La notizia è semplice, ma enorme: in Europa il contante non scompare. Anzi, proprio mentre carte, app e pagamenti da cellulare sembrano destinati a occupare ogni spazio della vita quotidiana, banche centrali e governi riscoprono la funzione elementare di banconote e monete. Non come residuo del passato, ma come infrastruttura di libertà, autonomia e sopravvivenza civile.
Il punto non è opporre romanticamente il vecchio al nuovo. Una società che consegna ogni pagamento a reti elettriche, connessioni, banche, piattaforme e autorizzazioni informatiche diventa più fragile e più controllabile. Il denaro fisico, invece, ha una virtù politica prima ancora che economica: funziona senza chiedere permesso.
Questo ritorno alla realtà è raccontato bene dal quotidiano spagnolo El País, che ha riportato come la Banca di Spagna abbia consigliato alle famiglie di tenere con sé tra 70 e 100 euro a persona. A loro volta, Svezia e Belgio hanno reso obbligatorio per alcune attività accettare pagamenti in contanti, mentre l’Ungheria ha imposto sportelli automatici anche nei comuni.
La Svizzera, poi, ha blindato l’accesso al contante nella Costituzione. Scelte diverse, ma nate dalla stessa consapevolezza: se il sistema digitale cade, il cittadino deve poter continuare a comprare pane, farmaci, carburante, beni essenziali.
Rischio blackout
Il blackout che ha colpito la Spagna nell’aprile 2025 ha mostrato in un giorno ciò che molti tecnocrati non vogliono vedere per anni. Quando saltano elettricità e telecomunicazioni, il pagamento digitale non è moderno: è inesistente. Non basta avere denaro sul conto se non si può usarlo. Né avere una carta se il terminale non funziona. Neppure è sufficiente avere un’app se manca la connessione.
La più sofisticata architettura finanziaria torna a dipendere da una presa, da una rete, da un algoritmo. E il cittadino scopre che il suo potere d’acquisto può essere sospeso da un guasto.
Il contante è l’opposto di questa dipendenza. È immediato, anonimo, trasferibile, comprensibile.
Non richiede password, aggiornamenti, batterie, credenziali, autenticazioni a due fattori. Non espone ogni gesto di consumo a una traccia digitale. Né trasforma il pagamento di un caffè, di un medicinale o di una spesa minima in un dato archiviato, analizzato, profilato. È un piccolo spazio di sovranità personale dentro un mondo che tende a registrare tutto.
La vera inclusione
Per questo la battaglia sul contante non riguarda solo anziani, disabili o aree rurali, pur investendoli in modo decisivo. Chi non usa facilmente app bancarie, non vede bene lo schermo di uno sportello, non riesce a gestire codici e procedure o vive dove gli sportelli spariscono non è un relitto del passato. È una persona che chiede di non essere espulsa dalla vita economica. La modernità che pretende di includere tutti e poi rende impossibile pagare senza dispositivo, connessione e competenze digitali non è inclusione: è selezione burocratica.
Libertà contrattuale
Ma c’è un livello ancora più profondo. Una società senza contante sarebbe una società nella quale ogni scambio passa attraverso intermediari obbligati. Questo significa più commissioni, più dipendenza dalle banche, più potere delle piattaforme. Il pagamento non sarebbe più un atto tra venditore e compratore, bensì un’operazione autorizzata da un’infrastruttura terza. Il denaro fisico protegge la libertà contrattuale perché consente a due persone di scambiare valore senza coinvolgere un apparato.
La tracciabilità totale
Chi sogna l’abolizione del contante presenta spesso la propria posizione come lotta all’evasione, alla criminalità, all’opacità. È l’argomento classico con cui si restringono le libertà di tutti in nome della cattiva condotta di alcuni. Ma una società libera non può fondarsi sul sospetto generalizzato né si può trattare ogni cittadino come un potenziale evasore e ogni pagamento non tracciato come una minaccia. La civiltà giuridica nasce dal limite al potere, non dalla pretesa di rendere trasparente ogni movimento della vita privata.
La tracciabilità totale piace al potere perché rende il cittadino leggibile. Un acquisto diventa informazione; l’informazione, a sua volta, diventa capacità di sorvegliare, orientare, condizionare.
Oggi la si invoca per combattere l’evasione; domani per indirizzare i consumi; dopodomani per imporre limiti ambientali, sanitari, patrimoniali o morali. Il problema non è la tecnologia in sé, ma la sua trasformazione in passaggio obbligato della vita quotidiana.
Difendere il contante non significa quindi vietare i pagamenti digitali. Vuole piuttosto impedire che diventino l’unica via consentita. Una carta può essere comoda, un bonifico può essere utile. Un’app può chiaramente semplificare. Nonostante ciò, la comodità non deve diventare monopolio e il progresso non deve diventare ricatto. La libertà vera esiste quando le persone possono scegliere. Il mercato non è uniformità imposta dall’alto: è pluralità di strumenti, concorrenza, preferenze diverse che convivono.
Resilienza economica
C’è poi una questione di resilienza economica. Una società interamente digitalizzata può sembrare efficiente finché tutto funziona. Ma l’efficienza senza ridondanza è fragilità. Il contante è una ridondanza preziosa: un canale parallelo, semplice, robusto, disponibile nelle emergenze.
Le banconote non risolvono tutto, impediscono però che un blackout, un attacco informatico o un guasto tecnico paralizzino gli scambi elementari. In definitiva, la civiltà non coincide con la smaterializzazione di tutto.
A volte coincide con la possibilità di tenere in tasca una banconota e decidere autonomamente come spenderla. In quel gesto elementare c’è più libertà di quanta ne contenga molta retorica digitale. Perché chi può pagare senza essere tracciato, autorizzato o connesso conserva una quota concreta di indipendenza. E una società che perde l’indipendenza dei piccoli gesti finisce per perdere anche quella delle grandi scelte.
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Sandro Scoppa
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