Frodi e abusi in sanità non come episodi isolati, ma come distorsioni strutturali capaci di attraversare l’intera filiera del Servizio sanitario nazionale, erodendo risorse pubbliche, alterando le priorità di accesso alle cure e indebolendo la fiducia nelle istituzioni. È questo il quadro delineato dal Report dell’Osservatorio GIMBE “Frodi e abusi in sanità”, presentato presso la sede dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), nell’ambito del protocollo di intesa tra i due enti.
Secondo le evidenze richiamate nel documento, i fenomeni corruttivi risultano associati all’aumento delle diseguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari e, in alcuni contesti, a un peggioramento degli esiti di salute della popolazione, con effetti che nei Paesi a basso reddito arrivano a riflettersi anche sulla mortalità.
Un settore strutturalmente esposto al rischio corruttivo
La sanità si conferma uno dei comparti più vulnerabili a livello internazionale. Le ragioni sono note: asimmetrie informative tra attori del sistema, ampia discrezionalità clinica e amministrativa, complessità dei processi decisionali, frammentazione dei sistemi informativi e controlli non sempre tempestivi.
A queste caratteristiche si aggiunge la dimensione economica del settore. ANAC stima che nel 2023 circa il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi di euro, riguardi affidamenti in ambito sanitario: farmaci, dispositivi medici, apparecchiature e servizi non sanitari come pulizia, ristorazione e vigilanza. Un’area che, per volume di spesa e complessità, rappresenta uno dei principali punti di esposizione a fenomeni distorsivi.
Il quadro internazionale rafforza la lettura del rischio: l’Italia registra nel Transparency International Corruption Perceptions Index 2025 un punteggio di 53 su 100, collocandosi al 19° posto tra i Paesi UE e al 52° a livello globale, in peggioramento rispetto all’anno precedente.
Oltre il reato: l’area grigia dei comportamenti opportunistici
Nel perimetro analitico del report GIMBE, “frodi e abusi” non coincide esclusivamente con illeciti penali, ma include anche pratiche amministrative distorte e comportamenti opportunistici legati a conflitti di interesse. Una definizione ampia che intercetta anche fenomeni difficilmente rilevabili o sanzionabili.
Secondo la Fondazione, limitare l’analisi ai soli casi giudiziari o agli scandali più eclatanti rischia di sottostimare il problema, trascurando una vasta area grigia di pratiche diffuse che sottraggono risorse al sistema e ne riducono la capacità di garantire equità ed efficacia.
La tassonomia GIMBE: 65 tipologie e nove aree di rischio
Uno degli elementi centrali del report è la proposta di una tassonomia nazionale delle frodi e degli abusi in sanità, concepita come strumento operativo di prevenzione e monitoraggio.
La classificazione si articola in nove macro-aree: governance e policy, regolazione del sistema sanitario, ricerca clinica, marketing e promozione di tecnologie sanitarie, acquisti di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio, gestione delle risorse finanziarie, risorse umane ed erogazione dei servizi. All’interno di questo perimetro sono state identificate 65 tipologie di frodi e abusi.
L’obiettivo dichiarato è duplice: uniformare il linguaggio e rendere confrontabili i dati, ma anche rafforzare la capacità di controllo e prevenzione attraverso strumenti di analisi del rischio.
Impatti su salute, equità e fiducia
Le conseguenze dei fenomeni distorsivi non sono solo economiche. Il report sottolinea impatti diretti sulla qualità e sicurezza delle cure, sull’accessibilità ai servizi e sulla fiducia dei cittadini. Le evidenze internazionali mostrano correlazioni tra livelli elevati di corruzione e peggiori indicatori di salute, tra cui minore aspettativa di vita, ridotte coperture vaccinali e maggiore mortalità infantile in specifici contesti.
In termini sistemici, il meccanismo più critico riguarda l’alterazione del principio di equità: quando l’accesso alle prestazioni non è determinato dal bisogno clinico ma da fattori economici, relazionali o opportunistici, viene compromessa la funzione stessa del Servizio sanitario nazionale.
Dalla reazione alla prevenzione: il cambio di paradigma proposto
Il documento GIMBE propone un cambio di approccio: da un modello prevalentemente reattivo a uno preventivo, basato su integrazione dei dati, interoperabilità dei sistemi informativi e rafforzamento degli strumenti di analisi del rischio.
Tra le proposte figura l’istituzione di un Osservatorio nazionale dedicato a frodi e abusi in sanità, capace di integrare flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari, oltre allo sviluppo di indicatori predittivi anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
Altri assi strategici riguardano la gestione dei conflitti di interesse, la valorizzazione del whistleblowing, il rafforzamento degli audit interni e una maggiore accountability delle aziende sanitarie.
Il ruolo di ANAC: appalti, trasparenza e prevenzione
Nel corso della presentazione, il presidente ANAC Giuseppe Busia ha richiamato il ruolo centrale degli appalti pubblici come area più esposta a rischi corruttivi e distorsioni gestionali. In questo ambito, secondo ANAC, la coincidenza tra soggetti che definiscono i fabbisogni e quelli che utilizzano le forniture può generare opacità e scelte non competitive.
Tra le criticità segnalate figurano anche le esternalizzazioni del personale sanitario, le irregolarità nelle nomine, le distorsioni nelle liste d’attesa e le fragilità nei sistemi di accreditamento.
ANAC punta su digitalizzazione, trasparenza e qualificazione delle stazioni appaltanti come leve di prevenzione, insieme a un rafforzamento della vigilanza sui conflitti di interesse e a una maggiore tracciabilità dei processi decisionali.
Una sfida sistemica, non episodica
Il messaggio che emerge dal report è la necessità di un approccio strutturale e continuo. Frodi e abusi non vengono descritti come anomalie marginali, ma come fenomeni adattivi, capaci di evolvere in funzione dei meccanismi di controllo.
In questo contesto, il rafforzamento degli strumenti normativi e istituzionali non è considerato sufficiente senza una reale integrazione dei sistemi informativi e una governance unitaria della prevenzione.
Resta infine un punto di equilibrio sottolineato da tutte le parti coinvolte: il contrasto alle distorsioni non può diventare un argomento per ridurre il finanziamento della sanità pubblica. L’obiettivo indicato è piuttosto quello di migliorare l’efficienza della spesa, aumentando il valore generato dalle risorse già disponibili e rafforzando la capacità del sistema di garantire il diritto alla salute in modo equo e universale.
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