosa. La solennità del Corpo e Sangue di Gesù ci ricorda che Dio si dona a noi non in modo astratto: nel corpo, per aiutarci a compiere gesti di apertura e di amore; nel sangue che ha il compito di irrorare tessuti, muscoli ed organi affinché la nostra esistenza sia fluida. Quel Dio che si è fatto uomo e carne non è sparito con la sua risurrezione ed ascensione ma ha deciso di restare in mezzo a noi concretamente. Gesù dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, vita eterna non è da intendere semplicemente nel senso di un aldilà futuro bensì è condividere la vita divina con tutti i benefici che comporta. L’Eucaristia è entrare in contatto e cibarci della vita di Dio e questo deve condurci ad aprirci alla realtà, al prossimo, alla fede, al generare il bene, l’amore e la bellezza. Ecco che allora cambia profondamente il senso del fare la comunione, ricevere il Corpo e Sangue di Gesù non è ritirare il premio di buon cristiano, di buona condotta con il rischio di ritenerci migliori bensì è immergerci nella presenza e nel flusso vitale di Dio per restarne contagiati, per abbandonarci in esso e rendere il nostro corpo capace di gesti di amore, di apertura e di dono; per divenire fluenti, creativi e generativi. Nel concreto significa cambiare il modo di stare nella realtà nella quale viviamo, è essere presenti a ciò che si fa, alle persone che incontriamo, è accettare ed amare la realtà per quella che è e non per quella che vorremmo, è compiere con il corpo gesti che contribuiscono a creare e diffondere bene e bellezza. Essere fluenti è saperci donare così come Dio fa in ogni istante con noi, non vuol dire correre come schegge impazzite bensì decidere giorno dopo giorno, ora dopo ora dove e a chi dobbiamo e vogliamo offrire tempo, energie e risorse che possediamo. ‘Visione di san Bernando con una suora’, detto anche ‘Il Crocifisso di Sangue’, è un’opera del XV secolo di un anonimo, alcuni ipotizzano si tratti di una monaca. È realizzata su carta con inchiostro e possiede una grande intensità e modernità. Ai piedi del crocifisso a sinistra vi è san Bernardo di Chiaravalle e a destra una monaca la cui identità è ignota. L’opera ci rivela quanto è immenso, sconfinato, sproporzionato l’amore di Dio che si dona in sovrabbondanza all’umanità ancora oggi in molte forme ed in particolare nella celebrazione eucaristica. Sia il santo che la suora abbracciano Cristo, sono abbracciati ad esso, fare la comunione è cibarci di eternità, restare sintonizzati con essa, con l’amore eterno divino che ci sprona a donarci perché solo questo rende libera e fluente l’esistenza.
—————————————————————————————–
Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it
Source link

