di Simone Sparano*
L’annuncio di un possibile rafforzamento del partenariato tra Unione europea e Canada non è “l’ennesimo capitolo” di diplomazia commerciale: è un segnale politico forte che arriva in un momento di crisi della relazione transatlantica e di ricerca di autonomia strategica europea.
Il deterioramento del rapporto tra gli Stati Uniti e l’Unione europea e il Canada è ormai evidente. Le guerre commerciali, le scelte unilaterali su energia e geopolitica, e non ultimo le divergenze etico-regolatorie sullo sviluppo tecnologico hanno eroso la fiducia nel tradizionale asse. In questo scenario l’Europa ha scelto di non subire passivamente gli shock esterni, ma di costruire alternative concrete, diversificando le proprie alleanze e riducendo la dipendenza da un unico partner dominante.
Il 16 settembre 2026, nel discorso sullo “Stato dell’Unione”, Ursula von der Leyen ha proposto di “aprire la porta” al Canada come primo membro associato dell’UE, elevando il rapporto oltre il CETA verso una “Alliance for the Future”. Si tratta di un nuovo status politico-strategico, da definire nei prossimi mesi, che punta a integrare manifattura avanzata, tecnologia, difesa, energia, minerali critici, IA, quantum, cybersecurity e sicurezza economica.
Sorprende che qualche analista della “bolla di Bruxelles” si sia meravigliato o abbia liquidato con sufficienza la mossa della presidenza della Commissione. I più attenti avevano auspicato da tempo un riequilibrio degli accordi con i partner internazionali e avevano chiesto più coraggio da parte dell’Europa. Finalmente un passo che dà la misura dell’ambizione dell’UE e di quanto intenda contare sul piano mondiale nel prossimo decennio, un’Europa capace di costruire una rete di partner con i quali condividere e integrare una nuova visione.
Il Canada non è un partner nuovo per l’Europa: è un alleato storico, con valori democratici condivisi, presenza in missioni internazionali (Ucraina, Indo-Pacifico) e una lunga tradizione di cooperazione scientifica. Dispone di enormi risorse energetiche e minerarie, in particolare minerali critici per batterie e tecnologie verdi, capacità industriali avanzate nei settori aerospaziale, della difesa e del clean tech, con un sistema finanziario e di ricerca estremamente solido.
Integrare queste capacità con il mercato unico europeo, il capitale finanziario, la ricerca e la capacità di definire standard regolamentari può creare un ecosistema più resiliente e pronto ad affrontare le nuove sfide. La partnership non è contro nessuno, ma per il rafforzamento comune, non egemonia, ma resilienza.
Il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), in applicazione dal 2017, ha già eliminato la maggior parte dei dazi bilaterali, semplificato le procedure doganali e riconosciuto le certificazioni europee, incluse le Indicazioni Geografiche (IG). Per l’Italia questo significa esportare in Canada senza tariffe settori come agroalimentare, vino, tessile e manifatturiero, tutelando eccellenze come Mozzarella di Bufala Campana DOP, Pomodoro San Marzano DOP e vini DOCG contro imitazioni.
In un contesto segnato da dazi USA fino al 50% su acciaio, alluminio e alcuni derivati, 25% sull’automotive e tariffe fino al 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee, comprese macchinari, apparecchiature elettriche e numerosi prodotti agroalimentari, il Canada offre una valvola di sfogo concreta per diversificare il rischio e ridurre la dipendenza dal mercato americano. Il commercio bilaterale Italia–Canada ha raggiunto i 17,6 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 77,6% rispetto al 2016, prima del CETA, un segnale chiaro che la direzione è quella giusta.
La Campania rappresenta un attore rilevante in questo contesto, grazie a un ecosistema industriale forte nei settori aerospazio, difesa e alta tecnologia. Nel primo semestre 2026 le esportazioni aerospaziali campane sono cresciute del +50%, dimostrando la capacità di integrarsi nelle filiere canadesi. Le opportunità includono subfornitura e partecipazione a programmi spaziali e di difesa, cooperazione su minerali critici e materiali avanzati, export di prodotti agroalimentari e farmaceutici di qualità, joint venture su IA, quantum, cybersecurity e clean tech.
Il Canada è, da sempre, parte attiva della rete Enterprise Europe Network (EEN). I suoi centri nazionali e regionali (a Montreal, Toronto, Vancouver, ecc.) collaborano da anni con i partner europei per facilitare incontri B2B, trasferimento tecnologico, accesso a programmi di ricerca e identificazione di fornitori e distributori. In tempi di crisi e incertezza la rete EEN aiuta le imprese a “guardarsi intorno”, trovando anche alternative agli USA e identificando partner affidabili.
Già dal 2013 la rete EEN ha promosso incontri e accordi in ambito aerospace, ospitando presso il Distretto una delegazione canadese in Campania. Numerose iniziative promosse dalla Regione e dal cluster si sono susseguite negli anni, rafforzando il legame tra i due comparti industriali. Le imprese campane e il loro distretto possono rivendicare di aver visto lontano. Oggi, in un mondo che cambia, quello sguardo deve diventare ancora più strategico.
È importante non confondere la visione politica con ciò che è già stato giuridicamente deciso. L’annuncio del 16 settembre è un passo importante, ma solo l’inizio. I dettagli dovranno essere negoziati e approvati e restano numerose questioni pratiche, come accesso al mercato unico, collaborazione nei programmi di ricerca, mobilità delle persone, regole industriali, difesa, competenze degli Stati membri e governance.
Le prossime tappe includono il summit UE–Canada di ottobre 2026, dove si prevede un annuncio più strutturato sulla forma dell’“Alliance for the Future” e sui primi pilastri operativi. Anche le imprese devono saper interpretare questo cambiamento, preparandosi fin da ora per cogliere le opportunità che nasceranno da questa nuova prospettiva.
La cooperazione Italia–Canada offre alla Campania un’opportunità strategica per rafforzare la propria presenza internazionale, soprattutto nei settori dell’alta tecnologia, sfruttando sinergie con player consolidati e programmi di innovazione congiunta. In un mondo che cambia, saper costruire alleanze solide potrebbe fare la differenza.
Con la crisi transatlantica in corso l’UE ha scelto di non subire, ma di costruire alternative. Il Canada è uno sbocco importante, stabile e affidabile. Per la Campania significa non solo esportare di più, ma integrarsi in ecosistemi strategici, diversificare il rischio e crescere in modo sostenibile.
*Responsabile area di Coordinamento “Programmi
e fondi comunitari, nazionali e regionali ed Ufficio di Bruxelles”
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