AGI – Aveva scelto l’Inghilterra come seconda patria, e dal 1959 abitava nel Surrey in una splendida tenuta del XVI secolo di 72 stanze acquistata dal duca di Sutherland, come un autentico monarca rinascimentale. A Sutton Palace riceveva in alcova anche le sue numerose favorite a dispetto dell’età ormai veneranda, grazie all’aiutino della chimica, e continuava a gestire i suoi affari nel mondo lavorando fino a 18 ore al giorno. Qui Jean Paul Getty era stato fulminato da un infarto il 6 giugno 1976, a 83 anni. Pur americano di Minneapolis, a suo modo era stato davvero un re: anzi, il re del petrolio e degli affari, ma anche dell’arte. Nel 1966 era salito sul trono di uomo più ricco del mondo, entrando nel Guinness dei primati.
Uomo colto, parlava sette lingue oltre a conoscere greco e latino
Era venuto alla luce il 15 dicembre 1892 in Minnesota, da George Flanklyn Getty, affermato avvocato arricchitosi agli inizi del secolo con fortunati investimenti nel settore petrolifero allora agli albori in Oklahoma, e Sarah Catherine McPherson. Ottimo studente di vivace intelligenza e propensione alla cultura, poliglotta (parlava sette lingue, tra cui italiano, russo e arabo, oltre a greco e latino), non completa però gli studi all’Università di Berkeley per proseguirli a Oxford dove stringe amicizia col principe di Galles, futuro Edoardo VIII e dove si laurea in economia nel 1913.
Il padre, invece di metterlo a gestire gli affari di famiglia, l’anno seguente gli consegna 10.000 dollari (circa 330.000 odierni) da investire nei terreni in Oklahoma da trivellare in cerca di petrolio, e lui trova subito quello giusto che lo rende milionario. Il fiuto straordinario per gli affari lo fa guadagnare pure con la crisi del 1929 ma nel 1930 non lo mette al riparo dalla falcidia testamentaria di George Getty che, per punirlo della sua disinvolta e turbinosa vita sentimentale che scandalizzava i genitori perbenisti e morigerati, alla morte gli lascia appena il 5% della sua fortuna. In quel momento il suo palmarès di donnaiolo impenitente riporta una causa per paternità, tre mogli e due figli, una bigamia; e seguiranno altre due mogli e tre figli, cause di divorzio, ricchi assegni e pingui parcelle legali.
Infallibile negli affari e nella finanza, indomito in quelli di cuore
Se cercava la felicità nella vita coniugale, in questo non ebbe successo nonostante i tanti matrimoni, e la fine dei rapporti li avvertiva come fallimenti che negli affari, invece, non sapeva cosa fossero, perché andava sempre a bersaglio moltiplicando il suo patrimonio. Nel secondo dopoguerra sbaraglia in Arabia la concorrenza delle altre compagnie petrolifere sulle concessioni e nel 1953 trova l’ennesima miniera di oro nero.
Il fatto di padroneggiare l’arabo gli assicurava una corsia preferenziale nelle relazioni con i potentati locali. Il nome Getty è intanto all’apice di circa 200 aziende di alto livello e alto fatturato e la Getty Oil Company un colosso con cui occorre sempre fare i conti. Lui, potendoselo permettere, appena può investe in opere d’arte, per soddisfare i suoi stimoli culturali che almeno pari a quelli imprenditoriali. Aveva cominciato alla fine degli Anni ’30 e non si sarebbe più fermato, partendo dai mobili d’epoca e arrivando ai capolavori di tutti i tempi: Tiziano, Tintoretto, Rubens, Rembrandt, Monet, collezioni barocche, rinascimentali, neoclassiche, impressionistiche.
La passione per i capolavori e la fama non usurpata di essere avaro
Collezionista tanto compulsivo quanto competente di centinaia e centinaia di opere di assoluto pregio, comprese statue dell’antichità greco-romana, dà alle stampe anche alcuni libri in materia. Frugale nelle sue esigenze quotidiane, riversa il suo modo di operare pure nelle trattative d’acquisto dei quadri e degli oggetti d’arte, tirando e lesinando sul prezzo e spaccando il centesimo. Anche questo contribuisce a una ricca aneddotica sulla sua avarizia, assieme alla nomea di essere arido nei sentimenti.
E lui non fa nulla per smentirlo: contratta su tutto, risparmia su tutto, ricicla fogli e buste di carta, si lava da solo i vestiti perché, si racconta, non voleva pagare chi lo facesse. Aveva acquistato la tenuta di Sutton Palace strappando nelle trattative un prezzo vantaggioso rispetto al reale valore, sostenendo che vivere lì costava meno che risiedere al Ritz di Londra. Vi aveva fatto installare un telefono pubblico a gettoni riservato a chi andava a trovarlo dopo aver notato l’impennata delle bollette.
Nella febbre dell’arte mette da parte talmente tanti pezzi da costruire attorno a essi una gigantesca villa-museo che poi diventerà dopo la sua morte il Getty Museum di Los Angeles, dove peraltro venivano custodite alcune opere di provenienza non cristallina, reperite sui mercati internazionali e dai traffici clandestini, infine restituite come il gruppo di terracotte “Orfeo e le sirene” del IV sec. a.C. tornato in Italia nel 2022.
Il rapimento a Roma del nipote sedicenne e il riscatto con gli interessi
Il 10 luglio 1973 a Roma criminali della ‘ndrangheta calabrese rapiscono il nipote del magnate, John Paul Getty III, allora sedicenne, chiedendo un riscatto di 17 milioni di dollari per liberarlo. Jean Paul Getty I si rifiuta subito di pagare. Si racconterà che avesse motivato la linea intransigente col fatto di avere altri 13 nipoti, e se avesse tirato fuori quei milioni avrebbe incentivato altri malviventi a fare ulteriori sequestri di persona; e pure che la sua formazione metodista gli impediva di assecondare l’estorsione e di foraggiare così il crimine.
Ma con l’emergente ‘ndrangheta non si potevano fare affari con i suoi metodi e lo si capisce quando a novembre fa recapitare nella redazione del Messaggero un plico postale contenente una ciocca di capelli e un pezzo di orecchio del rapito avvolto in carta oleata, minacciando di rimandare l’adolescente a casa a pezzi se non fosse stato pagato il riscatto di 3 milioni.
Getty accetta di pagarne 2,2 e prestando 800.000 dollari al figlio Paul Jr con tasso di interesse del 4%: la cifra scorporata costituisce il massimo deducibile dalle tasse, tanto per non smentirsi. Il 15 dicembre Paul Getty III viene liberato nei pressi di un distributore di benzina a Lauria, in Basilicata. Parte della banda sarà arrestata e processata, ma le condanne saranno solo due e la maggior parte dei soldi del riscatto non sarà mai ritrovata.
Il Museo a Los Angeles e la disposizione di inaccessibilità della sua tomba al pubblico
Il Getty Museum di Los Angeles è ancora oggi considerato come uno dei più autorevoli musei del mondo, che svolge anche attività di centro internazionale di ricerca e studi su cultura e arte. La fece progettare e costruire come Villa Getty e se ne occuperà personalmente fino all’ultimo giorno di vita. Era stata completata a Malibu nel 1974 con la ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano e l’apertura al pubblico. Dopo il 1997 – data di nascita del Getty Center di Los Angeles sulla collina di Santa Monica che contiene in 23 sale le oltre 44.000 opere della mostra permanente del Getty Museum – nella villa rimarranno solo i reperti dell’antichità classica greca, etrusca e romana. Nelle sue disposizioni testamentarie Jean Paul Getty I, che le cambiava sempre destinando anche cifre ridicole a chi era momentaneamente nelle sue grazie, soprattutto se donne, aveva lasciato scritto di voler essere sepolto nella villa di Malibu, ma precisando che la sua tomba non dovesse essere accessibile al pubblico del museo.
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